giovedì 24 agosto 2023

L'Amaca

 

Lo sguardo dell’inquisitore
DI MICHELE SERRA
Non sono sicuro che una manata sul petto di una collaboratrice, nella concitazione emotiva di un momento topico della partita, possa valere, per l’allenatore della nazionale spagnola femminile, l’accusa di molestia sessuale.
Nessuno se ne sarebbe accorto se non ci fosse stato il precedente, ben diverso, dell’incauto bacio sulla bocca a una calciatrice da parte del presidente della federazione.
Sono sicuro, invece, che questa estensione occhiuta di una cosa grave come la violenza di genere a incidenti o equivoci o sbadataggini risolvibili con due parole di scuse amichevoli, sia un pesante danno che viene inferto alla causa dell’integrità del corpo femminile (e del corpo di tutti) e della libera determinazione della vita sessuale (di tutti). La morale è materia vitale, il moralismo è morte dell’intelligenza e della libertà. Lo sguardo inquisitore che minaccia di incasellare ogni gesto nella griglia infame della sopraffazione è uno sguardo che scredita la lotta per l’autodeterminazione di ogni persona. Ciò che è serio minaccia di diventare ridicolo, e quel che è peggio alimenta gli sghignazzi di chi nega il problema. La destra mondiale ci sguazza, in questo clima.
Ho rivisto due o tre volte (immagino l’abbiano fatto in molti) il filmino nel quale quell’uomo posava la mano, per due secondi e guardando da tutt’altra parte, sul petto di quella donna, e mi sono sentito come il protagonista delle Vite degli altri .Uno spione che cerca di incastrare un presunto colpevole e alla fine del film ha una sola certezza: che il suo è un lavoro di merda.
Rischiamo di diventare milioni di guardoni convinti di dover cercare in ogni gesto e in ogni persona una colpa. L’ossessione della colpa è dei bigotti. Non eravamo, o stavamo cercando di diventare, una società laica?

mercoledì 23 agosto 2023

Canzoncina




Adieu!



Un caro saluto a Mr Pdf, John Warnock, ideatore del formato principe per la preparazione dei documenti. Rip!

Saggia Virginia!


500 mila morti dopo.
Questa è  la frase che rimbomba invadendo la mia testa. 

500 mila morti dall'inizio dell'invasione russa in Ucraina, si comincia finalmente a parlare della necessità dei negoziati di pace.

500 mila morti sono serviti per capire che l'unica soluzione alla guerra sono i negoziati di pace e non l'invio degli armamenti.

500 mila morti sono serviti per capire che la strada, indicata immediatamente dal Santo Padre e oggi invocata da più parti, era ed è l'unica ammissibile sin dal principio.

500 mila morti dopo, si è iniziato a capire che la propaganda sull'imminente vittoria, forse, veniva ampiamente utilizzata da entrambi gli schieramenti ed era lontana dal vero. 

500 mila morti sono serviti per capire che ricandidarsi portando in dote una guerra che non accenna a finire, potrebbe non essere la scelta vincente.

500 mila morti sono serviti per capire che chi sosteneva la via dei negoziati di pace, non era schierato ma voleva evitare di aggiungere sofferenza, distruzione e morte ad altra sofferenza, distruzione e morte.

500 mila morti dopo, siamo diventati tutti pacifisti? Meglio tardi che mai 

500 mila morti dopo, verrà a qualcuno il dubbio che il problema è  l'impossibilità di sviluppare un dibattito in cui non si attacchi chi la pensa diversamente ma ci si concentri sui temi? 

500 mila morti dopo occorre iniziare a chiedere scusa, iniziando proprio da quei 500 mila che oggi,  a causa di visioni ottuse, non potranno più neanche accettarle...

Vero, proprio vero!




Dialogo




Laggiù



“In quella Biglia Blu dove si stanno assassinando per scellerate idee predatorie, rimpinguando orchi armaioli, continuano a distruggere un patrimonio naturale che dovrebbe essere di tutti, in realtà in mano a pochi, anteponendo interessi economici ad ogni altra esigenza. E poi ci sono eclatanti imbecilli che evidenziano differenze umane, inesistenti.”  (Anonimo)