martedì 30 agosto 2022

Con cognizione

 


Come darle torto?

 

Pd, campagna demenziale un po’ alla Wanna Marchi
DI DANIELA RANIERI
Alle famiglie che presto dovranno decidere se mangiare due volte al giorno o scaldarsi, alle imprese che chiudono per il caro-energia, agli albergatori e ristoratori del nord est che avvisano: “Bollette triplicate, o ridurremo gli stipendi o chiuderemo”, risponde solerte un post su Instagram di Debora Serracchiani, capogruppo del Pd alla Camera e avvocato del diritto del Lavoro: “Con frutti di mare, pasta corta o vermicelli?”. Lei, sorridente in foto, ha optato per la pasta corta; ha la forchetta nel piatto, si appresta a mangiare, salvinianamente; la parola d’ordine è sdrammatizzare.
Serracchiani ha deciso di cavalcare il successo della nuova strategia del suo partito, sulla falsariga della esilarante meta-comunicazione del segretario Enrico Letta, che dopo aver “rilasciato” in rete l’ultima trovata dell’agenzia di comunicazione a cui ha affidato il battage mediatico in vista del voto – il manifesto con la scritta “Con Putin o con l’Europa. Scegli” – ha bonariamente rilanciato i meme satirici degli utenti, prendendo poi coraggiosamente posizione in merito alla scottante diatriba “pancetta contro guanciale” (ha scelto guanciale). (A chi pensava che gli slogan pedestri e sciocchi fossero una prerogativa di Renzi, notifichiamo che l’agenzia che cura la campagna di Letta è, per l’appunto, la stessa a cui Renzi affidava il suo storytelling ai tempi della Rignano d’oro, poi amplificato dalla “bestiolina” di discutibili giornalisti-spin doctor e da un esercito di troll). La strategia della campagna elettorale del Pd è: semplificare nella testa degli elettori la scelta che dovranno compiere. Ricorderete quando la “semplificazione” era populista: Salvini respingeva i migranti e faceva cadere il Conte I ballando alticcio con le cubiste, intanto dal Nazareno i pensatori del Pd spiegavano che la situazione era complessa ed escogitavano soluzioni per salvare il Paese. Ultimamente, dalla guerra della Russia in Ucraina in poi, per il mainstream è diventata populista (e putiniana) la “complessità”. Guai a dire che il quadro era “complesso”; al contrario, era tutto molto semplice: chi aveva dubbi sull’imbottire di armi l’Ucraina di Zelensky, coi suoi maschi eroi tatuati con le svastiche, tifava o era pagato da Putin; chi pensava che la Nato non fosse la confraternita dei Buoni voleva che Putin uccidesse i bambini europei e “arrivasse in Portogallo” (copyright Renzi).
Ecco allora i semplicissimi manifesti divisi in due: da una parte, in campo grigio scuro, Putin, il lavoro sottopagato, i novax; dall’altra, in campo scarlatto, la faccia di Letta e il Paese di Bengodi costruito negli anni dal Pd con tanta lena: l’Europa dei diritti, il salario minimo, i vaccini. È un “prima e dopo la cura”, come nelle televendite di Wanna Marchi per rifilare fanghi dietetici o talismani contro il malocchio. Buffo: il Pd è lo stesso partito che (presidente del Consiglio Renzi, ministro degli Esteri Gentiloni) ha venduto armi e blindati a Putin, nonostante l’embargo lo vietasse; varato il Jobs Act; cancellato l’art. 18; legalizzato i contrattini a tutele crescenti (poi respinti come illegittimi dalla Consulta). Ha votato contro il Reddito di cittadinanza, perché i poveri devono soffrire un pochino di più. Quanto ai vaccini, sono arrivati in Italia grazie all’incapace Conte, che ha preso anche i fondi del Pnrr, perciò è indegno di partecipare alla mensa dei Migliori. Il problema sono i novax, non la Sanità pubblica allo stremo: a penalizzarla di più sono stati i governi Letta e Renzi (2014 e 2015), tra tagli e definanziamenti. La campagna elettorale del Pd rispecchia questa ipocrisia e uno spaventoso vuoto di progettualità: è basata su una semiotica elementare, infantile, destinata a una platea di elettori che si suppone altrettanto infantili. “Vuoi più bene a Putin o all’Europa” è il massimo del messaggio politico che il Pd riesce a formulare. (A dire il vero, un’idea Letta ce l’ha: dare il voto ai 16enni ed estendere l’obbligo scolastico ai 18 anni: le creature voteranno durante la ricreazione?)
Quanto all’energia, Letta (che ha imbarcato i Verdi, ma voleva anche Calenda, sviluppista e nuclearista) intima, non si sa bene a chi, un “intervento drastico” per un tetto ai prezzi dell’elettricità. Omette di dire che marzo, mentre lui invocava armi, armi, armi all’Ucraina e “sanzioni durissime a Putin”, Conte chiedeva un piano europeo per proteggere cittadini e imprese dal rincaro dei prezzi dell’energia, prendendosi per ciò del putiniano (come il Papa, del resto).
Bando ai menagramo, c’è da stare allegri: guanciale o pancetta, pasta corta o vermicelli? La bancarotta materiale e morale del Pd si accompagna a “un sorriso”, il marchio di fabbrica dei cialtroni: per dire come stiamo messi, il monopolio della “serietà” (“Italia sul serio”) se lo sono attribuito Renzi e Calenda, il duo comico più spassoso e tragicomico di sempre.

In effetti...

 

La realtà è putiniana
di Marco Travaglio
Se la nostra campagna elettorale non fosse falsata dalle ingerenze americane, i partiti discuterebbero soltanto della questione fondamentale: le sanzioni dell’Europa contro la Russia, che si sono rivelate sanzioni contro l’Europa, mentre alla Russia non fanno un baffo. Tant’è che Putin brucia il metano che non ci vende più (guadagnando più di prima dal boom dei prezzi) e la Von der Leyen ci invita con nonchalance a “prepararci a una potenziale interruzione totale del gas russo“: cioè a una sanzione della Russia contro l’Ue che, diversamente da quelle dell’Ue contro la Russia, farebbe malissimo ai destinatari, cioè a noi che saremo autosufficienti forse fra 3-4 anni. Un disastro di queste proporzioni, causato dall’insipienza delle classi dirigenti europee, inclusi i nostri Migliori, dovrebbe monopolizzare il dibattito elettorale: i partiti dovrebbero chiedersi se non sia il caso di rivedere sanzioni che danneggiano chi le impone, mentre la presunta vittima se la ride. Invece ne parla solo Salvini, che appena pronuncia la parola Russia fa pensare a Savoini al Metropol e agli accordi fra Lega e Russia Unita. Ma il tema è troppo serio – visti i danni incalcolabili che le auto-sanzioni stanno per provocare a migliaia d’imprese che falliranno e a milioni di famiglie che sprofonderanno nella miseria più nera – per lasciarlo al Cazzaro Verde.
Le sanzioni dovevano accelerare il default russo e dissanguare il regime putiniano per levargli i mezzi per la guerra ucraina, scatenargli contro il malcontento popolare e accelerarne la caduta. Invece i russi mantengono il controllo del Sud-Est ucraino, la controffensiva di Kiev esiste solo sui giornali della propaganda atlantista, l’economia russa tiene botta e Putin appare ben saldo. A dissanguarsi è l’Ue, per la gioia degli unici beneficiari di questa follia collettiva: gli Usa. Lo dice il Fmi, smentendo il Consiglio Ue: in Russia il calo del Pil nel 2022 non sarà dell’11%, ma del 6. E siccome l’export di energia supererà di 100 miliardi di dollari quello del 2021, il totale delle esportazioni crescerà, con un’inflazione vicina al 10% dell’Eurozona. Anche l’Economist conferma che l’Ue ha confuso i sogni con la realtà: “L’economia russa continua a battere le attese e la guerra delle sanzioni non va come previsto”; dopo lo choc iniziale “il sistema finanziario s’è stabilizzato e il Paese sta trovando nuovi fornitori, inclusa la Cina. Intanto in Europa la crisi energetica potrebbe innescare una recessione”. Che renderà sempre più impopolare il sostegno militare all’Ucraina, vista la sua conclamata inutilità in assenza di risultati sul campo. Fino a quando i governi europei continueranno a sanzionare i loro popoli, a credere alla loro propaganda e a scambiare la realtà per putinismo?

L'Amaca

 

Fratelli Bianchi quotidiani
DI MICHELE SERRA
Quante immagini dei fratelli Bianchi sono state pubblicate, specie nelle edizioni online dei giornali, dai tempi del loro crimine a oggi?
Sicuramente migliaia, con minuziosi resoconti delle loro abitudini, dei loro discorsi (per così dire), della loro vita personale. Un interminabile viaggio, tuttora in corso, nella brutalità morale e nella tristezza estetica in cui versano strati non piccoli della popolazione occidentale nell’epoca della sua rapida decadenza.
Mi chiedo se fosse possibile evitarlo, e come, ma mi rendo conto che è una domanda ingenua. Presume che l’informazione sia un’attività con ampio margine di scelta. Che, cioè, si possa decidere in piena autonomia che cosa pubblicare, che cosa non. Ma non è più così. Se il campionato mondiale di rutto con la bocca piena ottiene milioni di clic, diventa un obbligo pubblicare i primi piani del vincitore in azione. Idem per i bruti di Gomorra, Suburra e affini, quelli veri e quelli fiction, che inevitabilmente diventano modelli estetici e magari di vita. Idem, passando al genere leggero, per matrimoni e divorzi dei vip, un tempo confinati nel sontuoso ghetto dei rotocalchi “da parrucchiere” (milioni di copie) ma accuratamente ignorati dall’informazione considerata, a ragione o a torto, autorevole.
Fine degli steccati, decidono i clic, tutto si mischia, tutto ha lo stesso valore, anche per le notizie “una vale una”.
E dunque, sotto con i fratelli Bianchi, da sconosciuti e miserevoli tàngheri di periferia promossi a Icone del Male.
Fosse per me, ne tacerei per sempre il nome e ne oscurerei in eterno le facce e i tatuaggi. Censura? Ma no, si chiama scelta. Non è la stessa cosa.

lunedì 29 agosto 2022

Tristezza confermante

 

E' di queste ore l'uscita di due video che ritraggono il Biondino dirigente della Juventus, Pavel Nedved, mentre balla facendo il trenino con delle ragazze, ed in un altro, parrebbe essere lui, mentre s'avvia verso casa barcollando paurosamente causa sbornia. 

Si è vero, sono cavoli suoi, però, però .. essendo personaggio pubblico, a me particolarmente simpatico, perché non agevolare qualche commento su un comportamento abbastanza spinto, soprattutto trattandosi di uno sportivo dirigente di una società di calcio? 

Ed ecco che la tristezza arriva dal commento che potete trovare sulla pagina web di un famosissimo quotidiano e che di seguito vi riporto: 

Pavel Nedved, diffusi su social e web video privati

di Domenico Marchese

In uno l'identità dell'uomo non è chiara, in un altro il dirigente della Juventus è più riconoscibile mentre balla con l'attuale compagna e alcune amiche

Hanno fatto  il giro del web e degli smartphone i video che ritraggono di  spalle un uomo biondo in abito scuro mentre barcolla per le strade del centro di Torino. Sconosciuto il volto del protagonista inconsapevole del video, anche se alcuni dettagli avrebbero convinto una parte di utenti dei social che si tratti di Pavel Nedved, il vicepresidente della Juventus ed ex calciatore bianconero e laziale.

Nel primo video diffuso nella serata di domenica, il soggetto non commette nulla di illegale: cammina per il centro a piedi zigzagando mentre gli autori del video parlano tra di loro commentando la scena. Difficile individuare il personaggio in questione, essendo voltato di schiena: nessun comportamento molesto mentre procede a piedi verso casa. Impossibile stabilire la data, il personaggio, la via in questione.

IL SECONDO VIDEO - Più semplice individuare il volto dell'ex Pallone d'oro nel secondo video in cui balla in un locale insieme all'attuale compagna e alcune amiche sulle note di Bailando di Enrique Iglesias. Un video come tanti che animano i telefonini delle persone risalente a tre anni fa, anche se la presenza di Nedved lo rende appetibile agli appassionati di gossip. Una vicenda che ricorda i video "rubati" alla premier finlandese Sanna Marin e che pongono numerosi interrogativi sulla privacy delle persone. Due feste a  cui hanno partecipato due personaggi famosi diventate  di dominio pubblico attraverso le condivisioni sul web. 

Al di là se sia giusto o non giusto commentare il barcollamento di uno sportivo ora dirigente di calcio, ciò che stona è il tristissimo tentativo di difenderlo da parte di un quotidiano, nella fattispecie Repubblica, ossia Gruppo Gedi, ovvero John Elkann... come è buono lei! 



Verso il degrado assoluto

 

Immaginate di essere su una barca con amici, in partenza per una lunga crociera: ognuno ha portato qualcosa, e, da una ricognizione generale prima della partenza, emerge che in cambusa mancano pasta, pomodori, carne, e vino, perché tutti, senza organizzarsi, hanno portato bicchieri, olio, carta igienica e detersivo, e la settimana in barca si trasformerà in un'odissea. 

Finirà così il 25 settembre! Tutti i partiti propongono chimere irrealizzabili, basta ascoltare la Mummia Puttaniere da sempre impegnato contro il nemico naturale, le tasse; il Cazzaro che al solito bofonchia scelleratezze, la premier in pectore, sai che culo, che un giorno rinfocola il razzismo, mai sopito, e l'altro si scaglia contro i limiti europei frenanti l'ecatombe. Nessuno che ricordi i 2770 miliardi di debito pubblico, una tenaglia alle gonadi nazionali di smodata gravità; nessuno che prometta seriamente di combattere la mai adeguatamente affrontata evasione fiscale. Tutti a raccontarci fiabe invereconde, senza alcun appiglio al reale. Tutti, tranne uno, la Persona per bene da tempo immemore irrisa, accerchiata da giornaloni infausti, da gracchianti peripatetici della penna, da infingardi che fingono di volere il bene della nazione, sfanculando contemporaneamente dignità e ragione. Ebbene si, Giuseppe Conte non ha mai raccontato filastrocche ad uso e consumo di allocchi. Nove punti chiari e limpidi, tra cui il tanto vituperato reddito di cittadinanza che l'Istat ha dichiarato aver salvato dalla povertà assoluta almeno un milione di italiani, ed intendiamoci: i furbi vanno combattuti, e di furbi in giro ce ne è una schiera impressionante, e vanno perseguiti attraverso i controlli che, badabenbadaben, sono ridotti all'osso da decenni, perché è palese che gli evasori votino e portino voti ai loro partiti di riferimento, che sono quasi tutti ad eccezione di pochi.

Ma l'azione dell'ex premier oramai è inficiata dal fuoco incrociato che dal 2019 sta avvolgendo il suo operato, palesemente in contrasto con i desideri della cricca immarcescibile ed ansiosa di incominciare nuovamente un lustro di godimenti ed agi. 

Stiamo correndo speditamente verso il baratro finale, con l'Europa pronta a sminuzzarci, probabilmente in modalità Grecia - Dragone you remember? - e il probabile avvento dell'accozzaglia di nero vestita, non farà che accelerare il tutto. 

PS: sabato sono andato a sentire Travaglio alla Versiliana; in attesa dell'evento ho gironzolato per Forte dei Marmi, acquisendo la sensazione di trovarmi in un altro paese, composto da giovani e meno giovani smodatamente arricchiti, pacchianamente esibenti la ridicolizzazione della parsimonia: ragazze poco più che ventenni con già l'optional del broncio tipico di chi è insoddisfatto, che parcheggiano auto costosissime, tipo Maserati per intenderci, col fare quasi scocciato tipico di chi deve affrontare l'ennesima notte di divertimento a fondo perso, incurante dei problemi che ingombrano cervici di milioni di connazionali. Un esempio eclatante di come si sia ridotta questo paese, saccheggiato culturalmente da decenni di scempi ignobili, alla Mummia per intenderci.           

Anche di lunedì!

 

Adesso confessano
di Marco Travaglio
Mancano soltanto le parrucche incipriate, le gote impomatate e i nei finti per mostrare a tutti la Restaurazione prossima ventura. Ma neppure se i favoriti alle elezioni si mostrassero abbigliati e agghindati come i “codini” che, dopo Napoleone, ripresero il potere nelle corti d’Europa col Congresso di Vienna, la maggioranza degli iitaliani capirebbe l’errore fatale che sta per commettere votando i vecchi partiti travestiti da nuovi. Il trucco c’è e si vede da trent’anni, ma funziona sempre, nell’immediato: poi, con calma, la gente si accorge di avere scambiato i restauratori per rinnovatori e li butta a mare, ma nel giro di pochissimo tempo ricade nell’errore. Da B. a Monti, da Renzi a Salvini, da Draghi a Meloni. Eppure le ricette sono sempre le stesse: le più fallimentari mai viste. A immunizzarci da questa coazione a ripetere lo stesso suicidio di massa non basta neppure la vista delle stesse facce di 20-30 anni fa, che promettono le stesse cose con gli stessi slogan senza che nessuno si domandi perchè non le hanno mai fatte.
Nell’ennesimo remake del Giorno della marmotta, c’è una sola novità: se prima lorsignori nascondevano le loro peggiori intenzioni, adesso le confessano spudoratamente. L’ha fatto il ministro in pectore della Giustizia di FdI, l’ex pm Carlo Nordio che, oltre alla solita sbobba criminal-criminogena (separazione delle carriere, discrezionalità dell’azione penale, limiti alla custodia cautelare, bavaglio ai cronisti giudiziari, ritorno alla prescrizione dei bei tempi), promette bel bello di ripristinare l’immunità parlamentare: il sogno di tutti i farabutti col colletto bianco, ansiosi di trincerarsi dietro lo scudo politico per iniziare o continuare a delinquere indisturbati, oppure di rifugiarsi nelle Camere una volta scoperti (come una volta nelle chiese e nei conventi). Che altro serve all’opinione pubblica per capire che questa destra non è pericolosa perchè fascista o putiniana, ma perchè profondamente, intrinsecamente, geneticamente ladra, collusa e devota solo agli affari e malaffari suoi? Certo, servirebbe che qualcuno -oltre ai soliti “giustizialisti” 5Stelle- reagisse a questi annunci indecenti come meriterebbero. E che l’informazione smettesse di depistare l’attenzione dai veri problemi per inseguire i fantasmi di Mussolini o di Putin, spacciando questa destra per qualcosa di nuovo e facendole il più grande dei favori: perchè non c’è nulla di più vecchio, muffito e stantio di una coalizione che nel 2022 schiera ancora B., Bossi,La Russa, Tremonti, Casellati, Gasparri, Schifani, Fitto, Pera, Crosetto, Urso, Micciché, Santanché, Roccella, Lupi, Binetti (più Gelmini e Carfagna in prestito d’uso al centro, e Casini, Lorenzin e Bonino al Pd). Ma chi vuole può capirlo benissimo da solo.