giovedì 26 gennaio 2023

Come no!

 


Ma certo si figuri, ci mancherebbe! Il signor MMD, boss che si vanta di aver ucciso così tante persone da riempire un cimitero, chiede le miglior terapie e cure per la sua malattia! 

Mentre gente comune, onesta lotta negli ambulatori per accorciare le code frutto di una gestione da terzo mondo, mentre i ricchi possono andare a consulto dai luminari oncologici e i poveri no, mentre le cliniche di super lusso sorgono come funghi, questo assassino che non si pente dei suoi misfatti, esige cure e medicinali all'avanguardia. 

E un vaffanculo no? 

Dovere di uno stato democratico è garantire le cure per tutti, carcerati compresi. 

Ma da lì a cercare le miglior medicine irraggiungibili per i comuni mortali, è tutta un'altra cosa! 

E rivaffanculo!  

Molto interessante

 

La posta di Daniele Luttazzi. Molto, molto interessante. 

L’altra metà di Agnelli: tra Bilderberg, P2, soldi offshore e il tribunale

E ora, per la serie “Una pentolaccia piena di vespe”, la posta della settimana.

Caro Daniele, mi è parsa molto fuori luogo la beatificazione di Gianni Agnelli. Il presidente Mattarella lo ha addirittura definito “alfiere del prestigio della Repubblica”. Da quando evadere le tasse per centinaia di milioni con società offshore è prestigioso? Da quando vale tutto? (Rita M.)

di Daniele Luttazzi 

Dal 1994, ovvero da quando il piano piduista di rinascita democratica cominciò a essere implementato: i lavori sono ancora in corso. Certo, nessuno ha ricordato quello che scrisse Luigi Cipriani (“Nel 1952 nacque ufficialmente il Bilderberg Group. Nel 1967 venne alla luce che il Bilderberg era finanziato dalla Cia. Fra i componenti italiani del Bilderberg c’erano Giovanni Agnelli, Vittorio Valletta, Guido Carli, Amintore Fanfani e Giovanni Malagodi. Tra gli statunitensi: Gerald Ford, Henry Kissinger, David Rockefeller, Andrew Goodpaster, comandante delle forze Usa in Europa, Allen Dulles della Cia, e il generale Morstad, comandante della Nato. Nel 1973 Giovanni Agnelli e David Rockefeller si fecero promotori di una sorta di nuovo Bilderberg, allargato al Giappone: la Trilateral, con funzioni analoghe a quelle del Bilderberg (…). Il massone Valletta inventò le schedature dei lavoratori Fiat. 
A capo del servizio di spionaggio interno Fiat c’era un ex colonnello di aviazione, Mario Cellerino, pilota personale di Gianni Agnelli, che per vent’anni era stato nei Servizi segreti. Per la Fiat lavorava anche Marcello Guida, questore, ex carceriere di Pertini a Ventotene, implicato nel caso Pinelli a Milano e costruttore della pista anarchica per piazza Fontana. (…) Roberto Fabiani, giornalista de L’Espresso (massone e confidente di Licio Gelli) scrisse nel libro I massoni in Italia (1978) che Gianni Agnelli, con altri industriali, faceva parte della massoneria, nella quale fu introdotto da Valletta, e della P2. Agnelli disse ai giudici che la Fiat aveva finanziato la massoneria di Lino Salvini. Fra il 1971 e il 1976, 15 miliardi, una cifra enorme. Sappiamo che attraverso Edgardo Sogno, iscritto alla P2, i finanziamenti finirono anche alla loggia di Gelli, ma in un Paese che riabilita pure Craxi (basta definire la sua latitanza ‘esilio’, e anche lui diventa un alfiere del prestigio della Repubblica), cosa vuoi pretendere? A me ha colpito, nell’intervista concessa in simultanea ai due giornali di cui è editore, Repubblica e La Stampa, la franchezza con cui John Elkann ha risposto alle domande dell’ex direttore Ezio Mauro e del direttore Massimo Giannini per tracciare un ricordo di Gianni Agnelli a 20 anni dalla morte (“La lezione di mio nonno: mi ha insegnato a privatizzare gli utili e a socializzare le perdite”). 
Fa il paio con la franchezza degli ex operai Fiat intervistati dai due giornali per il panegirico dell’Avvocato (“Per 30 anni ci hanno mangiato tutti”). Da incorniciare l’incipit: “Privatizzare gli utili e socializzare le perdite col ricatto dei licenziamenti: è il lascito morale che Gianni Agnelli ha consegnato a John Elkann, che col fratello Lapo e la sorella Ginevra è in causa con la madre, Margherita, la quale sostiene di essere stata fregata al momento degli accordi sull’eredità Agnelli: non era a conoscenza dell’ingente patrimonio offshore, non dichiarato al Fisco, dell’Avvocato. ‘Ma se lo sapevano tutti!’: questo in soldoni l’argomento sarcastico degli avvocati difensori dei tre figli. Sono in ballo miliardi di euro, soldi che tutti sapremmo come utilizzare. Se il tribunale riconoscerà a Margherita la legittima (il 50%) dell’eredità di mamma Marella, Margherita toglierà a John il controllo della società Dicembre, che gli dà la maggioranza in Exor attraverso l’accomandita olandese ‘Giovanni Agnelli B.V.’. Andrea Agnelli: ‘Vorrei avere io i vostri problemi’”.

A volte...

 


Booom!

 

Aspetta e spara
di Marco Travaglio
La situazione in Ucraina è così scandalosamente chiara che nemmeno l’atlantista più ottuso osa ripetere la barzelletta “mandiamo armi per favorire la pace”. Preferiscono l’altra, un filo meno spudorata: “Negoziare non si può perché Putin non vuole”. Strano, perché è Zelensky ad aver proibito per decreto agli ucraini, dunque anche a se stesso, di negoziare con la Russia di Putin. Strano, perché il principe dei negoziatori, Kissinger, che a cent’anni è più lucido di chi potrebbe essere suo pronipote, continua a dire che negoziare con Putin è l’unica cosa che si può, anzi si deve fare per evitare la catastrofe nucleare. Tantopiù in una fase di stallo militare sul campo congelato dal Generale Inverno. Invece, per far dimenticare le carte top secret nel suo garage, Biden arruola in call Scholz, Macron, Sunak e Meloni, ma “non contro la Russia”, per carità: tanto, almeno in Italia, è tutto segretato e ci siamo già assuefatti a 250mila morti in 11 mesi. Fortuna che a informarci provvede il vicecapo dell’intelligence ucraina, Vadym Skibitsky: “Ora possiamo colpire il Cremlino”. Cioè fare, anche con le nostre armi, ciò che la nostra Costituzione “ripudia”: la guerra per risolvere le controversie internazionali.
Il ministro della Guerra Crosetto-Moschetto, previa telefonata yankee con la lista della spesa, manda lo scudo anti-aereo Samp-T, che costa 800 milioni (l’intero bottino rapinato ai disoccupati col taglio del Rdc), ma ovviamente andrà rimpiazzato con nuove spese militari, sennò si resta “senza scorte”. E giù nuove commesse ai suoi ex soci, clienti e committenti della lobby armata. Intanto a Kiev salta mezzo governo perché è uno dei più corrotti d’Europa – infatti lo vogliono tutti nell’Ue – e ruba a man bassa sui nostri “aiuti” (un giorno scopriremo dove finiscono le armi, ma già si intuisce). Però Zelensky sarà al Festival di Sanremo, fra un amore e un cuore, col celebre tormentone “Armi armi armi”. E i giornaloni sono tutti eccitati per gli Abrams e i Leopard. Repubblica: “Svolta nella guerra”, “Il patto dei panzer”, “Escalation”. Evvai! Corriere: “Così il G7 affiancherà la Nato. Adesso Biden vuole guidare un largo fronte unificato contro Russia e Cina”. Hurrah! Stampa: “Arrivano i carri armati”: Slurp! Finché c’è guerra c’è speranza. E giù botte a quei disertori di Scotto, Boldrini, Camusso e il pericoloso cattolico del Pd Paolo Ciani che votano finalmente contro le armi con 5Stelle e Sinistra. Una Spectre subito smascherata dall’agente segreto Paolo Mieli: “Tra i parlamentari recalcitranti alle armi all’Ucraina c’è Paolo Ciani in rappresentanza di Sant’Egidio, si forma così un crogiolo con i dalemiani, quelli di Sant’Egidio e i 5Stelle. Questo nucleo d’acciaio sarà quello che comanderà sulla sinistra italiana”. Ma magari.

L'Amaca

 

Ripulire il saloon
DI MICHELE SERRA
Chiunque abbia pregiudizi sugli americani di destra (io, per esempio) farà bene a non leggere il libro di Mike Pompeo Never Give an Inch, perché i pregiudizi ne uscirebbero tragicamente rafforzati.

A partire dal titolo — che potremmo tradurre Non mollare di un centimetro — e dal sottotitolo Fighting for the America , il libro sembrerebbe ambientato nel mondo del wrestling. E in un certo senso lo è. Dalle anticipazioni, purtroppo generose di citazioni, emerge una concezione della politica rudemente muscolare, molto diffidente nei confronti di assurde incombenze come la diplomazia, il dibattito, le trattative, la dialettica e altre svenevolezze poco virili. Un cazzotto assestato al momento giusto basterebbe a ripulire il saloon (ecco, “Ripulire il saloon” sarebbe un ottimo titolo per il sequel, l’editore americano tenga presente).

A Pompeo non piacciono il Papa, ritenuto un mollaccione perché sulla libertà di culto vuole trattare con i cinesi invece di invaderli con le guardie svizzere; l’Europa, infestata di comunisti e di “agenti ingenui della sinistra”; e i leader europei, che, testuale, “non hanno l’istinto di vedere la Cina come una minaccia”. Non hanno l’istinto. E dire che basta vederli, i musi gialli, per intuire che sono pericolosi.
Non senza avere espresso la più viva solidarietà all’editor di mister Pompeo (“è proprio sicuro di voler scrivere ‘istinto’?”, deve avergli inutilmente detto), ricordiamo ai lettori che questo illuminato statista è stato capo della politica estera degli Stati Uniti sotto Trump, e potrebbe candidarsi alla Casa Bianca. Viene l’istinto di emigrare su Marte, non fosse che rischiamo di incontrarci Elon Musk.

Daniela e il Mito (?)

 



Agnelli: lo sciatore pieno di charme contro i comunisti

NEL VENTENNALE DELLA MORTE - Macchine, Juve, donne e finanza Giovanni Agnelli ha segnato la storia industriale e del costume del Paese degli anni 70 e 80

di Daniela Ranieri 

Agnelli santo subito . O di come un playboy miliardario con molto potere e molti averi diventa, a vent’anni dalla morte, un principe rinascimentale, un santo, un sex symbol, un genio. E dello strano caso di due giornali che intervistano in stereo il proprio editore che parla di suo nonno, di cui è erede assoluto, in una specie di doppia riunione aziendale noiosissima sull’argenteria di famiglia, tutta numeri e auto-elogi. E di come l’unico a essere guarito dalla piaggeria verso Agnelli (e relativa dinastia) sembra essere Berlusconi, che ai tempi d’oro teneva la foto di Gianni sul comodino “al posto del santino della Madonna”. E del trasferimento di adulazioni e lusinghe da Gianni a John (evidentemente si ereditano pure quelle).

Come può un uomo che porta una cravatta così (accorciata, ndr) essere l’uomo meglio vestito in Italia? Lui però lo era. Agnelli, documentario Sky.

Una grande allucinazione collettiva prese l’Italia negli anni 80. Chi si faceva di eroina, chi pensava che la disco music fosse musica, chi credeva che Agnelli, siccome abbiente, fosse l’epitome dell’eleganza.

Il sistema ha rivelato una forte vitalità. Per il capitalismo familiare legato al territorio, che è grande parte del nostro tessuto economico, il ventennio che abbiamo alle spalle è stato positivo. John Elkann, ad di Exor e presidente del gruppo Gedi, editore di Stampa e Repubblica, su Repubblica.

Non c’è dubbio che il capitalismo familiare stia benone; per John questo è sintomo di ottima salute del mondo del lavoro, festeggiata oggi dai migliaia di operai in cassa integrazione, dagli esuberi di Pomigliano, dai licenziati di Termini Imerese, dai 4 mila cacciati da Mirafiori, etc. Lo testimoniano i suoi giornali.

Aveva uno charme leggendario, a cui anche io, sulle prime, ho cercato di resistere.Henry Kissinger, Stampa. Aveva la saliva (degli altri) sul polsino.

Agnelli ha rappresentato il sogno degli yuppies, il desiderio di milf, cougar e signorinelle pallide… Uno scatto, nel ranch argentino Los Cardos, nel 1978, ritrae lo zio in camicia denim, appena sbottonata, i capelli svolazzanti, lo sguardo, fingendo sorpresa, era però attento alla posa: è il ritratto più vero e riassume il portamento, lo stile e l’astuzia ricercata dell’uomo più importante. Il Giornale. Fortebraccio lo chiamava “l’Avvocato Basetta”, e diceva che era abbronzato come un marron glacé. Son gusti.

Restano gli interrogativi sul destino della Fiat. Memoria a Torino, cuore ad Amsterdam e cervello a Parigi? Rep & Stampa a John Elkann. Fiat- Chrysler ha sede legale ad Amsterdam. La transumanza di holding e ricconi da tutto il mondo verso Amsterdam, dove fisco e burocrazia sono praticamente assenti e tali da favorire in ogni modo i grandi capitali, mo’ si chiama cuore.

Non abbiamo venduto proprio niente: abbiamo anzi comprato Chrysler per creare FCA. John Elkann, ibidem.

“L’Avvocato avrebbe mai venduto la Fiat?” “Mai. Intuiva che dopo di lui sarebbe accaduto”. Jas Gawronski, intervistato da Aldo Cazzullo, Corriere. Chi mente? Il nipote o l’amico?

Nonostante una gamba distrutta e un tutore, sciava con più eleganza di chiunque altro. Doc Agnelli, Sky. A leggere le apologie odierne, si direbbe che anche da morto se la cava.

In barca mangiava più volentieri: pasta al pomodoro e pesce fresco. Si divertiva a tirare sul prezzo: il pescatore chiedeva 100, lui chiudeva a 80. Poi gli dava 100 lo stesso. Ma voleva far vedere che sapeva trattare. Jas Gawronski. L’umanità si divide in due: chi trova divertenti e chi ripugnanti le tirchierie e le stravaganze dei ricchi.

Il sistema bancario e finanziario italiano, che da sempre aveva beneficiato della Fiat, in quel momento non ci ha sostenuto. Una vera e propria violenza. John Elkann, Rep. Nel 2002 banche nazionali a internazionali diedero alla Fiat un prestito da 3 miliardi di euro. Una violenza inaudita.

Ma quello è stato anche il momento in cui la mia famiglia si è unita per fare fronte comune. John Elkann, ibidem.

Infatti lui è in causa con sua madre, figlia di Gianni, per contendersi l’eredità del nonno.

Mi colpisce quanto, a 20 anni dalla sua morte, il ricordo di “Gianni” – qui a New York nessuno lo chiama l’Avvocato – sia sempre vivo, affettuoso, nostalgico… Tory Burch, la grande creatrice di moda, per qualche ragione finisce col parlare di lui e mi confessa che per lei è un “Role Model per l’eleganza e il fascino” . Mario Platero, Rep. Coraggio, fatevi forza.

La gente saliva sulla rampa del Lingotto dove c’era la bara di Gianni Agnelli come i musulmani vanno alla Mecca. Doc Agnelli, Sky.

No comment.

Il vero pericolo lo corse su un’altra barca, lo Stealth: sbagliò manovra, finì su uno scoglio, il timone che teneva sino a un attimo prima saltò in aria, per poco non lo trapassò. Visse l’incidente come uno smacco, perché era un ottimo velista.
Jas Gawronski.

Una metafora più precisa per le sorti dell’industria italiana in mano ad Agnelli & Eredi non si poteva trovare.

“L’Avv. Agnelli vorrebbe conoscerla, siamo qui alla prima fila”. Questo biglietto mi venne recapitato da un commesso in un auditorium torinese… fu un tuffo al cuore. Dovevo essere rosso in volto. Gestii con cura – da minuscolo pianeta – i momenti di vicinanza a quel sole. Un sole irresistibile per fascino.
Mario Monti, Rep.

Professore, si contenga.

I comunisti conquistarono Torino e il Piemonte, un vero choc per Agnelli. Carlo De Benedetti, doc Agnelli, Sky.

“Il miracolo italiano ha fra le sue condizioni e i suoi costi situazioni come questa del 1957 a Pisa: la Marzotto chiude, la sezione Fiat di Marina di Pisa, una vecchia fabbrica di aeroplani licenzia, nel 1957, 290 operai; 279 sono iscritti alla Fiom, quasi tutti comunisti e socialisti, 30 segretari di sezioni comuniste” (Mario Isnenghi, Storia d’Italia). Fu un vero choc la Fiat per i comunisti, semmai.

Chiamato a svolgere la funzione di senatore a vita dal Presidente Cossiga portò in Parlamento una acuta sensibilità verso quelli che riteneva essere gli interessi comuni della società italiana. Sergio Mattarella, Rep. Di Agnelli si ricorda la fiducia votata nel ’94 al gov. Berlusconi; fino ad allora i senatori a vita si erano sempre astenuti.

La borghesia non si mobilita come la classe operaia e la sua presenza non è nelle piazze, la sua reazione è stata troppo sentimentale, doveva essere più razionale. Gianni Agnelli, nel doc a lui dedicato. Da qui, nel 1980, la marcia dei 40 mila a Torino che chiedevano “il diritto di poter tornare al lavoro”. La vittoria del Bene, di cui oggi si raccolgono i frutti.

mercoledì 25 gennaio 2023

Chiarisco



Mi dichiaro contrarissimo all’ennesimo invio di armi all’Ucraina, a questa escalation molto pericolosa per tutti gli esseri umani, a questo andare dietro a questo appisolato anziano che ci fa credere che con la forza piegheremo le belliche volontà di un aggressore che sappiamo storicamente mai e poi mai s’arrenderà. Mi rifiuto di condividere la scelta politica di spendere altre centinaia di milioni in armi per mano del Crosetto che fino a poco tempo fa rappresentava le italiche industrie belliche, mentre nel paese molti sono attanagliati da seri problemi economici. La guerra, ogni guerra, ogni conflitto, è una pazzia che foraggia multinazionali di morte. È l’unico concetto valido e da normodotato, proferito da Papa Francesco. Ogni altro tentativo di convincermi al proposito resta vacuo e vano. Solo il confronto, la dialettica, lo scendere a patti in prospettiva di pace rimangono l’unica via, stretta, per costruire un mondo migliore. L’escalation guidata dall’appisolato statunitense - a proposito: mi raccomando dategli il Nobel per la Pace come avete fatto con altri - l’accondiscendenza di un governo che non mi rappresenta, il bellicismo eclatante della Nato, costituiscono motivo d’inasprimento della già troppo cruenta guerra in corso. Il messaggio del presidente ucraino al festival di Sanremo oltre ad essere fuori luogo, ribadisce la sua speranza: farci entrare nel conflitto. Una pazzia spacciata per umanità, ad uso e consumo degli allocchi. Che siamo noi!