sabato 19 febbraio 2022

Ennesima figuraccia!

 


di Andrea Scanzi

Ve la ricordate la staffetta inglese 4x100, quella che perse la medaglia d’oro per un centesimo? L’ennesima mazzata presa al fotofinish, sempre per mano dell’Italia. Molti tromboni britannici ci rimasero così male che cominciarono a spalare sterco a raffica su Jacobs, che secondo loro era per forza “dopato”. Quel che si dice “saper perdere”.
Ora, per loro, è arrivato il più brutale dei contrappassi. Il Tribunale Arbitrale dello Sport ha decretato la cancellazione della medaglia d’argento nella staffetta 4X100 alla Gran Bretagna, dopo la positività al doping di Cj Ujah.
Il dopato non era Jacobs: i dopati erano loro. Ops.

Vivo e vegeto!

 


Reduce dall'ipoacusica kermesse sanremese, dove i Brividi sono stati generati solo dalla pochezza musicale, attorniato sempre più dai martelli pneumatici di pseudo artisti evaporabili come la neve in un altoforno, sconsolato come se mi dovessi sottoporre ad un trattamento Ludovico con cuffie imposte per ascoltar Povia, rattristato come non mai da chi confonde le sette note con travestimenti e nudi idioti, ho avuto un impulso rigenerante pari alla corrente sparata nel corpo inanimato di Frankenstein, con tanto di commenti alla Gente Wilder "è vivo, vivo, vivo!!" nell'ascoltare l'ottimo album di Slash, "Four"; una conferma che il rock per grazie ricevuta è ancora tra noi, per redimere molti! Una chitarra poderosa, capace d'incunearsi in ogni dove, brani sfolgoranti di quella luce tipica del grande rock! Utile per risvegliare stimoli e rugiade da troppo tempo in soffitta a causa del nulla attorno a noi! Vamos Slash! 

Dialoghi

 


Paese meraviglioso

 


venerdì 18 febbraio 2022

Non opinabile




Dixit


“L’umanità è maledetta se per dare prova di coraggio si condanna eternamente a uccidere. Il coraggio oggi non è far vagare sul mondo la terribile nube della guerra. Il coraggio non è lasciare alla forza la soluzione di conflitti che la ragione può risolvere. Per voi il coraggio deve essere quello di ogni ora: è saper sopportare le prove fisiche e morali che la vita impone di continuo. Il coraggio è scegliere un mestiere, farlo bene, non disgustarsi per dettagli monotoni e fastidiosi. In qualunque mestiere bisogna esser sia pratici sia filosofi. Il coraggio è capire qual è la propria vita, precisarla, approfondirla e al tempo stesso coordinarla con la vita in generale. Il coraggio è tenere d’occhio la propria macchina per filare o per tessere in modo che nessun filo si rompa, e tuttavia prepararsi a un ordine sociale più grande e fraterno in cui la macchina sarà al servizio dei lavoratori liberati. Il coraggio è accettare le nuove condizioni che la vita propone alla scienza e all’arte, accogliere ed esplorare la complessità quasi infinita dei fatti e dei dettagli, e al tempo stesso illuminare questa realtà enorme e confusa con delle idee generali, organizzarla e sollevarla con la bellezza sacra delle forme e dei ritmi. Il coraggio è dominare i propri errori, soffrirne ma non esserne sopraffatti e continuare il proprio cammino. È andare verso l’ideale comprendendo la realtà. È agire e dedicarsi alle grandi cause senza sapere quale ricompensa riserverà al nostro sforzo l’universo, né se una ricompensa ci sarà. Il coraggio è cercare la verità e dirla, non cedere alla menzogna, non associarsi alle urla dei fanatici”. 

Jean Jaurés  (da L'Internazionale) 

L'Amaca

 

L’intelligenza dopo la tempesta
di Michele Serra
Ho commesso “errori di sistema”, ma quegli errori portano “la mia firma individuale. Dunque ne porto il peso”. Così Sergio Cusani su Tangentopoli, a conferma del fatto che l’intelligenza è il solo bene che ci rimane, dopo qualunque tempesta.
Cusani non considera un alibi il “così fan tutti”. Fu il grande errore di Craxi, il cui discorso in Parlamento sarebbe stato quasi perfetto se avesse aggiunto, in coda alla sua chiamata a correo dei presenti, che nessun “errore di sistema” può esentare i singoli dalle proprie responsabilità. Sono le persone che commettono reati, non “il sistema”. Cusani ha reso la sua testimonianza in un incontro pubblico a Palazzo di Giustizia, trent’anni dopo. Stando alle cronache, quell’incontro è rimasto un paio di spanne al di sopra della perdurante gazzarra a proposito della giustizia, che rischia di avere ulteriori puntate referendarie. Partecipava all’incontro anche Gherardo Colombo, il più riflessivo e capace di ascolto, mi permetto di dire, del pool di Mani Pulite, che ebbe ai tempi una popolarità clamorosa, superiore a qualunque serie televisiva dei tempi presenti. D’Ambrosio, Colombo, Davigo, Di Pietro, furono più dei Fantastici Quattro.
Viene da dire, abbandonandosi all’utopia, che se ogni imputato fosse Cusani, e ogni inquirente fosse Colombo, il mondo sarebbe migliore. Non senza colpa e non senza dolore, ma almeno in grado di chinarsi sulla colpa e sul dolore senza spocchia e ferocia. Conobbi Sergio Cusani tanti anni fa, ai domiciliari, era l’imputato-star di Tangentopoli. Mi sembrò una persona notevole, ma ero accecato dai miei pregiudizi, che mi impedivano di vedere in un colpevole un uomo stimabile. Non glielo dissi allora, glielo dico adesso, trent’anni dopo.