mercoledì 9 novembre 2022

Ragogna

 


Guidus!

 


Osho

 


Robecchi in Letizia

 

Che Letizia! Sciure e sciurette sono tutte già in pre-orgasmo morattiano
di Alessandro Robecchi
Finalmente scrivere da Milano non è periferia, finalmente non siamo ai margini dell’Impero, quassù sulle palafitte, dove la cosa più bella “è il treno per Roma”, e altre amenità e sciocchezze.
Finalmente anche qui si freme, si registrano languori preorgasmici delle sciurette in total Prada – uh, le scalmane! – e i brividi di eccitazione dei maschi alfa da consiglio di amministrazione, quelli trascinati alla Scala una volta l’anno perché si deve, perché si fa. Scala dove – manco a dirlo – lei svettava in total black Armani (cito i classici).
Ma come lei chi? Lei Moratti Letizia, che provenendo da un casato Bricchetto Arnaboldi (guai a voi se ci aggiungete Serbelloni-Mazzanti-Viendalmare, stronzi!) dà quelle garanzie di schietta aristocrazia di cui tutti abbiamo bisogno, in primis la società lombarda il cui problemi, si sa, sono i salotti innoiositi e le false borse Vuitton. Lei. Una che sa usare il coltello da pesce, sa come si mettono i bicchieri, come ci si siede alle riunioni di bilancio, una che possiede quel pragmatismo acuminato, che sarebbe una specie di realismo magico dei dané; una che voleva far vaccinare la gente in base al Pil – prima i lombardi che ci mantengono tutti! – e che si prestava al post-Gallera, ultimo comico della tradizione milanese, come badante del presidente Fontana.
Insomma, a un certo punto, a quella Milano dipinta a olio, quella dei salottini dove ancora si gioca la pantomima del potere – i dané, la finanza, la fabbrichetta, che oggi è la start-up del figliuolo, di ville! di villule! di villoni ripieni, di villette isolate… Gadda dove sei? – ecco, in quella Milano lì, dove la rendita si spaccia per merito, è comparsa la Madonna rivelata, la sciura delle sciure. Nostra signora dei salotti ma anche della finanza, una specie di icona benedetta, ultrasettantenne, ma ancora giovanile, piacente, dinamica; insomma a misura di come le sciurette del circuito via Spiga-Montenapo-Sant’Andrea vorrebbero essere, povere stelle.
Perché si parla un po’ troppo di politica, nell’affaire Moratti, candidata alla Presidenza della Lombardia dai Bibì e Bibò forestieri (uno toscano, l’altro di Roma, figurarsi), la cui finalità è far vincere il leghista Fontana dando la colpa al Pd che non ha seguito “la visione”.
Macché, quello è il contorno, e il piatto forte della questione è invece social-antropologico, dove una città in cui i ricchi sono asserragliati in due-tre quartieri, con le loro tessitrici di elogi, maestre di eleganza e di “costume” (il costume dei signori), e fremono di giubilo e tripudio potendo finalmente dire di essere un po’ di destra anche loro. Ma non la destra burina dei leghisti di provincia (quel Fontana, un varesotto, ossignùr, quelli delle valli, buoni solo se ti portano il taleggio fresco). E nemmeno di quei destri parvenu, fasci ripuliti che in un salotto, sotto un Sironi, sotto un Balla ben appeso alla tappezzeria buona non ci saprebbero stare, volgari come un centrotavola della Santanchè, signora mia.
Insomma Lady Letizia è la quadratura del cerchio: consente alla borghesia-wannabe-aristocrazia milanese di fingere di restare “progressista” pur votando – finalmente! – a destra. È lei che fa il favore di slittare un po’ a gauche, come quando si aggiunge un ospite e le nobildonne – aiutate dalla servitù – spostano un po’ le sedie per fargli spazio.
Grazie, Letizia, di fornire questo brivido prenatalizio alla nomenklatura del panetùn, anche questa è un’opera caritatevole che la sinistra – coi suoi pregiudizi, cattiva – non ti perdonerà.

Feltri

 

Un altro confine
di Mattia Feltri
L'aria sta cambiando, ha detto Matteo Salvini perché una delle navi in attesa a Catania è partita per la Francia, dove saranno fatti sbarcare tutti. Sulla nave c'erano bambini e casi di polmonite. Su una delle navi erano stati sbarcati i fragili, quelli la cui salute è a rischio. Il resto, secondo il ministro Piantedosi, è «carico residuale». Fra il «carico residuale» il deputato Angelo Bonelli ha trovato un minore di cui non si era accorto nessuno. È stato fatto scendere. Le autorità sanitarie, ha detto ancora Bonelli, non si erano nemmeno accorte di una epidemia di scabbia. Si attendono decisioni. Il comandante di una delle navi, intimato a lasciare subito il porto, non lo ha lasciato perché dice di non poterlo fare sinché avrà gente a bordo, e si è rivolto al Tar. Si attende il Tar. Due migranti si sono buttati in mare per raggiungere terra, uno aveva trentanove di febbre ed è stato ricoverato. L'altro aspetta sul molo che gli lascino raggiungere la moglie e le quattro figlie. A Catania no, ma a Reggio Calabria da una nave sono stati fatti scendere tutti. A Catania i pakistani hanno cominciato lo sciopero della fame. Il governo italiano chiede supporto dalla Ue che risponde («a malincuore»): avete torto, fateli scendere. Si ricorda che il novanta per cento dei migranti che arriva via mare, arriva sulle navi di Guardia di finanza e Guardia costiera, il dieci per cento su quelle delle Ong. La Asl di Catania ha trovato la soluzione sanitario-legale per farli scendere tutti: c'è un «elevato rischio psicologico». Per dire, cari amici del governo, che dovreste soprattutto difendere i confini fra la cattiveria e il ridicolo.

Accordi Travagliati

 

La sinistra di destra
di Marco Travaglio
La sera delle elezioni, il Commentatore Unico convergeva su un punto: il Pd di Letta aveva regalato l’Italia a Meloni perché non si era alleato con i 5Stelle di Conte. Cioè perché aveva dato retta al Commentatore Unico che gli intimava non allearsi con i 5Stelle di Conte. Che, com’è noto, erano morti e sepolti, diversamente dai trascinatori di folle Calenda, Renzi, Di Maio e Tabacci. In pratica, il Commentatore Unico rimproverava al Pd di Letta di averlo ascoltato, anziché ignorarlo o consultarlo per fare l’opposto. Ora, senza che nulla sia cambiato se non l’ulteriore avanzata del M5S e l’ulteriore picchiata del Pd, con agile balzo torna allo status quo ante 25 settembre. E ricomincia a sostenere che, se Pd e M5S si rimettono insieme (cosa che peraltro non sta accadendo), sarà peggio per loro e meglio per Meloni. In che senso Meloni dovrebbe gioire per l’unione di due avversari che insieme la batterebbero, non è chiaro. Ma nulla ha un senso nei commenti del Commentatore Unico.
Se dal 25 settembre a ieri trovava strano che Pd e M5S, diversamente dalle tre destre, corressero divisi, ora trova strano che si alleino. Anzi non usa mai la parola “alleanza”, perché ha un sapore positivo: dice che il Pd sarebbe “guidato” ed “egemonizzato” dai 5S (Stefano Folli, Rep) e, a furia di “inseguirli” o “scivolare per inerzia” verso Conte, si ritroverebbe un “gruppo dirigente postcomunista” di “estrema sinistra” (quei brigatisti rossi di Bersani, Speranza e Bettini) per “un’alleanza estremista e minoritaria col grillismo” (Massimo Franco, Corriere). “Una sinistra per la quale il pacifismo e le suggestioni anti-Nato, il Reddito di cittadinanza, la sintonia con frange dell’associazionismo cattolico (tipo la frangia del Papa, ndr) dovrebbero essere la bussola politica” (ancora Franco). Una sinistra di sinistra, ecco: per dire il pericolo che corriamo. Una sinistra che “lascerebbe a Meloni la ragionevole speranza di governare a lungo” (ancora Folli). Quindi, se Pd e M5S corrono divisi, vince Meloni; se invece corrono uniti, vince Meloni. E, qualunque cosa accada, è colpa di Conte, lapidato prima perché era morto, ora perché è vivo. Di chi è la colpa del no di Letta alla Moratti? Di Conte, che non l’ha manco nominata. Però esiste ed è un bel guaio: senza di lui, il Pd potrebbe tornare a schierare contro la destra gente di destra con programmi di destra “guidando la riscossa a Milano e Roma” (Folli). È lui che, ostinandosi a non defungere, impedisce alla sinistra di passare definitivamente a destra. Non è meraviglioso? Prima di affogare nel ridicolo, questi buontemponi dovrebbero finalmente fare outing: “A noi non frega nulla di chi vince e di chi perde. Noi odiamo Conte perché lui non obbedisce ai nostri padroni e noi sì”.

L'Amaca

 

Se l’è andata a cercare
DI MICHELE SERRA
Il vero problema di questo governo è che quasi ogni suo gesto è scontato. Non ci si può aspettare altro, come se esistesse un’agenda Meloni-Salvini già scritta, parola per parola, molto prima delle elezioni, e per la cronaca anche ben prima dell’agenda Draghi.
Il comportamento molto disinvolto (per dirla con educazione) sul caso Regeni è l’ennesima conferma. Nel senso che ricalca pari pari un’impostazione, diciamo così, brutalmente distratta, una specie di andreottismo però senza la cipria democristiana a nasconderlo e ammorbidirlo. L’indignazione per quell’omicidio di Stato, tutti quei cartelli, quei sit-in, quelle prese di posizione, quella partecipazione al lutto, erano roba da studenti di sinistra, da sindaci e assessori che sono andati a impelagarsi nel ginepraio dei diritti umani, da conduttori televisivi che amano ben figurare con il loro pubblico di anime buone.
Di sinistra, del resto, era anche quel giovane ricercatore che si impicciava di cose più grandi di lui, i diritti sindacali in Egitto, ma figurati un po’, chi glielo ha fatto fare, se l’è andata a cercare. La destra, con i suoi giornali così elegantemente confezionati, l’aveva già fatto notare, che la politica internazionale non è un pranzo di gala, e che se questo Regeni era diventato una specie di martire della ricerca sul campo la cosa non doveva riguardare i nostri rapporti commerciali, con tutte le aziende e le partite Iva che lavorano con l’Egitto.
Sono ubbie della sinistra, queste dei diritti, impicci emotivi. Nell’agenda Meloni-Salvini, alla voce Regeni, c’era già scritto, da tempo, “sorvolare”. Detto fatto, la coerenza ha vinto.