di Marco Travaglio
Le Comunali dimostrano che la soluzione non è partire da alleanze stabili o unioni più strette, ma lasciar liberi Schlein e Conte di marcare le proprie identità per recuperare astenuti e delusi (da loro e dalle destre). Tantopiù che il prossimo appuntamento elettorale, le Europee del 2024 col proporzionale, impone corse solitarie, non coalizioni. Ma i due leader devono domandarsi come mai, con tutte le porcate e i flop collezionati dal governo nei primi 8 mesi, i loro partiti siano inchiodati ai numeri del 25 settembre. Le risposte sono diverse, anzi opposte, per Pd e M5S. Conte ha dato al M5S un’identità forte – pacifismo, diritti sociali, ambientalismo e legalitarismo radicali – e gode di un robusto consenso personale per il buon ricordo lasciato da premier, ma non ha classe dirigente sui territori ed è troppo lento nel costruirla. Schlein di classe dirigente ne ha fin troppa, ma non è la sua (gli iscritti volevano Bonaccini); ha un gran consenso solo sui media, che la pompano da tre mesi, ma non fra i cittadini, che non hanno ancora capito cosa dice né cosa vuole, persa com’è nell’eterna mediazione fra le correnti e costretta a supercazzole incomprensibili, astruse, elitarie, lontanissime dalla vita della gente. In cima ai pensieri degli italiani ci sono welfare e guerra. Sulla guerra il Pd ha la stessa posizione della Meloni; quanto al welfare, i suoi pigolii su precariato, salario minimo, Rdc, extraprofitti, Pnrr e Superbonus non si sentono, coperti dagli strilli su questioni di cui non frega niente a nessuno: dalle pippe sull’Agenda Draghi il Pd è passato all’Aventino sul caso Cospito-Donzelli- Delmastro e alle barricate per gli auto-martiri Fazio e Annunziata. Dal “non ci hanno visti arrivare” al “perché, è arrivato qualcuno?”.

