mercoledì 4 maggio 2022

Niente da fa'!

 


Kim Kardashian ha fatto di tutto, ma proprio di tutto per tentare di emulare il mito. Ma il mito non lo puoi scalfire, visto che è mito. 
La poveretta si è sottoposta ad una dieta allucinante per perdere almeno 7 kg (immaginate da dove) al fine di entrare nell'abito reso immortale dal mito (quell'"Happy Birthday Mr President" soffiato verso l'eternità indossando quell'abito farebbe garrire persino un bonzo eremita ultra ottantenne.)
La povera Kim ha tentato di imitare Marilyn, sottoponendosi pure a quattordici ore, dicasi quattordici ore, di parrucchiera per passare dal nero al biondo, senza riuscirvici anzi, suscitando anche un pò di compassione e di apprensione. Non vorremmo infatti che passando da Montefeltro, ed ammiccando un sorriso sornione, non le venga in mente di farsi ritrarre per emulare Monna Lisa! Un altro mito, ahimè irraggiungibile, cara Kim!

Mancava Denis!

 


Stampa libera?

 

MinculpoPd
di Marco Travaglio
A furia di concentrarci sul Borghi della Lega, che pure è un bel soggetto, ci eravamo persi il Borghi del Pd che è ancora meglio: Enrico, nientemeno che “responsabile Sicurezza Pd”. Non nel senso che garantisca la sicurezza dei dem, che pure ne avrebbero bisogno per difendersi dalla base. Ma nel senso della sicurezza nostra, come membro del Copasir. Intervistato da Rep, chiede di “fermare subito l’escalation”. Non quella delle armi in Ucraina, a cui Baioletta e Guer(r)ini contribuiscono da par loro. Ma quella delle interviste ai russi, che chiama giustamente “comizi”. Non però per la scarsa attitudine dei giornalisti italiani a fare domande ai politici, siano essi italiani, americani, ucraini o russi (altrimenti Borghi chiamerebbe comizi anche quelli del suo segretario quando si fa le domande e si dà le risposte alla Marzullo su giornaloni e tv; per non parlare di Draghi, che stigmatizza l’“osceno comizio di Lavrov senza contraddittorio” mentre comizia in tv senza contraddittorio e con la solita claque da Kim Jong-un). Bensì per le cose che han detto gli intervistati Lavrov a Rete4 e Solovyev a La7: due esponenti del regime putiniano che difendono sorprendentemente il regime putiniano. Il democratico Borghi è convinto che si debba intervistare solo chi è d’accordo con noi, anzi con lui. E freme di sdegno perché qualche giornalista fa ancora interviste senza chiedergli il permesso: “Questo fenomeno da noi dilaga mentre altrove, penso a Francia e Germania, non esiste”. Ecco, gli hanno pure raccontato che i russi parlano solo da noi.
Forse non ha saputo che la Cnn ha intervistato Peskov, portavoce di Putin: la differenza è che Christiane Amanpour gli ha fatto delle domande. Ma le risposte di Peskov erano simili a quelle di Lavrov e nessuno s’è scandalizzato: persino negli Usa far conoscere il punto di vista russo è informazione, non attentato. Per Borghi, invece, “è un chiaro tentativo di destabilizzare le democrazie occidentali”, così forti nei propri argomenti da sentirsi minacciate da 40 minuti di soliloquio di un truce ministro russo. Che fare, dunque? “Per esempio prevedere che persone colpite da sanzioni dirette, come Lavrov, o indirette, come Solovyev, non possano accedere ai media italiani”: le loro interviste infatti “aggirano le sanzioni”. A pensarci prima, ci saremmo risparmiati quelle di Enzo Biagi a Gheddafi, di Oriana Fallaci a Khomeini, di Giulio De Benedetti a Hitler, di Indro Montanelli a Franco e altre vergogne curiosamente ritenute finora lezioni di grande giornalismo. Ma ora funziona così: i governi che vogliono tacitare qualcuno lo sanzionano e passano la lista di proscrizione ai giornalisti, trasformandoli in funzionari del Minculpop. Senza che nessuno noti la differenza.

Siamo impegnati in altro (armi)

 

Fuori i poveri. Dalla Danimarca all’Uk, l’Europa esporta i profughi (in Africa)
di Alessandro Robecchi
Il Ruanda è bello ma non ci vivrei, però se sei un immigrato irregolare in Gran Bretagna potrà capitarti. Boris Johnson ha annunciato qualche settimana fa in pompa magna l’intenzione di trasferire i migranti che la Gran Bretagna non vuole accogliere, nel ridente (?) Paese africano, descritto dallo stesso Johnson come una specie di Bengodi, con il Pil che cresce, e insomma, una terra delle opportunità dove gli immigrati potranno “far parte di un nuovo Rinascimento” (giuro, ha detto così, ’sta cosa del Rinascimento è sfuggita di mano, diciamo). E così il migrante che voleva andare a Londra si troverà benissimo alla periferia di Kigali, toh, che sciccheria!
È probabile che ci siano parole più gentili, ma “deportazione” è quella che mi viene in mente ora. A leggere le cronache e le dichiarazioni, la cosa sarebbe semplice: se ritieni di fare richiesta d’asilo in Gran Bretagna e i tempi si fanno lunghi, vieni trasportato in Ruanda, dove aspetti il disbrigo della tua pratica. Se la domanda viene accolta, hurrà!, puoi farti una vita tua (in Ruanda, però, mica a Londra) e se invece viene respinta, il Ruanda ci pensa lui a espellerti (magari rimandandoti nel posto da cui stai scappando). La proposta è abbastanza articolata e potrebbe entrare in vigore presto.
Questa dell’esportazione di disperati sembrerebbe diventare una tendenza in tutta Europa. La Danimarca, per dirne una, i suoi migranti che abbiano commesso un reato su suolo danese, li manderà in galera, sì, ma in Kosovo. Accordo firmato, praticamente operativo. Una colonia penale nei Balcani è quello che ci vuole, dannazione, come non averci pensato prima? Il Kosovo, per cinque anni a partire dal 2023, incasserà 15 milioni all’anno per tenere in cella un po’ di delinquenti arrestati a Copenaghen. Anche la Danimarca, comunque sta studiando la pratica Ruanda, dove potrebbe esternalizzare, come la Gran Bretagna, le richieste di asilo. Il Ruanda, insomma, diventerebbe una specie di campo profughi per gente che voleva andare a vivere in Europa, e che invece no, non c’è posto, spiace.
Non risultano grandi indignazioni, forse eventi più terribili e scenografici ci distraggono, ma insomma non si sono sentite in questi giorni di orgoglio europeo voci scandalizzate per la delocalizzazione della sfiga, dall’Europa al Centrafrica. Eppure in tempi in cui si sprecano (spesso a vanvera) i paralleli storici, si potrebbe ricordare che spostare popolazioni e creare enclave non è una buona politica, in prospettiva. Stalin aveva questo vizietto, per dire: i tatari li mettiamo qui, gli osseti li mettiamo là, e poi ci sono guerre che durano cinquant’anni.
Per indignarsi, però, servirebbe una coscienza pulita, cosa che scarseggia, visto che sempre la famosa Europa dei diritti e dell’accoglienza paga soldoni sonanti a Erdogan per fare argine alle ondate migratorie da Sud-est. Oppure che le autorità polacche ancora lasciano a dormire nei boschi, in una terra di nessuno, i migranti non ucraini che vengono da Oriente. Oppure che l’Italia paga profumatamente una specie di guardia costiera libica incaricata di riportare i migranti in fuga nei “lager” (cfr. papa Francesco) in Libia. Insomma il nuovo business europeo diventerà presto l’esportazione del povero, del fuggiasco, del nullatenente, il che fa un po’ a pugni con la retorica dell’accoglienza di questi giorni e con l’orgoglio democratico di un continente intero. È l’Europa, bellezza, oggettivamente uno dei posti dove si vive meglio nel mondo. E quindi, “Benvenuti in Ruanda”.

L'Amaca

 

E via, verso nuove avventure!
DI MICHELE SERRA
La svolta papista del Salvini, nel nome di un pacifismo fin qui ignoto dalle sue parti, allunga di un capitoletto il romanzo picaresco della sua carriera politica, della quale tutto si può dire tranne che pecchi di dogmatismo, o sia appesantita dalla noia.
Dai cori di curva contro i napoletani alle visite elettorali a Fuorigrotta, dalle continue passarelle in tutte o quasi le mostre-mercato di doppiette, con tiro a segno in favore dei fotografi, alla svolta disarmista di questi giorni; dal federalismo ruggente degli anni bossiani (che usava il tricolore per le pratiche igieniche) alle felpe di tutte o quasi le istituzioni militari e civili nazionali, carabinieri pompieri artiglieri paracadutisti bersaglieri, col tricolore in bella vista e l’Inno di Mameli a fior di labbra; dal dio Po delle antiche gite del leghismo pagano e anticlericale all’ostensione del rosario nei comizi; dal praticello domestico di Pontida all’esotismo steppico della Piazza Rossa; che gli manca, ancora?
I suoi biografi stiano all’erta, il ragazzo è inesausto e ha il vantaggio, che la mia generazione gli invidia, di una totale mancanza di struttura ideologica, cosa che lo rende libero di vagare per il mondo avendo per sola bussola sé stesso. Può diventare filocinese (felpa con citazione di Confucio), convertirsi all’Islam (felpa con derviscio danzante), ripudiare la politica e studiare da tenore (felpa con Verdi, in polemica social con chi indossa felpe con Puccini). Tranne soccorrere i migranti, che lo riconoscerebbero e non sarebbero contenti di vederlo, il suo viaggio promette sempre nuove avventure, con il vantaggio che a lui non importa quali: vanno bene tutte.

martedì 3 maggio 2022

Nauseante



Un infingardo della peggiore specie, un credente solo per accalappiare voti, che non capisce neppure che il cattolicesimo si confà alla sua politica come un ragionamento da normodotato alla sua desolante cervice.

In effetti…



Invece di mangiare potrebbero pensare a vincere qualcosa…