martedì 31 ottobre 2023

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L'avanzata dei Pronto soccorso privati, come funzionano e cosa si rischia 




di Donatella Zorzetto

Si stanno diffondendo in Italia con l'obiettivo di garantire cure immediate evitando le code, ma si paga di tasca propria. Nuovi ambulatori aperti a Milano e Roma. Parla il pioniere: "Siamo una sicurezza"

Si stanno diffondendo in tutta Italia, facilitati dal numero sempre crescente di persone arrabbiate di fronte alle code nei punti di accesso ai Dipartimenti di Emergenza-urgenza degli ospedali pubblici. Sono i Pronto soccorso privati, che da Nord a Sud stanno avendo successo. Molto successo. Perché la gente ragiona più o meno così: pago, ma posso risolvere il mio problema di salute subito e bene. Va detto, però, che se da una parte aumentano i punti di riferimento per chi è in emergenza, dall'altra c'è chi frena. Fabio De Jaco, presidente della Società Italiana di Medicina di Emergenza Urgenza, prospetta un'ipotesi inquietante: "Siamo sicuri - dice - che chi accede a questi servizi poi non debba tornare al Pronto soccorso pubblico perché magari un mal di testa era un ictus o un mal di pancia un infarto e serve una Unità complessa per gestirli?".

Il pioniere dei Pronto soccorso privati

Se si va a scavare nel groviglio di informazioni che proliferano sui Pronto soccorso privati italiani escono un nome, 'Codice verde', e una città, Milano (ambulatori in via Carlo Crivelli 15/1 aperti dalle 9 alle 19) che formano la carta d'identità del primo esempio di assistenza sanitaria d'urgenza non pubblica in Italia. Il direttore sanitario è il dottor Carlo Zamponi, al lavoro per 39 anni nella chirurgia d'urgenza, che nel 2011 decise di realizzare questo progetto, appunto il primo in Italia nel suo genere. Ora, su questa strada, si stanno muovendo iniziative simili sul territorio nazionale. "Certamente adesso la realtà dei Pronto soccorso privati è favorita dalle condizioni sociali in cui viviamo", premette Zamponi.
Il progetto "Codice verde"

"Quando è nato il Pronto soccorso privato 'Codice verde', dodici anni fa, le difficoltà non sono state poche. Certo, io sono chirurgo d'urgenza e avevo dimestichezza con questo ambiente. Allora pensavo: tutti hanno bisogno di assistenza in urgenza, ma nessuno si fa carico di chi ha patologie minori. Così l'abbiamo chiamato 'Codice verde', proprio perché prendiamo in esame patologie minori classificate come codici bianchi e verdi, per cui mediamente una persona in un Ps pubblico a Milano deve aspettare cinque o sei ore prima di ricevere assistenza".
Qual è il meccanismo che il dottor Zamponi ha innescato? Per accedere a 'Codice verde' bisogna prima telefonare e prospettare il proprio problema. "Facciamo triage telefonico - conferma il direttore sanitario -. Questo per evitare che i pazienti vengano inutilmente da noi e quindi per saltare eventuali code". Alla telefonata, se l'urgenza rientra nella casistica prevista, segue la presa in carico: i pazienti raggiungono il poliambulatorio di via Crivelli e vengono visitati da uno specialista chirurgo. Mediamente ne arrivano 600 l'anno e per la prestazione pagano 150 euro, con l'aggiunta di un sovrapprezzo nel caso ci sia bisogno di ecografie o lastre (che vengono eseguite in una struttura vicina di fiducia), o se il paziente debba essere curato, quindi seguito nel tempo, dai medici del poliambulatorio.

Perché i Ps privati proliferano

Ora viene da chiedersi: perché, visti i costi che prospettano ai pazienti, questo ed altri Pronto soccorso privati stanno proliferando? È lo stesso Zamponi a rispondere: "Prima di tutto evitiamo alla gente di far code e poi, rimanendo nell'ambito degli interventi di minore gravità, garantiamo una qualità della prestazione che non sempre si può avere in ospedale, anche perché di guardia nei Pronto soccorso pubblici mandano spesso medici specializzandi senza esperienza. E poi siamo una fonte di sicurezza per gli stranieri che si trovano a Milano per lavoro, di passaggio, e non hanno un punto di riferimento per problemi sanitari. Senza contare che ci contattano studenti universitari residenti in altre città Italiane e che a Milano non hanno il medico di famiglia. Spesso facciamo le veci dei genitori".
I codici minori

In sostanza, ribadisce il fondatore di 'Codice verde', "Siamo una sicurezza". "Faccio un esempio - prosegue -. Se si avesse bisogno veramente di un intervento urgente perché si ha un infarto, e si entrasse in ospedale trovando davanti un centinaio di codici minori, si soffrirebbero le pene dell'inferno per essere visitati. I codici minori ostacolano il Pronto soccorso snaturandolo, cioè impedendo che sia accessibile a chi veramente ha bisogno".

"E' vero che le nostre sono strutture private, e quindi per accedervi bisogna sostenere un costo - conclude Zamponi - . Però da noi viene chi può permetterselo, e poi va detto che quasi tutti coloro che lavorano hanno un'assicurazione sanitaria integrativa che copre in buona parte i costi sostenuti. Così facendo si lasceranno le strutture pubbliche al servizio di pazienti che non hanno mezzi e che necessitano subito di una buona sanità".
Il risultato di tutto ciò è che i Pronto soccorso privati in Italia si diffondono a macchia d'olio. Quella che si viene a disegnare è una rete con caratteristiche diverse. Ecco qualche esempio. In Lombardia ha aperto l'ambulatorio di Medicina d'Urgenza e Primo Soccorso Bresciamed "per chi - spiegano i responsabili della struttura - non può aspettare ore in Pronto soccorso ospedaliero per patologie minori dal punto di vista clinico, ma non da quello personale". Affronta interventi chirurgici ambulatoriali non rinviabili, traumi, ferite o sintomi acuti di entità moderata, garantisce ecografie urgenti, e svolge urgenze burocratiche. È operativo in caso di infortuni sul lavoro, o su visite che necessitino di certificato di malattia. Il costo è a carico dell'utenza.

Ambulatori ad accesso diretto

Ma c'è anche altro. L'estate scorsa, il Gruppo San Donato al Policlinico San Marco di Zingonia (Bergamo) ha aperto un "ambulatorio ad accesso diretto" attivo di giorno dal lunedì al venerdì dove si affrontano, senza prenotazione, medicazioni, piccoli e medi traumi, distorsioni, problemi dentali, cistiti. Fatta l'accettazione e pagato il servizio (149 euro per la visita), il paziente è indirizzato allo specialista. Lo stesso Gruppo ha avviato due servizi analoghi, per codici bianchi e verdi, al Galeazzi Sant'Ambrogio, area ex Expo, e al Policlinico San Donato. In questo caso, la tariffa è di 190 euro e comprende gli esami di laboratorio. Si punta su ortopedico, cardiologo, urologo e dentista, introvabili nel pubblico: tariffa 190 euro inclusiva di esami di laboratorio.
Guardia medica privata

Roma non è da meno. Il Gruppo Villa Claudia ha attivato un servizio di assistenza medica 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, senza interruzioni festive, per i pazienti con emergenza medica, chirurgica o traumatologica che, se non gravi, sono indirizzati a Villa Salaria Hospital, altrimenti in ospedale. Una formula un po' diversa è quella che propone Romamed Service, servizio di guardia medica privata, che invia medici a domicilio per coprire urgenze anche ortopediche e pediatriche, e anche "per evitare le liste d'attesa di visite specialistiche" o lunghe code nel Ps dell'ospedale", o "perché non è rintracciabile il medico curante". Si muove su diverse aree di intervento: cardiologia, pediatria, urologia, ortopedia, chirurgia generale, Orl, gastroenterologia, neurologia, diagnostica cardiologica e radiologia.

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Premiazion cagaron

 



Scanzi e il Cazzaro

 

Salvini ha un’unica dote: non sa nulla di quello di cui parla
di Andrea Scanzi
La politica italiana è quasi sempre orrenda e avvilente, ma se non altro riesce ogni giorno a oltrepassare i confini del ridicolo e dell’assurdo. Vedere Matteo Salvini che accusa Amnesty International di “razzismo”, prendendo a pretesto la scelta di Amnesty di non partecipare a Lucca Comics per via del patrocinio dell’ambasciata di Israele, è qualcosa che va contro ogni umana immaginazione. Siamo ben oltre il “mondo al contrario” del fine linguista Vannacci. Salvini che accusa Amnesty International di razzismo è come Sgarbi che accusa Gandhi di essere scurrile. Come Rocco Siffredi che accusa la Roccella di essere disinibita. Come La Russa che accusa Guccini di essere troppo di destra. Siamo davvero un Paese meraviglioso (e ampiamente irrecuperabile).
Salvini ha una grande dote: non sa mai nulla di quello di cui parla. Interviene per sentito dire, ha una naturale propensione alla gaffe (chiamiamole così) e ogni sua dichiarazione è un distillato di qualunquismo, ignoranza e xenofobia latente. Sul Medio Oriente, a modo suo, ha le idee molto chiare: loro sono il Male e noi il Bene. L’Islam è – tout court – ricettacolo di terroristi, mentre lui (e i suoi tre o quattro adepti rimasti) incarna invece le sacre scritture della Bibbia, a cui come noto si rifà con comportamenti intrisi di empatia e umanità. Se Meloni ha spesso avuto in passato – come tutta la destra sociale – posizioni pro-Palestina, e adesso infatti tradisce imbarazzo nel fingersi da sempre vicina al popolo ebraico (come ha avuto il coraggio di dire l’orgoglioso camerata Ignazio), Salvini non sa nulla della secolare guerra tra Israele e Palestina e (dunque) in merito vanta solo certezze. Non nutrire dubbi, del resto, è “fortuna” e requisito antico di chi non legge e non studia, ma si limita a sproloquiare, tifare e sentenziare.
Salvini, a cui nessuno aveva peraltro chiesto un parere perché ormai il suo punto di vista interessa giusto Porro, si è buttato sul caso Zerocalcare-Lucca Comics con consueta grettezza dialettica. Ha scomunicato (a caso) il primo e celebrato (giustamente) la seconda, splendida manifestazione a cui non mancherà di partecipare. E qui a Salvini andrà di lusso, perché a Lucca non incontrerà i veri Tex Willer e Kit Carson ma solo quelli immaginari, altrimenti i due ranger lo avrebbero senz’altro “spedito a suonare l’arpa sopra una nuvola”, inesorabile destino che tocca a tutti i giuggioloni da loro incontrati.
Nella vicenda si è poi inserita Amnesty International, che per bocca del portavoce Riccardo Noury ha motivato una posizione analoga a quella di Zerocalcare, autore che da sempre si batte meritoriamente per la causa palestinese. Amnesty e Zerocalcare sono stati attaccati dal vicedirettore del Foglio (che non sapevo neanche esistesse), Andrea Marcucci (che non sapevo ancora esistesse) e Salvini. Mancano solo Pigi Battista, Sechi, Donzelli, Magliaro, la Gegia, lo Scrondo del Missouri e siamo a posto. In questo caravanserraglio di geni contemporanei, Salvini non ha mancato di svettare, accusando appunto di “razzismo” Amnesty International. E in effetti, lui, di razzismo (almeno quello) un po’ se ne intende. Le sue posizioni su rom, arabi e (più in generale) “extracomunitari” sono note. Ancora risuonano alcune sue parole sature di tolleranza come queste: “Con gli immigrati che arrivano in Italia è in corso una sostituzione etnica vera e propria. Bisogna scaricarli sulle spiagge, con una bella pacca sulla spalla, un sacchetto di noccioline e un gelato”. Quanta saggezza, quanta lucidità. Da qui a breve, come minimo, Salvini accuserà il Papa di bellicismo efferato, Scorsese di regia debole e Gasparri di intelligenza straripante. Che statista di primaria grandezza!

Mieli travagliato

 

Il giuramento di ipocrita
di Marco Travaglio
Se all’inizio della guerra Russia-Ucraina gli atlantisti de noantri mostrarono i primi sintomi di allergia alla logica, con l’ennesima guerra Hamas-Israele sembrano aver perduto il ben dell’intelletto. Non ci riferiamo ai dobermann da talk e da social che distribuiscono patenti di terrorismo e tagliagolismo a chiunque azzardi critiche al governo israeliano un po’ meno feroci di quelle della stampa israeliana. E nemmeno a quel minore del renzismo che twitta “Il Fatto è pieno di giornalisti antisemiti”, meritandosi una citazione in tribunale e una nel più vicino reparto psichiatrico. Ma a personaggi di ben altro spessore, abituati a studiare e a ragionare, anche per giungere a conclusioni diverse dalle nostre. Come Paolo Mieli, giornalista e storico. Già ci aveva sorpreso definendo “giustificazionista” di Hamas il discorso anti-giustificazionista di Guterres. Ma ieri, su La7, si è superato: “Vorrei fare una riflessione sugli ipocriti italiani. Quando fu invasa l’Ucraina, dicevano a Zelensky ‘ritirati perché la Russia è troppo più potente’. Ora nessuno dice al capo di Hamas di arrendersi. Sono propagandisti a cui non frega niente”. A parte il fatto che nessuno disse a Zelensky di ritirarsi (e da dove, visto che gli invasori erano i russi e lui era l’invaso?), semmai di negoziare un compromesso col nemico prima che il suo popolo subisse i guai peggiori che sta tuttora subendo, dopo il fallimento della controffensiva ucraina e l’inizio di quella russa, una domanda sorge spontanea: Mieli sta forse paragonando la “democrazia ucraina” al gruppo politico-terroristico Hamas? Nemmeno noi, che la democrazia ucraina non l’abbiamo mai granché notata, specie dopo la messa fuorilegge dei 12 partiti di opposizione e gli atti terroristici compiu oltre confine, ci saremmo sognati un accostamento così offensivo per Zelensky.
Di analogie fra le due guerre ce ne sono, ma molto diverse alla scombiccherata equazione mieliana. Israele, come la Russia, occupa territori non suoi. E l’Ucraina nega ai russofoni del Donbass l’autonomia promessa in due accordi a Minsk. Ma Israele e l’Ucraina sono nostri alleati, la Russia e Hamas no. E con gli alleati l’Occidente ha voce in capitolo e mezzi di pressione per farsi ascoltare, con i nemici no. Quindi i veri ipocriti e propagandisti sono quanti pretendono dal nemico Putin che si ritiri dalle regioni ucraine occupate, ma non pretendono dall’amico Zelensky che conceda l’autonomia al Donbass e un referendum per far decidere a quel popolo con chi vuole stare, né dall’amico Netanyahu che si ritiri dalla Cisgiordania, come Israele si impegnò a fare gradualmente nel 1993 a Oslo. Ecco, non vorremmo che Mieli, a furia di indagare sugli ipocriti e i propagandisti, scoprisse che il primo è lui.