Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
mercoledì 28 settembre 2022
Un Robecchi perfetto!
L'Amaca
martedì 27 settembre 2022
Dubbio
Rassereniamoci con Simone!
Chi meglio di lei?
Meloni-Gandhi, il Titanic Calenda e il circo dei contorsionisti da talk
TV - Come passare dalle previsioni alla realtà
DI DANIELA RANIERI
Gli exit-poll sono tremendi, per il parco-analisti televisionaro e giornalaro d’establishment. Non è tanto la vittoria di Meloni, è che vedono sgretolarsi minuto dopo minuto i feticci onanistici con cui si sono trastullati per mesi: Agenda Draghi, Terzo Polo, Di Maio statista alla De Gasperi, Calenda forte nei collegi uninominali.
Negli studi i giornalisti draghiani guardano nel vuoto: “Non si registra un’affermazione netta di chi ha appoggiato il governo Draghi”, dicono ostentando obiettività, come se non fosse la smentita di quello che hanno detto fino a poche ore prima.
L’Agenda Draghi, ora apocrifa, vaga intorno a mezzanotte tra Viale Mazzini e gli studi de La7 in cerca di qualcuno che se l’accolli.
Lo fa eroicamente Letta il giorno dopo: “Se siamo arrivati al governo Meloni è perché Conte ha fatto cadere Draghi”. Cioè, della disfatta di tutto ciò che puzzava di governo Draghi accusa l’unico che aveva capito che morire per il governo Draghi era folle e che il governo Meloni sarebbe stato l’effetto della stagione dei Migliori.
Renzi e Calenda mandano Rosato a commentare l’exploit al 7,9% di Azione-Iv. “È un grande risultato, siamo l’unica forza nuova, aspettiamo i risultati definitivi”, dice. Lo interrompono per dare le nuove proiezioni: il Terzo Polo è al 7,8%.
Il compiacimento per la disfatta del Sesto Polo del duo comico Renzi-Calenda non permette di apprezzare appieno la caduta di Salvini (lo avevamo dato per “bollito in salsa veneta” già l’8 settembre). È sotto al 9%, la metà esatta del tasso alcolico del mojito.
Rosato dice che Calenda aveva fissato l’asticella alla doppia cifra (in effetti è doppia, se si toglie la virgola), ma ciò non li scoraggia, anzi, e comunque sono solo exit-poll. Lo interrompono: Azione-Iv è al 7,7%. Cioè, ogni volta che parla perdono lo 0,10%. Lo chiudono in bagno.
La Serracchiani sull’orlo delle lacrime deplora la legge elettorale, che ha fatto il Pd e porta il nome di Rosato.
Di Maio e Carfagna perdono a Napoli contro Costa del M5S, che doppia Di Maio; a Cremona Santanchè doppia Cottarelli, “punta di diamante del Pd”. Nessuno fa l’inferenza che l’Agenda Draghi era la più grande minchiata mediatica dai tempi della sobrietà di Monti.
A tarda notte parla Francesco Lollobrigida (FdI), futuro ministro di qualcosa: ha una voce con picchi striduli che il confino a Ventotene tutto sommato…
Ecco Meloni. Tutti ne elogiano lo “stile moderato”. Non è più l’erede di Almirante, la groupie di Mussolini, la Le Pen della Garbatella. Siccome non si è presentata in orbace tipo Mussolini che inaugura Carbonia, per i commentatori riposizionantisi è già un incrocio tra Mariano Rumor e Indira Gandhi.
La Boschi su La7, radiosa come avesse vinto: in realtà ha perso male in Calabria, dove era stata traslata da Bolzano; ma il Rosatellum le concede di essere ripescata altrove, sennò sarebbe fuori dal Parlamento: perciò ride. Denigra Letta, elogia il Jobs Act, rimpiange il referendum del 2016. I renziani sono insieme sé stessi e la loro parodia.
Cottarelli non si vede. Lo aspettiamo da Fazio col Mago Forest e Nino Frassica.
E Renzi? È in volo per Tokyo, dove parteciperà al funerale di Shinzo Abe, premier nazionalista di destra, chissà se a titolo di senatore toscano, di conferenziere al soldo di un satrapo saudita, di perdente o di poliglotta (e chissà se gratis). Ha abbandonato Calenda a twittare da solo in un parcheggio della Ztl. Quando uno è un galantuomo.
Gli analisti avanzano un’analisi: forse il Pd ha sbagliato a non allearsi col M5S e ha pagato la linea iper-atlantista sulla guerra? Cioè, lo accusano di aver fatto esattamente quello che loro gli raccomandavano di fare, indicandolo ex-cathedra agli elettori come la panacea.
Una preghiera agli ex 5Stelle che sono andati con di Maio sicuri di essere rieletti. Impegno Civico è allo 0,5%, la percentuale fisiologica di elettori che sbagliano a mettere la croce: una decina voleva votare Scelta civica, tre non avevano gli occhiali, un paio sono inciampati nel seggio con la matita in mano e la scheda era valida.
Calenda, terzo al collegio di Roma 1, sconfitto pure dalla ex alleata Bonino, si presenta con tre ministre (mute) del governo Draghi in rappresentanza dell’Agenda omonima e sprizza veleno contro il Pd. Dice che il Paese ha bisogno di lui, si tratta di aspettare che se ne accorga. Sputa sugli elettori: “La gente vota come se fosse il televoto del Grande Fratello per chi urla di più”, dice, ma se così fosse avrebbe vinto lui, che infatti è senza voce. Comunque su Twitter ha il 38% e tanto basta.
“Occhi di tigre” Letta parla nel day after e dà la colpa a Conte. Stando ai suoi manifesti elettorali, tra Europa e Putin l’Italia ha scelto Putin. Lui torna a insegnare a Parigi. Quando uno è uno stratega, c’è poco da fare.
Comunque, tutti concordano su una cosa: le alte percentuali del M5S al sud si devono al Reddito di cittadinanza, cioè ai poveri che ne hanno bisogno e hanno votato la forza politica che glielo assicura. Perché non muoiono?
