mercoledì 17 luglio 2024

Epulonicamente




Che orsi sciocchi!




Prima veneziana




Robecchi!

 

La pallottola spuntata. Mano di Dio, sparatorie e proiettili: ma è l’America
di Alessandro Robecchi
Dunque, secondo le più prestigiose e credibili ricostruzioni, a Butler, Pennsylvania, alle 18.10 di sabato 13 luglio 2024, la mano di Dio ha spostato il proiettile destinato a Donald Trump di quel mezzo centimetro che separa un omicidio da un fastidioso piercing all’orecchio, e alla conquista della Casa Bianca. Con tutto quello che ha da fare Dio, non solo in questa Galassia, ma in tutto l’Universo, è davvero strabiliante che in quel momento stesse guardando un comizio di Trump e non, che so, un lancio di missili israeliani su una tendopoli di donne e bambini a Gaza. Eppure, per quanto assurda e imbarazzante (soprattutto per i credenti), questa teoria rimbalza ovunque, dalle fantasie buontempone della Rete ai giornali più “seri”, fino a certi senatori e politici e allo stesso Trump. E del resto non c’è da stupirsi, perché viene dritta da un Paese in cui il delirio ha preso piede fino a dominare la scena, un posto dove è un problema insegnare Darwin perché il mondo è stato creato in sette giorni e dove la paranoia millenarista ha superato il livello di guardia.
Fosse solo per la questione mistica, si potrebbe archiviare. Ma poi altre decine di interpretazioni, ricostruzioni, analisi, dietrologie, complottismi si aggiungono al paniere, per cui sul ventenne armato fino ai denti che spara all’ex (e futuro) presidente, si può ormai comporre una girandola di ipotesi infinita.
Uno degli argomenti più gettonati – molto in voga anche qui presso pensatori e commentatori di gran fama – è l’annosa questione dell’odio. Ecco, visto? Si alimenta l’odio nella società e poi finisce che qualcuno prende il fucile e spara. Interessante analisi, usata perlopiù per dire che non bisogna odiare nessuno, che non bisogna alzare i toni, perché altrimenti, se voi dite che Tizio è un po’ stronzo, si sveglia qualcuno una bella mattina e gli spara, che è un modo nemmeno troppo elegante per dire che chi contesta un potere è accomunato, più o meno, al matto che schiaccia il grilletto. Si aggiungono variazioni sul tema più o meno sensate, tra cui quella che a seminare odio più di tutti, laggiù sotto i cieli bluissimi d’America, siano stati proprio Trump e i suoi amici. Ma vabbè, dettagli. La dichiarazione di Joe Biden a botta calda è da manuale: “In America non c’è posto per questo o qualsiasi altro tipo di violenza”, che è davvero strabiliante e suona come “Qui in India non c’è spazio per la pioggia”, detto nel pieno della stagione dei monsoni.
A proposito di violenza, infatti, appaiono illuminanti le pagine di Wikipedia che aggiornano la lista delle sparatorie di massa negli Stati Uniti (mass shootings: si intende eventi in cui sono state uccise o ferite più di quattro persone): solo nei primi sei mesi del 2024, 341 sparatorie, con 430 morti e 1405 feriti. Nel 2023, le sparatorie sono state 604, con 754 morti e 2.443 feriti. Si può continuare all’infinito tra scuole, parcheggi, centri commerciali, chiese ed altro. Comprare un mitra è più facile che comprare un telefono, in certi supermercati ci sono distributori automatici di pallottole (“Need reloaded?”, devi ricaricare?), e ogni volta che qualche squinternato ammazza una decina di compagni di classe salta su qualcuno a dire che bisogna armare i professori. Da qualunque parti la si guardi, insomma, la situazione appare assai grottesca, anche se c’è sempre qualcosa di più grottesco: per esempio che si continui a guardare – da qui – all’America come a un modello, un esempio, un baluardo di libertà, un esportatore di democrazia.

Tanta tanta roba!

 

La fiction democratica
di Marco Travaglio
Ma i rappresentanti delle nostre democrazie credono nella democrazia? Cioè in quel sistema complicato e faticoso – molto più delle autocrazie, delle oligarchie e delle aristocrazie – dove il sovrano è il popolo, che decide chi deve governare e cosa deve fare, insomma dove gli eletti sono dipendenti degli elettori e non viceversa? No, perché se ci credono dovrebbero dimostrarlo almeno ogni tanto. Se invece, come pare da ciò che dicono e soprattutto fanno, non ci credono, aboliscano il suffragio universale e ripristinino il voto per censo, per titolo di studio, per tessera riservato a chi vota per loro. E la facciano finita con questa fiction. Dagli ultimi sondaggi, e anche dai penultimi, pare che la maggioranza degli americani rivoglia Trump: a qualcuno piace, a molti dispiace, ma la prima regola della democrazia dice che i Democratici devono usare tutti i mezzi leciti per batterlo; se invece perdono, devono andarsene all’opposizione e intanto trovarsi un leader vero, ma soprattutto vivo. Senza strillare ogni due per tre al fascismo e alla fine della democrazia, che sarebbe proprio ciò che hanno in mente loro: impedire a chi vince le elezioni di governare e attuare il suo programma.
Idem per la Francia. Se il popolo boccia Macron tre volte in un mese per premiare due volte la Le Pen e la terza (dopo i magheggi delle desistenze) Mélenchon, cosa c’è di democratico nei traffici del piccolo Napoleone per impapocchiare un governo senza Le Pen né Mélenchon, cioè contro il 65% degli elettori? In Italia la Meloni ha vinto le elezioni perché Fratelli d’Italia, fin dalla nascita nel 2013, si era opposto a tutti i governi dall’ammucchiata Letta all’ammucchiata Draghi: quindi l’hanno votata per avere massima discontinuità. Ora la premier è lodata ogni volta che tradisce le attese e le promesse per allinearsi all’establishment nazionale e internazionale (cioè sempre); e minacciata – anche con ricatti sui conti pubblici – non appena accenna a qualche timida deviazione: tipo la tentazione di non votare per Ursula von Sturmtruppen e di sottrarsi all’euro-ammucchiata Ppe, Pse, Lib-dem, Verdi e – sperano lorsignori – pure Ecr. Cioè: l’euroscettica che ha vinto urlando a questa Ue che “la pacchia è finita” dovrebbe allungarle la pacchia, prendendo in giro gli elettori per lasciare tutto com’è. Parliamo dell’Ue che scomunica e sanziona il suo presidente di turno Orbán perché incontra Zelensky e Putin per farli negoziare e l’indomani scopre che pure Zelensky vuole negoziare con Putin. Ma perché un cittadino dovrebbe votare se tutti s’impegnano a convincerlo che, passata la festa, a decidere è sempre quell’invisibile pilota automatico che trasforma ogni voto di cambiamento nella più bieca restaurazione?

L'Amaca

 

Fake news crimine sociale
DI MICHELE SERRA
Sarà anche risaputo, niente di nuovo, niente di speciale, ma la diffusione di balle complottiste sull’attentato a Trump è terrificante per quantità e qualità. Decine di milioni di persone in tutto il mondo hanno creduto, e fatto credere ad altri creduli, che Trump si sia auto-attentato, che l’attentatore fosse un ultras della Roma (che gli ha sparato da Roma?), che tutto sia opera del deep State e di Biden, che l’élite pedofila e antropofaga al potere, essendo stata smascherata, abbia voluto vendicarsi, e ipotesi consimili.
Con l’eccezione di Elon Musk, che è ricco sfondato ma è attrezzato culturalmente quanto l’ultimo dei diseredati, e dunque ha condiviso alcune di queste scemenze sul social di sua proprietà, non credo sia sbagliato supporre che le vittime di questo scempio di ragione e di verità siano per la maggior parte di basso reddito e di basso livello culturale, i più esposti, i più deboli, spesso anche i più soli, con bassa socialità e molte ore sperperate in rete alla ricerca di un appiglio. Circostanza che aggrava l’infamia di chi diffonde consapevolmente questo veleno sapendo che è veleno, e sapendo che avvelenerà più i poveri dei ricchi, più gli ignoranti degli informati.
I diffusori di fake news, siano fanatici politici che agiscono in proprio oppure centrali organizzate, sono avvelenatori dei pozzi, e la loro attività è un crimine sociale della massima gravità. Che sia un cretino o un mascalzone quello che, per esempio, ha fabbricato la fake sul romanista che spara a Trump, cambia poco. Lo metto nella stessa risma dei piromani e di quelli che buttano i sassi dai cavalcavia. È gente che va messa nelle condizioni di non nuocere.

martedì 16 luglio 2024

Mumble mumble



“By luck or by God” 
Dai secoli rispunta l’arcano dilemma che tradotto volgarmente si sintetizza in “è stato c… o la Provvidenza?” 
 È quasi inutile discuterne; quel centimetro forse ha evitato la carneficina di una guerra civile, ma al tempo stesso ha agevolato il ritorno di uno che darà la mazzata finale alle pur flebili speranze di arginare la CO2. Fondello o Provvidenza? Certo è che da ieri le azioni del biondastro sono schizzate in su del 35%, così come quelle delle società petrolifere. E questo è culo. Infine la nemesi: sfiorato da una pallottola sparata dal fucile must che si compra al market e che Trump ha sempre invitato ad acquistare come fosse una pianta ornamentale. E questo cos’è?