venerdì 29 aprile 2022

Travaglio

 

Vieni avanti Cremlino
di Marco Travaglio
Problema: malgrado la stragrande maggioranza dei partiti e dei media sia favorevolissima a imbottire di armi l’Ucraina, non più per aiutarla a difendersi, ma per aiutare Biden e BoJo ad attaccare la Russia, la stragrande maggioranza degli italiani resta contraria. Analisi (della stragrande maggioranza dei partiti e dei media): se gl’italiani non ci seguono, non è perché rappresentiamo gli americani e gli inglesi, ma perché sono subornati da Orsini e dai giornalisti russi. Soluzione: abolire Orsini e i giornalisti russi. Problema: così sembra di stare in Russia. Analisi: bisogna inventarsi una censura che non sembri censura. Soluzione: dire che sono tutti spie russe. Problema: Orsini è nato a Napoli e pare non sia mai stato in Russia (ergo la Tocci gli disse che non ne poteva parlare). Analisi: a Cartabianca Orsini ascoltava senza insultarla (come fanno tutti gli altri) la giornalista russa Nadana Fridrikhson, che lavora a Zvezda, tv controllata dal governo russo. Soluzione: mandare in Vigilanza i renziani Romano (Pd) e Anzaldi (Iv), che non possono perdere la faccia perché l’hanno già persa, a insinuare che Nadana sia una spia russa e tirare in ballo il Copasir, che si porta su tutto; al resto pensa il sito di Repubblica titolando “Giornalisti russi o spie nei talk Rai?” con la foto di Orsini, spia russa per contagio.
Problema: qualcuno obietterà che anche la Rai è controllata dal governo e domanderà cosa spìano esattamente i giornalisti collegati da Mosca coi talk italiani. Analisi: buttarla in caciara funziona sempre. Soluzione: dire Orsini scrive sul Fatto, come pure altri ospiti di Cartabianca, Scanzi e Di Cesare, quindi se i 5Stelle li difendono è per “salvare i loro cachet” (Anzaldi), anche quello di Orsini che partecipa gratis; senza contare che “Conte avrebbe incontrato Orsini”, la cui “candidatura sarebbe qualcosa di più di un’idea” (Corriere); quindi a doversi discolpare non sono i partiti che censurano, ma il M5S che si oppone. Problema: qualcuno obietterà che gli ospiti dei talk li scelgono i conduttori, non i partiti. Analisi: bisogna trovare qualche fenomeno che dica il contrario. Soluzione: il Corriere trova subito Maurizio M’annoi, pronto a tutto pur di svelenare su Bianca Berlinguer, anche a dire che “gli ascolti dei talk stanno precipitando” (riferendosi al suo: gli altri vanno benone) e “non accade in nessun’altra azienda del mondo” che “il conduttore decida chi invitare e che linea dare al programma” (parlando delle aziende metalmeccaniche, tessili e alimentari) per “attirare più telespettatori” (escludendo se stesso, che notoriamente li respinge). Problema: qualcuno potrebbe ricordare una frase di Leonardo Sciascia: “Quando gli imbecilli si alleano coi furbi, il fascismo è alle porte”.

Dice tutto!

 

“Ora Putin è indifendibile, ma chiamarlo criminale allontana ogni trattativa”
FREEMAN EX DIPLOMATICO - Da Bush jr. in poi l’Ucraina era diventata un’ausiliaria della Nato

DI SABRINA PROVENZANI
Londra. Ex diplomatico Usa, Chas Freeman è stato vicesegretario alla Difesa per gli Affari di sicurezza internazionale dal 1993 al 1994 e ambasciatore degli Stati Uniti in Arabia Saudita, ed è un esperto di Cina. Sul conflitto in Ucraina ha posizioni non allineate.
Lei, il 24 marzo, ha detto: ‘Gli Usa combatteranno fino all’ultimo ucraino”. Cosa intendeva?
La guerra in corso sta diventando una guerra per procura fra gli Usa, con la Nato decisamente al loro fianco, e la Russia, che si contendono sfere di influenza. E ci siamo arrivati partendo da lontano, quando George W. Bush, nel 2008 disse, fra l’altro, incontrando resistenze anche fra gli alleati, che l’Ucraina sarebbe dovuta entrare nella Nato, cioè nella sfera di influenza Usa. Dopo il colpo di Stato del 2014 a Kiev, a cui gli Usa hanno partecipato, l’Ucraina è diventato un Paese ‘ausiliario’ della Nato, che gli ha fornito addestramento, intelligence, materiale per la difesa… una escalation che ha allarmato la Russia. Io non credo che Putin volesse incorporare l’Ucraina: voleva impedire che la incorporasse la Nato. E francamente una Ucraina nazione cuscinetto fra le due sfere d’influenza sarebbe stata meglio per tutti.
Facciamo un gioco di ruolo in cui lei è l’avvocato difensore della Russia.
Putin è indifendibile, e ora non si può fare altro che inviare armi per fermarlo. Ma è andato a Pechino da Xi Jinping per discutere del suo piano di riassetto della sicurezza europea, cioè la sua proposta sull’Ucraina, per mitigare la ‘minaccia’ alla Russia. Pechino era d’accordo, e a favore della neutralità ucraina. Ovvio che conteneva richieste assurde, come il disarmo dei Paesi Nato, ma ogni negoziazione parte con premesse non realistiche per ottenere i veri obiettivi. Ma la proposta è stata ignorata dalla diplomazia occidentale. A quel punto lui ha applicato un classico schema da ‘diplomazia coercitiva’, cioè ammassare le truppe al confine. L’Occidente ha diffuso l’allarme che ne sarebbe seguita un’invasione, e lui si è sentito sfidato e ha invaso, senza nemmeno preavvisare i suoi generali. Un errore dalle conseguenze tragiche, da condannare. Ma chiamare Putin criminale di guerra, demonizzarlo, dichiarare di voler approfittare di una Russia indebolita, significa allontanare ogni possibilità di uscita dallo stallo. Significa eliminare ogni incentivo russo a trattare, e mettere Zelensky nell’impossibilità di farlo. Mi fa pensare al Congresso di Versailles dopo la Prima guerra mondiale, con la Germania esclusa dai negoziati, e sappiamo come è andata a finire. Il risultato è tenere l’Europa in una guerra permanente, alimentata dalle esportazioni di gas russo e dall’invio di armi occidentali, e che può uscire dai confini ucraini, coinvolgere la Nato, portare a un’escalation nucleare. Una Russia indebolita alle porte dell’Ue è un disastro per gli ucraini, per i russi, per gli europei e non conviene nemmeno agli Usa.
Il racconto di questa guerra è estremamente polarizzato.
Be’, questa è la guerra d’informazione più massiccia della storia dell’umanità. Tutti mentono, distorcono la verità, costruiscono il loro racconto. Ma chi è esposto solo alle bugie occidentali, e non anche a quelle russe non ha modo di capire la realtà. Naturalmente non c’è equivalenza perché quello di Putin è un regime che reprime l’informazione: però anche da questa parte della propaganda c’è chi mette in discussione quello che dicono i governi occidentali o le agenzie di PR che stanno aiutando Zelensky a raccontare al mondo quello che sta accadendo nel suo paese. Va riconosciuto a Zelensky di essere un ottimo attore, eletto per guidare uno Stato e che ora ne ha fatto una nazione, grazie proprio alla sua capacità di rappresentarsi come simbolo della resistenza ucraina. E poi ricordiamolo: questo conflitto ci viene descritto come scontro fra democrazia e autoritarismo. Ma il mondo è più grande del G7: l’intera America Latina, buona parte dell’Asia, il Medio Oriente, la Cina, l’Africa possono condannare le atrocità russe, ma non per questo stanno dalla parte della Nato, perché non dimenticano le umiliazioni e il razzismo subiti dagli Usa.

giovedì 28 aprile 2022

L'Amaca

 

Lo scontro finale
di Michele Serra
La Russia difende la sua identità spirituale e i valori tradizionali.
L’Europa invece ha adottato il neoliberismo, che promuove la priorità del privato sul pubblico, e pratica l’individualismo, che distoglie dall’amore per la Patria. Questo dice Nikolaj Patrushev, stretto collaboratore di Putin, e questo pensa Putin: Dio, Patria e Famiglia (nel suo caso, famiglie) contro l’Occidente decadente e pervertito.
Se uno crede nei “valori tradizionali” (tra i quali la guerra occupa un posto rilevante) è un discorso seducente. Fossi un fascista, o un cattolico lefebvriano, un neo-templare o un jihadista, insomma un antimodernista di qualunque taglio e formato, sarei un fervente sostenitore della Russia di Putin, mi lascerei crescere la barba fino all’ombelico come un ceceno e mi farei i selfie sulla Piazza Rossa con il Salvini.
Salvo un impiccio, non piccolo, che forse potrebbe far riflettere, nel caso riattivassero il cervello, perfino Putin e il suo entourage di purificatori “anti-individualisti”. Quando Patrushev indica nella “priorità del privato sul pubblico” il peccato capitale dell’Occidente, si ride di gusto. Perché il pensiero corre subito agli oligarchi, e al più grande furto di beni pubblici mai visto nella storia umana per mano di pochissimi privati di mano lesta. È per loro conto che il signor Patrushev e il suo boss governano la Russia, depredata di tutto senza che un’ombra, dico un’ombra di capitalismo virtuoso abbia spartito almeno una parte del gigantesco bottino con il popolo derubato. Sono nati tanti panfili, poche fabbriche: questo il modello di potere in auge in quel disgraziato Paese.
Non avremmo mai creduto, da giovani, che lo scontro finale sarebbe stato tra capitalismo e feudalesimo.