mercoledì 30 marzo 2022

Grande Robecchi!

 

Da Superenalotto Oplà, di colpo abbiamo 13 miliardi (per le armi)
DI ALESSANDRO ROBECCHI
Niente, mannaggia, niente da fare. Gli italiani in stragrande maggioranza restano contrari all’aumento delle spese militari fino al 2 per cento del Pil, cioè un po’ restii a spendere 13 miliardi in più (ogni anno!) in sistemi d’arma, gerarchie militari, missili e quant’altro. Resistono, insomma, all’offensiva dei corsivisti-generali più accreditati dai media, dai giornali e dai talk show, quasi tutti maschi, quasi tutti anziani, boomer burbanzosi e predicanti, autori di sermoni edificanti e patriottici, disposti a chiudere un occhio persino sui nazisti in campo. Fedeli insomma, al vecchio adagio americano applicato a dittatori, macellai e golpisti vari: “È un figlio di puttana, ma è il nostro figlio di puttana”.
Il sondaggio è canaglia, insomma, e un po’ canaglia anche chi lo disegna. Non ci eravamo ancora ripresi dal grafico diffuso da Agorà (Rai3), dove nella torta colorata i contrari all’invio di armi all’Ucraina sembravano meno della metà pur essendo il 55 per cento, che ecco un altro strabiliante sondaggio, questa volta Swg per il Tg de La7. Capolavoro, perché il titolo in maiuscolo dice “L’aumento delle spese militari” e sotto con tanto di colonne colorate dice “D’accordo” 54 per cento. Urca! Poi, uno pignolo va a leggere la domanda fatta al campione rilevato, e trasecola: “Lei è d’accordo con la seguente affermazione: Non è giusto che l’Italia aumenti le spese militari…”. È la prima volta che si vede un sondaggio con la negazione incorporata. È d’accordo che non sia giusto… davvero bizzarro. Forse chiedere direttamente “Secondo lei è giusto?” esponeva a qualche rischio in più. Trucchetti.
Qualcuno – temerario – spiega che questo benedetto aumento delle spese militari non c’entra nulla con l’invasione russa dell’Ucraina, che se ne parla da tempo, che gli americani ce lo chiedono da anni, e ora – vedi a volte le coincidenze – è venuto il momento. Per inciso, i dati Sipri (Stockholm International Peace Research Institute, uno degli osservatori più qualificati sul mercato degli armamenti) dicono che la Nato spende ogni anno circa 17 volte quello che spende la Russia, e anche togliendo le cifre spaventose degli Stati Uniti, calcolando soltanto le spese militari attuali di Italia, Francia, Germania e Regno Unito, si ha quasi il triplo della spesa militare russa. Pare che non basti.
Non è detto che gli italiani che rispondono ai sondaggi conoscano queste cifre (anche perché nessuno gliele dice), eppure si registra una resistenza ultra-maggioritaria nel voler spendere 13 miliardi in più all’anno in cannoni. C’è da capirli. Forse ricordano le solenni parole di Mario Draghi pronunciate quasi un anno fa: “Non è il momento di prendere soldi ai cittadini, ma di darli”. Bel programma. Peccato che in questi undici mesi (Draghi lo disse nel maggio del 2021 con grande plauso di tutti) non risulti agli italiani di aver migliorato sensibilmente le proprie condizioni di vita: tra inflazione al cinque per cento coi salari fermi, le bollette, la benzina e gli alimentari che aumentano. Ora si vedrà dove prendere tutti questi soldi, ma sotto sotto la notizia è buona: dopo anni passati a dire che “non ci sono i soldi” per scuole, sanità, servizi, oplà, ecco 13 miliardi che escono dal cilindro, magia e mesmerismo. Urge nuovo sondaggio: “Lei è d’accordo con la seguente affermazione: non è giusto dire che non è giusto rifare i tetti delle scuole o i Pronto soccorso invece di comprare missili? È giusto dire che è sbagliato?”. Vediamo come disegnano il grafico.

Feltri

 


L'Amaca

 

Trent’anni di cecità
di Michele Serra
Il Medioevo lo si immagina esattamente così, come in questo pazzesco inizio di 2022: avvelenamenti, epidemie, despoti bellicosi, congiure di palazzo evocate (dal capo mondiale della democrazia!) come sola salvezza, eserciti in marcia, preti esaltati che levano la croce e benedicono la guerra nel nome di Dio. La tecnologia muta, in molto peggio, l’entità delle distruzioni.
E i media esaltano fino al parossismo lo spettacolo della morte. Ma è la struttura del potere a ricacciarci indietro di qualche secolo se è vero che basta un solo uomo, con pochi accoliti, a scatenare l’inferno.
Ci eravamo illusi? Ora il problema è proprio questo sentimento di impotenza, come se la realtà fosse questa, e il lungo periodo di pace che l’ha preceduta fosse stato solo un’illusione.
Come se non fosse un incubo, quello che stiamo vivendo, ma il risveglio da un lungo sogno, e da un lungo sonno. “Accecamento”, lo chiama Bernard Guetta su Repubblica di ieri.
Un accecamento durato trent’anni, dalla caduta del Muro a oggi.
Magari bastava guardare appena più in là del nostro naso per capire che, sotto la crosta esile della civilizzazione, il mondo era feroce e primitivo come è sempre stato.
Dall’impiccagione di Saddam all’esecuzione sommaria di Gheddafi, dall’assedio di Sarajevo alla distruzione di Aleppo e Grozny, e le persecuzioni delle minoranze etniche e religiose in Asia, il lungo martirio dell’Algeria, la segregazione delle donne afghane… Elenco approssimato per difetto di quanto poco pacifico, e poco conciliante, sia stato il mondo negli ultimi trent’anni. Se davvero ci fosse stata la globalizzazione, non avremmo potuto illuderci che il mondo fosse il nostro tranquillo cortile.

martedì 29 marzo 2022

Orsini dal Fatto Quotidiano

 

Ucraina. L’unica speranza è appesa alle sanzioni contro i bambini uccisi

DI ALESSANDRO ORSINI

La mia proposta di vincolare le sanzioni contro la Russia al numero dei bambini uccisi in Ucraina ha ricevuto alcune critiche, nessuna decisiva. La prima critica è che, nell’anno 2021, il numero di bambini uccisi nei bombardamenti in Yemen è aumentato rispetto al 2020. Questa obiezione è facilmente superabile. La mia analisi prende in considerazione il periodo 2016-2020. Non è metodologicamente corretto utilizzare i dati del 2021 per confutare un ragionamento relativo al 2016-2020. Nel mio articolo del 18 marzo su queste colonne, spiegavo che l’Onu ha inserito l’Arabia Saudita nella lista nera nel 2016, depennandola nel 2020. Questo è confermato. La seconda critica è che il numero dei bambini uccisi era verificato dall’Arabia Saudita stessa, ma, nel periodo 2016-2020, l’Onu ha elaborato un proprio report. La terza critica è che avrei trascurato di dire che l’inserimento nella lista nera dell’Onu non equivale a una sanzione. Questa obiezione è corretta in apparenza, ma non nella sostanza. Essere inseriti in quella tragica lista ha causato danni seri all’Arabia Saudita. Il governo inglese, ad esempio, ha sospeso la vendita di armi ai sauditi per effetto di una sentenza della Corte d’Appello del Regno Unito del 20 giugno 2019. Secondo i giudici, il governo di Theresa May non aveva condotto un’indagine adeguata per accertarsi che i sauditi non avrebbero utilizzato le armi inglesi in violazione del diritto umanitario internazionale (International Humanitarian Law). Dall’inizio dell’intervento saudita in Yemen nel 2015, fino al giorno della sentenza del 20 giugno 2019, il Regno Unito aveva esportato armamenti ai sauditi per 5,9 miliardi di dollari, inclusi aerei da guerra e bombe di precisione. Ricevuta la sentenza, il governo inglese ha deciso, in autotutela, di sospendere il rilascio di nuove licenze per l’esportazione di armi. La sentenza del 20 giugno 2019 ribaltava la precedente sentenza del 10 luglio 2017, con cui l’Alta Corte di Giustizia di Londra aveva dichiarato legale la vendita di armi ai sauditi da parte del governo inglese. Commentando la sentenza della Corte d’Appello del 20 giugno 2019 davanti al Parlamento, l’allora segretario di Stato per il Commercio internazionale, Liam Fox, disse che, sebbene il governo May fosse deluso dalla sentenza della Corte d’Appello, era costretto a rispettarla.

I miei critici non riescono a inquadrare bene la mia proposta perché trascurano alcuni fatti fondamentali. Il primo è che molti bambini e molti civili yemeniti vengono uccisi non dalle bombe saudite, bensì dagli Houthi. Il secondo fatto è che l’aumento dei bimbi yemeniti morti è dovuto alla recrudescenza del conflitto: recrudescenza scaturita, in larga parte, dal miglioramento delle capacità offensive degli Houthi, i quali hanno iniziato a colpire il territorio saudita ed emiratino più frequentemente, causando una veemente contro-reazione militare. Il fatto che il numero dei bimbi morti sia tornato a salire nel 2021 non implica che l’inserimento dell’Arabia Saudita nella lista nera abbia fallito nelle sue finalità. Significa, più precisamente, che un nuovo fattore – la crescita delle capacità offensive degli Houthi – è intervenuto all’improvviso alterando un equilibrio benefico per i civili. È ovvio che l’impennata dei bombardamenti da ambo le parti causi una crescita delle vittime civili. In conclusione, la mia proposta di vincolare le sanzioni contro la Russia al numero dei bambini uccisi in Ucraina è ancora l’unica speranza a nostra disposizione per salvare la vita di qualche bimbo, che poi è il senso profondo – io credo – della vita di ogni uomo. Nell’attesa che qualcuno proponga una soluzione migliore della mia, ringrazio chi ha dedicato il proprio tempo a verificare le mie tesi.

Booom!

 

Gramellini fa l’apologia del nazista di Azov: ‘giusto’ come Schindler

Continua la rivergination dei nazi, purché ucraini: il generale che offre la sua vita

DI DANIELA RANIERI

Prosegue la romantizzazione dei nazisti ucraini del battaglione Azov da parte dei nostri media bellicisti, e anzi sfiora vette liriche (speriamo) intoccate in altri Paesi. Vi abbiamo detto dell’intervista su Repubblica a un capitano dell’Azov che legge e cita Kant: “Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me”, omettendo le fosse comuni sotto di lui, come da rapporto Osce del 2016 che li indica come responsabili di uccisioni di massa, occultamento di cadaveri e torture. Ieri su Corsera c’era un bel ritratto del comandante del Reggimento Azov maggiore Projipenko, ultrà nero della Dinamo Kiev, che Zelensky ha appena proclamato eroe dell’Ucraina.

Sabato sera è andato in onda su Rai3 un elogio struggente di un altro soldato di Azov, il generale Vyacheslav Abroskin. Massimo Gramellini, campione dello storytelling glicemico, lo presenta così: “Soldato sanguinario che chiama ‘orchi’ i russi e ne ha già uccisi a grappoli senza pietà, sta difendendo Odessa, ma sua figlia adolescente è rimasta a Mariupol”, da dove racconta al papà “dei bambini che stanno al freddo al buio, che bevono l’acqua dei termosifoni e mangiano grano saraceno inzuppato con l’acqua sporca delle pozzanghere”. È l’antica tecnica del chiaroscuro: la ferocia del primo fa risaltare l’innocenza dei secondi. Ma c’è un “ma”. Il “terribile generale Abroskin”, dice Gramellini, sottolineando la parola terribile per preparare il colpo di scena, “ha ascoltato sua figlia in silenzio”, in silenzio: come fanno i virili eroi classici (Gramellini era presente?), “poi ha aperto la sua pagina Facebook e ha scritto una lettera ai russi”, che il conduttore solennemente legge. Per farvela breve, Abroskin offre la sua vita in cambio di quella dei bambini di Mariupol. Gramellini: “Questo generale è un guerriero fanatico, un violento, un simpatizzante nazista”, ma? “Ma è disposto a sacrificare la sua vita, e chissà quali torture gli farebbero prima di ucciderlo, per mettere in salvo quella dei piccoli sopravvissuti di Mariupol”. (Il programma si chiama Le parole, perché le parole sono importanti).

L’eroizzazione del “simpatizzante nazista” sarebbe completa, ma la musica cresce col pathos: “Non è un uomo buono. Gli ebrei lo definirebbero un ‘giusto’”. Sì. “Com’era Oskar Schindler”. Anche questa blasfemia tocca sentire dal servizio pubblico, dove il prof. Orsini non può parlare dietro compenso perché le sue analisi geopolitiche sono troppo “complesse” e quindi “filo-Putin”. Possibile, direte voi, che il ragionamento sia così pedestre da far passare per “giusto” un nazista, pur di tenere il punto contro i presunti “filo-Putin”? Sì: “I giusti possono anche avere delle idee sbagliate, ma i gesti non li sbagliano mai, perché non sono sordi al richiamo dell’umanità”.

Gramellini ha completato la scuola dell’obbligo. Dovrebbe sapere che Schindler non uccideva le persone, non le buttava nelle fosse comuni: le salvava. Che il senso dell’onore e il vitalismo misto allo sprezzo della vita e all’esaltazione del sacrificio sono marchi dell’ideologia nazi-fascista. Che essere nazisti non è “un’idea sbagliata”, ma un crimine condannato dalla Storia. E che la glorificazione del “gesto” sacrificale che annulla l’ideologia mortifera è precisamente la vile tecnica manipolatoria dei fascisti esaltati. Peraltro il nazista di Azov – questo consesso di giovani kantiani che lottano perché l’Ucraina “guidi le razze bianche del mondo in una crociata finale contro i popoli inferiori guidati dai semiti” (così proclama Biletsky, capo di Azov) – ha solo scritto un post, non si è consegnato ai russi in cambio della vita dei bambini (chissà se lo farebbe per i bambini di “popoli inferiori”). Tutta questa musica emozionale, questo groppo in gola del conduttore, questa maschia retorica di morte per un post su Facebook?

Tutto, pure un’orrenda guerra fratricida, viene piegato allo storytelling; l’apologia dei nazisti diventa storiella edificante, gradita al ceto medio che ingoia di tutto, sentendosi intriso di alto senso morale. La chiosa di Gramellini è incredibile: “Sarebbe più tranquillizzante pensare che ci sono solo i buoni e i cattivi, ma è proprio quando la vita ci mette sotto pressione che ci spogliamo dei pregiudizi delle ideologie. E scopriamo chi siamo davvero”. Simpatizzanti dei nazisti?

L'Amaca

 

Francamente me ne infischio
di Michele Serra
La sberla di Will Smith a Chris Rock (del secondo ignoravo l’esistenza fino a poche ore fa) ha avuto, per un giorno, più o meno lo stesso impatto mediatico della guerra in Ucraina. Qualcuno, giustamente, ha fatto notare che, con una carneficina in corso, non era il caso di mettere in scena una lite violenta davanti a una così vasta platea. Ma forse dovremmo anche riflettere sul fatto che la vastità di una platea viene decisa e alimentata da network e giornali che non sono gli esecutori neutrali della volontà popolare, ma ne sono, in buona parte, i suggeritori, se non gli artefici. I media non stanno a valle del nostro immaginario. Lo formano: stanno dunque a monte.
Gli Oscar sono un prestigioso, importante premio cinematografico americano, largamente monopolizzato, come è ovvio, dal cinema americano - che tanta parte ha avuto nell’immaginario mondiale dell’ultimo secolo - e dai suoi protagonisti.
Come tutti, mi interessa parecchio sapere chi ha vinto gli Oscar, anche per decidere quali film vale la pena vedere. Di tutto il contorno, francamente me ne infischio (battuta celebre di un celeberrimo film americano), e considero che il parossistico interesse dedicato dal resto del mondo alla serata degli Oscar, al di fuori e al di là dell’elenco dei vincitori e della consegna delle statuette, sia una manifestazione di imbarazzante provincialismo.
Il fatto che “tutti ne parlino” non corrisponde a un imperativo categorico; piuttosto, è l’alibi del conformismo. Si può scegliere perfino di parlare d’altro, ogni tanto. Non è vietato. Quanto a Chris Rock, se non avessi scritto il suo nome nella prima riga, l’avrei già dimenticato.

Provi più tardi!