Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
giovedì 9 novembre 2023
L'Amaca
mercoledì 8 novembre 2023
Grande Alessandro!
Da qualche giorno (me ne scuso) rifletto sul mio status di occidentale, che secondo alcuni acutissimi osservatori, commentatori, corsivisti, strateghi, arruffapopoli e guerrieri da divano, dovrebbe essere la mia collocazione naturale nei conflitti armati in giro per il mondo. Abitando a Milano (che è per metà del Qatar), in effetti sono più occidentale di uno che sta a Brescia, un po’ meno di uno che sta a Torino e devo ammettere che uno di Lisbona è molto più occidentale di me. Con una grande confusione geografica, però, perché risulta che uno di Casablanca, per dire, non è così tanto occidentale, mentre uno che compra la Lamborghini a Dubai sì, lo è parecchio, e lo dice su Tik Tok.
Ma siccome quando si dice Occidente si intende un sistema di valori e un certo standard di vita, non oso negare: ho una casa, una macchina, figli che studiano, vado moderatamente a cena fuori, nessuno occupa la mia casa, l’ospedale non è una sciccheria ma nessuno lo bombarda, non ammazzo per questioni etniche, o religiose, le ragazze che conosco non vengono picchiate per come tengono i capelli. Insomma sì, sono occidentale, il che dovrebbe – nei sogni di quelli che bramano lo scontro di civiltà, da Oriana Fallaci in poi – arruolarmi di diritto da una parte, ed è qui che il mio essere occidentale vacilla un po’. Perché – mi viene in mente – era occidentale anche Colin Powell con la sua boccettina di antrace all’Onu. Erano occidentali quelli che torturavano la gente ad Abu Ghraib, e se ho visto quelle prodezze occidentali è grazie a un giornalista occidentale, Julian Assange, che adesso sta detenuto (in Occidente, non in Iran) per avermele fatte vedere. Leggo che oggi lo Stato di Israele sarebbe un baluardo per l’Occidente, anche se ha ammazzato diecimila persone e migliaia di bambini in un mese, in rappresaglia ormai di uno a dieci, per l’aggressione di Hamas, altri morti innocenti e altri bambini vittime.
Ovviamente non mi si chiede di essere occidentale per accidente geografico, ma per condivisione di valori, e qui, se possibile, la cosa si complica ancora di più. Anche gli imbecilli che accusano chiunque dica “Cessate il fuoco” di simpatizzare con Hamas sono occidentali, e prima o poi tocca a tutti, dal papa ad Amnesty International, dall’Onu a Greta Thunberg, fino alle centinaia di migliaia di occidentali di religione ebraica che chiedono la stessa cosa. Poi magari mi sbaglio, ma considero la laicità, la separazione delle questioni di Stato e di governo da quelle religiose, una faccenda piuttosto occidentale. E invece sto assistendo a una guerra senza esclusione di colpi tra gente che sbudella gli occupanti infedeli in nome di Allah e altra gente (il baluardo dell’Occidente, secondo gli accecati) che cita il profeta Isaia, che parla esplicitamente di “vendetta” come ha fatto Netanyahu citando un passo della Bibbia su Amalek, passo che sono andato a cercare: “Ora va’ e colpisci Amalek, vota allo sterminio tutto ciò che hanno e non risparmiarli, ma uccidi uomo e donna, bambino e lattante, bue e pecora, cammello e asino” (Samuele 15:3).
Come baluardo dell’Occidente, e lo dico da occidentale, non mi piace per niente, ecco. Come non mi piaceva il Sudafrica dell’apartheid, come non mi piacciono i coloni illegali in Cisgiordania, o i matti che, pur facendo i ministri in un governo baluardo dell’Occidente, sognano l’atomica su due milioni di persone innocenti. Io no, grazie, declino gentilmente l’offerta di reclutamento. Occidentale, va bene, ma preferisco disertare.
Selvaggia e la fuori di testa
Abbiamo anche il virtuosismo di Federico Rampini. Secondo lui nelle piazze e sui social sta accadendo un fatto preoccupante, anzi, a dir poco spaventoso: si sta sempre dalla parte dei più deboli. Dei più poveri. E non si ferma qui. I giovani, secondo Rampini, detestano la ricchezza di Israele perché è “la prova schiacciante di una colpa; si accompagna alla certezza che questo benessere è il frutto di crimini contro l’umanità”. In pratica sono le industrie hi-tech sul suolo israeliano a infastidirci, mica le bombe su quello di Gaza. E il sospetto che Israele stia commettendo giusto un paio di crimini contro l’umanità viene mica per i missili su ambulanze e file di sfollati, è che rosichiamo per il suo pil. Poi c’è Udo Gümpel, che in un tweet rispolvera il sempreverde “La cosa più assurda che ci siano pure delle donne a gridare ‘Palestina free’, le quali sotto il regime islamista di Hamas non hanno il benché minimo diritto civile, e peggio ancora per le persone Lgbtqia+: sarebbero uccisi.”. Quindi per l’astuto Gümpel non dobbiamo difendere i diritti dei palestinesi neppure noi. In pratica le leggi di guerra valgono solo nei Paesi in cui c’è il gay pride, negli altri i gay possono essere bombardati a piacimento e che nessuno si indigni. Infine, menzione d’onore per Lucetta Scaraffia che nel suo articolo su La Stampa ieri sottolineava l’ambiguità del papa che ha ricevuto i rabbini europei, ha stretto le mani a tutti, ha consegnato loro una lettera ma ha osato non leggerla a voce alta perché non si sentiva bene. “Viene da pensare che il pontefice non sia del tutto sicuro che le vittime di un attacco ingiustificato abbiano il diritto a difendersi”, ha scritto Scaraffia. No, viene da pensare che fosse afono. Fossi il papa ricorderei a tutti che esiste un aggressore – l’influenza – e un aggredito – lui. Nessuno oserà più replicare.
Vista pazzi
L'Amaca