domenica 8 agosto 2021

Poveretta

 


Nauseante


 Provo pietà per questo funambolo folletto, bravissimo non c'è che dire, il quale nel momento del bisogno ha preferito volare in braccio allo sceicco, ottenebrando la favola che noi ancora fermamente credenti nella "bandiera" supplicavamo continuasse per il lieto fine oramai vicino, visto che ha 34 anni. 

Il Barcellona lo curò amorevolmente ad inizio carriera, riuscendo a risolvere i suoi problemi di crescita. Gli ha dato nel corso dei vent'anni qualcosa come 800 milioni ed ora, questo triste folletto, per qualche milioncino ha preferito chiudere la suddetta fiaba in modo squallido e triste, prostrandosi allo sterco del mondo.

Cosa sarebbe cambiato nella sua vita se invece di trenta milioni ne avesse percepito solo una decina? Nulla.
A noi amanti e proseliti della dea Eupalla non resta che impegnarci nella sana e ripagante "corvata" sperando che lo sceicco non vinca una mazza, soprattutto la "grande coppa con le orecchie." Ci impegneremo tantissimo, al solito, in merito. Già pregusto il PSG nel tempio, con Simon ad annullare l'avido folletto! Perché a volte i sogni si realizzano. E forza Lille!

sabato 7 agosto 2021

In effetti!




Articolo

 

No-vax: un’idea così folle che piace solo ai filosofi
di Pino Corrias
Stiamo davvero diventando una società di imbecilli se due dei nostri più sperimentati filosofi, Massimo Cacciari e Giorgio Agamben (imbecilli noi, non loro, notevoli esperti della sempre imminente catastrofe, sulla quale pattinano da mezzo secolo, rimanendo brillantemente nella bottega delle idee in vendita) fingono di cascare nel bicchier d’acqua del Green pass e da laggiù strillare alla discriminazione sociale, anticamera di quella politica: attenzione, attenzione, hanno detto politica! Poiché il Green pass, “adottato con inconsapevole leggerezza”, discrimina una categoria di persone, trasformandola in “cittadini di serie B”, un fatto “di per sé gravissimo, per la vita democratica”. Attenzione, attenzione, hanno detto: vita democratica! La quale vita democratica sarebbe il nostro intero ecosistema esistenziale, quello dell’eterno chiagni e fotti al coperto e al caldo, su cui si basa l’ossigeno del nostro vivere civile, dentro al supermercato sociale dove le pretese superano sempre l’offerta della merce esposta. E a nessuno si nega un guardaroba adeguato, fosse anche la barba dell’autorevolezza.
Vite in pericolo, democrazia in pericolo: non li sfiora il ridicolo. E neppure l’intenzione di guardare oltre i bordi del loro bicchiere. Vedrebbero, proprio lì accanto, moltitudini di cittadini di serie C che faticano il fine mese, perdono il lavoro, si ammalano, cascano dentro la trafilatrice. E poi molesti intrusi “di razza umana” tentare l’approdo al nostro mondo di ricche illusioni, pane, lavoro, vaccini, ristori, altro che il perfido Green pass, che li discrimina per davvero, fisicamente, ammassandoli il più distante possibile dai nostri occhi, nei lager libici, turchi, greci, tunisini. Mentre la nostra patriottica “Lega per Salvini premier”, denuncia anche lei un “fatto di per sé gravissimo per la vita democratica”, l’invasione che intende guastare le nostre radici giudaico-cristiane con l’inammissibile contaminazione araba. Contro la quale, se mai sbarcassero gli zombie, è già pronta ad affidare l’ultima resistenza ai suoi assessori a mano armata. Così esperti di autodifesa che inciampano ogni volta che sparano (“ero confuso, ero spaventato”) preferendo passare per mammalucchi, anziché assassini.
Se solo volessero, Cacciari, Agamben, e tutti i sofisti che se li bevono immaginandosi spregiudicati, vedrebbero, un po’ più distante, il signor Orbán, borgomastro d’Ungheria che con i diritti della nostra “vita democratica” ci si sciacqua le ascelle fischiettando ogni mattina, prima di entrare nel Parlamento europeo di Strasburgo. Mentre il suo compare in buone maniere, il sultano Erdogan si fuma le opposizioni nel narghilè, spedendole in carcere – 90 mila prigionieri politici, dicono le cronache – mentre si fa vento nel suo Palazzo di 1.150 stanze, costruito con i soldi che sempre il Parlamento di Strasburgo gli ha donato per tenersi i profughi.
E vedrebbero che in quanto a discriminazioni, il vasto mondo non si nega niente, 36 guerre in corso, comprese le nostre umanitarie, libera macelleria in mezza Africa, Medio ed Estremo Oriente, migliaia di morti, milioni di profughi, minoranze etniche come i rohingya, gli uiguri, i curdi, gli armeni, perseguitati da cento o da mille anni e sempre in fuga. Sono mai stati, i nostri filosofi della krisis e del détournement, in un campo profughi libanese o siriano? Avrebbero visto che laggiù sono la diarrea e la fame a discriminare i diritti dei neonati, che invece di dormire, disturbano il nostro sonno con il loro pianto.
Abitando nelle nostre democrazie riscaldate, arredate, igienizzate, abbiamo il sacrosanto diritto a tutto, ci mancherebbe: pace, istruzione, sanità, giustizia, libero mercato, vacanze e tredicesima. Per colpa o per destino ci ha attaccato il virus. La sola via d’uscita – a parte il pensiero magico dei no vax e il pensiero paraculo delle destre a caccia di consensi anche nella sacca delle elemosine – è il vaccino, fabbricato a tempo di record e distribuito gratuitamente. A perfezionarlo, si è ragionevolmente convenuto che a noi tocchi il solo (trascurabile) dovere del Green pass. Apriti cielo. Davvero la nostra libertà finirà (finirebbe) dietro le sbarre di una certificazione, anticamera totalitaria?
Vaccinarsi, di questi tempi, è un gesto sociale, ci mette al riparo a vicenda dai peggiori guai del Covid. Farlo sapere a quelli che ci stanno intorno è una procedura che ci semplifica la vita e l’ansia. Scambiarlo per un dispetto, anzi per il progetto di una nascosta svolta autoritaria è “una idea talmente stupida – disse ai suoi tempi George Orwell – che solo gli intellettuali possono crederci”.

Esterrefatto

 


Lo stronzo che è in lui, in questo Durigon pure sottosegretario in questo governo dei migliori, dove è incardinato anche il suo segretario di partito, al secolo Cazzaro Maximum, anche lui presente a Latina allo stomachevole intervento di questo Durigon della malora, il quale, essendo in terra destrorsa, ha "semplicemente" chiesto di intitolare nuovamente il parco al fratello del duce, sostituendo quei nomi, Falcone - Borsellino, di cui il ciarlante e bifolco Durigon non conoscerà alcunché, partecipando a quel circo nefasto dei seguaci del dio Po, che lo rende insulso ed ignorante a tal punto da conformarsi con l'ambiente attorno, senza alcuna ritrosia a blaterare stronzate di tal portata, solo ed esclusivamente per perseguire il consenso nei sondaggi. Questi idioti alla Durigon sono pronti a parlar bene di possessioni in presenza di diavoli, del gustoso sapore escrementizio in caso di cianciate al cospetto di coprofagi, del piacere di cospargersi di bava attorniati da sospettose lumache.
Sanno una minchia Durigon ed il Cazzaro di ciò che hanno donato a tutti noi i giudici Falcone e Borsellino!
Conoscono una mazza riguardo alle vite sofferte ed offerte da questi baluardi della nostra nazione!
Che Durigon ed il Cazzaro vadano a consolare l'amico del Papeete a cui la finanza ha sottratto oltre mezzo milione di euro per sospetta frode!
Insomma: che si tolgano dalle palle e che cerchino quei 49 milioni e non si permettano mai più di accostare fasci ad eroi! Carogne!

L'Amaca

 

Uno su mille ce la fa
di Michele Serra
Sarebbe bello (e impossibile) gestire l’indubbio successo della spedizione italiana a Tokyo senza cadere nel deliquio patriottardo. Però anche dicendo che sì, effettivamente, in mezzo a svariati mascalzoni, buffoni e fancazzisti ci sono un sacco di italiani tenaci, bravi, ingegnosi, disposti al sacrificio.
E soprattutto metodici: altro che genio e sregolatezza.
Provate a farvi un’idea di che cosa significhi allenarsi, per anni, ogni giorno, in una piscina vuota, o su una pista deserta. Nessuna gratificazione, al massimo un allenatore che ti ripete sempre le stesse cose, e il rimbombo del tuo respiro che rimbalza sugli spalti vuoti.
Provate a immaginare una marciatrice, un marciatore, che consuma le suole lungo stradoni asfaltati, rasentando capannoni, stoppie rinsecchite, villette a schiera, rotonde in mezzo al nulla frequentate, al massimo, da furgoni e nutrie.
La televisione e i titoli di giornale arrivano in cima a una salita anonima, sudata, massacrante, silenziosa. Uno su mille ce la fa.
Dicono tutti, infatti, la stessa frase: questa medaglia mi ripaga di una vita di sacrifici.
E dunque, a conti fatti, vale il talento, valgono la fortuna, la predestinazione, il Dna che non lo compri e non lo vendi, ci nasci. Ma vale, eccome se vale, la fatica, che non ha proprio niente di geniale, è fatica e basta.
È la rinuncia a tante altre belle cose, specie se si è ragazzi. È il puro dedicarsi a uno scopo, quello scopo, mettendo tra parentesi tutto il resto.
Fummo Paese di migranti, muratori, minatori, contadini, può darsi che nel medagliere olimpico si rifletta, giù per li rami, anche la gloria dei nostri avi capaci di sputare sangue, pur di farcela.

Esempio di sottile Stampa di Regime

 

FRATELLI D’ITALIA
di Gabriele Romagnoli
Ah, che estate meravigliosa, seducente, miracolosa. Si sono allineati i pianeti dello sport sul cielo italiano. Brilla lo stellone. Pendono dalla nostra parte i centimetri, dei calci di rigore e dei fotofinish. Si vince per una frazione di secondo, per un soffio di vento. Per merito, per astuzia, per altrui supponenza. Corre Jacobs in 9.8. Lo insegue il Pil in 2,7. Entrambi volano rispetto al trimestre precedente. Trascinati i compagni di staffetta, predice il boom Brunetta. La prima 4x100 l’hanno vinta i Maneskin a Rotterdam, da allora le abbiamo suonate a tutti. Ci siamo annessi il mondo: seminiamo in Brasile, Texas, Nigeria, raccogliamo trionfi. In attesa dello ius soli, lo ius soldi. Alla guida del carrozzone mandiamo l’uomo Fuortes. E diventiamo tutti più veloci, più alti, più potenti. Chi l’avrebbe detto? Nessuno? Più d’uno. Due, per l’esattezza: Roberto Mancini e Giovanni Malagò. Hanno auto-avverato profezie folli. Due piacioni, certo, ma bisognerà pur sedurre gli dèi. Poi, tocca agli altri sgobbare, far gol, correre, lottare o remare, ma qualcuno deve pettinare il destino, instillare il sospetto che ci sia del buono in Italia. Trentaquattro partite senza sconfitte, dieci ori di cui cinque nell’atletica. Il resto sono chiacchiere e distinguo. E stanno a zero. Ah, che estate meravigliosa, non vorrei mai lasciarti finire. L’inverno del nostro scontento è diventato una stagione gloriosa sotto l’algido sole di Londra e Tokyo. Abbiamo mostrato il green pass sulla soglia di una felicità disponibile eppure impensabile. Al sommarsi delle coincidenze candidi aruspici sentenziano: «Niente accade per caso». Altri, più servizievoli, alludono all’effetto magico del cavaliere bianco. Tutto avviene per un misto di fato e volontà. Per la seconda non basta una guida, ci vuole un popolo. Bisognerà pur dirgli che non è battuto in partenza. Che non deve crogiolarsi nella medietà o affidarsi alle scorciatoie. Che può volare per cento metri o marciare per venti chilometri, uomini e donne. Che il desiderio ha un limite, ma prima andiamo a cercarlo, poi ne parliamo. Verrà l’autunno e porterà la quarta ondata. Possiamo affrontarla preparandoci o borbottando. Possiamo superarla o no, ma non essere "noi" quando va bene e "loro" quando va male. È un’estate meravigliosa, ma ha i suoi limiti. Ieri abbiamo vinto tre medaglie d’oro, ogni giorno piangiamo tre morti sul lavoro.