domenica 24 marzo 2024

Ribaltamenti

 

La gallina che canta
di Marco Travaglio
Anche sulla strage di Mosca invidiamo le certezze dei cosiddetti esperti: quelli che un minuto dopo sapevano già che l’Ucraina c’entrava o non c’entrava, o era stato l’Isis, anzi gli islamisti caucasici, o forse i ceceni, o magari le milizie russe filo-ucraine, o più probabilmente Putin si era fatto l’attentato da solo. Quando impareremo a considerare questi sedicenti analisti per volgari propagandisti di Putin o di Biden&Zelensky, oppure ultras che descrivono il mosaico geopolitico come una lotta fra cowboy e indiani o fra curva nord e sud, sarà sempre tardi. L’Isis, lo Stato islamico sunnita sorto fra Iraq e Siria sulle ceneri del regime di Saddam spodestato dagli sciiti col nostro astuto appoggio, ha molte ragioni per detestare Putin, nemico del jihadismo in Cecenia, Siria&C. (perciò piaceva tanto ai “buoni” fino al 2022). Anche gli afghani lo odiano: è figlio della Russia che nel 1979 li invase e nel 2001 concesse lo spazio aereo all’operazione Enduring Freedom anti-Talebani. Quindi la pista Isis, profetizzata con mirabile tempismo da Usa e Uk, è plausibile, anche se mancano simboli e slogan jihadisti e la tensione fra quel mondo e Mosca è un po’ vecchiotta.
Poi c’è la pista ucraina, molto più attuale, subito negata da Usa e Kiev prim’ancora che Mosca la evocasse. Putin, dopo gli arresti dei presunti stragisti, ha detto che fuggivano verso una “finestra aperta” in Ucraina: accuse tutte da provare (se pure fosse vero che fuggivano non in Bielorussia, ma nella zona di Kharkiv presidiata dalle truppe ucraine, non è detto che il governo lo sapesse). Ma sarebbe più facile smentirle se Kiev non fosse usa alle menzogne più spudorate e non avesse cantato per prima come la gallina che ha fatto l’uovo. Venerdì sera il portavoce dei servizi militari ucraini Andriy Yusov ha definito la strage “una provocazione deliberata del regime di Putin”, che “vuol finire la carriera con crimini contro i suoi stessi cittadini”. Cioè a uccidere i 150 russi e a guastare l’immagine di Putin è stato Putin: una scemenza che alimenta i peggiori sospetti. Al pari del mantra “Noi non pratichiamo il terrorismo”, smentito dall’autobomba che a Mosca uccise Darya Dugina, figlia del filosofo amico di Putin (attentato negato da Kiev e poi risultato opera sua); e dalla distruzione dei gasdotti Nord Stream, che qualche buontempone atlantista tentò di attribuire al solito Putin e invece fu quasi certamente ucraino con l’aiuto di servizi occidentali. Il 7 ottobre, dopo il pogrom in Israele, Zelensky sentenziò: “Dietro Hamas c’è Putin”. E fu sbugiardato dall’ambasciatore israeliano a Mosca: “Totali assurdità, pure teorie del complotto”. Se il regime ucraino vuole apparire estraneo all’ultima strage, è meglio che taccia: appena parla, sembra subito colpevole.

L'Amaca

 

Stanze chiuse piazze aperte
DI MICHELE SERRA
Raramente la politica riesce a trasmettere sollievo, e addirittura una certa contentezza. Uno di questi rari momenti è la manifestazione di ieri a Bari, una specie di insorgenza solidale, molto partecipata, attorno al sindaco Decaro. Le facce, i discorsi emozionati, il clima della piazza dicevano di una comunità che si mobilita e si compatta di fronte a un attacco imprevisto e soprattutto sleale. C’erano perfino, fianco a fianco, due candidati sindaci rivali, Leccese e Laforgia, uniti dallo slogan di convocazione, decisamente deja entendu ma nel caso in questione molto espressivo, e insostituibile: “giù le mani da Bari”.
I fatti sono noti. Non la magistratura ma il governo, nella persona del ministro dell’Interno Piantedosi sollecitato da esponenti pugliesi del centrodestra, ha avviato una procedura che può portare allo scioglimento del Consiglio comunale di Bari per infiltrazioni mafiose. La procedura è apparsa faziosa e irragionevole alla luce del fatto che la mafia barese, in conseguenza del lavoro del sindaco Decaro e del governo regionale, da qualche anno ha vita molto più difficile (è la Procura di Bari a dirlo), e la “restituzione” di Bari Vecchia ai cittadini e ai turisti, sottraendola al degrado e al controllo malavitoso, è un’opera politico-urbanistica esemplare, e soprattutto portata a termine.
Le piazze contano relativamente (si vede chi c’è, non chi non c’è), ma quantità e qualità della giornata barese lasciano intendere che il colpo basso di Piantedosi e dei suoi ispiratori abbia ottenuto l’effetto opposto. La politica si fa nelle stanze chiuse ma deve fare i conti anche con le piazze aperte.

sabato 23 marzo 2024

Spettacolarmente




Sempre lei!

 


Sulla pazzia

 

Pazzi da spazzare
di Marco Travaglio
Dopo le faccette nere in Senato, la premier cabarettista si è recata al Consiglio di guerra europeo che l’ha dichiarata alla Russia, anche se nessuno s’è accorto di lei. E forse lei non s’è accorta della dichiarazione di guerra alla Russia. La posizione dei leader che contano si è capita: Michel vuole “prepararsi alla guerra per avere la pace” (praticamente un deficiente); Borrell e Sánchez non vogliono “spaventare i cittadini europei” dicendo la verità, sennò poi non li votano; Macron si traveste da boxeur e vuole inviare truppe a Kiev (non si sa per fare cosa, visto che è l’unico) e frugare nelle nostre tasche per eurobond da investire in armi (mica nella lotta alla povertà e nel green); Scholz, Orbán e i nordici non vogliono altri salassi. È della Meloni che non si capisce la posizione, eccetto il fatto che attende ordini da Biden e trema all’idea che vinca Trump. Stando al documento finale, si direbbe che condivida l’agghiacciante Piano di emergenza con “un approccio multirischio ed esteso a tutta la società” per “rafforzare e coordinare la preparazione militare e civile e di una gestione strategica delle crisi nel contesto dell’evoluzione del panorama delle minacce” (le nostre: la Russia non ha mai minacciato di attaccare un Paese Nato o Ue, mentre è stato un governo Nato e Ue – la Francia – a minacciare di attaccare la Russia). Stando alle sue dichiarazioni di ieri (“Non ho visto un clima di guerra” e il Piano è roba da “protezione civile”), si direbbe che la Meloni non abbia capito ciò che lei stessa ha firmato. Stando alle parole di Crosetto (“Non dobbiamo preparare la guerra, ma scongiurarla”), si direbbe che la premier non parli col ministro della Difesa o che siano di due governi diversi. Stando invece alla sua celebre telefonata coi due comici russi (“Il problema è trovare una soluzione che sia accettabile per entrambe le parti”, russi e ucraini), viene da chiedersi perché non l’abbia mai pronunciata in Parlamento né in Ue.
Se alle elezioni europee di giugno e americane di novembre gli attuali leader e i loro partiti non saranno spazzati via, gli storici del futuro – ove mai sopravvivessero – dateranno al 21 marzo 2024 l’inizio della Terza guerra mondiale. Eppure gli europazzi scatenati che firmavano la dichiarazione di guerra se la ridevano beati, quasi che discutessero le misure delle zucchine come ai bei tempi. Non si sono neppure accorti del messaggio devastante che continuano a inviare al Sud del mondo: anatemi, condanne, sanzioni, e mandati di cattura per Putin; e chiacchiere da bar sulla tregua a Gaza per non toccare Netanyahu, che in cinque mesi ha sterminato 32 mila palestinesi, il triplo dei civili ucraini uccisi dai russi in due anni. Poi si meravigliano se ci odiano tutti.

L'Amaca

 

Molti filmini zero umanità
DI MICHELE SERRA
Se solo uno dei ragazzini che ha filmato con il cellulare una rissa tra due ragazzine, finita a coltellate; e non solo non ha fatto nulla per separarle, ma le ha incitate, ridendo e gridando, così il filmino veniva meglio e garantiva qualche clic in più sui social; e alla fine ha zoomato sulle ferite, il sangue, i leggings tagliati, sempre senza muovere un dito per soccorrere la soccombente, che non è morta solo perché ha avuto molta fortuna; se solo uno di quei ragazzini, dicevo, si rendesse conto della disumanità, dell’ignobiltà del suo comportamento, il mondo sarebbe salvo.
L’omissione di soccorso è un reato, e bene sarebbe che i presenti venissero identificati e convocati dal Tribunale dei Minori, così da rendersene almeno conto, che è un reato. E poi se ne tornassero a casa, per fare i conti con qualche genitore, o fratello o sorella maggiore, che li accolga e li aiuti, e gli voglia bene, ma non li assolva. Ma non è questo il punto. Il punto vero è capire se uno di loro — anche uno solo di loro — è in grado di rendersi conto, al di là del vecchio e forse inefficace vaglio della legge, che un essere umano, se vede un altro essere umano che rischia di morire, non usa le mani per filmare. Usa le mani per salvare.
La coscienza profonda di questo concetto (che non è un “codice morale”: è quasi un sentimento naturale) non può venire meno senza che venga meno l’umanità.
Ho pensato, leggendo quella notizia, vedendo quelle immagini: vorrei parlare con loro, uno per uno. Mi rifiuto di considerarli perduti.
Se lo sono loro, lo siamo tutti. Rimarremo al mondo, tutti quanti, solo come cast di un filmino. Miliardi di filmini, e nemmeno un essere umano.

Fantastica dal web!