mercoledì 8 maggio 2024

Robecchi e Val Val

 

Egemonie. La storia che si farà a scuola e il passato immaginario di Valditara
di Alessandro Robecchi
Seduto sul bordo del fiume, aspetto che passi la famosa contro-egemonia culturale della destra che viene ogni giorno annunciata con grande dispiego di mezzi. Per ora è una faccenda di parolette in libertà, la Patria nominata con il famoso metodo “a cazzo” a ogni piè sospinto, i “patrioti”, dolorosamente impossibilitati a chiamarsi “camerati” come piacerebbe a loro, la parola “Nazione” che sostituisce “Paese”. Ma insomma, tomo tomo, cacchio cacchio, ecco il nuovo Italiano che avanza, spinto dalle avanguardie culturali (mi scuso) della destra meloniana.
Ha fatto (flebilmente) notizia l’intenzione del ministro Valditara, titolare dell’Istruzione e persino del Merito (ehm…) di voler mettere mano alle linee guida per la scuola elementare e media, insomma, cambiare un po’ i programmi, ripristinare un po’ di orgoglio nazionale tra i ragazzini delle elementari perché così, contessa, dove andremo a finire. Si metterà in piedi un comitato di esperti, e a presiederlo sarà la professoressa Loredana Perla, che ci sarebbe francamente sconosciuta (colpa nostra, per carità) se non come co-autrice di un libro scritto a quattro mani con Ernesto Galli della Loggia, Insegnare l’Italia. Dove si legge, tra le altre cose, che bisogna insegnare “l’identità italiana”, che sarebbe “un tema visto negli ultimi decenni con profonda diffidenza, soprattutto per ragioni ideologiche”. Urca!
In attesa di un ritrovato nazionalismo didattico e magari, che so, di qualche lezione sul “suicidio Matteotti”, la gloria dell’Impero e “quando c’era Lui, caro lei”, si torna sempre lì, alla bizzarra lettura di un passato immaginario: un’Italia in cui la mefitica e staliniana sinistra ha manipolato storia e cultura per opprimere e sminuire l’identità della nostra bella patria e dei nostri bei patrioti. E del resto, questa visione storica degli italiani fieri di esserlo e baciati dagli dei ma oppressi dal “comunismo” (eh? ndr), risuona qui e là in discorsi e dichiarazioni pubbliche, lanciate nell’etere o sui giornali con un cospicuo sprezzo del ridicolo. Tra le più divertenti, la recente uscita (in un’intervista) del ministro della Cultura Sangiuliano per cui in Italia ci sarebbe stata, nel dopoguerra, una “dittatura comunista”. Roba da fare un salto sulla sedia, non tanto per la fesseria storica conclamata, ma per la dabbenaggine di una tale dittatura. Brutta cosa le dittature comuniste, capaci di tutto davvero: in Unione Sovietica di mandare Solgenitsin in Siberia, e in Italia di mandare Sangiuliano alla direzione del Tg2, quando si dice non azzeccarne una. Ma insomma, poi Sangiuliano ha tentato di metterci una pezza, ha scritto un pezzo sul Corriere per dire che sì, vabbè, non c’è stata veramente una dittatura comunista, però Togliatti… però il Komintern… però Stalin… Insomma, palla in tribuna e ritirata strategica. Tutto da ridere.
Il problema è che per fare revisionismo storico e per creare una contro-egemonia, ci vorrebbe qualcosa di solido da contrapporre all’egemonia, e questo qualcosa la destra meloniana al potere non ce l’ha. Chi come me è affezionato al profilo Twitter del ministro della Cultura e segue i suoi consigli “un libro al giorno”, capisce che non basta consigliare l’opera omnia di Prezzolini o Il libro nero del comunismo per costruire una base culturale alternativa a quella – solidissima – della cultura antifascista italiana del Novecento. Ci provano lo stesso, certo, rapidi e invisibili, come i sommergibili della canzone, ma come diceva De Gaulle “Vaste programme”. Auguri.

L'Amaca

 

Il protocollo delle dichiarazioni
DI MICHELE SERRA
Esiste un vero e proprio protocollo della dichiarazione politica sui fatti giudiziari.
Primo punto, uguale per tutti: si esprime fiducia nella magistratura. Secondo punto, uguale per tutti: si dichiara di non voler commentare gli atti giudiziari.
Terzo punto, sempre uguale per tutti: si commentano gli atti giudiziari. Quarto punto, diversificato: se l’inquisito o il condannato è della tua parte politica, esprimi perplessità su modi e tempi dell’inchiesta; se è della parte avversa, denunci la gravità dello scandalo e ne chiedi le immediate dimissioni.
Quinto punto, ancora uguale per tutti: denunci con sdegno il comportamento degli avversari politici, che hanno la pessima abitudine di accanirsi contro le grane giudiziarie del nemico e di considerare irrilevanti quelle dell’amico. La stessa precisa critica potresti rivolgerla a te stesso, per simmetria, ma non lo fai perché ti manca il tempo materiale per ragionare su quello che stai dicendo e capire che non è possibile rimanere inchiodati a parole così risapute, così ovvie che prima ancora di aprire bocca chi ascolta sa già quello che stai per dire.
Ecco, quest’ultima terribile cosa (chi ascolta sa già quello che stai per dire) basterebbe da sola, se fosse percepita, a cambiare radicalmente il linguaggio politico.
Ci si sforzerebbe di essere almeno un poco sorprendenti, almeno un poco inediti.
Basterebbe uno scarto di pochi centimetri per spalancare intere praterie.
Per esempio, esordire dicendo: “Piuttosto che dire le cose che vi aspettate che io stia per dire, non dico niente. Ne approfitto per salutare la mamma a casa”.

Toti Toti Toti!

 

Toti e le malefemmine
di Marco Travaglio
Ora che Giovanni Toti s’è guadagnato il meritato terzo mandato (quello di cattura), l’unico stupore è che fosse rimasto a piede libero così a lungo. Mancava solo lui nella foto di gruppo degli ex-allievi della scuola berlusconiana di furto con scasso e/o mafiosità finiti in manette: Previti, Formigoni, Galan, Brancher, Verdini, Dell’Utri, Cuffaro, Cosentino, Matacena, D’Alì (altro che rimpiangere B.). Chiunque in questi nove anni abbia frequentato, anche di sfuggita, la sua Liguria, il sistema di potere che gli girava intorno l’ha respirato nell’aria. Il Fatto ha pubblicato decine di inchieste sul Sistema Liguria, che si è retto e ha prosperato anche grazie al silenzio più o meno prezzolato della stampa nazionale e locale e al consociativismo del principale partito di cosiddetta opposizione: il Pd. A parte i 5Stelle, l’unico esponente del centrosinistra che l’ha denunciato (anche in Procura) è Ferruccio Sansa, che prima di candidarsi contro Toti scriveva per noi dopo aver provato invano a farlo su vari giornaloni. Intanto i ras “progressisti” liguri lo deridevano come un “Don Chisciotte” solitario e velleitario.
La nuova questione morale partita dalla Puglia e proseguita a Torino e in Sicilia fa ora tappa in Liguria. Il comune denominatore, al di là del folklore delle fiches da casinò e delle escort da casino, sono i voti comprati (anche mafiosi); le mazzette elettorali di imprenditori che un tempo dovevano svenarsi per comprarsi i politici e adesso allungano loro mancette da straccioni; e il trasversalismo che tutto copre. E si esprime in due forme diverse: al Sud (vedi Puglia e Sicilia) trasformisti e voltagabbana si mettono all’asta migrando da destra a sinistra o viceversa per stare sempre con chi comanda, senza mai incontrare un buttafuori che li cacci sull’uscio; al Nord (vedi Piemonte e Liguria) il consociativismo centrodestra-centrosinistra garantisce i comuni affari e malaffari secondo la regola “una mano lava l’altra”, senza neppure la fatica dei traslochi. Mollata FI, Toti si era piazzato nella morta gora del “centro” per alzare il suo prezzo e far pesare meglio i voti raccattati come ora sappiamo. Un “centro” sempre osannato dai media come paradiso dei “moderati” e “riformisti” per nascondere la mangiatoia dei voti comprati e clientelari che lo alimentano artificialmente. Una mangiatoia che molti cittadini, anzi sudditi conoscono benissimo per averne ricevuto le briciole o perché sperano di assaporarle, il che spiega il successo nel voto locale di questi centrini senza capo né coda. Ora naturalmente il centrodestra, mentre cavalca le retate sul Pd in Puglia, strilla alla “giustizia a orologeria”. Ma qui l’unico rilievo che si può muovere all’orologio dei magistrati è quello di portare qualche anno di ritardo.

martedì 7 maggio 2024

Cambio di visuale…




Aria fresca



Dalla fonte, dalla matrice avremmo dovuto prevederne il finale, di questi anni solo in apparenza luminosi della piccola ma per certi aspetti fondamentale nostra regione. Da tempo immemore infatti si respirava un’aria per certi versi anomala, agevolante ricchi e riccastri, mode e turismo d’élite, con la stragrande maggioranza dei comuni mortali rimasta afona e silente dinnanzi a progetti faraonici tendenti al più becero briatonismo; tra l’altro proprio oggi a Ventimiglia Yoghi avrebbe dovuto partecipare all’inaugurazione di un nuovo locale must del grande bottigliatore Flavio, cosa annullata dal provvedimento della magistratura che ha trasformato il governatore in uno ai domiciliari. E poi il nuovo villaggio gioiello in costruzione nel ponente dall’insaziabile ed amichetto Spinelli, l’isola Palmaria adocchiata dalla presunta banda a delinquere per essere trasformata in zona off limits per noi semplici ed acconsenzienti coglioni che ancora crediamo al voto democratico e agli eletti lavoranti per noi. Già s’ode il roboante arzigogolismo degli avvocatoni pronti a scatenare epiche battaglie per sgonfiare il caso e generare martiri di questa magistratura comunista. Spiace solo un aspetto: grazie al peggior ministro della Giustizia della storia repubblicani, queste vicende, a breve, non affioreranno più, la Severino diverrà bambagia e i delitti di questa politica affaristica scompariranno. Per la gioia di tutti i mestieranti intrallazzatori. Intanto godiamoci però questo rivolo di aria fresca e pulita. Vamos!

Ahia!



Lilli ha fatto incazzare Chicco, che ieri sera aveva allungato il Tg sino alle 20:46! Chicco partirà con destinazione Nove?

Stappante!!!