mercoledì 29 novembre 2023

Schiaffo a Roma


Schiaffo Capitale 

di Corrado Augias

In tempi normali un risultato come questo sarebbe stato inconcepibile. Esposizione universale 2030, candidate tre capitali o importanti città di Arabia Saudita, Corea del Sud, Italia - cioè Roma. Le persone ingenue non avevano dubbi sull’esito: Roma, naturalmente anche se l’Arabia Saudita, con Riad, veniva data da più parti per favorita. Le persone più avvertite su ciò che si sta muovendo nel mondo puntavano su un risultato meno duro: ballottaggio tra Roma e Riad, con esclusione dunque della città sudcoreana, famosa per un tempio, un mercato del pesce, alcune belle spiagge. Nulla di nemmeno confrontabile con Roma. Non è andata così. Riad, capitale e grande polo finanziario dell’Arabia Saudita, ha stravinto con 119 voti. Seconda Busan, 29. Ultima Roma 17 (diciassette) voti.

Che io ricordi è la più grave umiliazione che Roma, e l’Italia, abbiano avuto da molti anni a questa parte. Credo che si debba risalire al periodo che seguì immediatamente il fascismo per trovare un affronto equivalente, erano anni quelli in cui la nobile figura di un presidente del Consiglio come Alcide De Gasperi non riusciva a trovare alcun ascolto nei consessi internazionali. È probabile che stia mescolando un po’ emozionalmente le carte di tavoli diversi, ne sono consapevole, ma quello che è accaduto a Issy-les-Moulineaux (dove s’è svolta la votazione) lascia sgomenti. Per attenuare la botta cerco di elencare le possibili attenuanti all’origine dello smacco. Riad dispone di immensi capitali capaci di sedurre, attrarre, compiacere (giro intorno ad un innominabile centro) chiunque, a cominciare dal senatore Matteo Renzi che a Riad è di casa, di Roberto Mancini che lì è velocemente approdato, o di Cristiano Ronaldo che dell’operazione Expo è stato pagatissimo sponsor. L’abbondanza di denaro è tale da aver spinto i sauditi alla sfrontatezza di pagare fior di milioni per avere il marchio della propria pletorica “Riyad season” sulle maglie della città concorrente, cioè Roma. Uno sberleffo preventivo, lo potremmo chiamare a cose fatte. Non credo però che il denaro sia tutto. Un altro elemento in gioco è che il fascino di una città come Roma, che negli anni Sessanta imponeva a livello mondiale il suo nome nella moda e nel cinema, è ormai al tramonto (temporaneamente, spero).
La città è in declino compreso il suo centro storico, i romani lo sanno, i visitatori se ne rendono presto conto. Non si vive di solo Colosseo anche se si toglie di mezzo l’arroganza di gladiatori e centurioni che infastidiscono o taglieggiano i turisti. A Roma basterebbe mettere in piedi un museo con la storia animata della città per farne un’attrazione di potenza inimmaginabile. Non esiste altra città al mondo che abbia una storia di quasi trenta secoli, dalla città arcaica all’impero di papi. Qualche amministrazione ha tentato di lanciare l’idea, subito diventata una palloncino sgonfio. Per di più, ecco un ulteriore elemento, gli equilibri del mondo si stanno spostando verso nuove terre e nuove città, compresa una capitale inverosimile come Riad, con la sua artificiosità tirata su a suon di petrodollari. Agli occhi di molti ormai più attraente di una vecchia capitale del mondo che fu. Anche al netto di queste possibili attenuanti, lo schiaffo di Issy-les-Moulineaux resta bruciante e qui entra in ballo non più la capitale ma l’intero Paese, cioè l’Italia e il governo che la regge. Abbiamo un ministero del Turismo affidato a una donna inesperta e assai discussa, un ministero dell’Agricoltura con la pomposa aggiunta della “sovranità alimentare” (qualunque cosa voglia dire) affidato ad un uomo poco accorto, una presidente del Consiglio la quale confessa che quando il suo ufficio chiama l’Eliseo a Parigi non rispondono nemmeno al telefono. Non voglio dare prova di particolare accanimento antigovernativo, constato solo che il nostro prestigio, dopo la breve fiammata del governo Draghi, è precipitato a livelli molto bassi nella considerazione globale. Sull’Italia in altre parole si può infierire, perché riempirsi la bocca con la parola “nazione” serve a poco quando non si hanno gli strumenti pratici per sostenerla davvero “la nazione”, quando ci si nutre di sogni (come il famoso Ponte), smarriti in una lite continua alla disperata ricerca di qualche voto in più.

Come dargli torto?




Riflessione

 


Eppure...

 



Eppure i preparatori atletici del Milan (qui in foto) smentiscono che gli infortuni dipendano da errori di preparazione…

Scoglio Nati

 

Concessioni. Al governo è riuscito un miracolo: più spiagge per tutti
di Alessandro Robecchi
Non potendo cambiare la Storia – nonostante innumerevoli tentativi – cambiare la geografia deve essere sembrata un’idea entusiasmante al governo della destra italiana. E siccome (da anni) si discute di come regolamentare un po’ meno vergognosamente le concessioni balneari italiane con l’applicazione della famigerata direttiva Bolkestein, è stata istituita una speciale commissione con un compito titanico: contare i chilometri (lineari e quadrati) delle coste italiane. L’obiettivo: dimostrare che le concessioni balneari in Italia (traduco: le spiagge privatizzate cedute dallo Stato per due cipolle e un pomodoro a fronte di ottimi guadagni) non sono poi così tante rispetto al totale dei metri di terra che si affacciano sul mare. E infatti la commissione ha fatto il suo lavoro con il metro in mano e… colpo di scena: le coste italiane sono passate in pochi mesi da circa 8.000 chilometri a più di 11.000, 3.000 chilometri di coste in più, che manco i pani e i pesci del famoso miracolo.
In pratica, i geometri del governo hanno contato aree urbane, il perimetro dei Faraglioni, gli scogli, i frangiflutti, le spiaggette di due metri incastrate tra promontori a strapiombo, le scogliere scoscese. Vai al mare? Portati una picozza e i chiodi da roccia. Tutto quello che affaccia sulle onde fa il totale, e gira che ti rigira, giocando su chilometri quadrati oltre che su quelli lineari, è saltato fuori – vedi a volte i miracoli – che le spiagge date in concessione per turismo sarebbero il 19 per cento dei terreni demaniali anziché il 65. È un po’ come quando si contano i disoccupati che, per dire che sono pochi, vengono calcolati in modo assurdo e risulta occupatissimo anche chi ha lavorato un’oretta a settimana: scienza statistica applicata all’ideologia.
Va bene, allora, abbiamo più accessi al mare di quanti ne abbiamo mai conosciuti, hurrà! Quindi, siamo lieti di dare una buona notizia a chi quest’estate vorrà andare a fare il bagno senza rompere tanto i coglioni al libero mercato e senza svenarsi: potrà recarsi in una zona industriale, una raffineria, un porto commerciale, un’area marina protetta, oppure nuotare fino a posti irraggiungibili, o piantare l’ombrellone su uno scoglio.
La Commissione europea, che i nostri eroi pensavano di inchiodare sul bagnasciuga come da antica tradizione, ha fatto un sonoro marameo, dopo essersi accorta che i calcoli includevano zone escluse dalla possibilità di sfruttamento turistico. Insomma, nonostante il fantasioso tentativo del genio italico, dall’Europa fanno sapere di non avere la sveglia al collo e di non essere così scemi come il nostro governo spererebbe con il suo trucchetto da magliari. E del resto, si può dire che la destra italiana, pur di non affrontare il tema delle concessioni e del malcontento dei balneari, suoi grandi elettori, le ha davvero provate tutte. Ancora si ricorda, ad esempio, la giaculatoria triste del ministro del Turismo (!) Santanchè, che a un incontro con Confesercenti, magnificando le spiagge private italiane (tipo quella di cui era azionista), denunciava il degrado di quelle pubbliche “piene di tossicodipendenti e rifiuti”.
Insomma, allegri! Se siete di quelli che lamentano, una volta arrivati in vacanza, che la spiaggia pubblica sia lunga qualche metro e quella a pagamento alcuni chilometri, avrete la vostra rivincita. Più spiagge per tutti: private quelle dove fare il bagno e sdraiarsi al sole, e pubbliche quelle dove potrete sedervi al tramonto e dire: “Ma guarda che bella raffineria!”.

Travaglio!

 


Il posto giusto

di Marco Travaglio 

Esperimento: prelevare un mafioso detenuto al 41-bis, bendarlo, portarlo a un dibattito in Parlamento senza dirgli dov’è e lasciarlo in ascolto.
“Mi raccontano di riunioni di magistrati che parlano di come fermarci. Siccome ne abbiamo viste di tutti i colori, mi aspetto ricomincino”. “Il pericolo è l’opposizione giudiziaria che ci ha sempre affossati”. “Dopo i casi Tortora, Mannino, Mori e la storia di centinaia di persone dal 1994 a oggi, si può nascondere come si è comportata una parte della magistratura?”. “Non se ne può più, ci vuole una riforma della giustizia”. “Siamo sotto attacco, arriveranno nuove inchieste”. “Se non facciamo qualcosa, verranno a prenderci uno per uno”. “Mi aspetto le solite inchieste a orologeria”. “Fanno politica con le indagini”. “Aveva ragione Silvio, i giudici sono pazzi, antropologicamente estranei alla razza umana: se fai quel mestiere devi essere mentalmente disturbato”. “Bisogna fargli il test psico-attitudinale”. “E dargli le pagelle come a scuola”. “Sì, ma il voto dobbiamo darglielo noi avvocati, così ci divertiamo”. “I magistrati sono un cancro da estirpare”. “Peggio della banda della Uno Bianca”. “Eversori, roba da Brigate rosse”. “Tangentopoli è stata una barbarie”. “Puro Terrore giacobino”. “Invece di inseguire teoremi su di noi, vadano a prendere i veri delinquenti”. “Io non ce l’ho con tutti i magistrati, solo con quelli che mi perseguitano”. “Si sono pure inventati la trattativa Stato-mafia”. “Rovinano il buon nome della Sicilia”. “E della Campania allora?”. “Ma pure della Calabria”. “Danneggiano l’economia e il Pil”. “Le tasse sono un pizzo di Stato”. “L’evasione di chi si vede chiedere il 40 o 50% del guadagno è un diritto naturale nel cuore degli uomini”. “Lasciamo in pace le partite Iva e diamo la caccia ai veri evasori”. “E basta con ’sti Pos e ’sti limiti ai contanti, io pago e incasso cash, mica siamo in Russia”. “Con la mafia bisogna convivere”. “Il Ponte sullo Stretto ce lo invidierà tutto il mondo”. “Basta controlli antimafia, rallentano gli appalti e i lavori”. “Non possiamo mica fare una gara per ogni appalto”. “Le intercettazioni violano la privacy e la Costituzione, sono un inutile spreco di denaro”. “Tanto i veri mafiosi non parlano al telefono”. “Bisogna abolire l’abuso d’ufficio”. “E il traffico di influenze illecite, allora?”. “La blocca-prescrizione di Bonafede è una bomba atomica”. “Bisogna ripristinare la prescrizione, che è una garanzia per tutti”. “O almeno tenerci l’improcedibilità”. “Pure questo Ranucci di Report ha scassato la minchia”. “Sì, ma pure ’sto Fatto Quotidiano”.
A questo punto il mafioso prova a indovinare dove si trova: “Avverto un clima familiare, sento aria di casa… Ci sono: è un summit di cosca?”. La risposta è esatta!

Gustatevelo!

 

Oltre a essere il mio attore preferito, è anche un grandissimo uomo! Bravo Bob!!!