venerdì 2 aprile 2021

La giornata attonita

 Oggi per chi crede è il gran giorno della Redenzione. 

Attoniti contempliamo il Mistero. 

Buon Venerdì Santo a tutti! 

giovedì 1 aprile 2021

Rigurgiti

 

Mentre si delinea in lontananza la figura di uno stellato sempre più assomigliante al colonnello/ generale Buttiglione, per i più giovani consiglio di andare a vedere i film della serie, si assiste nel contempo alla solita sceneggiata, oramai più rigurgito che altro, del Cazzaro Distinguo, il quale non trova occasione per differenziarsi dalla truppa governativa, si perché attualmente al governo c'è anche lui, per raggranellare qualche like in più. Il Dragone e i suoi adepti decide per la chiusura totale fino ad aprile, scelta giustissima, e lui che fa? Tenta di porsi su uno sgabello sfanfarando senza alcuna dignità contro ciò che la maggioranza, e ribadisco: anche lui fa parte della brigata, ha deciso in materia di norme anticovid. 

Non credo che esista qualcos'altro di simile su questa sfera azzurrastra roteante nello spazio! No, non ci dovrebbe essere un altro Cazzaro di simili dimensioni, capace di contraddirsi solo per piacere alle masse fedeli, quelle che vorrebbero l'ampolla del Po a sovraintendere alle nostre necessità. 

C'è chi sogna i mari lontani, incurante degli oltre 500 morti pro die, c'è chi finge di essere in riviera solo per vedere una casa, per poi tornarsene nella provincia di residenza; c'è chi cogita forsennatamente per aggirare le norme, i divieti, il lockdown. E' questa la miseria che impregna la coscienza di questo paese, tragicamente stressato dal comune nemico invisibile. 

Lo sport nazionale è, ormai arcinoto, praticare qualsiasi stratagemma per divaricare lo status sociale con altro, dove altro rappresenta tutti coloro che ancora credono nella solidarietà.       

Domandina

 




L'Amaca

 

Elon, vai piano e pensa a noi
di Michele Serra
Ognuno di noi è portatore di sentimenti riprovevoli. (Se così non fosse saremmo perfetti, e la perfezione è noiosa). Tra i miei sentimenti riprovevoli c’è la scomposta ilarità con la quale accolgo il rapido precipitare, inabissarsi, disintegrarsi, collassare dei razzi che Elon Musk lancia nello spazio con l’idea di colonizzare al più presto Marte, impresa che in rapporto al suo patrimonio è come per noi fare un week-end a Igea Marina.
Due giorni fa è andato in fumo il quarto missile della missione SpaceX, che per adesso, in attesa di percorrere con disinvoltura il sistema solare, ha una gittata di poche centinaia di metri: dunque, non arriverebbe nemmeno a Igea Marina. Capisco perfettamente l’ammirazione che molti nutrono per questo magnate lungimirante, pioniere dell’intelligenza artificiale, filantropo, presto anche dominatore delle Galassie. Ma l’istinto del pernacchio napoletano, di fronte ai costosi cocci che rotolano nella polvere, è irreprimibile.
Volendo si potrebbe anche tirare in ballo, come giustificazione etica del pernacchio, la critica della megalomania, che è uno dei vettori che manda in orbita lo spirito comico. Ma meno politicamente, più infantilmente, fa parte dei classici della comicità ogni partiam partiam che inciampa al primo passo. Avete presente Laurel & Hardy (benefattori dell’umanità anche prima dell’intelligenza artificiale) che salgono in macchina per andare in gita e salutano i vicini di casa — arrivederci! arrivederci! — e la macchina non parte? Una, due, tre, quattro volte? E l’arrivederci è ogni volta più pomposo, e più vano? Ecco. Esattamente questa è la gag “Elon parte per Marte”.

Articolo

 

Il salvatore della patria non esiste (e non ci serve)
di Moni Ovadia
Gesù ha detto: “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Giovanni 8, 32). Questa è tra le frasi più disattese dell’intero Vangelo, la politica come esercizio del potere, ha fondato se stessa sulla perversione programmatica di questo principio. I regimi la verità la fabbricano. Al tempo in cui in Germania si instaurò il nazismo, poteva capitare di leggere sulla stampa ufficiale, notizie di questo tenore: “Ebreo rabbioso azzanna mansueto pastore tedesco!”. Mutatis mutandis, anche nelle democrature si tende, se non proprio a ribaltare le verità, a fare splendere l’ovvio, a far passare per novità luminosa la routine, a riciclare come idea innovativa il già visto e praticato, il merito della questione viene espunto dal confronto e sostituito dalla retorica del consenso a priori.
Ora, con il dovuto rispetto alla competenza in campo economico e finanziario del presidente del Consiglio Mario Draghi, questo non fa di lui un taumaturgo come è mostrato dall’evidenza e neppure l’uomo della provvidenza di cui peraltro non si sente, né si è mai sentito il bisogno, ma che viene evocato sempre per supplire ai deficit di realtà, di serietà e di assunzione di responsabilità di una classe dirigente mediocre e incapace di rimettersi in questione. Tale classe dirigente, pubblica e, in notevole misura privata, vuole mantenere i propri privilegi e per farlo acclama la figura prestigiosa di chi non teme di essere sottoposto al fuoco incrociato ostile e amico perché, per storia e vocazione, non teme i franchi tiratori armati di ordigni che non lo colpiscono. Erigendo detta figura a scudo e lustrandolo con incensamenti abbaglianti, i soliti noti si preparano a fare man bassa del gruzzolo annunciato dal Recovery Fund protetti dai superpoteri del super Mario nazionale, internazionale e globale. L’Italia ne uscirà verosimilmente con le solite diseguaglianze, le inesorabili sperequazioni, gli inguaribili vizi endemici: evasione fiscale, corruzione, mafie. Ma che importa, tanto c’è sempre la post-verità.

mercoledì 31 marzo 2021

Mascheramenti

 


Daje Daniela!

 Ma dov’era in tutti questi anni l’ingenua Marianna? Al potere

di Daniela Ranieri
La titanomachia è finita, non senza ostacoli, e con qualche scenetta comica. Giorni fa, la candidata capogruppo alla Camera Madia aveva denunciato il malsano andazzo per il quale molti del Pd, tra cui il capogruppo uscente Delrio, avevano scelto di appoggiare la candidata capogruppo Serracchiani, ricordando molto quelli che partecipano allo Strega cercando di farsi votare dagli amici e poi, se non finiscono in cinquina, denunciano che i partecipanti allo Strega si fanno votare dagli amici.
Invece, naturalmente, paginate di analisi, sviolinate, encomi: “La denuncia di Madia scuote il Pd”, se non l’Italia, “Il j’accuse di Madia”, “Il coraggio di Marianna”, per aver scritto una lettera in cui rendeva pubblico, cioè spiega a noi, che la competizione tra lei e l’altra era “ripiombata nel gioco di accordi trasversali”: ma va? Madia eroina, novella Zola, una Marianne che procede indomita verso l’integrità e il progresso del Partito ehm Democratico. Noi siamo anni che diciamo che il Pd è un covo di mezzi e mezze potenti che avanzano solo se cooptati da un potente, e per noi nemmeno una riga! Peraltro, nel Pd queste agnizioni sono perfettamente funzionali al sistema, come i Carnevali dei tempi antichi.
Ma dov’è stata finora, Madia, prima di proclamare al mondo che “la verità rende liberi”? (E specularmente Serracchiani, se la denuncia fosse venuta da lei; ma non è venuta da lei perché era in vantaggio). Dov’era quando era schiava? (Risposta: al ministero). E se Delrio avesse appoggiato lei, avremmo saputo qualcosa della “cooptazione mascherata”? Non era perfettamente a suo agio, nei giochetti correntizi, al riparo da qualunque refolo di realtà, donna tra le molte affiliatesi a un capo e da lì mai più schiodate, fino al momento in cui si deve decidere quale donna, e quindi quale uomo, premiare nella feroce savana del potere?
Entrambe si giovano da anni di un certo racconto (lo storytelling dei tempi d’oro) che le vuole ingenue Biancaneve capitate per caso nel mondo cinico di un partito di dinosauri, fossilizzato nella burocrazia (agli annali il brocardo di Madia: “Porto in dote la mia inesperienza”, da cui, de plano, la nomina a ministra).
Ma invero le candide rivoluzionarie sono state “portate” nel partito: Serracchiani si fece conoscere all’assemblea dei circoli con un discorso critico nei confronti dei vertici, che subito l’hanno inglobata (e disattivata) candidandola alle Europee del 2009; l’altra, di buona famiglia alto-borghese, è stata notata da dirigenti storici del Pd e ha passato tutte le malattie esantematiche delle correnti: lettiana, dalemiana, bersaniana, renziana, etc., scavalcando persone forse più dotate di lei.
Ma al di là dei meriti, qualcuno avrebbe saputo dire le differenze tra le due? E non diciamo qualcuno tra i cittadini (figuriamoci), ma un deputato chiamato a votare l’una o l’altra per farsi rappresentare. A parte, s’intende, l’essere espressione di una corrente, da intendersi non come corrente politica o di pensiero, ma esclusivamente come increspatura di potere, radiazione in grado di indicare se afferiscono a questo o a quel maschio influente.
Il Pd ha perso 6 milioni di voti a causa di Renzi; se vuol essere un’altra cosa rispetto al partito in cui è stato possibile che uno come Renzi diventasse potentissimo, dovrebbe cominciare a interessarsi di altro che non sia il suo noiosissimo ombelico.
In ogni caso, se la notazione non pare troppo moralistica (e invece è morale): siamo sicuri che stare a parlare di avanzamenti di carriera e beghe di partito durante una pandemia che ha atterrato il Paese sia la missione di un partito che si dice di centrosinistra?
Sinceramente: ma chissenefrega?