Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
mercoledì 3 maggio 2023
Visione Selvaggia!
Capolavoro Ambra: ha fatto rimpiangere persino la Pitonessa
SVOLTA A DESTRA - Sorpresa! La conduttrice fa da scudo a Crosetto, stona sul lavoro e banalizza sulle donne
DI SELVAGGIA LUCARELLI
Era difficile condurre un Primo Maggio e riuscire a fare solo cose profondamente di destra, ma Ambra Angiolini – incredibile a dirsi – ce l’ha fatta. Probabilmente, se accanto a Biggio ci fosse stata Daniela Santanchè, avremmo avuto un Primo Maggio più spostato a sinistra, ma ormai è andata. La conduzione inizia subito in maniera un po’ stonata.
La conduttrice che parla di alternanza scuola-lavoro e di come sia stato ingiusto rubare il futuro a un giovane di 18 anni (Lorenzo, morto in alternanza scuola lavoro) che doveva solo andare a scuola. Considerato che Ambra ha iniziato a lavorare a Non è la Rai a 14 anni dalle 11 del mattino fino alle sei del pomeriggio, sarebbe stato più interessante ascoltare la sua esperienza più che la sua predica, ma poi sono saliti sul palco i genitori di Lorenzo con la loro incrollabile dignità e il momento è stato toccante.
Tra una canzone e l’altra, sotto la pioggia battente, è poi il turno del fisico Carlo Rovelli, il quale sul palco dice quello che ribadisce da tempo, e cioè che è contrario alla guerra: “Lo sapete che in Italia il ministro della Difesa è stato vicinissimo a una delle più grandi fabbriche di armi del mondo? Il ministero della Difesa deve servire per difenderci dalla guerra, non per fare i piazzisti di strumenti di morte”. Nulla di nuovo, perfino Crosetto prima delle elezioni dichiarava ai media italiani: “Io ministro della Difesa ? Mi sembra inopportuno, dato il mio lavoro”. Succede però che evidentemente, mentre Rovelli parlava, Ambra riceveva sul cellulare qualche messaggio di protesta da chi conta qualcosa più della Cgil e quindi, rientrata in scena, precisava stizzita: “Qua non c’è censura, quando invitiamo i nostri ospiti lasciamo loro la libertà di esprimere la loro opinione. Spiace che, non essendo un dibattito politico, nel caso del professor Rovelli, quando si attacca una persona precisa, ci dovrebbe essere un contraddittorio. Diamo a tutti la possibilità di parlare ma anche a tutti quella di rispondere e questa risposta è mancata. È un’opinione del professor Rovelli”. Ha fatto bene a chiarire questo ultimo passaggio perché pensavamo che sul palco Rovelli avesse portato un’opinione di Ornella Vanoni e invece era proprio sua, pensate che cosa bizzarra, ma detto ciò, la parte davvero anomala della precisazione è quel “ci dovrebbe essere un contraddittorio”. E certo, ogni volta che qualcuno esprime un’opinione su qualcun altro deve esserci anche l’altro. Un po’ macchinoso come metodo. Quindi ogni volta che in tv qualcuno cita Biden bisogna organizzare uno skype con la Casa Bianca. A questo punto se si cita Mussolini urge una seduta medianica in diretta per fargli dire anche la sua. Il ministro Crosetto poi fa molta fatica a trovare un pulpito da cui controbattere, pover’uomo. E infatti, con immensa fatica, oggi su tutti i giornali del paese è stata riportata la sua risposta, della serie: “Rovelli faccia il fisico. Gli mando un abbraccio pacifico e lo invito a pranzo”. Tra parentesi, quando Fedez lanciò la sua invettiva da quel palco non ricordo la conduttrice Ambra pronta a cazziarlo perché mancava la controparte. Al Corriere della Sera che il giorno dopo le ha chiesto come mai avesse preso le difese di Crosetto, ha risposto: “È una questione di umanità”.
Quindi esprimere un’opinione senza che l’oggetto dell’opinione sia presente è disumano. Io sto scrivendo questo articolo senza che Ambra sia seduta accanto a me, spero possa tollerare la mia dose di disumanità. E poi, siccome non era già abbastanza a destra, Ambra si sposta ancora un po’ più a destra. Per parlare di donne e lavoro le è parsa una buona idea leggere delle card con dei testi scritti sopra da qualcuno che poteva essere a) Giorgia Meloni b) Hoara Borselli c) Giorgia Meloni e Hoara Borselli a quattro mani. Il concetto sintetizzato era: inutile parlare di desinenze, accapigliarci per un avvocatO anziché avvocatA se tanto quando si parla di lavoro i nostri diritti sono ancora calpestati. Torniamo a occuparci della ciccia anziché parlare di vocali. Pagateci il giusto stipendio e tenetevi le vocali.
Insomma, secondo Ambra Angiolini le parole non sono importanti, basta il giusto stipendio. In effetti potremmo continuare a chiamare i lavoratori di colore “ne*ri”, l’importante è che ricevano il giusto salario. O ignorare la questione identità di genere e continuare a usare le desinenze maschili pure riferendoci a chi si sente donna e viceversa (e però Ambra non perde occasione per indossare il maglioncino o la spilletta arcobaleno). Nessuno le ha mai spiegato che l’inclusività passa prima di tutto attraverso il linguaggio, e che la prima forma di discriminazione e di rivendicazione del predominio maschile è proprio questa resistenza a consegnarci la nostra identità. Eppure fu proprio lei, anni fa, a raccontare quanto una parola di Aldo Grasso la ferì a morte, a spiegare alla sua generazione quanto le parole scrivano la realtà. Definiscano. Facciano vivere o sparire.
Insomma, davvero un brutto primo maggio quello di Ambra Angiolini, ma di sicuro IL presidente Meloni sarà contento. O contenta. Decida Ambra.
Chapeau!
Mosca bianca, buco nero
di Marco Travaglio
Torna, a grande richiesta, il “contraddittorio”: quella cosa che viene invocata per tappare la bocca a chi dà noia al potere. Il governo parla a reti unificate, il presidente del Senato zittisce i giornalisti, la premier da due mesi non risponde a una domanda che non si sia fatta lei e fa dirette social raccontando palle, usando Palazzo Chigi come scenografia e i ministri come comparse. Ma se uno scienziato viene invitato al concerto del 1° Maggio, si suppone a parlare visto che non canta, apriti cielo: manca il contraddittorio! Lo scienziato è Carlo Rovelli, fisico di fama mondiale, ultimo bestseller Buchi bianchi, vero pacifista e dunque contrario alle armi in Ucraina. Esattamente come la Cgil che l’ha chiamato. Purtroppo Landini non aveva previsto che, invitato a dire la sua, avrebbe detto la sua: sennò gli avrebbe affiancato uno dei mille guerrafondai che infestano l’Italia. Ma Rovelli avrebbe potuto parlare anche di buchi bianchi: ergo, per garantire il contraddittorio, la Cgil avrebbe dovuto invitare un terrapiattista scettico sui buchi bianchi, e pure neri. Non contento, Rovelli si è permesso di dare una notizia vera: “Il ministro della Difesa era legato a una delle più grandi fabbriche di armi del mondo, Leonardo, e presidente della Federazione dei costruttori di armi”. Poi, applicando la logica, ha domandato: “Il ministero della Difesa serve per difenderci dalla guerra o per aiutare i piazzisti di strumenti di morte?”.
Sentendo leggere in tv il proprio curriculum, il ministro Crosetto – già presidente della Federazione aziende italiane per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza, senior advisor di Leonardo e titolare di società consulenti di aziende fornitrici del ministero della Difesa – se n’è avuto a male: “Rovelli non sa di che parla. Io lavoro per la pace, cerco ogni giorno di fermare la guerra (sic, ndr), non faccio il pacifista ma faccio il ministro. Lui faccia il fisico. Quando cambia settore compie qualche scivolone… Normalmente chi è pacifista poi è per i russi”. E ha invitato Rovelli a pranzo per farsi conoscere. Ma dovrebbe invitarsi da solo. Scoprirebbe che fu un certo Crosetto, il 18.8.2022, a dichiarare a Tpi: “Io ministro della Difesa? Mi sembrerebbe inopportuno, dato il mio lavoro”. Ad auspicare il 27.10.2010 “rapporti con la Russia di collaborazione industriale” con “una joint venture tra Iveco e un’azienda russa” per fabbricare i blindati Lince perché siano “adottati dalle forze russe” (che ora li usano per invadere l’Ucraina). E a tuonare il 9.1.2017 contro Nato e Usa: “Assurdo e gratuito atto ostile della Nato nei confronti della Russia: non si schierano centinaia di carri armati su un confine all’improvviso”. Ecco, il Crosetto-2 dovrebbe invitare a pranzo il Crosetto-1. E fargli pagare il conto.
L'Amaca
Propaganda pubblica
DI MICHELE SERRA
Meloni fa benissimo ad autoprodurre video promozionali. Si promuovono da soli anche illustri sconosciuti, narcisi senza arte né parte, influencer di terz’ordine, perché non dovrebbe farlo la presidente del Consiglio, che ha qualche ragione in più per curare la propria immagine pubblica?
La cosa grave è la prontezza con la quale i telegiornali — specie quelli del servizio pubblico — hanno rilanciato senza fare una piega quel prodotto concepito e confezionato per la propaganda, come se a qualificare ciò che chiamiamo “giornalismo” non fosse la capacità di proporre contenuti propri: altrimenti non è giornalismo, è farsi contenitore passivo di contenuti altrui.
I video autoprodotti sono pensati per correre nella prateria dei social, che diavolo c’entrano i telegiornali? So che è solo una domanda retorica. La Rai è piegata da sempre a un vassallaggio umiliante nei confronti dei partiti, che sono di fatto i suoi padroni. Mette a disposizione le sue telecamere, da anni, per raccogliere ogni sera il ridicolo diadema di dichiarazioni appaltate agli onorevoli portavoce, frasetta per frasetta, il nulla organizzato e soprattutto la negazione del concetto stesso di “lavoro giornalistico”. No, non è giornalismo portare microfono e telecamera nel tinello dei politici. È un servizio a domicilio, come i rider che portano la pizza.
Va detto che mandare direttamente in onda i video di Palazzo Chigi, o dei partiti in genere, potrebbe essere un risparmio. Si evitano i costi di una troupe a disposizione di Tizia e di Caio. Si rimane comodamente in redazione, tamburellando con le dita per ingannare il tempo, e si aspetta che ogni singolo leader, ogni singolo partito, mandi il suo video già pronto per la messa in onda.
martedì 2 maggio 2023
lunedì 1 maggio 2023
Menoventi
Il futuro incerto e nero
Bastone e carota. I processi alla Juventus: buffetti dalla Figc e pugno duro dall’Uefa
di Paolo Ziliani
Domanda da un milione di dollari: secondo voi è giusto che un club giudicato colpevole di un’infinità di illeciti commessi nel proprio campionato venga punito in maniera blanda nel proprio Paese e più duramente, per gli stessi reati, a livello europeo? Vale la pena di provare a rispondere perché, traducendo, la Juventus del fu presidente Agnelli che sta vivendo la sua “estate italiana” passando da un tribunale sportivo all’altro, in attesa del rinvio a giudizio anche in sede penale, si è messa in testa l’idea meravigliosa di togliersi dai guai accollandosi una penalità che la privi del diritto di giocare le Coppe nella stagione prossima ma che le consenta di ripresentarsi al via della Serie A come se niente o quasi fosse successo. Avendo davanti a sé ben tre processi sportivi: 1) Il “plusvalenze ter” che al 99% le restituirà la penalità temporaneamente annullata (per il principio dell’afflittività, una sanzione che la toglierà dalla zona valida per l’ammissione alle Coppe); 2) Il “manovre stipendi” in cui il livello di compromissione dei suoi dirigenti, con relativo rischio di sanzioni, è a dir poco altissimo; 3) Il processo “agenti collusi”, tanto per non farsi mancare niente (e il processo “club amici” è rinviato al 2023-24); avendo davanti a sé questa teoria di processi la Juventus sta seriamente pensando di andare al patteggiamento con la Figc chiedendo di chiudere il conto con una penalizzazione che la retroceda all’8° posto, fuori dalla zona Coppe, magari con partenza ad handicap nel campionato prossimo come fu per la B del dopo Calciopoli (-30 punti ridotti prima a 17 e poi a 9). E poiché, come dice Mourinho, “siamo in Italia” e la giustizia sportiva è capace di tutto, persino di archiviare la Juventus come non colpevole nel procedimento dell’esame farsa di Suarez all’Università per Stranieri di Perugia, alzi la mano chi si stupirebbe davanti a una conclusione all’acqua di rose dei processi Prisma.
Il calcio italiano ci ha abituato a questo e altro. Se non fosse però che l’Uefa, dopo avere bypassato la Figc facendosi dare già a dicembre le carte dell’Inchiesta dai pm di Torino, si è fatta un’idea chiarissima delle malefatte juventine; e di fronte ai tentennamenti e ai rinvii dei processi italiani è pronta a muoversi autonomamente e ad adottare i provvedimenti del caso. Che fonti solitamente bene informate – si dice così, no? – preannunciano pesanti: la Juventus verrebbe infatti esclusa dalle Coppe per due o tre stagioni dovendo rispondere, oltre che degli illeciti svelati dall’inchiesta torinese che hanno portato all’alterazione di svariati campionati (quindi di svariate edizioni della Champions League che la Juventus gioca ininterrottamente da 15 anni), anche del mancato rispetto del Settlement Agreement siglato con la Uefa stessa – per l’identica infrazione il Milan venne escluso dall’Europa League nel 2019-20 a vantaggio del Torino – oltre che della mancata abiura alla Superlega, mancata abiura di cui la Juve pagherà le conseguenze unitamente agli altri due club ribelli, Real Madrid e Barcellona.
E insomma: va bene che senza la Juventus il valore dei diritti televisivi della Serie A cola a picco, i giornali non vendono, le trasmissioni fanno flop e a tutti viene il coccolone, ma punire Madama con un buffetto mentre l’Uefa sceglie di usare il pugno duro non ci fa fare una gran figura agli occhi dell’Europa. E però: riusciranno i nostri eroi a insabbiare anche l’Everest? Le scommesse sono aperte.
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