martedì 14 maggio 2024

Somarismo

 

Stati senza statisti
di Marco Travaglio
A ottobre, quando scrissi Israele e i palestinesi in poche parole”, pensai che pochi sapessero o ricordassero perché la guerra dei cent’anni era giunta al pogrom di Hamas e alla mattanza di Israele a Gaza. Non sospettavo che i primi a non conoscere la storia fossero proprio i governanti di Israele e i loro sostenitori in Occidente. Altrimenti l’altro giorno non avrebbero negato il Sì alla risoluzione dell’Assemblea dell’Onu che riconosce alla Palestina i titoli per diventare membro effettivo e raccomandare al Consiglio di Sicurezza di rimuovere il veto (dei soliti Usa). Quasi tutto il mondo (143 Paesi) ha votato Sì, mentre Usa, Israele, Argentina e altri sei han votato No e 25 si sono astenuti (fra cui campioni di viltà come Italia, Germania, Gran Bretagna, Canada, Ucraina, Georgia, Olanda, Austria, Svezia, Finlandia, Lettonia e Lituania). “Avete aperto l’Onu ai nazisti moderni dello Stato terrorista palestinese”, ha strillato l’ambasciatore israeliano Gilad Erdan: “State facendo a pezzi la Carta dell’Onu con le vostre mani”. E l’ha distrutta passandola nel tritacarte. Questo somaro non sa o finge di ignorare – proprio come Hamas e una parte dei filopalestinesi che manifestano contro il “sionismo”, cioè contro il diritto di Israele a esistere – che lo Statuto dell’Onu, siglato nel 1945 dai 51 Stati fondatori, è la fonte del Diritto internazionale che legittima l’esistenza di Israele. Uno dei primi atti dell’Onu fu la risoluzione 181 del 29 novembre 1947 che a gran maggioranza (33 Sì, fra cui Usa e Urss; e 13 No, gli Stati arabi e pochi altri) spartì la Palestina in due Stati: uno ebraico, uno arabo. Il primo nacque nei confini assegnati dall’Onu il 14 maggio 1948, il secondo no perché la leadership palestinese e i governi arabi vi rinunciarono, ritenendo più urgente cacciare gli ebrei con una guerra che poi persero (come le successive nel 1956, nel 1967 e nel 1973). Il coglione che rappresenta Israele al Palazzo di Vetro (come chi l’ha mandato) non s’è neppure accorto che, distruggendo quella Carta, ha ucciso la madre di Israele (l’Onu) e cancellato il certificato di nascita del suo Stato. E portato altra acqua al mulino di chi ne rimette in discussione la legittimità approfittando delle stragi a Gaza, straparla di “76 anni di occupazione” e reclama lo “Stato palestinese dal fiume Giordano al mare Mediterraneo”.
Trent’anni fa, dopo 27 anni di galera per terrorismo, Nelson Mandela diventava presidente del Sudafrica. E il suo predecessore bianco-boero Frederik de Klerk si degradava a suo vice. Due nemici divenuti statisti per salvare il Paese dal bagno di sangue dopo mezzo secolo di apartheid: infatti vinsero il Nobel. Proprio quello che manca oggi agli israeliani e ai palestinesi in questa carneficina infinita: due statisti.

L'Amaca

 

Il cellulare di Rovazzi
DI MICHELE SERRA
Ieri mattina di buon’ora, come faccio ogni giorno, ho dato una scorsa alle notizie. Mi ha colpito come uno schiaffo il video dello scippo del cellulare del cantante Rovazzi, a Milano, mentrestava facendo una diretta Instagram.
Milano è stata la mia città per una vita intera e tutto ciò che la riguarda mi coinvolge. E anche se so bene, come tutti, che di scippi e violenze ne accadono ogni minuto, quella breve sequenza mi ha procurato disagio e dispiacere.
Ieri pomeriggio leggo che non era vero niente. Nessuno scippo. Era una “trovata pubblicitaria”, come spiega il Rovazzi a un costernato Luigi Bolognini, che essendo un impeccabile professionista esita a dargli del cretino. Provvedo io. Rovazzi, sei un cretino. Perché se anche io fossi il solo che ci è caduto, e si è preoccupato per te, e per Milano, e per il povero ladro che non avendo niente di meglio da rubare ruba il tuo cellulare — pensa che bottino miserabile — beh, tu mi hai procurato ansia, e dispiacere, per un tuo sfizio personale.
Tu potresti essere John Lennon, o l’ultimo dei guitti, ma non hai il diritto di buttare la tua goccia di spavento (per giunta falsa) nel mare di disagio e di malessere (veri) che ci grava addosso. Dai un’occhiata al mondo, Rovazzi, anche se del mondo non te ne può fregare di meno. A Bolognini, che ti spiega quanto la tua trovatina alimenti allarme sociale e conseguenti speculazioni politiche, tu dici: “alla politica non avevo pensato”. E a cosa accidenti pensi, a parte gli affari tuoi? A parte Rovazzi, c’è qualcosa che ti interessa, o ti preme, o ti dispiace, o ti disgusta? Ti sei mai fatto una mezza idea di che cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, a parte la tua ultima canzoncina?

lunedì 13 maggio 2024

Grazie!




Leggere, documentarsi

 

Fratelli, amici, non restate con le mani in mano, documentatevi, ascoltate, leggete, informatevi, che questi se no ci fottono tutti! 

E' questo l'invito di oggi che rivolgo a tutti voi, visto come siamo storditi e abbacinati da una realtà politica sempre più agevolante allo sfascio. 

E allora vi propongo alcune chicche: su Audible ascoltatevi La Cattura il podcast che racconta in maniera fantastica la caduta e l'arresto di Toto Riina, che le fiamme dell'infermo lo rosolino a modino! E' una narrazione perfetta di tutto quanto fecero all'epoca gli uomini eroi del nucleo segreto guidati da Ultimo, che ha la voce di Francesco Montanari, il Libano di Romanzo Criminale. 

Ho scoperto ad esempio in questo podcast la figura di Leonardo Vitale, il quale dieci anni prima di Buscetta raccontò, purtroppo, a Bruno Contrada come Cosa Nostra era formata, i suoi boss, la cupola, Ma non venne creduto e finì in manicomio. Immaginatevi quante morti si sarebbero risparmiate se al posto di Contrada l'avesse audito Falcone o Borsellino! Contrada non gli credette, non so se per amicizia con chi sappiamo o per incompetenza. Resta il fatto che appena uscito dal manicomio fu ammazzato per ordine della Belva corleonese. 

E poi Report di domenica scorsa. Riguardatelo su RaiPlay. Parte dal rapimento Moro, facendo affiorare legami con il potere di allora, arrivando alla stagione buia del 1993, rendendo sempre più visibile la connivenza degli apparati dello stato, delle nazioni cosiddette amiche come l'Inghilterra e gli Usa che temevano l'avvento del Pc di Berlinguer. 

Informatevi, fatevi un'opinione, collegati gli avvenimenti, alzatevi in volo per comprendere meglio misfatti legati tra loro da un'unica matrice, quella di incutere paura per non modificare nulla. Il Gattopardo insomma! 

Buon ascolto e buona visione!  

Gnam Gnam!

 


psssss

 



Con Di Matteo

 


“Gettano la maschera: continuità con Gelli, Berlusconi e Cartabia”
NINO DI MATTEO - Il pm antimafia: “vogliono due giustizie, forte con i deboli e a difesa del potere”
DI GIUSEPPE PIPITONE
Dottor Di Matteo, ha letto le dichiarazioni del ministro Crosetto e del capogruppo della Lega Molinari?
Sì e non sono sorpreso. Finalmente alcuni esponenti della maggioranza hanno gettato la maschera e parlano espressamente di controllo dell’esecutivo sui pm.
Però al congresso dell’Anm il ministro Nordio ha assicurato che l’indipendenza della magistratura non è negoziabile.
Mi sembrano parole vuote: con i fatti porta avanti un progetto opposto. Occorre una visione d’insieme per capire quale è il rischio che sta correndo la nostra democrazia.
A cosa si riferisce?
La riforma Cartabia e quelle del governo Meloni vanno nella stessa direzione. Ed è quella indicata dal primo governo Berlusconi, che a sua volta ha molti punti di contatto con il Piano di Rinascita democratica di Licio Gelli. Si punta a creare un sistema Giustizia improntato al doppio binario: un diritto penale minimo per i privilegiati e uno massimo per gli altri. Una giustizia classista con uno scudo per il potere.
In che modo si starebbe creando questo sistema?
Da una parte limitando l’incisività delle indagini sui reati tipici dei colletti bianchi. Dall’altra nascondendo fatti rilevanti, grazie a un bavaglio sempre più stretto all’informazione e ai pm.
A proposito di colletti bianchi: questa settimana in Parlamento sarà votato un odg che chiede di eliminare l’uso del trojan per i reati contro la Pa. Lei che ne pensa?
Che così s’indebolisce la lotta alla mafia.
Mai come in questi anni abbiamo capito che mafia e sistema corruttivo sono due facce della stessa medaglia. Invece di sparare, da almeno due decenni le mafie preferiscono corrompere, condizionare le attività delle pubbliche amministrazioni. Quindi spuntare le armi dei pm nella lotta alla corruzione vuol dire indebolire la lotta alla mafia. Chiunque abbia un minimo di esperienza e di onestà intellettuale lo sa. Stiamo vivendo un momento triste.
Cosa intende?
Quando un’inchiesta su politica e criminalità accerta fatti rilevanti, si parla sempre di giustizia a orologeria. Oppure si chiede di aspettare il terzo grado di giudizio. Ma ci sono condotte che dovrebbero subito far scattare l’allontanamento dalla vita politica del soggetto coinvolto. Anche se penalmente non rilevanti. E invece oggi molti personaggi che hanno avuto consapevoli rapporti con la mafia continuano a essere protagonisti della vita pubblica.
A chi si riferisce? A Cuffaro?
Potrei fare almeno una decina di nomi. I rapporti tra parte della classe dirigente e i mafiosi sono molto diffusi. Ma per combattere una situazione simile occorre una magistratura credibile, che abbandoni ogni forma di collateralismo alla politica.
Quindi ha ragione Crosetto, la magistratura è politicizzata?
I magistrati politicizzati non sono quelli che fanno le indagini, ma quelli che su certe inchieste hanno preferito seguire criteri di opportunità politica. Ma è sui primi che una parte del potere ha scatenato una sorta di progetto di vendetta.
Cioè?
Dopo il cosiddetto scandalo Palamara è partito un progetto di rivalsa nei confronti della magistratura, che covava in gran parte della politica, sin dai tempi di Tangentopoli, delle grandi inchieste su mafia e politica dopo le stragi. L’obiettivo è prevenire che in futuro si possano ripetere inchieste simili.
Lei non ha partecipato al congresso dell’Anm, come mai?
Ritengo che la magistratura associata non abbia reagito adeguatamente alla riforma Cartabia. Pur rispettando i colleghi dell’Anm, a partire dal presidente Santalucia, credo sarebbe un errore continuare su questa linea di dialogo. Molti magistrati pretendono posizioni più forti su temi come l’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale, la separazione delle carriere, l’introduzione dei test psicoattitudinali.
Che intende con posizioni più forti?
Proteste più evidenti, come lo sciopero. Non dobbiamo avere paura di denunciare quello che sta accadendo: abbiamo giurato sulla Costituzione e abbiamo il dovere di parlare. Anche per un debito di memoria di tanti uomini dello Stato caduti per applicare i principi della Carta.