Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
lunedì 6 maggio 2024
Arriva!
Conti bellici
Kiev spolpata da nemici e amici per trarre profitto dal cadavere
DÉBÂCLE SUL CAMPO - È scoccata l’ora della verità. Nonostante promesse e aiuti, la situazione sul terreno ormai è compromessa, ma i gialloblù continuano a essere illusi
DI FABIO MINI
In questo periodo di guerra ciò che si percepisce sul campo di battaglia è meno rilevante di quanto ci viene mostrato da tutte le fonti occidentali alimentate dall’Ucraina e di quanto avviene a livello strategico-politico. Sul campo gli attacchi russi sono sistematici, ma limitati. La parola è data alle artiglierie terrestri e alle fanterie diluite lungo una linea di contatto di oltre 800 chilometri, ma più concentrate nell’area di Kharkiv ormai ridotta, come tutte le cittadine e i villaggi del fronte, a cumuli di macerie. A ridosso di tale linea, dalla parte russa sono schierate le forze di riserva, i supporti e i lanciatori di razzi e missili terrestri pronti sia a favorire l’ulteriore avanzata sia a garantire il controllo del territorio. Ancora più arretrate operano le basi di fuoco aereo e missilistico e le basi logistiche. Aerei e missili battono obiettivi in profondità in tutto il territorio ucraino, o quasi, colpendo strutture energetiche, centri di comando e controllo e altri obiettivi d’interesse militare e industriale.
I danni materiali sono ingenti e significativi, mentre quelli alle persone sono largamente sproporzionati rispetto ai primi. Non si è mai visto un rapporto ucraino sui bombardamenti aerei subiti che abbia fatto più di 4 o 5 morti tra i civili, di cui gli immancabili uno o due bambini. Per contro, secondo le stesse fonti ucraine, non viene colpito nemmeno un soldato. Le perdite di combattenti sono un segreto di Stato che come tale va rispettato per la tenuta morale della nazione. Ma non convince nessuno. Da parte ucraina, a ridosso della sottile linea di contatto, peraltro molto discontinua, non c’è niente. Le poche forze disponibili sono concentrate nei punti di maggiore sforzo russo in un testa a testa che contrasterebbe con tutte le regole del combattimento se veramente i russi avessero intenzione e fretta di “sfondare” da qualche parte. Dietro le linee ucraine più in profondità operano le artiglierie e i lanciarazzi e lanciamissili forniti dai Paesi occidentali completi di munizioni, operatori e sistemi di acquisizione di obiettivi non necessariamente schierati in Ucraina. La difesa antiaerea russa copre le parti più sensibili, come Crimea, Zhaporizhia, Kherson e Kharkiv oltre alla difesa “di punto” delle basi aeree e logistiche. Quella ucraina è quasi assente e carente anche nella difesa dello spazio aereo dei maggiori centri come Kiev e Dnipro.
La situazione è quindi di per sé drammatica e non avrebbe bisogno di essere ulteriormente esasperata, come invece Kiev è costretta a fare. Dopo due anni di combattimenti a singhiozzo, l’Ucraina si è resa conto di non possedere la base né per vincere né per essere aiutata a vincere. Il tentennamento americano sui finanziamenti ha lanciato un segnale pericoloso ai dirigenti di Kiev, ha imbarazzato l’amministrazione Biden e ha costretto i vertici di Nato ed Europa a spendersi in rassicurazioni e finanziamenti oltre ogni realistica capacità di fornirli realmente e in tempo per evitare la catastrofe e di inviarli per un tempo lungo. Le manifestazioni di appoggio incondizionato e “per tutto il tempo che ci vorrà” garantito da personaggi in perenne pellegrinaggio a Kiev sono al limite tra l’ipocrisia e la goliardia. Gli ucraini l’han notato da tempo e a ogni viaggio alzano la posta.
E neppure questo sarebbe necessario perché già per proprio conto i “ragazzi” e le “ragazze” che giocano alla guerra fanno promesse che non potranno mantenere senza aggravare ancor più la situazione ucraina e la sicurezza dell’Europa e del mondo. Biden incassa il consenso a fornire altri 60 miliardi di aiuti militari all’Ucraina che mascherano un ingiusto profitto. La Von der Leyen fa altrettanto per l’Europa e Stoltenberg assicura il supporto Nato pur sapendo di non poter garantire il consenso unanime dei Paesi membri: Ungheria, Turchia, Grecia e Italia già promettono saggiamente di non inviare truppe e di limitare gli aiuti, ma come al solito si dovrà vedere cosa faranno se messi alle strette. Macron invece si spende in minacce d’intervento militare da parte della Francia, Cameron conferma la “licenza di uccidere” la Russia coi suoi James Bond, incursori e mercenari, i suoi carri e lanciamissili che da tempo operano in Ucraina e nei Paesi baltici, oltre a 3 miliardi di sterline all’anno “per tutto il tempo che ci vorrà”.
Numeri e promesse sono impressionanti, ma non tanto da rassicurare i dirigenti ucraini che hanno perso la fiducia e devono esasperare le percezioni per affrettare l’afflusso di armamenti e gli accrediti di denaro prima di essere costretti a capitolare non tanto nei confronti della Russia, ma dello stesso blocco occidentale sempre a rischio di frantumazione. Zelensky e i suoi sanno che tali promesse non saranno comunque sufficienti a ribaltare le sorti della guerra. I miliardi di aiuti, tolti quei tanti per le spese di mantenimento dell’apparato statale e quei pochissimi destinati agli scopi umanitari, vanno in armamenti forniti direttamente dai singoli Paesi.
In pratica, come già evidenziato dalla commissione armamenti del Senato americano, “nemmeno un dollaro di aiuti militari all’Ucraina uscirà dagli Stati Uniti”. I soldi andranno alle industrie americane come un qualunque aiuto di Stato. E così è anche per gli altri Paesi generosi sostenitori. Inoltre i materiali che vengono ceduti e tramutati in dollari sono quelli esuberanti le capacità di difesa e deterrenza. Gli Himars, lanciamissili relativamente moderni, sono stati centellinati e ognuno di tali sistemi richiede più risorse per la propria difesa che per il lavoro che dovrebbe fare. Abbondano invece le forniture di lanciamissili tattici Atacms con gittata di 300 chilometri, iniziate nell’autunno 2023 anche da parte inglese. Si tratta di materiali obsoleti già radiati dal servizio o alla fine della vita tecnica per la crescente instabilità dei propulsori. E sono dirette all’esasperazione della guerra le accuse di ricorso alle armi “proibite” che periodicamente tornano alla ribalta fin dai primi giorni dell’invasione con la “scoperta” in Ucraina di siti medici dove si testavano agenti di guerra biologica.
Ora la situazione dei combattimenti non è in stallo, come qualcuno afferma, ma sta peggiorando ogni giorno per l’Ucraina. Russia e Ucraina non hanno mostrato alcuna intenzione di negoziare ed entrambe fanno credere di poter vincere sul campo: l’Ucraina non da sola, ma con il sostegno armato di Usa ed Europa; la Russia con la deterrenza nucleare e il sostegno politico-strategico di Cina e altri Paesi del sud del mondo. Sono due presunzioni errate, ma proprio per questo ancor più pericolose: entrambe portano direttamente a una guerra continentale con l’impiego di armi nucleari tattiche, reso altamente probabile dalle forniture di armi occidentali all’Ucraina.
In una situazione del genere sembra inutile e ipocrita chiedere ai due Paesi di rinunciare alla lotta mentre il resto del mondo spinge per continuarla, per un motivo o per l’altro, per l’interesse di qualcuno o di qualcun altro.
Pertanto i vari appelli per il negoziato che si stanno moltiplicando più per motivi elettorali che per considerazioni di sicurezza dell’intera Europa dovrebbero essere accompagnati da azioni concrete volte a rimuovere da entrambe le parti le false certezze sul sostegno di cui ancora godono.
L’Ucraina sembra avviata verso una fine ben più grave della neutralità alla quale ha rinunciato volontariamente o forzatamente. È intrisa e circondata da amici e nemici che applicano uno dei Trentasei stratagemmi dei classici cinesi della guerra: “Trarre utile proficuo anche da un cadavere”.
domenica 5 maggio 2024
Li sento quasi!
Pollame
I polli opposti
di Marco Travaglio
È un peccato che Meloni e Schlein si candidino a eurodeputate per finta. Altrimenti nello storico teleduello chez Vespa, previsto per la vigilia delle elezioni, potrebbero raccontarci cosa farebbero in Europa. Ma il tête-à-tête sarà comunque avvincente, viste le abissali differenze del nuovo bipolarismo FdI-Pd.
Schlein: “Hai rifiutato il salario minimo. Vergogna!”. Meloni: “Ahò, il primo a non volerlo fu Orlando, il ministro del Lavoro di Draghi che sta con te”. S: “Vabbè, però avete abolito il Reddito di cittadinanza. Vergogna!”. M: “Parli della misura votata da 5Stelle e Lega e bocciata dal Pd e da noi nel 2019?”. S: “Vabbè, però voi tagliate la spesa sanitaria. Vergogna!”. M: “Guarda che spendiamo un po’ più del governo Draghi col tuo ministro della Salute Speranza”. S: “Vabbè, però siete alleati ai razzisti xenofobi omofobi sovranisti populisti putiniani della Lega. Vergogna!”. M: “Ma nel governo Draghi gli alleati della Lega eravate voi, io stavo all’opposizione”. S: “Vabbè, ma sui migranti e i lager libici siete una vergogna!”. M: “Ce l’hai col Memorandum d’intesa del 2017 siglato dal vostro Minniti?”. S: “Vabbè, ma in Europa avete firmato il ritorno all’austerità con un Patto di Stabilità che ci costa 13 miliardi in più all’anno. Vergogna!”. M: “Il Patto di Stabilità del tuo Gentiloni, su cui ci siamo astenuti noi e voi?”.
S: “Vabbè, ma col premierato ci trascinate verso l’autoritarismo alla Orbán. Vergogna!”. M: “Ma l’abbiamo copiato dall’Ulivo nella Bicamerale del 1997 e gli abbiamo levato pure qualche potere”. S: “Vabbè, ma la vostra legge elettorale col premio di maggioranza trasforma un partito minoritario nel padrone del Parlamento. Vergogna!”. M: “Ci ispiriamo all’Italicum del governo Renzi, dove sedevano i tuoi amici Franceschini, Orlando, Gentiloni, Delrio, Madia e Lorenzin”. S: “Vabbè, ma l’autonomia differenziata spacca il Paese e affama il Sud. Vergogna!”. M: “Ma se la voleva pure il tuo presidente e candidato Bonaccini!”. S: “Vabbè, ma voi state imbavagliando i giornalisti giudiziari. Vergogna!”. M: “Stiamo applicando la Cartabia del governo Draghi sulla presunzione d’innocenza votata da voi, non da noi”. S: “Vabbè, ma sulla giustizia fate leggi che impediscono di indagare sui potenti. Vergogna!”. M: “E allora perché vi astenete invece di votare contro?”. S: “Vabbè, ma avete trasformato la Rai in TeleMeloni. Vergogna!”. M: “Qui dobbiamo ringraziare il Pd, che nel 2015 passò la Rai dal Parlamento al governo. C’avete fatto un regalo da niente!”. S: “Vabbè, ma la guerra, il riarmo…”. M: “Ma se sulle armi votiamo sempre insieme in Italia e in Europa! Anzi, sai che te dico? A ’sto punto, famo che te sei Elly Schlein detta Giorgia e io so’ Giorgia Meloni detta Elly. Così je famo pijà ’n colpo a tutti!”.
L'Amaca
Pannelli solari e corporazioni
DI MICHELE SERRA
Il ministro dell’Agricoltura Lollobrigida ha ragione (la frase che avete appena letto è impegnativa, me ne rendo conto): non è una buona scelta destinare terreni agricoli ai pannelli solari, pratica sempre più diffusa perché conveniente in rapporto ai risicati profitti e alla grande fatica del lavoro agricolo.
Aggravo la mia posizione dicendo che credo abbia ragione anche il ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin: le energie rinnovabili hanno bisogno di farsi largo, dunque richiedono spazio.
Se la politica avesse lo sguardo lungo e non badasse agli interessi immediati, questa è la tipica questione sulla quale varrebbe la pena pensare in grande, guardare avanti negli anni e soprattutto studiare. Se ognuno bada ai suoi interessi immediati, settore per settore, corporazione per corporazione, non se ne verrà mai fuori. Tra aree dismesse (per esempio gli orridi capannoni abbandonati della mitica Padania: sono decine di migliaia), bordi delle autostrade e delle ferrovie (un’area lineare immensa, e non sfruttata), cave esauste e impossibili da ri-naturalizzare, e altri luoghi che non so immaginare, quanta e quale è la superficie del nostro territorio destinabile alle rinnovabili senza consumare suolo agricolo, e senza eccessivi danni al paesaggio?
Esistono studi nazionali in materia? Esiste un censimento delle aree più adatte? Se c’è gente che ci sta lavorando — non “esperti” pagati dai privati: personale pubblico qualificato — perché non se ne sa nulla? E se invece non se ne sa nulla perché non esiste un personale pubblico che stia effettivamente lavorando sulla questione, come se ne viene fuori? E come possono venirne fuori i ministri dell’Agricoltura e dell’Ambiente, entrambi alle prese solo con il segmento che riguarda le loro funzioni e le loro clientele? Il famoso “interesse generale” è un dato irraggiungibile. Nessuno osa neppure supporlo, l’interesse generale. Utopia delle utopie.
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