domenica 23 maggio 2021

Meditate gente, meditate!

 


Evvvai!!

 


Montappone chi era costui?

 


Ferma tutto! Ci dev'essere sicuramente un equivoco! Montappone? Dai non scherziamo! Ho giocato bovinamente la mia schedina per mesi, che dico mesi: lustri! Ho stretto accordi personalmente col Fato, ovvero che non avrei totalmente goduto della vincita ma avrei provveduto a distribuirla come dev'essere. Ho sognato, pure ad occhi aperti, il giorno della rivincita, lo sfanculamento necessario di molte castrazioni subdole provate quotidianamente nei vari ambiti che la ritualità impone in questa società sì confatta per un allocchismo generalizzato. 

Caro amico di Montappone! Ci deve essere sicuramente un errore. Rivendico la vincita in base agli accordi presi con gli avamposti della dea, che da quando ho iniziato a leggere la Divina non ho più martoriato con le mie richieste e, soprattutto, con gli strali a lei inviati in tempi oscuri, quando la ritenevo responsabile delle molte ed irritanti situazioni in cui, a volte ci ricasco pure, sono certo di essere ripreso per un futuro programma d'intrattenimento su Discovery incentrato sulle mie disavventure. 

D'altronde il Poeta è chiaro al riguardo: 

Vostro saver non ha contasto a lei: 

questa provede, giudica, e persegue 

suo regno come il loro li altri dèi. 



Le sue permutazion non hanno triegue; 


necessità la fa esser veloce; 


sì spesso vien chi vicenda consegue.         


Quest’è colei ch’è tanto posta in croce 


pur da color che le dovrien dar lode, 


dandole biasmo a torto e mala voce;  


ma ella s’è beata e ciò non ode: 


con l’altre prime creature lieta 


volve sua spera e beata si gode."

Capito ora? Non ascolta la Fortuna e pertanto io cessai di innervosirla con le mie inusitate richieste. E non la disturbai più di tanto, convinto com'ero che avrei avuto gratitudine in cambio, a me e non a Montappone! Mi dovete quindi quei 156 milioni che mi avrebbero portato a Cuba a lenire l'arsura nella mitica Bodeguita del Medio, per poi spingermi in ogni angolo della sfera a portare felicità e benessere, tranne che a casa Cazzaro, naturalmente! Attendo quindi il relativo bonifico e, ringraziando saluto cordialmente.    

Che Fiaba!

 


Quando le Langhe divennero Macondo Il viaggio segreto di Gabo
di Maurizio Crosetti
MONFORTE D’ALBA
Molti anni dopo, di fronte al portone del suo albergo, il ristoratore Nino Rocca si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere Gabo. Era quasi sera, veramente, ed era luglio. Salì dal fondovalle verso la collina un macchinone verde con una targa probabilmente tedesca, N NP 900, una decappottabile. Si fermò tra la chiesa e l’insegna di “Felicìn”, ristorante con camere, e ne discese un ometto con i baffi, né alto né basso ma più basso che alto, sorridente. Rosina Clerico, 78 anni, mamma di Nino e moglie di Giorgio che allora gestiva l’albergo, ricorda benissimo quel momento. «Avevamo di fronte Gabriel García Márquez, ma né io né mio marito lo avevamo riconosciuto. Quel signore era molto gentile, non potevamo mandarlo via. Così Giorgio telefonò al parroco, don Carlo Ocole, e gli chiese se gli andava di accogliere per una notte quell’ospite inatteso di cui non disse il nome. Il prete rispose che non c’erano problemi. Portammo lenzuola pulite e asciugamani, e García Márquez occupò la stanza della perpetua che ovviamente non c’era. Il mattino dopo si liberò una camera qui da noi, e cominciò un’amicizia ».
Il più grande scrittore del mondo arrivò in un angolo magnifico e sperduto delle Langhe, chissà come.
Era sbucato dal nulla. Quella sera il parroco e lo scrittore parlarono a lungo e don Carlo, che era un lettore forte, scoprì con enorme stupore chi aveva di fronte.
«Quando la mattina dopo ce lo disse, strabuzzammo gli occhi. Poteva essere il 1980 o il 1981». Una manciata di mesi più tardi, Gabo avrebbe vinto il Nobel per la letteratura. A quel tempo Nino Rocca era solo un ragazzo, ma anche lui conserva del García Márquez langarolo una memoria vivissima: «Io e papà ci facemmo scattare delle fotografie davanti all’automobile dello scrittore, che viceversa non amava essere ripreso: era qui per stare in pace.
Noi eravamo un poco in soggezione, non volevamo rompergli le scatole, e anche dei suoi grandi romanzi non osavamo chiedere. Lui e papà parlavano di politica, mio padre era un liberale. Si mettevano sotto la pergola, vicino al pozzo, e poi andavano a fare “il giro dell’ombra” nelle cantine. Mi pare che a Gabo piacesse il Dolcetto e amava tantissimo camminare. La mattina si alzava tardi, faceva colazione, leggeva molto, a volte scriveva, per lo più a mano. Noi però gli prestammo la nostra Olivetti Lettera 22 che conserviamo come una reliquia. Poi faceva una bella camminata e naturalmente a tavola non si tirava indietro: carne cruda, tajarin, plìn e brasato al Barolo».
Così l’inedito Gabo piemontese si innamorò delle colline di Pavese e Fenoglio, e tornò a Monforte in vacanza per altri cinque o sei anni, sempre da solo, sempre al volante di quella specie di portaerei scoperta. «Chiedeva la stessa camera - ricorda Rosina - quella con la vista sul colle di Novello e sul Monviso. Lui e mio marito parlavano in inglese e si prendevano sempre in giro, due tipi molto scherzosi. Si piacquero subito. Si figuri che Giorgio chiamava “García Lorca” il suo amico, il quale stava al gioco e una volta si presentò con una copia di Cronaca di una morte annunciata , prima edizione italiana, copertina rossa. Prese una penna e scrisse la dedica». La signora ci porge il libro, ecco l’elegante grafia di Gabo. Leggiamo: «Giorgio, lo prometido es deuda. I hope you will enjoy it». Firmato “García Lorca”. La promessa è debito. E quel nome fittizio che tra loro era ormai un tormentone, uno sketch. «Giorgio e Gabriel morirono tutti e due nel 2014, a un mese di distanza», dice la donna. .
La presenza del leggendario scrittore, praticamente in incognito, mosse Giorgio Rocca a curiosità. Quando aveva finito di cucinare, si spingeva fino ad Alba per cercare i libri dell’amico. «Una volta papà mi prese da parte e mi fece: “Nino, ma chiel lì a l’è famos!”, quello lì è famoso. “Vado a caté ij soj lìber”, vado a comprare i suoi libri. Non che García Márquez si desse delle arie, proprio per niente. E negli anni che seguirono, credo che papà abbia letto tutti i formidabili romanzi di Gabo o quasi. Anch’io in verità, nonostante fossi un ragazzino. Però mi ricordo che Cent’anni di solitudine l’ho quasi odiato per quell’impossibilità di cambiare il destino: a me sembrava che parlasse del nostro mondo contadino, dove tutto gira sempre in tondo. Oppure, chissà, quella saga familiare mi faceva pensare alla nostra, di famiglia».
Forse a Felicìn Rocca, il nonno, volendo una sorta di Aureliano Buendìa tra i fornelli, poi al padre Giorgio e infine a se stesso, «perché anch’io mi chiamo Felice come l’antenato, Felicino e da lì Nino, vede bene che nei nostri cent’anni senza solitudine finiamo col chiamarci tutti con lo stesso nome». Per qualche anno, il libro con la preziosa dedica non saltò più fuori. «Era sparito, ma per fortuna l’abbiamo ritrovato» racconta Rosina mentre cerca vecchie fotografie in una scatola di latta. «Mi chiamava il mio angelo» conferma Silvia, la moglie di Nino, il quale rivede tra i molti ospiti del padre un signore con gli occhi azzurri e lo sguardo da attore del cinema: «Quand’era qui, arrivava sempre a pranzo alle tre del pomeriggio da Dogliani, papà ogni volta gli diceva “ma Giulio, perché non vieni un po’ prima?”, e quell’altro rispondeva che gli garbava così perché voleva starsene da solo e tranquillo. Poi si metteva a mangiare. Si chiamava Giulio Einaudi».

sabato 22 maggio 2021

Travaglio!

 

(Non) lasciateli lavorare
di Marco Travaglio
Ormai non passa giorno senza un nuovo, vergognoso segnale di restaurazione. Ieri il cosiddetto ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, premio Attila ad honorem, ha dato il via libera a nuove trivellazioni nel mare Adriatico. E martedì la “Commissione di garanzia” del Senato – quella che ha appena restituito il vitalizio al corrotto Formigoni – si appresta a violare un’altra volta le regole ridando il bottino agli ex. I giornali, tutti tranne il Fatto, continuano a ignorare questo scandalo. L’andazzo generale è “tutto va ben madama la marchesa” e guai a disturbare il manovratore. Il peggio della cultura autoritaria, un tempo esclusiva della stampa berlusconiana (“Lasciatelo lavorare”, “Ghe pensa lü”), ha ora traslocato sugli house organ draghiani tipo Repubblica, dove si leggono titoli ai confini della realtà. Due mesi fa: “Draghi il Recovery se lo riscrive da solo”. E ieri: “Tasse, la strategia di Draghi. Non saranno i partiti a ridisegnare il fisco”. E chi dovrebbe ridisegnarlo, di grazia, se non le forze politiche rappresentate in Parlamento in base ai voti ottenuti alle elezioni? Cosa c’è di più politico e di meno tecnico del fisco del futuro, cioè della scelta su chi debba pagare più tasse e chi meno?
Il condono di marzo sulle cartelle esattoriali del 2000-’10 (con la scusa del Covid-19), ha già detto molto, sull’orientamento di questo governo. Il resto l’ha chiarito l’altroieri il premier, con una voce dal sen fuggita. Alla timida proposta di equità lanciata da Letta per una tassa di successione sui grandi patrimoni che finanzi le politiche per i giovani, ha risposto glaciale: “Non è il momento di prendere soldi ai cittadini, ma di darli”. E quale sarebbe il momento di dare una tosatina alle rendite e alle diseguaglianze, ingigantite dai governi B. con l’abolizione della tassa sulle eredità e dai governi Letta e Renzi con l’abrogazione dell’Imu sulle case dei ricchi, se non questo della crisi post-Covid? Per “dare soldi”, da qualche parte bisogna prenderli: e siccome si riparla di riforma delle pensioni, non vorremmo che fossero i pensionati a pagare il conto. Insieme al milione (almeno) di licenziati prossimi venturi grazie alla sciagurata revoca del blocco. E ai precari dei subappalti, che col dl Semplificazioni anticipato ieri dal Fatto diventeranno carne da cannone con una deregulation sui salari e la sicurezza che fa impallidire quelle berlusco-renziane. Alcuni buontemponi auspicano che questo governo di centrodestra in un Parlamento a maggioranza di centrosinistra duri fino al 2023. Davvero 5Stelle, Pd e Leu intendono inghiottire (e farci inghiottire) vagonate di rospi per altri due anni? E sono sicuri, a fine corsa, di trovare ancora qualche elettore disposto a votarli?

Qualcosa di perverso

 

C'è qualcosa di perverso nel leggere le dichiarazioni dei "grandi" - termine mai più inidoneo di questo riferito ai signori del vapore - attorno alla possibilità di vaccinare tutto il pianeta, e - bada ben bada ben - questo traguardo in un universo popolato da altre civiltà, ammesso che ve ne siano, credo - ed espongo una tesi che difficilmente qualcuno potrà verificare  - sarebbe di uno scontato lapalissiano - quale invero altra civiltà oltre alla nostra, impegnata pedissequamente  in continui conflitti anche, e soprattutto, nell'attuale tempo pandemico - oserebbe anteporre obbrobriosi interessi economici difronte ad un virus che sta facendo tribolare, uccidendo milioni di nostri simili, se non la nostra?

E allora andiamo a sentirli questi cosiddetti "grandi"! 

Iniziamo dal francesino capo di quella nazione che in passato della soppressione delle libertà dei paesi, a loro detta, satelliti ne ha fatto una ragione di vita - chiedere al proposito ad Algeria, Congo ed altri paesi africani - 


  In questo dire c'è molto di prestampato, di desiderio di sciacqui alla bocca, di pulizia generale primaverile. Se io sono consapevole che il progetto non partirà mai, bloccato dalle esigenze economiche dei potentati farmacologici, che mi costa sparar fregnacce, garantendomi l'ammirazione di molti? 

Veniamo alla teutonica: 


Supercazzola bavarese per Angela oramai alla frutta! Il G20, ovvero quella allegra rimpatriata di inutili simboli di un potere oramai traslocato totalmente nelle mani degli artefici dell'attuale sistema mondiale - dai non dite che non ve l'ho mai detto! Il famigerato sistema tecno-rapto-pluto-finanziario! - ha iniziato l'era del Bradipo, ossia un inutile coacervo di rappresentanza al servizio dei veri padroni della Sfera, tra l'altro sempre intenti a produrre armi per soddisfare le liti, preconfezionate ad hoc, tra stupidi dittatorelli della domenica, sfanculanti ragione e rispetto di quelle regole che un'umanità seria dovrebbe non solo riverire, ma perseguire come obiettivo comune ed intoccabile. Il contributo importante alla lotta al Covid l'ha dato solo un unico dogma: la possibilità chiara ed eclatante di far moneta! E che moneta! 

E finiamo con lui, il più falso: 

Mi scompiscio nel leggere questa dichiarazione! Uno dei massimi negatori di libertà attualmente vivente sul nostro pianeta, uno che in nome del lucro e del potere sarebbe capace - tra l'altro l'ha già fatto - di schiavizzare milioni di suoi simili, si permette - con un coraggio inusitato - di reclamizzare la dittatura di cui è artefice! 

Tutto torna, cari amici: ci stanno continuando a prendere per i fondelli. 

E a noi, vista la paciosa e soporifera reazione, mi sa tanto che ci piaccia molto! 

venerdì 21 maggio 2021

BiTrenta!



Colgo l’occasione per ringraziare tutti gli amici per gli auguri inviatimi in occasione del mio BiTrentesimo compleanno, trascorso serenamente a Firenze grazie ad un’ottima “zingarata” in solitario, nel corso della quale mi sono immerso nella pace della magnificenza artistica della città, prima che la Ingravescentem Aetatem mi depotenzi in cervice. Ancora grazie a tutti e Besos en la nuca!