mercoledì 22 novembre 2023

Ragogna

 


Riflessione

 

Codice rissa
di Marco Travaglio
Il bello e il brutto dell’“educazione all’affettività”, invocata come arma letale e “bipartisan” contro i femminicidi, è che gli educatori e gli educandi non saranno tutti uguali: saranno cittadini in carne, ossa, idee, giudizi e pregiudizi. E non sempre la carne, le ossa, le idee, i giudizi e i pregiudizi degli educatori coincideranno con quelli degli educandi, né tantomeno con quelli dei loro genitori, parenti, amici e modelli di riferimento. Quando i politici di sinistra o del M5S propongono lezioni scolastiche di affettività, le pensano molto diverse, se non opposte, da quelle immaginate dai meloniani, leghisti, o forzisti. Ma i programmi scolastici li decide il ministero: quando governeranno gli uni emaneranno certe direttive per il corpo insegnante e quando governeranno gli altri le sostituiranno con tutt’altre. Così avremo un bipolarismo dell’affettività che cambia ogni cinque anni (se va bene, o male a seconda dei gusti) e incrocia i cicli scolastici: due anni affettività di destra e tre di sinistra, o viceversa. Sempreché gli insegnanti destri obbediscano ai ministri sinistri e i sinistri ai destri. Immaginiamo un ragazzo di destra o un bambino con genitori di destra e un docente di affettività di sinistra: il ragazzo contesta l’insegnante per come gli parla di gay, gender fluid, aborto, divorzio, contraccettivi, e i suoi compagni si schierano un po’ con lui un po’ col prof; il bambino racconta a casa cosa gli hanno insegnato e l’indomani i genitori vanno a protestare con l’insegnante o col preside, poi scrivono ai giornali o sui social o nei talk, poi la Meloni, o Salvini, o Valditara, o Lollobrigida, o Pillon, o Mollicone (quello che vuole spezzare le reni a Peppa Pig) chiedono la cacciata del “Professor Gender”, mentre le opposizioni lo difendono. Stessa scena se il prof è un destro maschilista patriarcale “pro life” e “anti-gender”, di quelli che fanno impazzire la sinistra femminista e Lgbtq+: ne basterebbe uno per far pentire Elly Schlein e tutti i tifosi della famosa legge bipartisan per l’educazione all’affettività. Ma, siccome metà dei votanti è di destra, di insegnanti ne avremmo migliaia.
Nel migliore dei mondi possibili si rispetterebbe l’autonomia della scuola, si discuterebbe civilmente, si sentirebbero gli esperti, si esporrebbero le varie opzioni e si lascerebbero le conclusioni al libero arbitrio degli studenti. Ma siamo il Paese del palio delle contrade, dove basta un voto negativo al cocco di mamma o un fallo fischiato al figlio di papà per scatenare la furia dei genitori contro l’insegnante o l’arbitro che “non si deve permettere”. Siamo realisti: anziché educare all’affettività, la scuola diventerebbe una via di mezzo fra il Vietnam, il pollaio e la prima pagina di Libero. Altro che bipartisan. E i ragazzi, mentre i grandi litigano, tutti su Youporn.

L'Amaca

 

La democrazia e i bambini
DI MICHELE SERRA
Non sapremo mai quanti bambini sono morti nella striscia di Gaza, considero Hamas (opinione personale) una fonte inattendibile.
Unicef, che è fonte terza, parla comunque di migliaia di bambini morti. Non mi interessa la discussione sulla corresponsabilità di chi si fa schermo della popolazione civile, e degli ospedali, per organizzare la guerra: a Gaza gli spazi sono così compressi che non è facile capire quanto la promiscuità tra “militari” e “civili” sia frutto di calcolo, quanto di costrizione. Se si ammassano in una gabbia due milioni e mezzo di persone, di quelle persone sarà sempre più difficile distinguere il ruolo e le intenzioni.
Ciò che resta, al netto delle opinioni, sono i bambini morti. Tanti quanti bastano ad approfondire fino all’abisso il solco dell’odio eterno tra i due popoli. Ben oltre il lutto del momento, qui si parla della definitiva istituzionalizzazione di una guerra etnica che non potrà mai più avere fine. Etnico fu l’assalto ai kibbutz del 7 ottobre, morte agli ebrei, ugualmente etnica, al di là di ogni proclama, la risposta di Israele: morte ai palestinesi.
Non è immaginabile che Netanyahu lo capisca: le destre nazionaliste sono, prima di tutto, stupide. Ma chi ancora crede nella distinzione, anche etica, tra “democrazie” e non, trema per la paura, e per lo scoramento, di fronte a una democrazia che agisce con la stessa bruta ottusità dei suoi nemici, ingigantita dalla prevalenza militare e tecnologica. Come Bush e Blair dopo l’undici settembre, Netanyahu è l’incarnazione dell’incapacità delle democrazie di distinguersi, di cambiare copione, di battere l’avversario prima di tutto sul terreno dei princìpi. Noi tifosi della democrazia siamo in lutto. A che vale, sentirsi “migliori”, se peggiore è il risultato?

Chi conta veramente


 

Molari a rischio


 

Probabilmente dopo gli allenamenti gli saranno rimasti si e no due molari...

martedì 21 novembre 2023

Viene da dire vaffanculo!




L'Amaca

 

Una scintilla da custodire
DI MICHELE SERRA
No, non cambierà granché, neanche questa volta. Ma qualcosa forse sì. Si è visto nei tigì (in servizi troppo brevi) il raduno degli universitari di Padova — erano migliaia — per salutare Giulia. Quel grido collettivo, quelle lacrime di insurrezione avevano qualcosa di “prima volta”, come di una scintilla politica. Per nessuna questione importante esiste, del resto, altra soluzione e altra strada, se non la trasformazione di un’esperienza collettiva in azione sociale e culturale, dunque in politica. Qualunque cosa voglia dire, questa parola, per i ventenni di oggi.
Solo pochi giorni fa un leghista, in Parlamento, definiva «una porcheria e una nefandezza» la proposta di introdurre nelle scuole, fino dalla materna, l’educazione sessuale e sentimentale.
Oggi, di fronte a delitti come questo, quasi tutti ne parlano come di una necessità. Ma quando la bolla mediatica si affloscerà (così funzionano i media, per rapida successione di bolle) si tornerà all’evidenza di un governo refrattario perfino all’uso del concetto di “genere” e dei suoi derivati: vedi Meloni che si fa incredibilmente chiamare “il presidente”.
Impossibile pretendere da un governo simile qualunque parola o atto che rimetta in discussione quel “così è sempre stato” che è la vera base di ogni pensiero conservatore.
Quelle ragazze e quei ragazzi in lacrime devono saperlo, che la loro forte emozione di questi giorni svanirà come rugiada al sole se non vorranno e sapranno sedimentarla. Studiare, parlare, organizzarsi, non accontentarsi delle schermaglie sui social. Il privato è politico, si disse. Con i distinguo del caso e le mutazioni degli anni, bisogna dirlo ancora.