giovedì 10 febbraio 2022

Open travagiliata

 

Tutti uguali tranne due
di Marco Travaglio
A chi dice “Sono tutti uguali”, segnaliamo quanto segue. I 5Stelle si vedono congelare il leader dal Tribunale civile di Napoli per averlo eletto in base al proprio regolamento interno che l’ordinanza cautelare afferma non esistere e invece esiste dal 2018; il fondatore Beppe Grillo commenta: “Le sentenze si rispettano” (anche se quella non lo è). La Procura di Milano chiede la condanna a 8 mesi di carcere per il tesoriere della Lega, il deputato Giulio Centemero, per un finanziamento illecito di 40mila euro da Caprotti, passato per l’associazione “Più voci” e finito a Radio Padania e ad altre attività politiche del partito; nessun commento da Salvini. La Procura di Firenze chiede il rinvio a giudizio per Renzi, Boschi, Lotti, Bianchi, Carrai, altri 6 imputati e 4 società per l’inchiesta Open, con accuse che vanno dal finanziamento illecito alla corruzione, dal riciclaggio al traffico d’influenze illecite. L’imputato Renzi, nel felicitarsi perché “finalmente inizia il processo nelle aule”, rinverdisce i fasti del collega B. denunciando i pm per abuso d’ufficio, cioè per aver violato l’art. 68 della Costituzione: quello che vieta di perquisire i parlamentari. Purtroppo, all’epoca dei fatti contestati, Renzi non era senatore e non aveva alcuna immunità; e i messaggi e le chat agli atti sono stati estratti dai cellulari sequestrati ad altri indagati, non a lui. Ma per lui il “lei non sa chi sono io” tipico dei marchesi del Grillo si coniuga in formato extralarge: “Lei non sa chi ero io e chi sono i miei compari”.
Già che c’è, il noto garantista di scuola Rondolino procede alla character assassination dei tre pm: Creazzo “sanzionato per molestie sessuali dal Csm” (sanzione già impugnata in Cassazione e nessun processo penale); Turco “volle l’arresto dei genitori di Renzi poi annullato dal Tribunale della Libertà” (arresto disposto non da Turco, ma dal gip e annullato per cessate esigenze cautelari, non per innocenza, infatti i due sono stati rinviati a giudizio); e Nastasi “accusato da un ufficiale dell’Arma di aver inquinato la scena criminis della morte del dirigente Mps David Rossi” (accuse postdatate, tutte da dimostrare e mai approdate a un processo). Che c’entra tutto ciò con l’inchiesta Open? Nulla, a parte il penoso e disperato tentativo di coprire i fatti. Che, a prescindere dagli aspetti penali, hanno già immortalato i fedelissimi del fu premier intenti a screditare politici e giornalisti liberi e a fare marchette con norme e fondi pubblici a chi foraggiava la cosiddetta fondazione. Soldi poi usati per viaggi privati, cellulari, tablet, pranzi, “spuntini”, giù giù fino ai 7,5 euro rimborsati a Renzi nel 2014 per “Auguri Natale Quirinale”. Più che finanziamento illecito, accattonaggio molesto.

L'Amaca

 

Un pezzo della vostra anima
di Michele Serra
Se il conflitto tra associazioni studentesche e ministero sulle prove scritte alla maturità appassiona tanto, è perché sotto (o sopra) il problema contingente si tocca un argomento davvero epocale (termine spesso sprecato; qui lo spendo, spero, con ragione).
Il problema contingente: due anni di didattica a distanza e di socialità ridotta hanno sicuramente influito sulla preparazione dei ragazzi, nonché sulle loro condizioni psicologiche. Di qui il timore che una maturità “tradizionale” non tenga conto delle condizioni di emergenza che l’hanno preceduta.
L’argomento epocale: il tema d’italiano, che serve a dimostrare la padronanza di pensiero e di espressione del suo autore, è largamente la meno “tecnica” delle prove d’esame.
Può prescindere, teoricamente, da qualunque competenza specifica e da qualunque indirizzo professionale. Fa parlare una persona prima ancora che uno studente. Mostra una persona prima ancora che uno studente.
Al già ricco dibattito in corso mi permetto dunque di aggiungere questa considerazione.
Battersi contro l’alternanza scuola-lavoro e contro la prova scritta di italiano è in palese contraddizione. L’alternanza scuola-lavoro è la più diretta espressione di un’idea di scuola fortemente indirizzata alla collocazione professionale dei ragazzi. Il tema d’italiano è l’ultimo bastione “umanistico” — aggettivo che rischia di sembrare provocatorio nella contingenza storica — contro questo indirizzo.
Necessità di sintesi mi hanno obbligato a scrivere in modo drastico cose di grande complicazione. Era per dire: se volete essere studenti per voi come persone, non per voi come ingranaggi del mercato, il tema di italiano lo dovete difendere come un pezzo della vostra anima.

mercoledì 9 febbraio 2022

Che sport!


Ammesso e non concesso di essere troppo abbacinato da uno sport che fa correre ventidue giocatori attorno ad una palla, mi chiedo però come sia possibile praticare una specialità di questo tipo, dove due atleti si sdraiano uno sull’altro sopra uno minuscolo slittino, per sfrecciare ad oltre cento chilometri dentro uno striminzito pertugio di ghiaccio. Il primo atleta non vede neppure la pista avendo il compagno sopra; e quest’ultimo invece passa tutta la durata della prova a pregare affinché lo slittino non si blocchi improvvisamente, per ovvie ragioni di preservation. Stanno entrambi nella posizione tipica di quando sei sdraiato in spiaggia e t’accorgi che sulla battigia sta transitando lemme lemme una delle inconfutabili attestazioni della maestosità del creato. Un’impercettibile disattenzione di uno dei due distesi, probabilmente anche una flautolenza, può spararli assieme allo slittino a sfiorare Antares, sempre con l’ansia di quello sopra che, presagendo la ricaduta, già si prefigura un proseguo di carriera nella corale papale quale migliore voce angelica!

Ops!




Nero su … rosso!



Aspetta un attimo coccodimamma! Se non intavolavi quella farsa del tira e molla saresti diventato un simbolo. Ma ti sei fatto consigliare dal quel ciccione (a proposito auguri sinceri di pronta guarigione) che ha iniziato la solita commedia vorace che olezza di vergogna. Noi comunque il portierone lo abbiamo trovato. Quindi non fingere di essere triste e vivi la tua nuova vita parigina. A noi non manchi affatto!

Robecchianamente

 

Il Grande Centro. Ristorante, pizzeria, giardino, curling, Italia Viva: c’è di tutto
DI ALESSANDRO ROBECCHI
Grande Centro, ristorante pizzeria con giardino, forno a legna, matrimoni, cerimonie. Più mi addentro in questa faccenda del grande centro e meno ci capisco. Ma insomma, va molto di moda questa specie di curling politico di posizionarsi al centro, tutti al centro, in attesa di capire con quale legge si voterà, quella attuale, un proporzionale, e se sì con quale sbarramento, e insomma per ora il sistema più accreditato è il Salcazzellum, quindi la situazione è fluida.
Il Grande Centro – vendono anche piccoli elettrodomestici – è tutto un fibrillare di sigle e di nuovi nomi, tipo Italia Viva doveva sposare Coraggio Italia e dar vita a Italia al Centro, con il che capirete che un buon copy avrebbe un futuro assicurato. Centro Centrissimo, Centro per Sempre, o anche Centro Arredo – vendono anche camerette – andrebbe bene.
Come avviene nelle grandi città, anche nel Grande Centro c’è un gran traffico, tutti incontrano tutti in appuntamenti segretissimi che il giorno dopo compaiono sui giornali. Berlusconi ha una corsia preferenziale dalla quale, di solito, “si sfila”, poi si rinfila, poi incontra Casini, poi guarda alla Lega, insomma tutte ’ste baggianate sul Centro devono sembrargli un po’ ridicole, visto che il centro pensa di essere lui. In tutta la faccenda, di centrista c’è solo l’egocentrismo, in effetti. Purtroppo, lo dico con la morte nel cuore, Coraggio Italia è un po’ in crisi perché il governatore della Liguria, Toti e il sindaco di Venezia, Brugnaro, hanno diverse visioni del Grande Centro, mannaggia, sai tipo Hegel e Kant, e quindi la situazione si fa drammatica. Resa incandescente dal fatto che con Brugnaro si schiera Lupi, di Noi con l’Italia (giuro). Gli altri, invece, avevano adottato Mastella, perché in una banda uno col cervello ci vuole, e anche perché sennò Renzi e Toti al sud non li vota nessuno, cioè al Grande Centro vendono anche prodotti regionali dop. Per il resto: porte girevoli, cioè se ho capito bene il Grande Centro dovrebbe essere aperto ai residenti nel gruppo misto, a quelli di Forza Italia in crisi d’identità, alla pattuglia compatta di Italia Viva, ai totiani (o totici?).
Poi ci sarebbe un altro centro, che sarebbe quello di Calenda con più Europa, un grandioso polo aggregativo di idee e progetti che si attesta attualmente intorno al quattro per cento, se va bene. Qui, per non far coincidere sempre Centro e grisaglia ministeriale, si sceglie la via del punk: Calenda, “il centro mi fa schifo”. Gli sembra riduttivo, piccolo, mentre lui vuole un movimento “liberale, democratico, riformista europeista e serio”, dice che lui sarà il perno che riporterà Draghi al governo nel 2023. Ecco, bravo, faccia da perno.
Poi siccome c’è stato il festival di Sanremo e tutto il resto, ho perso un po’ di vista ’sta cosa del Grande Centro, ma è certo che nel gioco c’è anche una corrente del Pd che esorta il segretario a “guardare al Centro” dato che nei 5 Stelle prevale il cupio dissolvi. La situazione aggiornata – ma può cambiare tutto in pochi minuti – è che il Grande Centro resta una bella idea, bellissima, tranne alcuni piccoli particolari: non si sa chi lo farebbe, come, con chi, quando, perché, con quali voti, con quale legge elettorale, con quali leader e con quale programma. Dettagli. Sembrerebbe più un “che ci inventiamo adesso?”, solo che il cast è strampalato, la lite sempre in agguato, il melodrammatico “mai con Tizio, mai con Caio” viene smentito dopo due giorni e si ricomincia da capo. Nell’indefessa costruzione del Grande Centro.