mercoledì 23 novembre 2022

L'Amaca

 

Un incidente di percorso
DI MICHELE SERRA
Se estrapoli quel disegno dal contesto non si capisce più niente», dice Milo Manara spiegando perché si è sentito urtato dall’uso che Elon Musk ha fatto, su Twitter, di un suo disegno erotico. Manara ha perfettamente ragione, anzi, ha tragicamente ragione, perché l’abolizione del contesto (in questo caso, il contesto è un libro illustrato di novelle licenziose) è la condizione stessa della comunicazione social.
Il contesto è ciò che inquadra la parola e l’immagine. Se io dico “culo” in un discorso di fine anno dal Quirinale, o lo dico in una cena con gli amici, pronuncio la stessa parola, ma il suo significato è enormemente differente: perché è il contesto, ovviamente, che lo determina.
Se creo un luogo dove tutto è istantaneo e decontestualizzato, dunque tutto uguale, nel quale non c’è lettura e non c’è scrittura che abbiano diritto ad avere una storia, una geografia, una cornice, insomma una spiegazione, allora tutto diventa un magma non solo illegittimo (povero diritto d’autore…) ma soprattutto incomprensibile.
Le volte — tante — che mi è capitato di trovare sui social una mia frase di satira riportata come “vera”, ho allargato le braccia. La sensazione è di impotenza totale. Un gigante cieco e sordo che travolge la tua scrivania, calpesta il tuo computer, i tuoi pennelli, il tuo lavoro, e nemmeno se ne accorge.
Che fare, Milo? Fare tenace affidamento sulla piccola cerchia (nemmeno tanto piccola) dei lettori, che il contesto lo conoscono e anzi lo difendono.
Il resto, fare finta che sia solo un enorme incidente di percorso — anche nel caso non lo fosse. Esiste un’altra via di salvezza?

martedì 22 novembre 2022

Portiere

 


Osho

 


Ragogna

 


Il reietto Orsini

 

Follie. “Diplomazia zero, armi e basta”: la strategia occidentale è fallimentare
di Alessandro Orsini
La strategia del blocco occidentale guidato da Biden per salvare l’Ucraina dalla Russia si basa su tre comandamenti: 1) invio di armi indefinito senza alcuna idea di come uscire dalla guerra; 2) rifiuto totale di qualunque mediazione diplomatica con la Russia; 3) demonizzazione dei pacifisti falsamente rappresentati come amici della Russia. L’osservazione empirica della realtà rivela che questa strategia è stata un fallimento totale. Il suo fine dichiarato era di portare la Russia al tavolo della pace in poco tempo. Tuttavia, gli eventi hanno preso una direzione opposta a quella sperata. L’Ucraina, lungi dall’essere salvata dalla strategia del blocco occidentale, è stata devastata.
Procediamo con ordine. Dal 24 febbraio a oggi, la guerra non si è mai attenuata. Le infrastrutture energetiche sono al collasso, i profughi sono milioni, i bambini uccisi sono centinaia, le persone senza corrente elettrica sono più di dieci milioni, mentre i soldati ucraini morti o feriti sono circa centomila, una cifra spaventosa, rivelata dal capo di Stato maggiore americano Mark Milley. Inoltre, la strategia occidentale “diplomazia zero; armi e basta” ha accresciuto il pericolo del ricorso all’arma nucleare tattica da parte della Russia. Siccome Biden è consapevole che la Russia ha trasferito quei mostruosi mezzi di distruzione al confine con l’Ucraina, e siccome alti funzionari della Casa Bianca hanno fatto trapelare, via New York Times, che i generali di Putin parlano di “dove e quando” utilizzarli, il presidente americano è diventato iper-attivo, perché iper-spaventato, nel condannare l’ordigno nucleare russo. È iper-attivo anche nel chiedere ai capi di Stato stranieri lo stesso tipo di condanna. Pochi giorni fa, il capo dei servizi segreti americani ha incontrato il suo omologo russo ad Ankara, un incontro che sarebbe dovuto rimanere segreto proprio per accordarsi sul modo in cui evitare l’uso dell’atomica da parte della Russia. Evidentemente, il rischio è grande proprio come il fallimento della strategia di Biden. Il fallimento della strategia di Biden e di Ursula vor der Leyen diventerà innegabile quando le parti tratteranno. Oggi Stoltenberg dichiara che questa guerra può finire soltanto per via diplomatica: ha avuto bisogno di nove mesi per capire ciò che diciamo sin dal primo giorno? Se l’Occidente avesse accettato il dialogo con la Russia a partire dall’inizio della guerra, l’Ucraina non si troverebbe a dover riconquistare quattro regioni. Quando le trattative avranno inizio, sarà lecito domandare al blocco occidentale: “Perché avete atteso tutto questo tempo e tutti questi morti?”. La risposta è nota. Biden, cui la Commissione europea è asservita, persegue almeno tre obiettivi: 1) impedire l’alleanza tra la Russia e la Germania attraverso il mercato energetico comune: un’alleanza che metterebbe a repentaglio il predominio americano sull’Europa; 2) dissanguare la Russia con una guerra costosa che isoli il Cremlino dall’Europa costringendolo a spendere miliardi; 3) impoverire la Russia per favorire un cambio di regime che provochi il caos interno e la dissoluzione della Federazione russa. Tutto questo non è nell’interesse dell’Europa, men che meno dell’Italia. Ed è qui che interviene il terzo comandamento della strategia dei gruppi pro-guerra: demonizzare chi propone il dialogo con la Russia per risolvere la crisi pacificamente. Il terzo comandamento prevede che chiunque, ricorrendo all’evidenza empirica, metta a nudo il fallimento di Biden e l’inanità politica di Von der Leyen, diventi oggetto di una campagna d’odio come “mostro putiniano”.
Ps: Kherson è sotto le bombe.

L'Amaca

 

Il settore del wedding
DI MICHELE SERRA
Non ci sono più i reazionari a tutto tondo di una volta.
Prendete il leghista Furgiuele, primo firmatario di una proposta di legge, poi rimangiata, che perfino a Radio Mariasolleverebbe qualche sospetto di incostituzionalità: dare un bonus statale alle coppie che si sposano in chiesa. Di fronte al muro di critiche e pernacchie — anche dei suoi stessi compagni di governo — contro il quale si è infranta la proposta, la giustificazione del Furgiuele è stata la seguente: “io volevo solo incentivare il settore del wedding”.
Neanche Checco Zalone nella sua forma migliore avrebbe saputo concepire una battuta così esilarante. Il bigotto contemporaneo è prima di tutto contemporaneo, e dunque non ha la tempra politica per difendere la propria orgogliosa intolleranza. Non dice “tacete, miscredenti, e inchinatevi all’unico Dio e all’unica religione”.
Sicuramente lo pensa, ma non riesce a formulare neppure i propri pensieri.
Dunque si appiglia al tristo inglese degli impiegatini travestiti da manager, all’aziendalismo di risulta che fornisce una pezza d’appoggio onestamente laboriosa a qualunque scemenza e a qualunque nefandezza. Lui voleva solo incrementare il settore del wedding, ma vi rendete conto… Due note a margine. La prima: la Lega si conferma incomparabilmente più fascista dei neofascisti. La seconda: sarebbe ingiusto che il settore del wedding fosse grato al solo Furgiuele.
Meritano riconoscenza, e il dovuto lustro, anche gli altri firmatari della proposta di legge, tutti leghisti. Si chiamano Alberto Gusmeroli, Simone Billi, Ingrid Brisa e Erik Umberto Pretto.
Un bell’applauso.

lunedì 21 novembre 2022

Culturalmente ineccepibile

 

Alle destre Macron-Meloni opponiamo Tomaso Moro
IL CAPOLAVORO DI SHAKESPEARE - “Vi piacerebbe forse trovare una nazione di temperamento così barbaro che vi negasse rifugio sulla terra, scacciandovi come cani”
DI TOMASO MONTANARI
“Solo chi crede che la politica non sia tutto, giunge a convincersi che la cultura svolge un’azione a lunga scadenza, anch’essa politica, ma di una politica diversa”. Oggi questa constatazione di Norberto Bobbio ci pare ancora più vera: anzi, urgente e necessaria alla nostra stessa sopravvivenza mentale. È bastato un mese scarso di governo dell’estrema destra di matrice fascista perché un discorso politico che non credevamo passibile di ulteriori peggioramenti arrivasse a conoscere prospettive e toni ancor più disumani. Così, i corpi dei migranti (non ha forse un corpo, un migrante?) sono diventati “carico residuo”. E l’Europa, di cui tanto andiamo fieri, si è ridotta ad una rissa indecente tra due giovani capi di governo bianchi, uno di destra e un’altra più di destra, sulla pelle di pochi disgraziati neri chiusi in una nave.
Allora, sì, solo in quella che chiamiamo cultura c’è una prospettiva di salvezza: se non altro per sottrarsi a questa cronaca del mostruoso. E così il consiglio è: leggetevi l’ultimo dramma di William Shakespeare! Una nuova traduzione di Nadia Fusini e Iolanda Plescia (William Shakespeare e altri, Sir Thomas More, Feltrinelli, 12 euro) ci restituisce infatti un suo lavoro meno noto, che fu scritto insieme ad altri cinque drammaturghi e che quando uscì non venne messo in scena perché considerato scomodo dalla politica. Il protagonista, in effetti, è un grandissimo politico: ma non come i nostri. Era stato il cancelliere del regno, ma non aveva esitato a rimetterci la poltrona (e la testa) per rimanere fedele alla sua coscienza. Enrico VIII, il suo terribile re, non riusciva a capirlo: non per nulla Tomaso Moro, grande amico di Erasmo da Rotterdam e di Hans Holbein, aveva scritto Utopia, manifesto di un’altra possibile società umana. Oggi Moro, santo per la Chiesa cattolica, è il patrono dei politici: ma forse è in vacanza permanente a Utopia, visti i risultati, dalla sua Inghilterra alla nostra Italia.
In uno dei passaggi del dramma certamente attribuibili al Bardo, il cancelliere Moro è chiamato a sedare il tumulto del popolo che vorrebbe cacciare gli stranieri che rubano il lavoro agli inglesi. Così si rivolge loro: “Diciamo che sono espulsi, e diciamo che questa vostra protesta, giunga a ledere la maestosa dignità dell’Inghilterra. Immaginate di vedere gli stranieri disgraziati: coi bambini sulle spalle, i loro miseri bagagli, arrancare verso i porti e le coste per imbarcarsi. E voi assisi in trono, padroni ora dei vostri desideri. L’autorità soffocata dalle vostre risse: voi, agghindati delle vostre opinioni, che avrete ottenuto? Ve lo dico io: avrete insegnato a far prevalere l’insolenza e il pugno forte, e come si annienta l’ordine. Ma secondo questo schema nessuno di voi arriverà alla vecchiaia: ché altri furfanti, in balìa delle loro fantasie, con quello stesso pugno, con le stesse ragioni, e lo stesso diritto, come squali vi attaccheranno, e gli uomini, pesci famelici, ci ciberanno gli uni degli altri. …Volete calpestare gli stranieri, ucciderli, sgozzarli, impadronirvi delle loro case, mettere il guinzaglio alla maestà della legge per aizzarla poi come un cagnaccio. Ahimè! Diciamo che il Re, clemente col traditore pentito, rispondesse in modo non commisurato alla vostra grande colpa, mettendovi al bando: dove ve ne andrete? Quale paese, vista la natura del vostro errore, vi darà asilo? Che andiate in Francia o nelle Fiandre, in qualsiasi provincia germanica, in Spagna o in Portogallo, in qualunque luogo che non sia amico dell’Inghilterra: ebbene, lì sareste per forza stranieri. Vi piacerebbe forse trovare una nazione di temperamento così barbaro che scatenandosi con violenza inaudita, vi negasse rifugio sulla terra, anzi affilasse detestabili coltelli per le vostre gole, scacciandovi come cani, come se non fosse Dio che v’ha fatto e creato, come se gli elementi naturali non servissero anche ai vostri bisogni ma dovessero essere riservati a loro? Cosa pensereste di un simile trattamento? Questo è il caso degli stranieri, questa la vostra montagnosa disumanità”.
Non credo ci sia bisogno di sottolineare la spaventosa attualità di queste parole: specie per un popolo di ex migranti, come noi. Chi caccia lo straniero, chi lo perseguita, chi lo insulta distrugge la legge (a partire dalla legge del mare) e l’unico ordine possibile: quello umano. Le parole del Tomaso Moro di Shakespeare sono ancora più vere nell’Italia di oggi, retta da una legge fondamentale, la Costituzione del 1948, che fa del nostro comune essere persone umane il fondamento stesso di ogni legge. Allora, smettiamola di commentare le recite che avvengono sul trono (“che altro è il trono se non un palcoscenico?”, ci rammenta Nadia Fusini nell’introduzione), e curiamo la nostra anima.
Un talk show di meno e uno Shakespeare in più: anche così possiamo protestare contro la corruzione delle parole e delle anime che avvelena questo autunno, perversamente caldo, del nostro scontento.