venerdì 6 ottobre 2023

TRECENTOMILA!!!

 

Grazie grazie grazie!! 

Da quando è nato il blog oggi ha raggiunto la stratosferica, per me, cifra di 300.000 visite!!! 

Brave e bravi! 

Continuiamo a farci compagnia e soprattuto:

Evitiamo di assomigliare ad un Donzelli!!! 

In alto i cuori!!! E ancora grazie!!! 

(visto che è qui è tutto gratis... spargete la voce!)

Tradizionale Watson!




Riflettendo

 


A volte basta poco, altre volte tragedie come quella di Mestre, per farci riflettere sull'esistenza, sul destino, sulla precarietà della vita, sull'apparente ingiustizia, su quest'epoca proiettata verso un futuro sempre più labile, indefinito, palesemente friabile. 

Questa famiglia rumena ad esempio: scomparsa nel disastro, dissolta per cause ancora da accertare dopo una vita di sacrifici, di lotte col pensiero di questo mondo, con la forbice distanziatrice di classi sociali sempre più squaleggiante. Si erano concessi un premio, una vacanza a Venezia, come quelle che vedevano in tv ammirandone i godimenti degli "altri", dei differenti da loro per status, conti bancari e carte striscianti. Ci fosse qualcuno, amico immaginario o motore, c'aggrotteremo il cuore per domandargli " ma proprio loro? Dov'è la logica in tutto questo?" E nel contempo ecco quell'altro gruppo di tedeschi che han deciso, magari discutendone animatamente tra di loro, di ritardare il viaggio di ritorno al campeggio di qualche ora, salvandosi dall'ecatombe. Come ci dovremmo raffrontare con questo destino scivoloso, con il pregnante "Sliding Doors"?

Come pula che il vento disperde, come il fiore del mattino che appassisce la sera: vorremmo, e sudiamo camicie per smentire, sminuzzare, ridicolizzare, dimenticare la nostra caducità, prefabbricandoci un mondo simil granitico ed immarcescibile in cui recitiamo la flebile parte dei "sempre giovani." Non è così. E la famiglia dissolta, che salutiamo con tanto affetto e nostalgia, ci ricorda, ci dona, il chiaro messaggio di vivere il nanosecondo prossimo nella completa pienezza e gustosità, unica diga per controbattere la labilità della nostra incastonatura su questo sasso blu disperso nella periferia di una delle innumerevoli galassie di questa piccola porzione dell'universo.     

Chi sarà stato?

 


Pensierosi

 


L'Amaca

 

Lewis Carroll prende il taxi
DI MICHELE SERRA
Come aumentare il numero dei taxi circolanti mantenendo invariato il numero dei tassisti? I nuovi indirizzi del governo in materia sembrano ispirati da questo fantastico paradosso matematico, degno di Lewis Carroll. Nuove licenze saranno concesse ai titolari di quelle vecchie. E, se abbiamo ben capito, in caso di licenze nuove-nuove (cioè concesse, con inaudito arbitrio, a chi non è già tassista autenticato), sono previsti forti indennizzi ai vecchi licenziatari.
La vicenda comincia a essere veramente appassionante. Conferma che la natura corporativa di quel servizio pubblico non può essere messa in discussione; anzi, è uno dei capisaldi dell’identità nazionale.
Forse un giorno riformeremo la Giustizia, forse addirittura il Fisco, forse passeremo al monocameralismo, forse torneremo alla monarchia, forse diventeremo un protettorato cinese. Tutto è possibile, non la riforma dei taxi. Non trovare un taxi a Roma.
La cosa più divertente è che le prime reazioni delle associazioni di categoria, fin qui, non sembrano benevole. È come se il solo pronunciare la parola “taxi”, per giunta abbinandola al concetto di “regole”, fosse una profanazione.
Azzardo un modesto suggerimento, da parte di un utente molto devoto ai taxi: autogestione integrale. Si faccia una legge che assegna ai tassisti in carica l’autogoverno totale, con veto perenne a qualunque autorità, civile e religiosa, di interferire o di legiferare in materia.
Come in certi gloriosi moti anarchici del primo Novecento: insurrezione!
Autogestione! Abolizione di ogni legge e gerarchia! Sarebbe un modo, tra l’altro, per traghettarli finalmente a sinistra.

Che meraviglia!


 

Rimborsi record e soldi alla sua società Messina, è bufera sui conti del rettore
Ad accendere i riflettori un esposto della Gilda. La replica di Cuzzocrea, che è anche presidente Crui “Accanimento, non ho nulla da nascondere”

DI FABRIZIO BERTÈ

MESSINA — Oltre due milioni di euro di rimborsi a suo favore incassati tra il 2019 e il 2023. E ben 122.300 euro incassati in soli nove mesi dalla Divaga Srl, una società agricola siciliana, con sede a Viagrande, nel Catanese, di proprietà sua e della moglie e amministrata e rappresentata dalla madre. Una bufera che ha travolto il rettore dell’Università di Messina Salvatore Cuzzocrea, figlio d’arte (suo padre Diego è stato rettore nella stessa città tra il 1995 e il 1998), professore di Farmacologia e dallo scorso 15 dicembre presidente della Conferenza dei rettori universitari italiani.

A denunciarlo è stato Paolo Todaro, segretario della Gilda università e componente del Senato accademico messinese, che dieci giorni fa ha presentato un esposto alla procura della Repubblica di Messina, alla Guardia di finanza, alla Corte dei conti e all’Associazione nazionale anticorruzione per denunciare i rimborsi da urlo a favore di Cuzzocrea. Ben due milioni di euro incassati in cinque anni. Anzi, per l’esattezza, 2.217.844 euro nel periodo compreso tra il 2019 e il 2023: «Ho inviato una nota anche al Collegio dei revisori dei conti dell’Università di Messina e al direttore generale Francesco Bonanno», spiega Todaro, «per chiedere una verifica. E ho scritto anche al ministero dell’Economia e delle Finanze, al ministro Giancarlo Giorgetti, al ministero dell’Università e della Ricerca e alla ministra Anna Maria Bernini».

Si tratta di ben 40.324,44 euro al mese, equivalenti a 1.920,21 euro al giorno, esclusi i sabati e le domeniche. Un crescendo, arrivando nel 2022 alla cifra di 828.465 euro, corrispondente a una media di 69.038,75 euro di rimborsi mensili. Cifre da capogiro. Numeri a cui il rettore non ha voluto replicare. E spulciando i dati contenuti sul portale dell’Università di Messina, alla voce “Amministrazione trasparente”, appaiono rimborsi monstre a favore di Cuzzocrea, con soldi investiti per materiali, attività di ricerca e di laboratorio, giornali e riviste, manutenzione ordinaria e riparazioni di attrezzature, carta, cancelleria e stampanti, missioni e trasferte, servizi di rappresentanza, quote di associazioni e molto altro ancora. Tra cui servizi non altrimenti classificabili.
Ma nelle 4.744 pagine, sul sito dell’UniMe, oltre ai rimborsi a favore di Cuzzocrea stanno emergendo ordini e pagamenti destinati a far discutere parecchio. Tra il 20 gennaio e il 28 settembre 2023, infatti, in soli nove mesi, sono stati effettuati ben quattordici mandati di pagamento alla Divaga Srl, una società agricola siciliana, con sede a Viagrande, nel Catanese. Con ordini originati dai dipartimenti di Scienze veterinarie e soprattutto di ChimBioFarAm, quello di Cuzzocrea, si va da un minimo di 600 euro a un massimo di 17.900 spesi per manutenzione ordinaria e riparazioni di altri beni materiali, altri materiali tecnico-specialistici non sanitari, altri beni materiali diversi e altri servizi diversi non altrimenti classificabili. Il totale raggiunge la cifra di ben 122.300 euro.
Una società agricola, la Divaga Srl,costituita il 18 dicembre del 2018 e iscritta alla Camera di commercio il 9 gennaio del 2019, con un capitale sociale di 10mila euro, che si occupa di allevamenti di cavalli e altri equini e coltivazione di uva. E dalla visura camerale risulta che l’80% delle quote appartiene proprio al rettore Salvatore Cuzzocrea, mentre il restante 20% è di proprietà della moglie Valentina Malvagni. E l’amministratrice unica della società risulta essere la madre di Cuzzocrea, Maria Eugenia Salvo, moglie di quel Diego Cuzzocrea costretto alle dimissioni dopo una tragedia che colpì l’Università di Messina: l’omicidio dell’endoscopista del Policlinico Matteo Bottari. L’ex rettore e padre dell’attuale rettore fu indagato per favoreggiamento nell’ambito delle indagini sull’omicidio, poi fu accusato di aver simulato il furto e il danneggiamento della sua auto e per questo fu costretto a dimettersi. Ma le accuse a suo carico caddero completamente.

Salvatore Cuzzocrea, il cui rettorato terminerà il prossimo 17 aprile, ha replicato alle domande di Repubblica con un messaggio su WhatsApp: «Non intendo rispondere ancora a una questione che tiene banco da giorni», ha scritto. « Queste sono attività amministrative, che non seguo io. Ma verificherò ogni cosa, personalmente, con il direttore generale. Dico solo che questo è accanimento. Non ho fatto nulla di male. È tutto nella norma e tutto è stato fatto nel rispetto delle regole. Se non così non fosse, non sarebbero nel sito della trasparenza».