giovedì 4 gennaio 2024

Finalmente!

 


Completamente, sfacciatamente d'accordo! (Ad esempio per coloro che fotografano Monna Lisa al Louvre, impedendone la vista ad altri, da sempre sono favorevole all'attivazione nei loro confronti di una riabilitazione sociale in un centro specializzato, magari ricalcante le storiche direttive maoiste. Ad esempio...)

IL TURISMO MALEDUCATO
Addio selfie dei desideri Da Portofino ad Anna Frank arriva il divieto di scattare
DI GIULIA D’ALEO
Nell’era dell’immagine, non si è davvero vissuti se non si condivide una fotografia che possa provarlo. I luoghi d’arte e i paesaggi diventano solo lo sfondo per l’ennesimo selfie e, allo stesso tempo, uno scatto può essere in grado di far girare le economie locali, suggerendo lo scorcio da aggiungere a tutti costi al proprio feed di Instagram. Se l’overtourism è per qualcuno una gallina dalle uova d’oro, in più parti del mondo, però, sembrano attivarsi delle piccole sacche di resistenza.
Nel punto più iconico di Hallstatt, pittoresco villaggio austriaco sulle rive dell’omonimo lago alpino, un giorno dello scorso maggio è comparso un muro di legno. Alcuni dei 700 residenti lo avevano eretto per protestare contro i diecimila turisti che ogni giorno riempivano la cittadina in alta stagione. Tutti alla ricerca dello scatto perfetto, secondo una prospettiva precisa: il lago in primo piano, il profilo di una chiesetta grigia, le montagne sullo sfondo. Immagini fotocopie, quasi fossero un compito da svolgere. Come le pose cliché adottate sulle montagneneozelandesi (di spalle alla fotocamera, con braccia e gambe divaricate), a cui la Nuova Zelanda ha dato battaglia due anni fa, invitando i viaggiatori a condividere luoghi inesplorati piuttosto che replicare le esperienze degli influencer.
Colpevoli di essere i promotori di questa cultura dei selfie, i content creator sono sgraditi anche in una cittadina del Vermont, Pomfret, che prima del foliage autunnale li ha banditi dal luogo più fotografato della zona: una suggestiva fattoria circondata da aceri, che è anche una proprietà privata. Nonostante i numerosi divieti di ingresso a tappezzare i cancelli, visitatori senza scrupoli continuavano a scavalcarli regolarmente, danneggiando i terreni e rimanendo coinvolti in incidenti.
Lo stesso dibattito sui danni del turismo di massa veniva portato avanti anche a 15mila chilometri di distanza, nell’isola indonesiana di Bali, dopo che l’influencer Luiza Kosykh si era fatta ritrarre nuda su un albero sacro per i balinesi.
Nella lista di luoghi che vietano i selfie si annoverano, tra gli altri, anche la Casa di Anna Frank ad Amsterdam, le Cappelle nella Torre di Londra e, sembra superfluo specificarlo, le strade di Pamplona durante la corsa dei tori. Ma pure il vicino borgo ligure di Portofino, che ha istituito due “divieti di sosta per foto”, con multe fino a 300 euro per i trasgressori. Misure contro un turismo mordi e fuggi, che snatura gli spazi pubblici per concederli a visitatori disinteressati. Come quelli arrivati quest’estate per ammirare il “Lake Como” di Instagram, delusi che non somigliasse alle foto viste sui social.

L'Amaca

 

Le pratiche purificatrici
DI MICHELE SERRA
Verrà il giorno che chiunque abbia avuto un ruolo di responsabilità intellettuale guarderà indietro e dirà a se stesso: come ho potuto non indignarmi, non firmare appelli, non incatenarmi sotto la statua di Giordano Bruno, insomma non combattere una vera battaglia quando l’editore americano di Roald Dahl, con lo sciagurato consenso degli eredi, ha cancellato dalle sue fiabe l’espressione “dita adunche” perché offendeva le persone molto magre?
Questo pensiero, che ho già formulato a tempo debito proprio qui, mi è tornato in mente leggendo la vigorosa intervista di Antonio Monda al regista e drammaturgo americano David Mamet, che a proposito dell’applicazione ottusa del politicamente corretto parla schiettamente di censura e di maccartismo.
L’esempio di cui sopra (è vietato scrivere “dita adunche”) è ovviamente ai margini del fanatismo demente. Eppure è fortemente sconsigliabile considerarlo eccezionale, perché non è un’eccezione, è l’applicazione di una regola castrante e politicamente catastrofica soprattutto per chi la impugna.
Un rimedio molto peggiore del male, perché non c’è dubbio che le parole possano fare male e debbano essere adoperate con intelligenza e sensibilità; ma sterilizzare le parole e metterle sottovuoto (comprese quelle scritte nel passato) le uccide tutte quante e tutte insieme, e nessuna Polizia Morale è autorizzata a decidere quali e quante siano le espressioni “vietate”.
Persone di sinistra mi hanno insegnato, ieri, che la contraddizione, la contaminazione, la ribellione alla regola, l’impurità sono il sale della vita, possibile che persone di sinistra, oggi, soprattutto in America, impongano pratiche purificatrici, e il conseguente catechismo?

Anche questo...


I soliti noti

di Marco Travaglio 

Le carte della Verdineide confermano purtroppo che l’Italia è la culla del giustizialismo. Infatti Verdini, condannato definitivamente a 12 anni di carcere per due bancarotte fraudolente, ha scontato ben 91 giorni in galera, poi tre anni fa ottenne i domiciliari nella villa di Pian dei Giullari perché a Rebibbia rischiava il Covid (gli altri 1200 detenuti invece no). Ma era sempre a Roma in permesso per visite odontoiatriche (certe zanne richiedono una manutenzione quotidiana e a Firenze notoriamente non si trova un dentista manco a pagarlo). E bivaccava al ristorante Pastation del figlio Tommaso per incontrare lui, il suo socio Pileri e gli imprenditori che mantenevano la sacra famiglia. Da settembre è indagato pure per aver violato i limiti dei domiciliari, ma le feroci toghe rosse non hanno ancora pensato di rispedirlo in galera. Resta da capire cosa debba fare di più un onesto delinquente per riuscire a finire dentro.

Ma il dato più inquietante è l’endemica mancanza di ricambio nelle classi tangentizie. Una gerontocrazia che non si rassegna alla pensione e monopolizza il mercato della mazzetta tarpando le ali a tanti giovani ansiosi di farsi valere. Non c’è solo l’eterno Verdini che, oltre alle bancarotte, vanta citazioni (anche a giudizio) nei casi P3, P4, terremoto dell’Aquila, Scuola dei marescialli (condanna e prescrizione), Consip (condanna in tribunale). C’è pure Lorenzo Cesa, arrestato la prima volta nel ’93 per tangenti su appalti Anas e reo confesso in un verbale dall’incipit memorabile: “Intendo svuotare il sacco”. Ora non è indagato, ma fa sempre cose e vede gente. È indagato invece Vito Bonsignore, già deputato andreottiano e imprenditore autostradale, pregiudicato per le mazzette del ’92 sull’ospedale di Asti, celebre anche perché 32 anni fa un manager Fs raccontò ai pm di avergli consegnato 100 milioni di lire in una scatola di cioccolatini davanti a Montecitorio, poi tornato in auge per la scalata Bnl (condannato e poi assolto) e per un conto di 5 milioni di euro in Liechtenstein. E in società con Pileri, socio dei Verdini, c’era Andrea Carminati, figlio di Er Cecato. Del resto già le retate Expo e Mose del 2014 avevano riportato ai disonori delle cronache i revenant del 1992: Greganti, Frigerio, Luigi Grillo, Baita, Maltauro… Non si butta mai via niente, l’usato sicuro tira sempre: chi non muore si risiede. È per via dell’esperienza: Verdini, fra un’otturazione e l’altra, dispensava ripetizioni su come mascherare le tangenti da consulenze. Come Totò-Dante Cruciani che, in vestaglia a righe sulla terrazza dei domiciliari, erudisce i Soliti ignotisu come si scassina una cassaforte. Poi arriva “la madama” e lui finge di fare il bucato: “Maresciallo, come vede si lavicchia”.

mercoledì 3 gennaio 2024

Imbarazzante

 


Circondata da stuoli di esperti in infiascamento d'aria fritta, vulgo influencer, è tornata madame 29milioniemezzo di followers. Ed è tornata nel modo più imbarazzante, quasi che qualcuno l'abbia costretta alla fuga, alla sparizione per eclatante manovra pro lucro, ponendola in una situazione di difficoltà, evidenziata per farci distogliere lo sguardo dalla Luna, fissando il dito, il suo dito di donna arrivata, caduta e sofferente per pareri e giudizi che l'hanno ferita. Il dito appunto. La Luna, ovvero il pandoro venduto a prezzo triplicato, i soldi in saccoccia e l'elemosina fatta ai bimbi dell'ospedale torinese prima ancora di iniziare la campagna pubblicitaria, quella no, non va vista, rimirata, scrutata per poter poi esclamare a gran voce "ma come caxxo hai fatto a lucrare su queste sofferenze?" 

Lei ringrazia i buoni, per lei, ossia coloro che le sono stati vicino in questi ispidi frangenti, implorandola a tornare sui social (sai che culo!) e non tutti coloro che hanno vomitato l'anima, nauseati per un tale affronto al dolore, di bimbi poi! I cattivi che la vorrebbero vedere pagare, non il milione-bruscolino (per lei) già promesso una volta scappati i buoi, ma la sacrosanta perdita di consensi, di fiducia, di attenzione verso chi, come lei, fa business con i sentimenti, alterandoli, soggiogandoli all'arsura innata di arraffare a più non posso, per rimanere dea dell'apparire, il grande male oscuro di questi beceri tempi. 

"Non sappia la tua destra ciò che fa la tua sinistra" si legge nel Libro. Quando vivi la carità, quando ti avvicini alle difficoltà, resta silente, nascosto, furtivo. L'esatto opposto della dea cavalcante il web, col dito capace di non far scorgere il grande dramma della Luna. 

Preparativi




Similitudine




Robecchi 24

 

Buon anno nuovo. Le notizie positive bisogna inventarle, le altre ci sono tutte

di Alessandro Robecchi 

Né ridendo né scherzando, è arrivato l’anno nuovo. Sono in ritardo per gli auguri, e per fortuna, perché a parte la sopravvivenza, o di riuscire a pagare le bollette, o di non dover prenotare una visita specialistica tra otto mesi e mezzo, non saprei cosa augurarvi. Mi spiace, non vorrei essere pessimista, non lo sono di natura, ma mi sembra che i tempi suggeriscano questo: il realismo è già una notevole vocazione al disastro.

In cerca di qualche buona notizia per allietarci l’inizio del 2024, mi accorgo che non ce ne sono, e le migliori dovrei inventarmele di sana pianta. Tipo, che so, la scoperta di una fitta rete di tunnel sotto Firenze, che collega le varie residenze dei Verdini. Essendo tutti ai domiciliari, hanno scavato per passarsi bottiglie di champagne e verbali delle intercettazioni. A piede libero è rimasta quasi solo la figlia, che però, essendo fidanzata con Salvini, è quella che ha la condanna peggiore. Dove sono i garantisti quando servono? Eh?

Potremmo svagarci un po’ con il fenomeno dell’anno, Javier Milei, il nuovo presidente dell’Argentina, idolo dei liberisti di tutto il mondo, un mix micidiale tra Milton Friedman, il dittatore dello stato libero di Bananas e un vicedirettore de Il Foglio. Ho letto l’elenco delle sue riforme e in effetti manca solo “da domani la lingua ufficiale sarà lo svedese”, il resto c’è tutto, compresi il divieto di manifestare, di scioperare e di non dire “viva Milei”. Non vi sfugga la geniale innovazione: eravamo abituati ai liberali che aprono la porta al fascismo, qui si salta un passaggio (inutile lungaggine burocratica), e il liberale diventa automaticamente lui, il fascismo. Fidatevi, si risparmia. Resta solo una considerazione un po’ amara: per aver votato questo qui, pensa com’erano gli altri, che è un po’ quello che diremo tutti noi dopo le elezioni europee.

Poi, per tirarsi un po’ su il morale, non c’è nulla come le buone letture. Vi consiglio il Bloomberg Billionaire Index, cioè l’annuale hit parade dei miliardari del pianeta. Istruttivo, anche se non favorisce la digestione. Stando alle recenti quotazioni di Borsa, il più ricco del mondo è Elon Musk, con 232 miliardi di dollari in tasca, 93 in più rispetto all’anno precedente, che fa dieci milioni e mezzo di dollari all’ora, un salario minimo abbastanza soddisfacente. Forse per quello la “destra sociale” l’ha applaudito tanto, alla sagra fantasy di Atreju, perché “destra” va molto di moda, ma “sociale” non si porta più, è un po’ out.

Una nota triste, il rischio di indigenza per Bernard Arnault, il capo mondiale del lusso, che si ferma a 178 miliardi: qualcuno nel 2023 si è scordato di smacchiare la borsa Louis Vuitton con lo champagne millesimato, e lui ne paga le tristi conseguenze passando dal primo al secondo posto, che decadenza, suggerirei di lanciare una sottoscrizione. In tutto questo, una nota di orgoglio nazionale: grazie al governo della destra, e al signor Giorgetti in particolare, dovremo tagliare dal bilancio dello Stato 12 miliardi e mezzo all’anno fino al 2031. Lasciamo stare che quelli che hanno firmato questo patto sono gli stessi che hanno vinto le elezioni dicendo “Mille euro a testa con un click”, tipo la sora Giorgia, “uomo dell’anno”, quisquilie, non fermatevi ai dettagli. È bello avere questa vocazione al risparmio, e potrei anche suggerire dove tagliare visto che spenderemo 13 miliardi all’anno in armamenti, difesa, carri armati e altri giocattolini. Che ci vuole, basterebbe prenderli da lì.

No, eh? Mi pareva. Buon anno lo stesso.