sabato 10 febbraio 2024

Altri tempi


Altri tempi certo, preistoria televisiva, ma all’ospite era riservato quel rispetto che ne risaltava l’arte, la caratura e le capacità, lontane da spot, scarpe e occulti messaggi pubblicitari.



A congresso!



Qui al VIII Congresso Vegano, l’atmosfera è elettrica, visto che molte nomine sono in scadenza…


Sta prendendo la parola il Presidente Ribaldoni.



Momenti critici allorché il rappresentante del Lazio dei vegani ha criticato l’attuale presidente


Sta parlando il responsabile degli astemi riuniti…



Modelli

 


Sabato del Travaglio

 

Tale e Quale Show
di Marco Travaglio
Tutti a parlare dell’intervista di Putin e nessuno si accorge che è un sosia: l’originale è notoriamente morto o in fin di vita, o in default, o sconfitto, o nascosto nel bunker per paura dell’invincibile armata Nato.
Il presidente del Consiglio europeo che si congratula per la rielezione del dittatore azero Ilham Aliyev, responsabile della pulizia etnica anti-armena che ha cancellato dalle cartine il Nagorno Karabakh, non può essere il sincero democratico Charles Michel, cultore del diritto internazionale (in Ucraina) e nemico dell’autocrazia (in Russia): sarà un sosia.
Il presidente Usa che il procuratore Robert Hur decide di non processare perché “nessuna Corte condannerebbe un anziano che ha perso la memoria” e che, per dimostrare di essere lucido, dichiara che il presidente messicano è Al-Sisi e che lui parla abitualmente con Mitterrand e Kohl (morti nel 1996 e nel 2017), non può essere il Biden che si ricandida per altri quattro anni: sarà un sosia.
La leader Pd che dichiara al Foglio di “non poter fare a meno del Festival” perché “Sanremo è Sanremo e non si discute”, è “il mio Festival tra canzoni e femminismo”, e regala succulenti particolari sulla pagina Facebook che amministra dal 2009 commentando le canzoni e financo gli “outfit (“molto bello quello di Big Mama”: testuale), non può essere la Elly Schlein che l’altra sera tuonava solitaria (cioè con la Boschi) contro TeleMeloni (peraltro deserta perché erano tutti a Sanremo) che manda in onda il Festival di Sanremo: sarà una sosia.
Il bravo presentatore di Sanremo che nega come “stronzata” la pubblicità occulta, anzi palese alle sneaker di cui è testimonial John Travolta non può essere l’Amadeus che durante il Ballo del qua qua se n’è uscito a buffo con un “Don’t worry, be happy”, guardacaso lo slogan della marca delle sneaker: sarà un sosia.
Quella che da un mese strilla contro chi l’accusa di fare gli interessi di Elkann non può essere la Repubblica che in prima pagina non ha una riga su Elkann indagato: sarà un giornale-sosia.
L’italovivo che per dieci anni ci ha rotto i timpani e non solo quelli con la “certezza della pena” non può essere il Renzi che lancia sul Riformatorio la proposta Giachetti di trasformare ogni anno di pena in soli 7 mesi: sarà un sosia.
Invece l’impunito che sei anni fa esultava perché il Tribunale di Firenze mi aveva inflitto 50 mila euro di risarcimento a suo padre Tiziano per aver detto la verità a Otto e mezzo, era proprio lui. Infatti ora che la Cassazione ha annullato la mia condanna tace, perché aveva già detto tutto allora: “Dopo le menzogne e il fango, la verità prima o poi arriva, ci sono dei giudici in Italia, bisogna solo saper aspettare, il tempo è galantuomo”. Almeno il tempo.

venerdì 9 febbraio 2024

Melmoso

 


Ci sono vicende che travalicano i sentimenti e i luoghi comuni di noi mortali, insufflando una specie di disagio di specie, un incontrollato malessere sociale, miasmi scatenanti per lo più nausea. 

Ogniqualvolta apprendo notizie come questa, ovvero le diatribe tra i componenti della famiglia sabauda per antonomasia, cerco spasmodicamente di comprendere i motivi che germinano guerriglie tra coloro che, in forza del potere conquistato grazie al sistema vigente da oltre un secolo su questo pianeta e via via sempre più divaricante e oppressivo, potrebbero vivere mille vite nell'agio senza temere criticità alcuna. 

Margherita Agnelli, madre di John, Lapo e Ginevra Elkann, pur ricevendo in eredità qualcosa come un miliardo e mezzo di euro, ha il dente avvelenato al punto di intentare una causa contro i suoi figli. In virtù di cosa? Di essere stata fregata al momento dell'apertura del testamento della madre Marella Caracciolo, accusando notaio e prole di averle occultato gran parte del patrimonio. La procura di Torino ha indagato oltre a John il notaio elvetico, già di per sé un must, tale Urs von Gruningen (e qui sarebbe buona cosa udire i nitriti del cavallo) di Gstaad (una riserva svizzera di sfacciatamente opulenti.) 

Pensare che Margherita versava dal 2004 alla madre Marella otto milioni all'anno, in rate, quale compenso per la rinuncia della vedova ad una parte del lascito del marito Gianni Agnelli. 

Rinuncia e compenso di otto milioni all'anno per le presunte sofferenze della mamma vedova, che probabilmente ne possedeva già in tale quantità che rappresentavano per Marella uno zuccherino dentro all'Eridiana. Ma lei li voleva quegli otto milioni...

E quindi la battaglia legare prosegue tra questi ricconi inconsapevolmente storditi da una modalità di vita insonorizzata, melmosa, per certi aspetti insignificante, lontana dalla realtà vissuta dalla stragrande maggioranza degli umani. 

Miserevole vicenda illogica, senza quel frizzantino vitale che questi epuloni mai potranno provare e che nessun conto in banca potrà loro materializzare.     

Allarme sgarbato

 


Sanremo travagliato

 

Sanremo noi
di Marco Travaglio
Sanremo ti ricorda qualcosa, ma non sai bene che cosa. È quasi tutto brutto: le scenografie, i costumi, gli smoking di Amadeus in acciaio inox e vetroresina, per non parlare dei testi dei monologhi (roba da rimpiangere persino la “pikkola Chiara” nel senso di Ferragni), 9/10 delle canzoni e pure i mazzi di fiori. Il dolore, il tumore, il lutto, il suicidio, la guerra, il body shaming diventano industria della lacrima, trash show a mezzadria fra il concerto dei neomelodici, il marketing cassamortaro delle onoranze funebri Taffo e il libro prêt-à-porter del padre della vittima di femminicidio. L’antifascismo è manierismo canzonettaro, col Bella Ciao di Ama&Mengoni. Anche la trasgressione è farlocca: il cantante autoironico di professione invoca il cessate il fuoco a Gaza, poi tiene a precisare “Non volevo essere politico: in vita mia ho fatto tante cazzate, ma non ho mai pensato di avvicinarmi alla politica” e, fra le tante cazzate, non ha ancora capito che se non ti occupi di politica è la politica a occuparsi di te.
A furia di levare questo e quello per il terrore di disturbare non si sa più neppure chi, non è rimasto nulla. Non una sorpresa, un sussulto, un eccesso, un fuori programma (nemmeno programmato), una cosa purchessia che somigli alla televisione e giustifichi tutte quelle telecamere in mondovisione: ma se non succede niente, che bisogno c’è di riprendere tutto in diretta? Fatelo in radio, l’anno prossimo. È vero: fa ascolti, cioè pubblicità, cioè soldi. Ma meno dell’anno scorso e più del prossimo. E li farebbe anche se fosse divertente. Non è snobismo da “io non mi abbasso a vedere Sanremo”. Certo che lo vediamo, un po’ per dovere d’ufficio, un po’ per rassegnazione. Ma cosa vieta di chiamare, oltre a Fiorello e Giorgia, qualcun altro bravo, uno del mestiere, al posto del carrello dei bolliti? Mentre ti poni queste domande, arriva sul palco lo storico scenografo per il premio alla carriera. E chi lo premia? Sua figlia, che lui nomina sua erede. Come nel governo dei fratelli, sorelle, figli, cognati e amichetti d’Italia; ma anche la cosiddetta sinistra chiagni & fotti che si pappa la Rai, poi fa i sit-in perché mangiano anche gli altri e misura la libertà d’informazione dal minutaggio dei leader. Poi arriva la star di Hollywood con le sneaker di cui è testimonial e, casomai non si notino abbastanza mentre accenna a due passi di danza con Amadeus, questi si leva le sue, ma mica è pubblicità occulta, figuriamoci: infatti è palese. Così pensi a Sgarbi, Gasparri, Lotito, i Berluschini, Elkann, De Benedetti, Caltagirone, Angelucci e a tutti gli altri che mica sono in conflitto d’interessi, figuriamoci: solo interessi e nessun conflitto. E finalmente capisci a chi somiglia Sanremo 2024: all’Italia del 2024. Quindi non è solo brutto: è anche perfetto.