domenica 3 luglio 2022

L'Amaca


Tra Le Monde e Bolero
DI MICHELE SERRA
L’unione Turci-Pascale, forse all’insaputa delle congiunte, sta accumulando clic quanto, ai tempi, quelle dello Scià di Persia e Farah Diba, o Tyrone Power e Linda Christian. I clic all’epoca non c’erano, ma nelle edicole le pile diGente , Novella 2000 , Bolero , Confidenze eccetera erano alte come palazzi.
La merce era identica, però bene ordinata nel suo sontuoso comparto, e ben distinta dal resto.
A me, che ho una certa età, incute un certo spavento il mishmash attuale, è un po’ come se Bolero e Le Monde si fossero fusi, e tutti gli editori fossero lo stesso editore, e tutti i lettori lo stesso lettore. Preferivo come era prima, c’era una chiarezza merceologica che garantiva il cliente, se comperavi Le Monde ti sentivi al riparo dal gossip, se comperavi
Bolero avevi la certezza di non doverti sorbire gli editoriali, pallosissimi, degli intellò.
Oggi è più
divertente
ma anche più faticoso, l’imprevisto è sempre dietro l’angolo, stai cercando notizie sulla politica cinese e ti ritrovi sulle soglie del “prestigioso resort” dove festeggiano Paola e Francesca, chiedi che cosa pensa Erdogan di Putin e ti dicono cosa pensa Malgioglio del rap, è come ordinare alla cieca in un ristorante in cui sei entrato senza volerlo.

C’è stato un “rompete le righe”, inevitabile il disorientamento per chi non ci è nato dentro, vorrebbe meno cose ma scegliendole lui, non ha tempo né voglia di selezionare, la quantità lo affatica, il numero lo terrorizza. Ognuno è solo di fronte al caos. Il caos sfianca, non dura mai molto, nascerà dunque un nuovo ordine, il problema è che non si capisce se sarà il nuovo ordine di Le Monde o di Bolero . 

Speriamo che non...

 


Mio auguro di cuore che a questo giro regni il senno: il testamento di Del Vecchio stabilisce il 12,5% in parti uguali ai figli, alla moglie e.. apriti cielo...a Rocco Basilico! Chi è costui? Un fumetto? Un attore.. ehm... sulle orme di Siffredi? No, è il figlio della moglie avuto da un'altra unione. E quindi? E quindi non vorrei mai che si scatenasse la solita guerra fagocitante gli ansimanti avvocatoni, sempre pronti a lucrare sulle fortune altrui. 

Per fare il classico conto della serva, il 12,5% di 25miliardi equivalgono a 3miliardi e 125milioni di euro! Mi raccomando dunque! Fatelo per noi che non vedremo mai tali cifre! Accogliete Basilico e cavalcate la cifra colossale che il vostro caro vi ha lasciato. Fosse capitato a me, non avrei dubbi: "amici onde evitare che qualcuno sia posseduto da quel livore che tanto male ha fatto al mondo, vi dico oggi che mi prendo solo un miliardo e mezzo. Il resto ve lo dividete da buoni amici, onde evitare tribunali e faide. Mi prendo il mio miliardo e mezzo e vi saluto! Vado a spenderli!"  

Che ardano

 

Magra consolazione, ma finalmente se ne è andato Miguel Etchecolatz, comandante della polizia di Buenos Aires nel anni '80, braccio destro del generale Camps, responsabile di torture, arresti illegali e sparizioni di esseri umani.
Speriamo che ardano bene le fiamme dell’inferno!

Falsari Travagliati

 

Il Mario desnudo
di Marco Travaglio
Vi propongo due sceneggiature: decidete voi quale vi sembra la più credibile.
La prima è quella di Totò, Eva e il pennello proibito (1959): il copista-falsario Antonio Scorcelletti viene chiamato da due truffatori al Prado per realizzare e rivendere a prezzo da favola una variante della Maja vestida e della Maja desnuda di Goya: la Maja in camicia. Ma si fa prendere la mano e fabbrica pure le Maja in mutande, in pagliaccetto, in reggiseno, in bikini e così via, in serie.
La seconda è quella di Mario, Beppe e il telefono proibito (2022): lo statista Draghi, al vertice Nato di Madrid, apprende nella notte che il suo amico Grillo ha riferito a Conte, De Masi, Fico e una decina di deputati le telefonate del premier per parlar male di Conte, chiedergli di farlo fuori e intrupparsi con lo scisma di Giggino ‘a Poltrona. E allora che fa? Non smentisce e lascia montare il caso mentre gli altri parlano della guerra, delle new entry Svezia e Finlandia e di come fottere i curdi. Poi parla con Conte e balbetta ai giornalisti che ha iniziato a chiarirsi con lui. Ma – così almeno dice – non si chiarisce con l’amico Beppe che – così almeno dice – si sarebbe inventato tutto, destabilizzando un governo che difende a spada tratta. Poi si apparta su una panca del Prado, dando le spalle agli altri, alla Maja vestida e alla Maja desnuda, per telefonare a chissà chi (ma non a Grillo, così almeno dice). E, 20 ore dopo la notizia, fa uscire fantomatiche “fonti di Palazzo Chigi” a giurare che non ha mai detto quelle cose a Grillo: così, se uscisse qualche registrazione, potrebbe dire che non le conosce. Fonte Egeria? Fonti del Clitunno? Va’ a sapere. L’indomani, 42 ore dopo la notizia, dice finalmente che non ha mai chiesto a Grillo la testa di Conte. Ma, quando chiedono se gli parlava male di Conte, parla d’altro: “Voglio vedere i messaggi”. Come se Grillo non avesse parlato di telefonate; come se a Draghi gli sms partissero a sua insaputa o si scrivessero da soli; come se i soli a possederli non fossero proprio lui e Grillo (che però lui si ostina a non chiamare, almeno così dice). La stampa si beve tutto e schiuma di sdegno per la figuraccia dell’Italia, ma non di Draghi: è colpa di Conte che s’è inventato tutto. Quanto alla scissione di Di Maio, che non va neppure alla toilette senza il parere di Draghi, è avvenuta a sua insaputa: come no. Gran finale: “Senza i 5Stelle non c’è il governo”. Ecco: non può fare a meno di loro. Perciò gli ha cancellato il cashback, il superbonus, il salario minimo, la parte ambientalista del Pnrr, ha imposto la schiforma Cartabia, è più bellicista e riarmista di Biden e, quando Di Maio accusa Conte di “minacciare la sicurezza nazionale”, non chiama la neuro: perché li adora.
Non so voi. Ma, come falsario, io scelgo Antonio Scorcelletti.

sabato 2 luglio 2022

Giostra



La giostra dei film del cuore che ogni tanto ritornano, per l’ennesimo giro, ma molto spesso è come se fosse la prima volta, è vasta e d’ogni genere. Ognuno ha la sua, naturalmente! Nella mia ci sono molti film, rivisti e rigustati a iosa; tra essi emergono Frankestein Junior, C’era una volta in America, i Terminator, quelli di Sergio Leone e la sagra del Padrino; ho rivisto ultimamente proprio questo, la parte seconda ed ad ogni tornata, gustandolo in lingua originale, entro in un tripudio mistico ogniqualvolta ammiro De Niro recitare in un siculo americano da StraOscar! Bob sei il Fenomeno!

Senza ombra

 


Il mondo del Pallone sta quindi avviandosi sempre più a lasciare quella zona del fallibile, motore da sempre per i lunedì di una volta, ora annacquati anch'essi dagli orari ad minchiam imposti dalle tv, incentrati sugli sfottò sani e ridanciani poggianti sul dubbio, sugli interventi da magia nera dall'alto, come non ricordare Moggi al proposito, carburante per evitare di portarsi al bar gomitoli di lana e ferri per ingannare il tempo. 

Il Calcio è bello solo perché permette, o meglio permetteva, di discutere appassionatamente e satiricamente attorno al nulla, estraniandosi dai problemi attanaglianti il quotidiano. 

Con l'avvento della tecnologia mirante a spazzare il dubbio di un fuorigioco non fischiato, ci si avvierà verso una rigidità di sentenze inappellabili dilaniante sfottò e iperboli goderecce, quel "lo ha detto la tv" spazzante faraoniche arrampicate sugli specchi che tanto aiutavano a deglutir brioche diversamente fragranti e caffè dal retrogusto tristemente salato.

Già rintronati dalla caccia all'orario spalmato in ogni angolo del giorno, frastornati da scelte maestosamente idiote come la blatteriana imposizione di disputare un mondiale a natale nel deserto dei riccastri con stadi refrigerati e insanguinati da circa settemila morti di schiavi, i calciofili sani e contrari ad ogni tipo di violenza subiranno dunque anche la sciagura dell'arida inappellabilità del riscontro agevolato dal chip nel pallone, viatico per sfanculare ogni cosa, compreso Blatter, avviandosi a rispolverar l'antico, il famigerato gol di Turone, quello di Muntari con Stevie Wonder come guardialinee, i misfatti sabaudi, le ripicche morattiane, l'eta dell'oro del guappo, insomma: la ricerca della sana caciara d'un tempo.  

Pienamente d'accordo!

 

I 5S escano dal governo guerrafondaio filo-Usa
DI TOMASO MONTANARI
Il mondo si avvia a passo veloce a una fase di guerra, vedremo quanto fredda, tra due blocchi, uno guidato dall’America e uno dalla Cina, ma a leggere i grandi giornali interventisti la possibile crisi di governo avrebbe come causa i messaggi di Draghi a Grillo su Conte. La luna e l’unghia di un mignolo: perché la vera ragione per contestare questo governo fino a uscirne, e se possibile a farlo cadere, è ben più grave. È il ruolo dell’Italia nello scontro preparato da una Nato ora apertamente non più alleanza difensiva, ma braccio armato di un aggressivo e risentito primato occidentale che trasforma gli interessi in ideologia.
Il vertice di Madrid è stato davvero storico, ma non nel senso sbandierato dai giornali genuflessi al soglio draghiano. Lo è stato perché mette le basi della più grave instabilità internazionale mai registrata dalla fine della Seconda guerra mondiale. Il teorema è fin troppo chiaro: l’Occidente e i suoi valori sono in pericolo. Il nemico è oggi la Russia, ma già domani sarà la Cina, individuata con rara esplicitezza come principale minaccia al nostro sistema. Il piano su cui la Nato pone la sua propaganda è quello etico: se Putin vince, si è detto, la democrazia e la libertà sono in pericolo. A maggior ragione lo si sosterrà contro la Cina. Questa retorica mette l’Occidente in conflitto frontale con il resto del mondo: che è maggioritario sia per popolazione sia per estensione geografica. E, in prospettiva assai ravvicinata, lo sarà anche da un punto di vista economico. Le conseguenze sono incalcolabili: la partita per il definitivo monopolio occidentale del mondo rischia di esserci fatale.
L’Italia ha di fronte a sé due strade. La prima è l’atlantismo prono proclamato con toni caricaturali dal ministro Di Maio, entusiasta, come tutti i neofiti, del suo nuovo ruolo di garante del sistema che era stato eletto per cambiare. La seconda è il multilateralismo che appartiene alla nostra storia politica, e che ha a che fare sia con la posizione dell’Italia nel Mediterraneo, sia con la presenza della Santa Sede e (un tempo) di una forte sinistra. Oggi quella sinistra non esiste più: ma potrebbe essere il Movimento 5 Stelle di Conte a rivendicare quell’eredità politica, indicando una via diversa da quella consacrata dal vertice Nato. Non la via binaria dello scontro tra civiltà, ma quella di una decostruzione dei blocchi dall’interno (innanzitutto ridando fiato a una prospettiva europea non schiacciata sul dominio americano, e dunque opponendosi in Parlamento all’ingresso nella Nato di Svezia e Finlandia) e di un dialogo a trecentosessanta gradi.
Attenzione: non una via anti-occidentale, ma una critica interna a un Occidente che non rispetta affatto i valori per i quali si dice pronto a scatenare la terza guerra mondiale nucleare. Penso alla dignità della persona umana: che dai tempi della Rivoluzione francese (e prima da quelli del Vangelo) non può essere usata come un mezzo, ma è sempre e solo un fine. Il che vuol dire che la guerra non è mai la soluzione, ma solo e sempre il peggiore dei mali. E che non possiamo fare la coalizione del Bene sulla pelle del popolo curdo. Così come la competizione internazionale non si può fare sulla pelle dei lavoratori. In altre parole, significa tenere accanto alla libertà la giustizia sociale, alla diversità l’eguaglianza, alla libertà del mercato l’interesse collettivo della società.
Politica interna e politica internazionale sono indivisibili: una democrazia che davvero pratichi questi valori al proprio interno non ha alcun interesse alla guerra. Sono, viceversa, le post-democrazie dell’Occidente a mettersi l’elmetto, annunciando al mondo il ritorno di una spaccatura in due blocchi.
Del resto, solo un Occidente che davvero pratichi i valori in cui dice di credere può avviare un confronto vero e serrato, fatto innanzitutto di conoscenza reciproca e profonda, con Cina e Russia, che porti infine a una loro evoluzione. Perché è del tutto evidente che quei sistemi sono disumani e ingiusti (in modo diverso da come anche il nostro lo è): ma la via del loro cambiamento non può passare per una guerra mondiale fondata sul presupposto di una superiorità etica dell’Occidente.
Ora, non è di questo che dovremmo parlare, ovunque e perfino in Parlamento? Non è forse un nodo che trascende gli effimeri rapporti personali tra i nostri leader? Non è su questo che bisognerebbe cercare il consenso della parte del Paese che non vuole la guerra permanente? E dunque non è su questo che bisognerebbe decidere se restare o non restare in questo governo, che la sua scelta di guerra l’ha già fatta e la celebra ogni giorno? Se il Movimento 5 Stelle cerca una questione sulla quale rompere, per tornare a parlare al Paese di un cambiamento radicale, dubito che ne possa trovare una più grande, più urgente.