Visto però quel 2,2% che oscilla sino al 2,4 (lo seguo tutti i lunedì sera da Chicco) della sua Italia (semi)Viva ora tendente ai centrodestrorsi, vedi Genova, mi sa tanto che a ‘sto giro sarà dura. Molto dura! Lampuuu!
Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
giovedì 12 maggio 2022
Ohohohhoho!!!
E poi c'è Marco
L’asse Niente-Nulla
di Marco Travaglio
Abituata a un presidente che stringe la mano a nessuno, la stampa americana non s’è accorta della visita di Draghi a Biden, spacciata da quella italiana come un evento storico. Repubblica: “Il patto della Casa Bianca”, “L’Italia ponte sull’Oceano” (non si sa quale, visto che ci affacciamo più modestamente sul Mediterraneo). Stampa: “Draghi-Biden: patto per Kiev. Il vertice rafforza l’asse transatlantico”. Sole 24 Ore: “Asse di ferro. Biden e Draghi: uniti sull’Ucraina”. Foglio: “Successo dell’incontro”, “Formidabile allineamento”. Dei contenuti si sa poco: ne ha parlato solo Draghi nella solita conferenza stampa senza domande, tipo Lavrov, mentre Biden gli ha negato quella congiunta (concessa a Scholz e persino al premier greco). Ma Palazzo Chigi ha diffuso le migliori perle dei due Grandi nella sala ovale. Tenetevi forte.
Draghi: “Molti in Europa si chiedono anche: come possiamo mettere fine a queste atrocità? Come possiamo arrivare a un cessate il fuoco? Come possiamo promuovere dei negoziati credibili per costruire una pace duratura? Al momento è difficile avere risposte, ma dobbiamo interrogarci seriamente su queste domande”. Biden: silenzio (forse non si interroga seriamente, forse dorme, forse parla con l’altro amico invisibile, forse è in coma). Draghi: “La pace sarà quello che vorranno gli ucraini, non quello che vorranno altri” (tipo i russi: dunque la pace la fa Zelensky da solo). Biden (tornato vigile per un istante): “Sono d’accordo!”. Seguono altri brevi cenni sull’universo. Draghi: “La Libia può essere un enorme fornitore di gas e petrolio, non solo per l’Italia, ma per tutta Europa”. Biden (testuale): “Tu cosa faresti?”. Draghi: “Dobbiamo lavorare insieme per stabilizzare il Paese”. Perbacco. Draghi: “Dobbiamo chiedere alla Russia di sbloccare il grano bloccato nei porti ucraini”. Biden: “Ci sono milioni di tonnellate. Rischiamo una crisi alimentare in Africa”. Ma non mi dire. Da questi pensierini da scuola elementare, il nulla mischiato col niente, le gazzette arguiscono che Draghi ha messo alle strette Biden cantandogliele chiare. Corriere: “Draghi: ‘L’Ue vuole la pace’” (come le girl di Miss Italia). Giornale: “Draghi avverte Biden: ‘L’Ue chiede pace’”. Stampa: “Il premier preme per il negoziato” (poi SuperMario confida a SuperJoe che “Putin pensava di dividerci”, quindi Putin ha invaso l’Ucraina per dividere Draghi da Biden). Libero: “Draghi chiede a Biden di fare la pace con Putin”. Messaggero: “Draghi in Usa, spinta per la pace”. Una spinta irresistibile: infatti partono altri miliardi di armi per Kiev e dal comunicato congiunto scompare la parola “negoziato”. Resta l’“asse” che, da Cartesio in poi, è sempre a 90 gradi.
Fini e il suo parere
Quando Putin eravamo noi, i Veltroni dov’erano?
DI MASSIMO FINI
Nell’orgia di retorica che ci ha investito dopo l’aggressione della Russia all’Ucraina, credo che la Palma d’Oro – ed era davvero difficile primeggiare in una competizione in cui si sono cimentati tutti o quasi – spetti di diritto a Walter Veltroni.
Mettendosi sulle spalle di Elie Wiesel (fa sempre comodo appoggiarsi a un ebreo anche se in questo caso gli ebrei non c’entrano nulla) l’onorevole Veltroni bolla l’indifferenza con cui gli occidentali, categoria cui mi onoro di non appartenere, stanno assistendo alla tragedia ucraina. A me non pare proprio. Ma quale indifferenza? L’Europa, totalmente sottomessa ai voleri di Joe Biden che sta conducendo, attraverso il burattino Zelensky, una sua personale guerra contro l’ex Unione Sovietica, sta riempiendo di sanzioni la Russia e di armi l’Ucraina.
Scrive l’indignato Veltroni, promosso per demeriti politici a editorialista della Gazzetta dello Sport e del Corriere della Sera, autore di film inguardabili: “Ci sembrano normali, davvero normali, l’invasione di un Paese sovrano, i bombardamenti sui civili – tremila morti dice l’Onu – le fosse comuni, gli stupri di donne e bambini, la sistematica distruzione di case e acquedotti? Siamo talmente narcotizzati da non stupirci più?” (Corriere della Sera, 6.5.22).
Certo che non sono normali. Ma siamo “narcotizzati” dalle violenze occidentali perpetrate negli ultimi vent’anni. Come non era normale l’invasione e l’occupazione dell’Afghanistan nel 2001, durata vent’anni, che ha causato 300 mila morti civili, cifra per difetto perché nessuno si è mai preso la briga di calcolarli in modo serio, e di 70 mila combattenti talebani che però non si sono mai abbandonati ai piagnistei di Zelensky né se la sono data da catilinari votati alla morte come quel comandante o sub comandante del dubbio battaglione Azov intervistato l’altro giorno da Sky Tg 24.
Al contrario, il capo dell’Emirato Islamico d’Afghanistan, il Mullah Omar, legittimamente al potere, se è legittimo un potere che si conquista dopo una guerra combattuta contro i prepotenti, è stato regolarmente infamato e accusato di ogni genere di nefandezze insieme ai suoi talebani che continuano a esserlo. Chi era allora l’aggredito? L’Emirato Islamico d’Afghanistan. Chi erano allora gli aggressori? Gli americani col codazzo dei loro servi occidentali e anche non occidentali (la nobilissima e democratica Turchia). Eppure per i bombardamenti a tappeto su Kabul, su Kandahar, su Mazar-i Sharif, su Kunduz, “la sistematica distruzione di case e acquedotti”, la cancellazione a suon di bombe di ospedali come quello di Medici Senza Frontiere a Kunduz, l’uso di gas tossici e armi chimiche, i proiettili all’uranio impoverito, l’onorevole Veltroni, e tutti i Veltroni dell’Occidente, non si è mai indignato. Quando siamo noi gli aggressori vale tutto. Anche le torture abbondantemente utilizzate a Guantanámo. Del resto i Talebani erano dei “terroristi” e forse nemmeno propriamente degli esseri umani. Come oggi, per la Russia di Putin, gli ucraini sono solo dei “nazisti”. Peraltro in vent’anni, prima che gli occupanti, fra cui c’erano anche gli italiani, fossero cacciati nel più ignominioso dei modi, nessuna voce, nemmeno quella del Papa che è pronto a chiagne per ogni cosa, si è mai levata a difesa degli afghani, tantomeno quella di Walter Veltroni.
Scrive ancora l’onorevole Veltroni: “Ma la comunità e il diritto internazionale non possono prescindere dall’integrità dell’Ucraina e dalla sua sovranità, dalla riconquista della possibilità per quel popolo di tornare a vivere e a decidere autonomamente il suo destino”. Evidentemente gli afghani non avevano il diritto di “decidere autonomamente del proprio destino”, se lo sono dovuti riprendere con la forza delle armi e del loro coraggio.
L’onorevole Veltroni si indigna perché con la sua aggressione la Russia ha violato l’integrità di uno Stato sovrano. Vero. Ma non era uno Stato sovrano l’Iraq di Saddam Hussein? Non era uno Stato sovrano la Libia del colonnello Muammar Gheddafi? Eppure l’Iraq e la Libia nel momento in cui sono stati aggrediti (2003 e 2011) erano Stati accreditati all’Onu. Evidentemente per l’onorevole Veltroni, e per tutti i Veltroni dell’Occidente, Stati sovrani sono solo i nostri o quelli dei nostri amici o quelli di chi ci fa comodo (come l’Egitto del molto commendevole Abdel Fattah Al Sisi o, perché ha il gas, l’Algeria dei generali tagliagole che nel 1991 con un colpo di Stato occuparono il potere o piuttosto se ne riappropriarono dopo decenni di una dittatura sanguinaria). Non era uno Stato sovrano la Serbia di Slobodan Milosevic? Eppure una grande Capitale europea come Belgrado fu bombardata dagli americani per 72 giorni a favore dell’indipendentista Kosovo. Il che non legittima i bombardamenti di Putin su Kiev, ma gli offre un prezioso precedente per bombardarla a favore degli indipendentisti del Donbass (la situazione Serbia-Kosovo e Ucraina-Donbass è simmetrica).
Veltroni scrive anche di “oceaniche manifestazioni” quando fu invaso e occupato l’Iraq nel 2003. Le ha viste solo lui, forse in sala di montaggio.
Veltroni scrive che l’indifferenza è una brutta cosa. Ma peggiore dell’indifferenza è la retorica di cui l’onorevole Veltroni, e tutti i Veltroni dell’Occidente, utilizza a piene mani piegando e falsificando, a suo uso e consumo, i dati della realtà.
mercoledì 11 maggio 2022
Suffimigi
Concordo
Retromarcia sullo “strega”, ma resta l’odio anti-russo
DI TOMASO MONTANARI
Armi pesanti, armi per miliardi, armi ovunque: l’Italia ormai è un’armata. Brancaleone, però.
Anche il ministero degli Affari esteri compila la sua lista di proscrizione: i più insigni italianisti russi vengono cacciati dalla giuria del Premio Strega. Ma dopo la reazione coraggiosamente pubblica di Olga Strada (già direttrice del nostro Istituto di cultura a Mosca), che si è detta indignata per l’insensatezza di una simile espulsione, il vertice della nostra povera diplomazia fa marcia indietro. E, oplà, gli odiati servi di Putin sono reintegrati nello Strega. Il ritorno alla ragione e la fausta conclusione non cancellano la figuraccia epocale: nulla ha evidentemente insegnato il precedente tragicomico del veto posto da una pubblica università al seminario su Dostoevskij di Paolo Nori, poi inutilmente ritirato.
Ma il punto è un altro. Ed è la virata verso il mostruoso che questa guerra sta imponendo al discorso pubblico italiano, e all’agenda delle nostre stesse istituzioni. Che sembrano essersi date come obiettivo la crescita di un vero e proprio odio verso il popolo russo e la sua cultura (che è parte vitale della nostra comune cultura).
Affiorano alle labbra le parole scritte dal premio Nobel Romain Rolland durante la Grande Guerra: “Tra i nostri popoli non v’era alcuna ragione di guerra. A dispetto di ciò che ripete una stampa avvelenata da una minoranza che ha i suoi interessi a coltivare questi odi… noi non ci odiamo… i nostri popoli non chiedono altro che la pace e la libertà… le nazioni non esistono più come personalità: due dozzine di politicanti e una manciata di giornalisti parlano insolentemente a nome dell’una o dell’altra. Essi non ne hanno il diritto, non rappresentano che se stessi”.
Smettiamola per favore di confondere il popolo russo con il suo tiranno. O il popolo italiano con il suo governo.
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