lunedì 26 settembre 2022

E ha detto tutto!

 

Le lezioni politiche
di Marco Travaglio
Gli italiani hanno deciso: l’Italia avrà di nuovo un governo di destra. Come nel 1994, nel 2001-‘06 e nel 2008-‘11. L’unica differenza è che stavolta il premier sarà probabilmente – e giustamente, visti i voti raccolti e l’abisso che separa Fratelli d’Italia dai fratelli-coltelli leghisti e forzisti – Giorgia Meloni: una donna che viene dall’estrema destra, ma comunque dalla militanza politica, non dagli affari e malaffari di un impero mediatico-finanziario frutto di frodi, corruzioni, piduismo e mafioseria. Noi pensiamo che sarà un pessimo governo: programmi già falliti tre volte, cultura incostituzionale, classe dirigente di impresentabili e macchiette, spaccature interne (che si allargheranno vieppiù col crollo di Salvini), conflitti d’interessi, legami internazionali, contingenza economico-sociale. Ma, abituati come siamo a giudicare i governi solo da quello che fanno, speriamo di essere smentiti. Potremmo esserlo se Meloni si ricordasse di essere in maggioranza nel Parlamento, ma in minoranza nel Paese.
Ai 5Stelle, che hanno governato quattro anni dopo aver vinto vinto le elezioni, e al Pd, che ha governato tre anni dopo averle perse, l’opposizione farà bene. Il M5S raccoglie un ottimo risultato per Conte, ma non deve dimenticare di aver dimezzato i voti in 5 anni: giusto allearsi con la Lega e poi col Pd per realizzare il programma, ma non con tutti purchessia – come nel governo Draghi – per prendere solo sberle. Conte, il leader più sottovalutato della storia recente, ha riportato in vita i 5Stelle appena in tempo dal coma in cui li aveva precipitati la folgorazione di Grillo e Di Maio per il premier più sopravvalutato della storia recente: Draghi. Il clamoroso recupero dai sondaggi di fine luglio a una sola cifra si deve soprattutto a Conte, per il buon ricordo lasciato da premier e per la scelta di candidati e parole d’ordine credibili, ma anche ai regali degli avversari: la corsa solitaria (omaggio di quel genio di Letta e dei giornaloni che non ci azzeccano neppure per sbaglio), la scissione dei dimaiani, la guerra ai poveri ingaggiata dagli altri che, per giunta, l’han lasciato solo a parlare di pace contro il bellicismo atlantista. Del Pd del fu Letta c’è poco da dire, ma solo perchè è già stato detto tutto: un partito mai nato, anzi di due partiti in uno, ma a forma di poltrona. Molto meglio se resta digiuno un bel po’ e si scinde: fra una sinistra aperta alle altre forze progressiste e un vecchio centro che va dove lo porta il cuore o l’altro organo che inizia per cu: il duo Calenda & Renzi (il “terzo polo” che è quinto o sesto). A questo dovrebbe servire l’opposizione. Sempreché qualche volpe non voglia nascondere la polvere sotto il tappeto con un altro colpo di palazzo: uno di quegli errori che, diceva Fouché, sono peggio di un crimine.

domenica 25 settembre 2022

Poemetto


Alquanto stralunato 
Ma ho votato!

Tanto intenti a menar per l’aia 
Da non percepir la mannaia

Che oggi più di ieri
Ci tratta ancor da palafrenieri

Levandoci il democratico diritto
Di scrivere noi il nome di getto

Di colui che là dentro per un lustro
Porterà avanti con fare non maldestro

Desideri e vittorie
Giammai littorie!

Tutti bramano la bionda inane
E il suo mondo da banane 

Pregno di imbelli e mummie
Che col far da scimmie 

Rinfrancheranno beoti canori
Per la gioia dei tanti evasori.

Puntualmente c’invaghiamo 
Del forte di turno con amo

Per ello trasaliamo
E a ‘sto giro straluniamo

Per la piotta illetterata
Risvegliante la nera brigata

Che gli avi nostri avean vaporizzato
Con sudore e valore innato 

Dipanando a fatica la sorte ria
Per donarci sora democrazia

Di per sé già obnubilata
Da giullari e riccastri da parata

Ma il vento forte d’immane capienza
Ha portato nuova Resistenza

Agevolando la coscienza inviperita
A scacciare il nero con libera matita!

Ed oggi più di ieri a pien polmoni 
Effluvio nell’urlo “Fuori i fascistoni!”

Con Sandro, Enrico sogno con balia
Di riveder libera l’Italia!

Prima che sia...

 

Sogno o son destro
di Marco Travaglio
Addormentarsi pensando che è fico astenersi perché tanto sono tutti uguali e, al risveglio, scoprire che era molto meglio se vincevano i diversi.
Addormentarsi pensando che Draghi in America è lo statista dell’anno e, al risveglio, scoprire che è lo stagista.
Addormentarsi pensando che armiamo l’Ucraina fino alla vittoria finale e, al risveglio, scoprire che non esiste vittoria perché Putin ha l’atomica.
Addormentarsi pensando che Letta ha gli occhi di tigre e, al risveglio, scoprire che è cecato.
Addormentarsi pensando che Calenda è “il magnete che attira voti da destra” e, al risveglio, scoprire che attira pochi voti e quei pochi sono di centrosinistra.
Addormentarsi pensando che Conte è morto, i 5Stelle pure e, al risveglio, ritrovarsi ai funerali dei suoi aspiranti killer.
Addormentarsi pensando che il voto utile è quello al Pd e poi, al risveglio, scoprire che qualche voto in più ai 5Stelle al Sud sarebbe stato più utile.
Addormentarsi pensando che centrosinistra e M5S non possono stare al governo insieme perché Conte ha fatto cadere Draghi e, al risveglio, scoprire che centrosinistra e M5S stanno benissimo insieme, ma all’opposizione.
Addormentarsi pensando che tanto siamo un Paese di destra e, al risveglio, scoprire che le forze anti-destra hanno più voti della destra, ma si dividono perché tanto siamo un Paese di destra.
Addormentarsi pensando che il “populismo” è stato sconfitto da Draghi e, al risveglio, scoprire che i cosiddetti “populisti” che nel 2018 avevano il 55% stavolta hanno il 60%.
Addormentarsi pensando che gli italiani votano in base all’Agenda Draghi, all’influenza di Putin, alle politiche di Orbán, alle raccomandazioni delle cancellerie Ue, di Biden e di Zelensky sulla fedeltà euroatlantica, alla paura del fascismo e, al risveglio, scoprire che votano come sempre quel che pare a loro.
Addormentarsi pensando che gli italiani seguono i consigli dei giornaloni e, al risveglio, scoprire che non li leggono o, se li leggono, è per fare l’opposto.
Addormentarsi pensando che il pregiudicato, plurimputato, pluriprescritto e finanziatore della mafia B. è politicamente morto e, al risveglio, ritrovarselo presidente del Senato.
Addormentarsi pensando che Meloni è l’unica anti-Draghi e, al risveglio, scoprire che Meloni e Draghi vanno d’amore e d’accordo.
Addormentarsi pensando di votare la prima donna al governo e, al risveglio, ritrovarsi i governi Berlusconi 1, 2, 3 e 4 con la gonna, a parte un paio di deceduti e un paio di detenuti.
Quindi: meglio svegliarsi prima e addormentarsi dopo.

sabato 24 settembre 2022

Proverbio elettorale




Rieccoli!

 


Corrias e il Nano

 

Qualcuno aiuti B., ha bisogno di un amico
L’ANALISI - Nelle apparizioni tv, cose depensate. Davanti alle sue parole perfino Vespa resta annichilito
DI PINO CORRIAS
Ma il Dottor Berlusconi Silvio – proprietario di uomini e anime, aziende, ville, villone, panfili, aeroplani, parchi, cavalli, forzieri di gemme preziose, mogli vere, mogli finte, bodyguard, avvocati, medici, commercialisti e 999 pupe archiviate in agenda – ce l’ha un amico che sia uno?
Uno che gli dica: fai il bravo, ritirati, passa una settimana di massaggi a Bermuda, fatti un sonno in Costa Smeralda, un volo tra le Ande innevate, un ricovero Detox in Normandia. Ma per favore interrompi il calvario delle tue apparizioni in pubblico, tra le plebi elettorali e televisive, dicendo cose depensate, come l’altra sera davanti a un Vespa Bruno annichilito che faceva pure finta di non vederti, di non sentirti, quando dicevi che “Putin voleva sostituire Zelensky con persone perbene”, come se il mattatoio Ucraina fosse il consiglio di amministrazione di una squadra di calcio in crisi. E dicevi che “le repubbliche del Donbass hanno chiesto aiuto a Putin e lui è stato spinto dalla popolazione e dai suoi ministri a inventarsi questa operazione speciale”. Povero Putin. Povero Berlusconi.
Martedì scorso in piazza del Popolo, a Roma – direbbe l’amico – ti hanno trasportato di peso sul palco, ancorato davanti al microfono, dove hai detto “siamo amici dell’Europa e dell’America, ma non della Cina che è ancora comunista”, vibrando nella voce e aspettando l’applauso che non c’è stato, per poi essere accompagnato per mano da Tajani Antonio verso il retropalco, con una Ronzulli Licia a controllare che non andassi a sbattere sugli spigoli della Meloni che intanto avanzava per prendersi la scena e pure i tuoi voti.
Per non dire del favoloso disastro che hai combinato a Rete4, tre settimane fa, nella plaza di “Diritto Rovescio & Toros”, condotto da uno dei tanti che hai personalmente peggiorato, Del Debbio Paolo, un tempo figlio illuminato della Pontificia Università della Croce e che oggi mette in croce i più disgraziati, li blandisce, li aizza. E intanto se li mastica per il piacere delle casalinghe. Due ore di sudori freddi è durata quella finta intervista, tu completamente fuori controllo che ti perdevi in risposte chilometriche e prive di senso, il regista e i montatori in crisi isterica a forza di tagliare e rimontare. Persino la barzelletta, che in studio durava 9 minuti, l’hanno tagliata a meno di uno, ma lasciando intatta la tua migliore battuta della sera, l’unica purtroppo involontaria: “L’ultimo governo eletto dagli italiani è stato il mio, nel 2008”, con il pubblico dei social impazzito a chiederti “prima di Cristo o dopo?”.
E il mesto Del Debbio a farti da spalla, come ai vecchi tempi, quando ti teneva con deferenza il cappotto.
Stai per compiere 86 anni, direbbe un amico. L’hai passata liscia quando con la televisione commerciale hai rimbambito l’Italia. E con il partito personale l’hai incanaglita. Invece di fallire, sei diventato il più ricco. Goditi gli spiccioli e riposa. Magari prova con un libro. Magari non te lo ricordi, ma quasi tutte le case editrici sono tue.

Prima del voto

 

La resa dei tonti
di Marco Travaglio
I pretendenti al Coglione d’Oro della campagna elettorale sono legione. Ma la palma va senz’altro ai geni della politica e dei media che, avendo scommesso sull’Agenda Draghi (il nulla cosmico) e dunque sui noti trascinatori di folle Letta, Calenda, Renzi, Bonino e Di Maio (il nulla cosmico), hanno puntato tutto contro il Reddito di cittadinanza proprio nel periodo dell’ultimo sessantennio con più italiani che non hanno lavoro o temono di perderlo. Non era stato proprio SuperMario, nell’harakiri al Senato, ad attaccare il Rdc (“non funziona”), oltre al Superbonus (“mal fatto e mal scritto”) che ha creato 630 mila posti di lavoro? Quando poi le volpi hanno letto i sondaggi e capito che stavano regalando praterie al M5S di Conte – dato per morto – non solo fra i ceti deboli del Sud, ma anche del Centro-Nord, hanno perso la testa (ove mai ne avessero una) e accusato Conte di “voto di scambio”. Cioè di un reato punito più severamente grazie alla legge Bonafede (governo Conte-1) e commesso dal candidato che promette soldi o altre utilità al mafioso in cambio di voti. Che c’entra con una misura erga omnes, esistente in tutta l’Ue, promessa dai 5Stelle nel 2013 e nel ’18 e realizzata nel ’19 appena andati al governo? Se promettere una riforma di equità sociale e mantenerla fosse voto di scambio, si arriverebbe al paradosso che chi onora gli impegni con gli elettori è un criminale e chi li truffa è un galantuomo. Le norme simili al voto di scambio sono quelle che consentono ai cittadini di violare leggi o di farla franca dopo averle violate: amnistie, indulti, condoni. E quelle di iniquità sociale: i favori miliardari alle grandi imprese (che poi finanziano i partiti che le foraggiano con soldi pubblici), la flat tax per abbassare le tasse ai ricchi, gli 80 euro mensili elargiti da Renzi a chi guadagnava fino a 24 mila euro l’anno, e non subito dopo le Politiche, ma subito prima delle Europee (dove volò al 40,8%).
E così Rep, che aveva aperto la campagna elettorale col mantra “Conte è morto, il futuro sono Letta, Calenda, Renzi, Bonino e Di Maio”, deve mestamente chiuderla con prime pagine in lievissima controtendenza: “Il Sud decide il voto. Sfida tra Meloni e Conte”. Salvo poi pentirsene con tre pagine su “Giuseppe Conte il Camaleonte”, firmate da ben nove giornalisti (come faranno a scrivere un pezzo a 18 mani?), per rivelare che ha governato con la Lega e poi col Pd (esattamente come il Pd, che ha governato col M5S e poi con la Lega), è devoto a Padre Pio e – orrore orrore – “ha pugnalato Draghi”. Resta da capire perché, se Draghi è così pop, crescono solo FdI, unica opposizione a Draghi, e i 5Stelle, unici a criticare Draghi. Ma gli esperti di Rep avranno molto tempo libero per spiegarcelo, dopo le elezioni.