venerdì 16 giugno 2023

L'Amaca

 

Come i gatti che annegano
DI MICHELE SERRA
Cosa vuol dire essere ottimisti? Essere ottimisti vuol dire pensare che il giovane idiota (con i suoi amici idioti) che ha ammazzato un bambino di cinque anni per girare un video alla guida di una Lamborghini, sprofondi dentro il male inutile nel quale nuotava ridendo, e credendo che quella fosse la vita. Che ci rimanga dentro, in quello sprofondo, fino allo strazio, alla disperazione, misurando la perfetta proporzione tra idiozia e male. Che questo strazio, con l’aiuto di qualche anno di recupero e di lavoro, lo cambi dentro e lo restituisca alla dignità che tutti proviamo, con fatica, a raggiungere.
Essere ottimisti vuol dire sperare che i genitori di questi perdigiorno, invece di giustificarli, o invece di disperarsi, provino a riacchiapparli per la collottola, come si fa con i gatti che annegano, e a metterli in salvo. Che esista un prete, uno psicologo, un amico che sia in grado di aiutarli.
Essere ottimisti vuol dire sperare che, sentendo finalmente la puzza di morte che frigge in quel genere di video, cambino anche i milioni di scervellati che su quei video cliccano, credendo che sia più interessante emulare i ricchi piuttosto che dire ai ricchi: grazie, sappiamo fare senza di voi, senza le Lambo e senza quell’insieme gaglioffo e burino di bravate che prospera in rete, non si capisce quanto per riderne, quanto per invidiarlo.
Ma ce ne vuole veramente molto, di ottimismo, per credere che tutto questo possa avvenire. Perché la prima condizione perché tutto questo avvenga sarebbe capire che un milione di follower possono valere anche zero: Hitler, di followers, ne avrebbe un miliardo, e molti illustri coglioni ne hanno quasi altrettanti.

giovedì 15 giugno 2023

Lutto nazionale dalla Francia




Daniele Luttazzi


"Come tutti i padroni, Berlusconi non amava la satira su di lui (a me ha rovinato la vita, ma lo perdono: che l’inferno gli sia lieve) (se Dante ha messo all’inferno i papi, io posso metterci papi), satira che all’epoca producevamo in quantità perché Berlusconi, l’uomo più potente d’Italia, produceva nefandezze in quantità, mentre il branco dei leccapiedi si sganasciava alle sue barzellette penose come i ruffiani a quelle del megadirettore nei film di Fantozzi.

Ma non è vero, come sostengono i qualunquisti, che fosse facile farla: era facile fare sfottò, cioè prenderlo in giro in modo caricaturale, di fatto rendendolo simpatico. Sulle sue tv ne trovavi a iosa, di sfottò su Berlusconi (“il cavaliere mascarato”, “il povero Silvio”); e lui se ne vantava: “I peggiori nemici li ho in casa”.

Erano le sue foglie di fico: artisti “di sinistra” che continuarono a lavorare nelle sue tv, a pubblicare per la sua casa editrice, e a fare film con la sua casa cinematografica, anche dopo che si seppe delle sue tresche con la mafia (in pochissimi, sull’esempio di Giorgio Bocca, se ne andarono; i paraculi se ne fregarono, godendosi le rendite di posizione e i vantaggi economici).

La satira che additava lo strapotente, vendicativo Berlusconi al pubblico ludibrio ricordandone i reati, e sottolineando quale stortura fossero per la democrazia le sue leggi “ad personam” e il suo conflitto d’interessi, mentre il suo codazzo di manutengoli rendeva normale la menzogna, trasformando la Repubblica in una Repubblica delle banane (uno per tutti: il Tg1 mostrò delegati Onu che applaudivano Berlusconi, quando in realtà Silvio aveva parlato in una sala semivuota: quei delegati stavano applaudendo Kofi Annan, era un altro filmato; un falso clamoroso di montaggio) …

… quella satira vera non era affatto facile farla, perché la satira vera suscita una reazione: se la facevi su Berlusconi, venivi sottoposto a un protocollo disciplinare di sanzioni progressive (denigrazione, censura, vessazione, lite temeraria, character assassination e damnatio memoriae).

Poi, una volta che ti avevano fatto fuori, arrivavano i bastardi di complemento a sferrare il calcio dell’asino: “Cosa faranno i satirici quando B. non ci sarà più?” (come se prima di B. non ci fosse stata satira, e durante Berlusconi non facessimo satira anche su altro); “con la satira su B. avete fatto i soldi” (come se fosse immorale per un oncologo guadagnare sui tumori di cui si occupa); “siete faziosi” (gente che leccava il culo a Berlusconi da 20 anni dava a noi dei faziosi); “non fate ridere” (il pubblico si sbellicava); “vi prendete troppo sul serio” (la satira non è cazzeggio)

E ancora “la censura vi è convenuta, riempite i teatri”; con la variante dei comici maramaldi: “Magari mi censurassero, riempirei i teatri” (la censura va meritata, e non ti conviene affatto: la tua carriera viene stroncata, mentre altri, fra cui i maramaldi, continuano a fare tv, radio, pubblicità, a diventare popolarissimi e strapagati).

A questo punto, però, andrebbe chiarito un bel mistero, e cioè perché, durante il ventennio berlusconiano, mentre alcuni satirici venivano sommersi, tutti gli artisti pidini venivano salvati, continuando a lavorare in tv, illesi.

Sopportavo la presenza nefasta e corruttrice di Lolito come documento di un’aberrazione. Purtroppo, con la sua morte, non spariranno i berlusconiani, come allignano ancora i craxiani. I berlusconiani non sono semplici conservatori. Prezzolini era un conservatore, ma è impossibile immaginarselo dalla parte di un presidente del Consiglio piduista che dà soldi alla mafia, froda il fisco, si fa leggi ad personam, paga ragazze e ruffiani per i suoi bunga-bunga, e promuove con le sue tv e col suo stile di vita la civiltà bauscia dell’apparire e del successo. Sketch finale per la tv: Travaglio che con un fazzoletto gli spolvera la tomba."

Daniele Luttazzi

preso da un post de Il Fatto Quotidiano

Dai miasmi

 


Ogni tanto emergono, fanno breccia, dal mare stantio e fetido dell'attuale, per così dire, normalità, i componenti della più antipatica, a mio parere, coppia italiana: due gnomi culturali simboli dello stato depressivo attuale, dell'inaudito rimbambimento generale, dell'atassia culturale agghiacciante e sminuzzante gli ultimi scampoli di beltà sempre più rari. Vivono per apparire, appaiono per guadagnare, commercializzano ogni sentimento, abbattono ragione e decenza, ingurgitano famelicamente ogni tipo di risorsa, smaniano appena odono tintinnare dobloni, fingono e smerciano sentimenti, ridicolizzandoli. La loro vita è tutta una recita, dal bacio sanremese con la ridicola incazzatura ad uso e consumo dei Ferragnez 2 ora su Prime - a proposito: chi la guarderà si ritenga un Gasparri che tende a trasformarsi nel Babbeo col Modellino del Ponte! - e questo vivere drammaticamente nella frivolezza ha portato la gracchiante Chiara a giocare con la beneficenza, ad usurparne la lineare virtù; pare infatti che il Pandoro griffato Balocco del Natale scorso, contenesse una volgare manfrina per certi versi agghiacciante: la dea del Babbanesimo infatti stipulò un accordo commerciale con Balocco definendo, prima dell'inizio delle vendite, la cifra da corrispondere ad un ospedale, indipendentemente dalle vendite che sarebbero arrivate nel periodo natalizio 2022. Questa è la cifra anche se ne vendessimo, 100mila, un milione, dieci milioni. E questa postilla non emerse durante la campagna pubblicitaria; fu Selvaggia Lucarelli a portarla a galla dai miasmi inconcepibili di questa portatrice sana di vuoto pneumatico. 

L'esposto di oggi chiarirà le modalità, ma non riuscirà minimamente a farci comprendere la dimensione della pochezza intellettuale che questi attorucoli per circhi periferici continuano a disperdere in innumerevoli ed indifese cervici.  

Pensieri cerimoniali


 

Differenze regali

 


Trapasso Travagliato

 

Funeral Party
di Marco Travaglio
È un peccato che un giornalista intelligente come Enrico Mentana si associ al racconto demenziale degli “ultimi 30 anni” come “un referendum pro e contro Berlusconi” e dell’“antiberlusconismo” come “il grande male della sinistra italiana”, per concludere che è giunta l’ora della “pacificazione”, specie dopo che la presenza di “Mattarella, fratello di una vittima di Cosa Nostra”, alle esequie avrebbe cancellato le “ombre” di mafiosità dal curriculum di B. Intanto Mattarella può fare ciò che gli pare, ma non siamo noi a dover spiegare perché il fratello di una vittima della mafia celebri un finanziatore della mafia (non in base a “ombre”, ma alla sentenza definitiva della Cassazione su Dell’Utri del 9 maggio 2014): è lui. Se Mentana vuole pacificarsi con qualcuno, faccia pure; noi “antiberlusconiani” non dobbiamo pacificarci con nessuno: stiamo bene dove stiamo e siamo sempre stati. Tantopiù che gli esiti devastanti della carriera politica, finanziaria, imprenditoriale e giudiziaria di B. danno ragione a noi, non a lui.
La parola “antiberlusconismo” non avrebbe alcun senso in una vera democrazia, dove se mai un criminale piduista amico della mafia e in conflitto d’interessi riuscisse a governare incontrerebbe l’ostilità di un fronte trasversale che sarebbe chiamato “opposizione”, “libera stampa”, “pensiero critico”, “rispetto delle regole”, “democrazia liberale”, non “antiberlusconismo”. Il nostro guaio non è solo che qui, salvo sparute eccezioni, tutto ciò è avvenuto senza incontrare ostacoli decisivi. Ma anche che il berlusconismo sopravvive a B., come dimostra il Funeral Party da repubblica sudamericana, dove l’arcivescovo celebrante è molto più critico dei “giornalisti” concelebranti a reti unificate (ma anche la possessione berlusconiana della Meloni, che chiama le tasse “pizzo di Stato” e vuole intitolare al de cuius una schiforma della giustizia persino peggiore delle sue). Perciò l’“antiberlusconismo” non è un “male” da archiviare, ma un altissimo valore etico-politico da mantenere ben saldo. E non c’entra nulla con la “sinistra”. Che non è mai stata antiberlusconiana neppure per un giorno, anzi. Nel 1996 D’Alema garantì Mediaset (“un patrimonio per l’Italia”) con una visita a Cologno Monzese, presenti Confalonieri e il Gabibbo. Poi Prodi batté B., andò al governo e l’Ulivo non lo dichiarò ineleggibile, anche se lo era in base alla legge Scelba n. 361/1957; non fece alcuna legge contro il conflitto di interessi e non applicò la sentenza del 1994 della Consulta che imponeva la vendita di una delle tre reti Fininvest o il suo trasloco da terrestre a satellite; e ogni volta che tornò al potere perseverò, riuscendo a non cancellare una sola delle 60 leggi ad personam di B..
Nel ’97 promosse B. a padre costituente nella Bicamerale, mentre fioccavano le prime tre condanne in primo grado. Il ministro Maccanico prorogò sine die le frequenze a Rete4, che aveva perso la concessione su terrestre. Il 28.2.2002 il capogruppo Ds Luciano Violante se ne vantò alla Camera: “L’on. Berlusconi sa per certo che gli è stata data la garanzia piena – non adesso, nel 1994… – che non sarebbero state toccate le televisioni. Lo sa lui e lo sa l’on. Letta… Voi ci avete accusato di regime nonostante non avessimo fatto il conflitto d’interessi, avessimo dichiarato eleggibile Berlusconi nonostante le concessioni… Durante i governi di centrosinistra il fatturato di Mediaset è aumentato di 25 volte!”. Era la parafrasi seria dello sketch di Corrado Guzzanti nei panni di Rutelli: “A Berlusco’, ma perché cell’hai co mme? Ma io sto a lavora’ per te! Mannaggia l’ingrato, ahó! So’ cinque anni che te portamo l’acqua co’ le recchie! … Manco t’avemo toccato le televisioni… D’Alema ’a prima cosa che fa è annà a Mediaset a di’ che è ’na grande industria culturale e che te sei ’n grande statista europeo, e pubblica tutti i libri co la Mondadori… Er Paese nun è de destra e manco de sinistra: er Paese è de Berlusconi!… Berlusco’, se vinci ricordate de l’amici! Ricordate de chi t’ha voluto bbene!”.
Prodi tornò al governo nel 2006 e ancora una volta B. non ebbe nulla da temere sulla giustizia e sulle sue tv, presidiate da Paolo Gentiloni, grande amico di Confalonieri, che alla Ue difese addirittura la legge Gasparri contro Europa7. Poi nacque il Pd di Veltroni, che teorizzò la pacificazione con B., gli propose le “grandi riforme insieme” e in campagna elettorale non lo nominò mai per non disturbare (“il principale esponente dello schieramento avverso”). Infatti vinse B., a colpi di anticomunismo fuori tempo massimo. Nel 2011 il Pd era così antiberlusconiano che entrò con B. nel governo Monti e nel 2013 se lo portò nel governo Letta. Renzi completò l’opera del Caimano col patto del Nazareno sulla schiforma costituzionale ed elettorale, abolì l’articolo 18 e provò pure a depenalizzargli la frode fiscale per cui era stato condannato e cacciato dal Senato. Furono i 5Stelle, nel governo Conte-1, a cancellare le prime leggi vergogna con la Spazzacorrotti e la bloccaprescrizione di Bonafede. Perché l’“antiberlusconismo” è sempre rimasto confinato in una ristretta cerchia di giornalisti e intellettuali (spesso di destra liberale, come Montanelli e Sartori), nei movimenti dei Girotondi, del Popolo Viola, di “Se non ora quando” e infine di Grillo. Se la cosiddetta sinistra ne fosse stata contagiata almeno un po’, in questi tre giorni le tv e i giornali ci avrebbero fatti sentire in Europa, non in Sudamerica.