venerdì 27 maggio 2022

Sintesi Travagliata

 

Meletta & Lettoni

di Marco Travaglio 

I commenti desolati dei giornaloni sulla fine miseranda dei Migliori, spiaggiati persino sui balneari, somigliano terribilmente a quelli del Fatto. Del febbraio 2021 però, quando le Drag Queen assicuravano che quell’ammucchiata di partiti in rissa su tutto fuorché sulla cadrega avrebbe salvato l’Italia. Ovviamente sapevano anche loro che l’assembramento non avrebbe combinato nulla, paralizzato dai veti incrociati di tutti contro tutti. Ma speravano che salvasse i loro padroni dall’incubo dei “populisti” (i partiti popolari che hanno il brutto vizio di vincere le elezioni) pompando i 5Stelle buoni (Di Maio contro Conte), i leghisti buoni (Giorgetti contro Salvini), i forzisti buoni (i giannilettiani Brunetta e Gelmini contro i filoleghisti del Nano Magico), i pidini buoni (Letta jr. contro Zinga e Bettini), più i centrini renziani, calendiani ecc. Risultato: FdI primo partito; Pd inchiodato al 19-20%; Salvini al 16%; Conte in cima ai sondaggi dei leader con la Meloni, anche se il M5S paga cara la permanenza al governo; Iv scavalcata da Italexit e Calenda tallonato da una mistress.

Si era pensato di raddrizzare le gambe agli elettori imponendo Draghi come premier fino al 2028, ma poi s’è capito che è già un miracolo se arriva al 2023. Ora i trombettieri dell’Ancien Régime sono alla disperazione. Giocano e rigiocano a Risiko, muovono e rimuovono i carrarmatini, ma non riescono neppure a prendere la Kamchatka: gli manca sempre un 50% di elettori (quelli dei tre partiti “populisti”). E allora il trust di cervelli che va da Panebianco a Folli butta lì l’ultima ideona: un governo Meloni-Letta jr. Ex fascisti ed ex (molto ex) comunisti. Una roba rosa-nero, tipo la bandiera del Palermo. E, siccome tutti ridono, è già pronta la scusa: FdI e Pd sono “atlantisti” e “occidentali” perché armerebbero pure il Dalai Lama; gli altri sono “antiamericani” e dunque “putiniani” perché preferiscono il negoziato alla guerra per procura fino all’ultimo ucraino. Noi, a scanso di equivoci, siamo toto corde per il governo Lettoni o Meletta. Per tre motivi. 1) Non vediamo l’ora di ascoltare Enrico e Giorgia intonare Bella ciao il 25 aprile (in coro con i partigiani di Azov) e Giovinezza il 28 ottobre. 2) L’armonia fra i due darebbe finalmente alla luce i rispettivi punti programmatici: blocco navale anti-migranti nel Mediterraneo, arresto per chi affitta uteri, abolizione del reddito di cittadinanza, riforme del fisco, del catasto e della giustizia, liberalizzazioni a partire da balneari e tassisti, legge Zan (ne faranno almeno due) e Ius soli (almeno tre). 3) Se basta l’atlantismo per fare un’alleanza, troverà conferma ciò che i complottisti terrapiattisti novax sospettano da tempo: chi governa l’Italia non lo decidono gli italiani, ma gli americani.

Ricordo

 


Certo, di fronte alla scomparsa, seppur a 91 anni, di un carismatico leader di un tempo come fu Ciriaco De Mita occorre anzitutto salutarlo con rispetto, ricordarne le battaglie con il Cinghialone, suo acerrimo nemico, le disfide e l'amicizia col Gobbo in odore di mafia, la sua elegante cultura da filosofo greco, la capacità tipica dei democristiani doc di assorbire critiche e colpi bassi per rimanere nell'aurea immobilità che permise a lui e ai suoi compagni di viaggio, di restare in tolda per quarant'anni. Ma se proprio dobbiamo dirla tutta, ecco un numero enorme di vecchie lire, riferito al costo eterno, incredibile, vergognoso, della ricostruzione infinita dell'Irpinia colpita dall'infausto terremoto: 55mila miliardi di lire. Sprechi inauditi di una stagione che solo in apparenza è stata superata. Solo in apparenza. Rip! 

giovedì 26 maggio 2022

Mistero



Non riesco a capire come possano accadere tragedie immani, come quella di ieri nella scuola in Texas, in una nazione progredita e socialmente unita come sono gli Stati Uniti. Davvero non lo capisco. Anche guardando questa soave famigliola pregna del vero senso cristiano del Natale…

Ma quanto è bella!




Aria di nuovo



Tutto in ordine. Tutto al suo posto.

9898 Auguri

 

Dodici anni fa, come oggi, ecco nascere ciò che avete la pazienza di guardare ogni giorno, questo blog giunto, con questo, a 9898 articoli! 

Grazie di esserci, di sopportarmi. Da parte mia rimane intatto il desiderio di mantenerci a galla, mentalmente, per scorgere sempre ed in ogni modo, la prossima fregatura. 

Non facciamoci rimbambire! E' quello che vogliono! 

Leggiamo, informiamoci acquisendo sempre due campane, difendiamo la nostra opinione su fatti che tendono ad alterarci per ridurre la nostra libertà. 

Grazie caro Blog di tenerci lontano dal Grande Fratello Vip! 

Auguri amicone! 

Quanto la stimo!

 

Gli sciacalli miracolati muovono guerra al rdc
DI DANIELA RANIERI
Allo scopo presumibile di vendere qualche copia in più del suo nuovo libro (chiamiamolo così per brevità: in realtà è la solita impepata di veleni, gossip, vanagloria e piagnisteo), Matteo Renzi fa sapere che in questo momento storico la priorità per il suo non-partito è abolire il Reddito di cittadinanza. Già l’anno scorso aveva avviato una raccolta firme allo scopo di indire un referendum (visto che gli riescono così bene) contro questa misura di lotta alla povertà, ma aveva racimolato solo 5 mila firme (praticamente una petizione di quartiere) e non ne aveva più parlato. Quale momento migliore di questo per riproporla, dopo una pandemia che ha fatto un altro milione di poveri, con una carestia di guerra alle porte e nella tempesta dei rincari energetici?
Renzi non è solo in questa battaglia. Contro il Rdc c’è tutto mondo culturale ostile al M5S: dal Pd, che votò contro, a Salvini, a Giorgia Meloni.
Se di Renzi e del suo mondo immaginario in cui gli imprenditori sono illuminati elargitori di ricchezza e i poveri dei furbacchioni che campano sulle spalle di “chi si spacca la schiena” (cioè degli imprenditori e di chi lavora in condizioni indegne) sappiamo fin troppo, le ragioni di Meloni sono apparentemente meno chiare. I richiami al “popolo” della leader aspirante capo del governo sembrano stridere con la guerra alla principale misura di sostegno ai poveri, misura che lei chiama “metadone”, per cui i poveri sarebbero dei drogati di indolenza e inoperosità che lo Stato rimpinza artificialmente. Ciò appare in contrasto con l’immagine di Fratelli d’Italia come destra sociale, amica (e spesso sponsor) di quella destra estrema che porta i pacchi alimentari alle famiglie in difficoltà. Ma cosa induce Meloni a respingere milioni di poveri dal suo potenziale elettorato?
I neoliberisti alla Blair vi sono indotti dal disprezzo per i poveri, dalla fede in una società competitiva e spietata, dalla volontà di dipingere gli svantaggiati come persone che hanno fallito l’obiettivo di crescere e affermarsi nella società, motivo per cui vanno punite, non premiate in denaro. Se li si affama, è il loro ragionamento, alzeranno le terga dal divano e accetteranno anche i lavori più miserabili. Lo schiavismo è l’asintoto a cui tendere per far girare l’economia.
Ciò che accomuna la destra renziana e meloniana è l’assunto che la collettività sia divisa in due: sotto ci sono i parassiti, che hanno trovato la scusa per non lavorare percependo una manna di aiuti pubblici (568 euro al mese in media); sopra, i produttivi, che sono i padroni della piramide sociale. Questa impostura si basa sulla certezza che gli italiani non sappiano come funziona e a chi va il Rdc: secondo l’Inps, solo un terzo dei percettori è in grado di lavorare; costoro andrebbero quindi obbligati a lavorare (anche per meno di 500 euro), mentre gli altri – anziani, disabili – possono pure morire di fame. In tutti i Paesi della Ue esistono misure di contrasto alla povertà, ma solo da noi l’élite dei privilegiati ritiene che siano gli improduttivi ad aver rotto il patto sociale. Questa aberrazione ha origine nel tradimento della natura della polis: costoro, benché “politici”, sanno di essere dei miracolati, essendo inabili a qualunque lavoro manuale o intellettuale che non sia presenziare alle conferenze di dittatori arabi, sbrigare affari di partito, postare scemenze e selfie sui social, sperperare soldi pubblici in propaganda e vivere al riparo da ogni schizzo di realtà e di fatica. Gli interessa capitalizzare il consenso della loro parte sociale: i “datori di lavoro” milionari che piangono miseria, Renzi; il ceto medio, Meloni. Il modello di cittadino ideale di Renzi è Elon Musk; quello di Meloni il patriota proprietario di piccola ditta (un tempo leghista), non il poverissimo e di certo non l’immigrato (altra impostura: per prendere il Rdc occorrono 10 anni di residenza continuativa in Italia).
Perciò ritengono una priorità eliminare il Rdc, non alzare il salario minimo: in sostanza il Rdc fa concorrenza sleale ai salari da fame dei loro amici confindustriali. L’Italia è il quarto Paese su 27 per percentuale di lavoratori poveri: se un lavoratore è povero è perché non si è ingegnato abbastanza (gli espedienti sono tanti, e li insegnano i mentori anziani di questi due giovani squali della politica: evasione, frode fiscale, doppio lavoro, lavoro in nero etc.); perché far pagare la sua inettitudine allo Stato o ai padroni delle ferriere? Invece alla base del sistema solidaristico di collettività c’è il principio che se tu sei a terra è lo Stato a tenerti in piedi, e quando invece te la passi bene sei tu, con le tue tasse, che devi sostenere gli altri. È il principio alla base del welfare: infatti è il welfare che questa classe di miracolati vuole smantellare fino all’ultimo pezzo, perché alla base del loro agire c’è la feroce certezza che loro non finiranno mai a terra.