Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
venerdì 28 giugno 2024
Che se fanno?
Amici, si fa per dire, destrorsi riuniti sotto l'ala protettrice di Giorgia!
Dai siamo seri! Ma che ve ne fate di un simbolo della cultura? Dai non scherziamo!
Vorreste organizzarvi qualche torneo internazionali di rutti con il sommo vate della divisione italica Calderoli? O per spiegare che Dante era di destra? Per fare un piacere all'immenso ministro della Cultura, che premia i libri prima di averli letti e che geograficamente e storicamente non è proprio una cima?
E il figliolo di colui che per alcuni è presidente del senato che ci azzecca?
Lo so, lo fate solo per saziare la vostra smania di possedere tutto, anche simboli come il Piccolo da cui siete distanti più che Donzelli dal ragionamento.
Avete pensato, Lollo escluso che ne è esentato, che far cultura potrebbe portare qualcuno, molti mi pare azzardato, ad abbracciare le vostre idee, o quelle dei giovani ciancianti il crapone inetto, il nero che perde sempre, le braccia tese, la X del cretino ora in Belgio.
Amici, si fa per dire, è tipico dei muridi che escono dalle loro anguste tane per scorrazzare nel salone vuoto per le vacanze dei padroni di casa, quella di credersi arrivati e capaci di infondere cultura. Peccato però che la cultura di destra abbia proprietà che non si addicono per niente ad un movimento culturale: il ricordo di sterminatori, la violenza come modo per diffondere, l'inconsistenza filosofica e la desertificazione del costrutto. Insomma dateci retta: cercatevi delle giostre!
Boom!
Assange e le nomine Ue: i soliti sudditi degli Usa
DI ELENA BASILE
Un giornalista perseguitato per 14 anni dalla Cia (che ha obbligato il governo democratico della Svezia a emettere false accuse su improbabili stupri) ne ha trascorsi sette in reclusione nell’ambasciata dell’Ecuador, l’ultimo dei quali sotto costante pressione, spiato anche nella toilette, e altri cinque nel carcere di Belmarsh riservato ai più pericolosi terroristi, torturato con un accanimento senza precedenti ad avviso della Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite. Ora è stato rilasciato grazie a un accordo che lo obbliga a dichiararsi colpevole per una delle accuse di spionaggio e meritevole di 5 anni di reclusione in virtù dei calcoli elettorali di Biden e grazie alle pressioni dei democratici australiani e del governo di Canberra. I giornali del democratico Occidente, che quando Julian Assange rischiava di morire in prigione raramente ne parlavano e non in prima pagina, ora celebrano la liberazione come riprova che le democrazie liberali sono diverse dalle autocrazie cinese e russa.
L’ex direttore dell’Economist Bill Emmott si spinge a riconoscere in Assange un giornalista coraggioso, ma imprudente, che con le sue rivelazioni, pur denunciando crimini di guerra statunitensi, avrebbe messo a repentaglio la vita di militari e informatori. Accusa ripetuta, mai provata e senza fondamento. Emmott ha la faccia tosta di affermare che Assange doveva fidarsi della democrazia statunitense e affrontare il processo negli Usa. Un pennivendolo innominabile del Corriere della Sera si diverte in paragoni calcistici tra Assange e un altro “pazzo” che ha svelato non so quali intrallazzi del mondo del calcio. Capisco che costoro si guarderebbero bene dal rischiare la vita, la detenzione, la tortura, per sfidare il potere e denunciarne i misfatti, ma che almeno tacessero pieni di vergogna davanti a un uomo di un’altra tempra, un idealista, un folle che ha inseguito un sogno: la trasparenza nelle democrazie liberali occidentali.
Assange ha dovuto piegarsi. Il Primo Emendamento della Costituzione americana che sancisce la libertà di parola e di stampa ha subito un’aggressione senza precedenti nell’indifferenza dei nostri editorialisti e politici. Daniel Ellseberg, la gola profonda dei Pentagon Papers, oggi farebbe la fine di Assange. Siamo tutti felici per Julian e per la sua famiglia. Vederlo al sicuro dopo tanti anni strazianti è una delle poche cose che, in questi tempi bui di massacri impuniti e legittimati, ci permette di sentire il tepore del bene.
Sembra impossibile, passando ad altro argomento, che in un momento cruciale delle relazioni internazionali, personaggi come Ursula von der Leyen e l’estone Kaja Kallas si accingano a guidare l’Europa nei prossimi anni. Non sono che marionette al servizio della Cia e dei servizi segreti europei. Ma fa impressione che si rinunci, ora che le lancette dell’orologio dell’Apocalisse sono distanti solo 90 secondi dalla mezzanotte, allo spessore politico-diplomatico e alla visione strategica. Povera Europa! Secondo qualche editorialista, questa classe dirigente, i Macron e gli Scholz che hanno tradito gli interessi dei popoli europei a vantaggio di quelli statunitensi, dovrebbero essere il “baluardo contro le destre”. Prepareranno invece il terreno alla vittoria del lepenismo e di Alleanza per la Germania che, dopo aver capitalizzato il consenso dell’opposizione, si adatteranno una volta al potere agli ordini delle superiori oligarchie.
Le verità capovolte sgomentano. I filoamericani hanno tutto da guadagnare dall’impero in cui viviamo: carriere, prebende, incarichi, le carezze del potere. I cosiddetti filoputiniani sopportano di esser messi alla gogna, rinunciano a incarichi e soldi, non guadagnano nulla dalla Russia. Eppure i primi giudicano e linciano mediaticamente i secondi. Allo stesso modo due criminali di guerra, Bush e Blair, che hanno mentito pubblicamente e causato almeno mezzo milione di morti in Iraq, continuano a partecipare a master e conferenze, ricchi e onorati, mentre l’uomo che ha svelato i loro crimini è perseguitato nel cuore dell’Europa. Credete che i politici del Ppe o del Pd, tipo il ministro Tajani e il commissario Gentiloni, riconoscano questa anomalia? Lo spero per le loro coscienze.
Finiamo con un sorriso. La rassegna stampa del ministero degli Esteri che censura Spinelli, Travaglio, Mearsheimer, Sachs e altri riportando solo il catechismo Nato, è considerata top secret alla Farnesina. Terribili ukase colpiscono giovani diplomatici che abbiano l’ardire di inviarla per email a un parente, a un amico, persino a un collega in pensione. Sono tutti terrorizzati. A questo si dedica la Segreteria generale diretta da Riccardo Guariglia, diplomatico del mio concorso, che ricordo mite, giovane silenzioso, pronto a obbedire.
A proposito di voti
Ex voto
di Marco Travaglio
L’ideona anti-astensionismo di La Russa – abolire i ballottaggi alle Comunali quando un candidato supera il 40% – contiene una notizia bella e due brutte. La bella: la seconda carica dello Stato ha scoperto l’astensionismo. Le brutte: lo scopre solo ora che le destre han perso quasi tutti i ballottaggi col 52,3% di astenuti, ma non ci aveva fatto caso alle Europee col 50,3% di astenuti; il ballottaggio non c’entra nulla con l’astensionismo e abolirlo non farebbe aumentare i votanti al primo turno, che anzi diventerebbe un ballottaggio anticipato perché costringerebbe partiti molto diversi a coalizzarsi (e dunque a snaturarsi) per raggiungere il 40%. Nel primo round gli elettori sono più numerosi perché possono scegliere, fra molti candidati, il proprio o il più vicino; nel secondo, il derby fra i due più votati esclude chi proprio non ce la fa a votare il meno lontano, anche perché nel finto bipolarismo italiota non riesce a trovarlo. Se davvero La Russa, Meloni&C. volessero combattere l’astensionismo, non dovrebbero cambiare le leggi (a parte quella elettorale, e non per aumentare il premio di maggioranza che scoraggia gli elettori, bensì per tornare al proporzionale con preferenza unica), ma i comportamenti. Evitando di tradire le promesse agli elettori e quindi di prendere impegni impossibili da mantenere. Blocco navale, anzi raddoppio degli sbarchi. Tassa sugli extraprofitti, anzi no. Basta accise, anzi no. Basta Fornero, anzi no. Basta amichettismi, anzi pure cognatismi e sorellismi. Basta austerità in Ue, anzi no. Basta trivelle, anzi no. Presidenzialismo, anzi premierato. Abolire le Regioni, anzi Autonomia. Mai ostacoli ai pm, anzi sì. No alla vendita di Ita ai tedeschi, anzi sì. No alla privatizzazione di Poste, anzi sì. Mai in Ue coi socialisti, anzi sì a von der Leyen coi socialisti. È finita la pacchia per l’Europa, anzi è finita per noi.
Ormai gli elettori votano per la novità del momento e non c’è nulla di più frustrante di un leader che promette di cambiare le cose e poi, giunto al potere, lascia che siano le cose a cambiare lui. È accaduto alle due meteore del decennio, Matteo 1 e Matteo 2, precipitate dagli altari alla polvere in un paio d’anni. E rischia di riaccadere a Giorgia ed Elly, le due novità delle Politiche e delle Europee. La prima si snatura da due anni per farsi accettare dall’establishment nazionale e internazionale, ma sta scoprendo in queste ore che lorsignori vogliono la resa, se non l’harakiri. La seconda fu eletta segretaria del Pd per cacciarne i cacicchi e i capibastone, ma ora vince proprio grazie a loro e, passata la moda, gli elettori si domanderanno dove stia il “nuovo Pd”. E che senso abbia votare se l’unico cambiamento possibile è quello dei leader che promettevano il cambiamento.
L'Amaca
DI MICHELE SERRA
C’è un nesso tra il recupero di tonnellate di rifiuti umani sull’Himalaya (lo scioglimento dei ghiacci lo consente e anzi lo suggerisce) e la rimozione di un paio di cacche di turisti sulla scalinata che porta alla Cupola del Brunelleschi? Sì, c’è un nesso: perfino tecnico, perché in entrambi i casi si tratta di ascensioni, e in entrambi i casi gli escrementi umani fanno parte del lascito del turismo di massa. Troppa gente, e inevitabilmente anche gente impreparata, tra gli aspiranti alla vetta.
Risalgono ai lontani anni Ottanta del Novecento le prime denunce degli esiti della “turistizzazione” dell’Everest.
Centinaia di spedizioni di centinaia di persone ognuna, dunque le deiezioni di decine di migliaia di persone. Bombole del gas, tende, vestiti, plastica, carta, scarti alimentari, defecazioni destinate all’apparente immortalità dei ghiacci.
E cadaveri, cinque quelli recuperati ultimamente, centinaia quelli che il ritiro dei ghiacciai potrebbe restituire, come militi ignoti dell’avventura nell’epoca della sua riproducibilità tecnica.
L’idea che tutti possano fare tutto, e andare ovunque, è democratica, non c’è dubbio. Ma si scontra contro il limite oggettivo della nostra brulicante presenza: ci sono luoghi e situazioni che non reggono l’urto delle masse. Firenze e Venezia sono una specie di prova del nove di questa incompatibilità (che non è ideologica, è oggettiva) tra il singolo luogo e il numero dei visitatori che lo affollano, e spesso lo offendono. Ognuno di noi ha un ingombro. Viene da invocare il numero chiuso (anche sull’Everest). Se ci sono alternative, bisogna trovarle in fretta.
Risalgono ai lontani anni Ottanta del Novecento le prime denunce degli esiti della “turistizzazione” dell’Everest.
Centinaia di spedizioni di centinaia di persone ognuna, dunque le deiezioni di decine di migliaia di persone. Bombole del gas, tende, vestiti, plastica, carta, scarti alimentari, defecazioni destinate all’apparente immortalità dei ghiacci.
E cadaveri, cinque quelli recuperati ultimamente, centinaia quelli che il ritiro dei ghiacciai potrebbe restituire, come militi ignoti dell’avventura nell’epoca della sua riproducibilità tecnica.
L’idea che tutti possano fare tutto, e andare ovunque, è democratica, non c’è dubbio. Ma si scontra contro il limite oggettivo della nostra brulicante presenza: ci sono luoghi e situazioni che non reggono l’urto delle masse. Firenze e Venezia sono una specie di prova del nove di questa incompatibilità (che non è ideologica, è oggettiva) tra il singolo luogo e il numero dei visitatori che lo affollano, e spesso lo offendono. Ognuno di noi ha un ingombro. Viene da invocare il numero chiuso (anche sull’Everest). Se ci sono alternative, bisogna trovarle in fretta.
giovedì 27 giugno 2024
Pace nera
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