giovedì 17 novembre 2022

Anto'!

 

L’eiaculatio precox di Letta, Calenda & C.
di Antonio Padellaro
Di quel securo il missile tenea (manzonianamente) dietro al tweet di Enrico Letta che, martedì sera, mentre ancora s’indagava sull’origine dell’ordigno caduto in Polonia già marciava indomito “a fianco dei nostri amici polacchi”. Seguito da quel baleno di Carlo Calenda che, senza indugio alcuno, accusava “la follia russa generata dalle pesanti sconfitte”. Per carità, tutti possono sbagliare anche perché molto più dell’involontario incidente provocato da Kiev sono i cento missili scagliati in un sol giorno dai russi sul martoriato popolo ucraino che giustificano, e a iosa, l’indignazione di noi umani.
Però, è quando il grottesco scavalca la tragedia che sembra lecito interrogarsi sulla fregola di questa cosiddetta opposizione avida di spot, sul suo sgomitare parecchio indecente. Simile a quei tizi che guadagnano trafelati la testa del corteo funebre seminando le più sentite condoglianze su familiari e amici del defunto, che intanto si chiedono ma questo chi diavolo è? Il centrosinistra in modalità eiaculatio tweet precox si somma così a quello della Crusca, per settimane chino e pensoso su termini melonianamente sospetti come merito e sovranità. E a quello dei popcorn che, spaparanzato, trova il modo di consolarsi del proprio fallimento elettorale godendo sulle smarronate del governo di destra.
Trattasi, indubbiamente di una produzione rigogliosa e incessante di strappi istituzionali, gaffe e bestialità varie: bella croccante quella sull’efficacia dei vaccini espettorata dal sottosegretario alla Salute, nonché Fratello d’Italia, Marcello Gemmato. A cui l’opposizione del sempre meglio che lavorare risponde con il prestampato “dimissioni subito”, che in genere lascia il tempo che trova. Ok, anche i Letta e i Calenda hanno diritto al loro reddito di cittadinanza anche se a una semplice domandina non dovrebbero sfuggire. Come spiegano che, malgrado sia costretta a guidare una truppa di ministri improbabili e di sottosegretari scappati di casa, la popolarità del (della) presidente del Consiglio cresce con regolarità costante? Non sarà che, quando messa a confronto con certi oppositori alle vongole, Giorgia Meloni venga percepita, tutto sommato, come il male minore?

Insuperabile!

 

Sturmtruffen
di Marco Travaglio
C’è una legge scientifica più esatta di tutte le scienze esatte: il teorema Riotta-Letta-Calenda. Quando uno dei tre dice una cosa, è probabile che sia una cazzata; quando la dicono tutti e tre insieme, è sicuro che è una cazzata. L’altra sera dovevamo chiudere il giornale e non sapevamo quale delle mille versioni sul missile in Polonia scegliere. Poi Riotta ha twittato: “Il missile russo al confine polacco… l’escalation di Putin in Ucraina e Europa”, “Attacco contro Paese Nato Polonia con vittime conferma che deriva terrorista russa non ha guida ma segue hubrys Putin fino a rischiare la guerra mondiale. Pensare di fermare il dittatore con la resa lo scatena. Serve batterlo e isolare la sua Quinta Colonna in Italia e Ue”. Poi Letta ha twittato: “A fianco dei nostri amici polacchi in questo momento drammatico… Quel che succede alla Polonia succede a noi” (ma la Polonia non era fasciosovranista? Chiedo per un amico). Poi Calenda ha twittato: “La follia russa generata dalle pesanti sconfitte continua. Siamo con la Polonia, con l’Ucraina e con la Nato. La Russia deve trovare davanti a se un fronte compatto. I dittatori non si fermano con le carezze e gli appelli alla pace”. En plein.
A quel punto non c’erano più dubbi: il missile non l’aveva lanciato la Russia. Anzi, l’aveva lanciato l’Ucraina: l’unica (coi tre bimbiminkia affetti da cellularite compulsiva) che accusava Mosca. Un finale da Ballo in Maschera di Verdi e da Edipo re di Sofocle: l’accusatore-inquirente è l’assassino. Quindi niente articolo 5 Nato, evocato dai Tre dell’Ave Guerra in fregola di arruolarsi e aviotrasportarsi sul fronte del Don contro il nuovo Hitler che attacca la Polonia e contro i suoi complici pacifinti in Italia. Sennò dovremmo dichiarare guerra all’Ucraina, che ci risponderebbe con le nostre armi: un casino. Spiace per i tre foreign fighter de noantri, che dovranno marciare ancora sul divano e fare il presentat’arm sui social. E per le Sturmtruppen a mezzo stampa, che ieri mitragliavano titoli infoiati per l’agognata guerra nucleare. E ora imprecano contro i neoputiniani Biden e Stoltenberg: “Ci hanno rimasti soli, ’sti quattro cornuti”. Ma il cortigiano Johnny e il commissario Iacoboni non demordono e sposano la linea Meloni: “Che il missile sia ucraino, non cambia la sostanza: la responsabilità è tutta russa”. In effetti, se il missile fosse stato russo la Nato già marcerebbe su Mosca. Ma sono sottigliezze. Così come il fatto che Zelensky, cioè l’unico a sapere fin dall’inizio che il missile era suo, ha tentato e ancora tenta di truffare gli alleati per trascinarli nella terza guerra mondiale: “È un attacco missilistico russo alla sicurezza collettiva”, “È un messaggio di Putin al G20”. È bello armare un alleato così sincero e fidato: avercene.

L'Amaca

 

Un Natale piccolo piccolo
DI MICHELE SERRA
La giornata della Vita Nascente, proposta dal deputato Malan e
dalla senatrice Rauti, esiste già e si chiama Natale. Cade a ridosso del solstizio d’inverno, quando le giornate ricominciano ad allungarsi e l’umanità, da molto prima che nascesse Gesù, celebra la sconfitta delle tenebre e il ritorno della luce. Il bambinello, come tutti i neonati, risplende nella sua culla (“astro del ciel”) e allontana da ogni casa l’ombra della morte.
È il momento nel quale il messaggio cristiano parla a tutti e diventa universale. Se anche i non credenti amano il Natale è perché la nascita è una festa per ogni persona, non solo per chi crede che quel bambino fosse il figlio di Dio. Ogni nascita (non solo umana: di ogni essere vivente) è una sconfitta del nulla. Illumina il mondo, e rallegra.
L’idea di una specie di doppione del Natale nel giorno dell’Annunciazione dell’angelo a Maria, al contrario, rabbuia e rattrista. Perché ha un’evidente intenzione politica, e al tempo stesso confessionale. Quella politica è antiabortista (come se esistesse qualcuno, al mondo, che festeggia l’aborto), quella confessionale mette l’accento non sulla nascita, ma sulla trascendenza del concepimento, che è invece un dogma. Chi abortirebbe il figlio di Dio?
Si propone dunque alla Repubblica, ovvero a tutti gli italiani, di trasformare la più ardua delle credenze (partorire da vergine) in una festa politica, per giunta molto di parte. Ennesima conferma che la componente cattolico-reazionaria, in questo governo, è quella più aggressiva.

Da sempre

 


Premessa: la Russia ha invaso l'Ucraina quindi è, e sempre sarà, dalla parte del torto, qualunque cosa accada. Putin è un killer spietato e personalmente l'ho sempre pensato, anche in tempi in cui la nostra brodaglia lo innalzava a grande politico, a stratega insuperabile. 

Ma il signore in foto mi sta sui coglioni. Da sempre. 

Perché questo Aizzatore Folle prosegue pervicacemente nella tremebonda idea di coinvolgere nel conflitto la Nato, senza comprendere, o facendo finta di non capirlo, che un ingresso del patto atlantico in questa guerra scellerata, molto probabilmente porterebbe l'umanità verso l'estinzione, o ad una modifica inaudita del suo modo di vivere su questo pianeta. 

Probabilmente questo Aizzatore Folle dovrebbe staccare un pò la spina e rifugiarsi nella sua villona toscana da 4 milioni, a meditare sul futuro, sull'evidente necessità di porre fine al conflitto, intavolando un serio e necessario dialogo con l'aggressore. 

Persino Rinco Joe se ne è accorto e finalmente sta pressando l'Aizzatore Folle affinché si sieda, anche con maglietta verde, per trattare la Pace. 

E a tutti i convinti assertori del macabro rifornimento bellico pro Aizzatore, consiglio vivamente di andarsi a leggere commenti e scritti di uno dei pochi Saggi attualmente in circolazione, colui che fin dall'inizio ha definito la guerra una pazzia e il mercato armaiolo una nefandezza senza limiti, retta da orchi senza scrupolo. Per questo è stato censurato, pure da Rai Uno, in attesa però della bisunta riabilitazione nella classica mondovisione natalizia, ove lo ossequieranno untuosamente questi tanti, troppi, sepolcri imbiancati che, come sempre, nella guerra, in ogni guerra, vedono solo business, contando su sterminate masse di allocchì, alcuni pure pennivendoli, condividenti la scellerata idea che il missile alla fine riporterà pace e prosperità.  

Può essere, certo. Ma a festeggiare ci saremmo anche noi?     

mercoledì 16 novembre 2022

Spiegato l'arcano!

 


Come sempre Numeri Uno!!!

 

Sul Fatto in edicola non troverete neppure un pezzo sul torneo di calcio
DI PAOLO ZILIANI
Non c’è l’Italia, ma l’avremmo fatto anche se ci fosse stata. Domenica iniziano in Qatar i Mondiali di calcio e il Fatto Quotidiano informa voi, cari lettori, che per tutti i 29 giorni del torneo su questo giornale non comparirà un solo articolo, una sola riga, una sola parola sulle 64 partite in programma fino al 18 dicembre. Questa competizione sportiva per noi non esiste, non essendoci niente di sportivo: ed è indegno che i Paesi partecipanti, le loro federazioni e i loro governi (anche i nostri se ci fossimo qualificati), non abbiano battuto ciglio e siano stati zitti e complici da quando nel 2010 la Fifa assegnò l’organizzazione del torneo al Qatar dopo una gigantesca corruzione che, come il Guardian e France Football svelarono, vide tra i protagonisti il presidente francese Sarkozy, l’allora presidente della Uefa Platini – anche lui francese, in arresto per 24 ore nel giugno 2019 – e il principe ereditario del Qatar, ora emiro, Tamin bin Hamad al-Thani. Sarkozy, grazie al sì di Platini, che votò a sorpresa a favore del Qatar e contro gli Usa, barattò il Mondiale 2022 in cambio dell’acquisto, da parte del Qatar stesso, di armi francesi. Un “Qatargate” in piena regola con molti dirigenti del calcio mondiale, africani, asiatici, sudamericani ed europei letteralmente comprati dai soldi qatarioti. Sono passati 12 anni e almeno 6.500 migranti di India, Bangladesh, Sri Lanka e Nepal (ma sono di più: Filippine e Kenya non hanno fornito i dati) sono morti, per il caldo e le inumane condizioni di lavoro, nell’opera di costruzione degli stadi. Si gioca nel Paese della negazione dei più elementari diritti civili e umani. È una vergogna. Il Mondiale di calcio 2022 per noi non esiste.

Regionalmente cogitando



Quindi Yoghi ci riprova! Per la seconda volta solo una società ha presentato offerta per la costruzione del nuovo ospedale spezzino, la Guerrato Spa, che pare abbia avuto parecchi problemi negli ultimi lavori, come l’ospedale di Trento. Resta il dubbio amletico del perché si sia presentato solo un concorrente, come l’altro tentativo del 2016, e per il quale rischiamo di pagare una cinquantina di milioni nella causa ancora in corso. Oltre a ciò il contributo dei privati nella costruzione, circa un 30%, ci legherà per i prossimi anni ad un esborso abnorme che taglierà i costi dell’Asl 5.  Insomma l’olezzo attorno alla vicenda è forte, ma in città solo pochi sembrano interessarsene. Yoghi marcia spedito senza alcuno intralcio verso quello che probabilmente sarà l’ennesimo baratro a cui devotamente ci sottoporremo. Non sono bastati infatti il mistero dell’ultimo piano dell’oramai scomparso Felettino, velocemente distrutto, né l’abnorme nosocomio sarzanese infarcito di scale ad minchiam e con ampi spazi già chiusi, e neppure il nauseabondo stato in cui versa il S.Andrea, ad iniziare dal suo Pronto Soccorso, un monumento all’inefficienza e all’indecoroso, con pochi rivali nella nazione, per farci dubitare sul nuovo progetto. Yoghi, sogghignando, sta per posizionare un basilare tassello nell’occulta operazione di marketing che già fin d’ora obnubila nettamente la ricerca del confine tra pubblico e privato, tra ciò che da sempre è un sistema sanitario d’eccellenza e il coacervo di pusillanimità arricchente i soliti noti, a costi maggiorati. Insomma, Yoghi pervicacemente pare riuscire nell’intento. Per il sollazzo di pochi.