Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
domenica 14 marzo 2021
L'Amaca
Un errore di traduzione
di Michele Serra
Non si riesce a credere che Viking Books, editore della poeta americana Amanda Gorman, ammetta solo traduttori, nelle varie lingue, che siano, nell’ordine: donna, giovane, attivista, preferibilmente di colore. (Non vengono specificati peso, altezza e gruppo sanguigno). Dev’esserci un errore di traduzione. Oppure è una manipolazione dolosa, la fake di una centrale reazionaria che vuole gettare discredito sulla lunga e gloriosa lotta contro la discriminazione etnica e di genere.
Oppure ancora è uno scherzo, una intelligente autoparodia di ambienti molto politically correct che hanno deciso, saggiamente, di prendersi gioco delle proprie ossessioni… Le osservazioni nel merito potrebbero riempire un volume.
Almeno due delle qualità richieste — giovane e attivista — sono così insensate da levare il fiato.
Una o un cinquantenne non attivista politico, o attivista dismesso, non è in grado di tradurre, leggendo il testo e conoscendo il contesto, l’opera di una scrittrice afroamericana ventenne? Poiché si dice che Omero fosse cieco, l’Iliade può essere tradotta solo da ciechi? Pasolini solo da omosessuali, Pound solo da fascisti, Collodi solo da persone che hanno vissuto sulla loro pelle l’esperienza della falegnameria? Ma poi, la traduzione! Uno dei processi più "contaminati" della cultura umana, da lingua a lingua, da popolo a popolo, per definizione un transito, una mutazione: come può venire in mente la pretesa di traduttori-clone? E dove trovarli, tra l’altro? Su questo crinale, il politically correct all’americana minaccia di diventare un agglomerato di conventicole di puristi. La sola consolazione è che, per loro natura, le conventicole si odieranno l’una con l’altra, tentando di distruggersi.
Figliuolo, c'è Travaglio!
Quante dosi, Figliuolo?
di Marco Travaglio
Se Gozzano fosse vivo, aggiornerebbe il catalogo del salotto di nonna Speranza. “Loreto impagliato e il busto d’Alfieri, di Napoleone, i fiori in cornice (le buone cose di pessimo gusto!)… i frutti di marmo protetti dalle campane di vetro, un qualche raro balocco…”. E poi il Mes e la prescrizione (ah le mozioni italovive in Parlamento!). I Dpcm incostituzionali di Cassese (oh la sentenza della Consulta che ora li giudica doverosi!). Il Sussidistan del sciùr Bonomi (ieri così incazzoso sui bonus e, ora che ne arrivano altri 50 miliardi, quasi impagliato come il Loreto!). L’orrido Ecobonus dell’incompetente Fraccaro (ora meravigliosa per il Sole 24 ore, evviva!). La fetida task force del Recovery (brutta con Conte perché aveva 300 tecnici, troppi; bella con Draghi perché ne ha 500, troppo pochi!). La strage degli innocenti nelle carceri perpetrata dal troglodita Bonafede (ora elogiato pure da Antigone su Rep, oh gioia e tripudio!). I videomessaggi del tiranno Giuseppi, novello Pinochet o Chàvez, che per ben due volte non chiamò i giornalisti (ora inutili intralci ai democratici monologhi del Sempre Sia Lodato!).
Però che palle ‘sto salotto di nonno Mario. Usciamo a prendere un po’ d’aria. E chi ti incontriamo? Il Gen. Comm. Grand’Uff. Francesco Paolo Figliuolo. Si vede subito che è un tipo sveglio: a lui non la si fa. Infatti spiega in esclusiva al Corriere “la strategia ‘in due pilastri’ studiata dal governo” per le vaccinazioni. E i due pilastri – tenetevi forte – sono: “da una parte la disponibilità e l’afflusso dei vaccini; e dall’altra la capacità di somministrarli”. Esattamente in quest’ordine, casomai a qualcuno venisse in mente di iniettarli prima di riceverli. Non a caso lui “ha tre lauree e ha comandato le truppe in Afghanistan e Kosovo”. Sennò magari non ci pensava che i vaccini, se non li ricevi, non puoi somministrarli. Il Foglio nota
“una discontinuità col predecessore Arcuri (una laurea e zero guerre, nda). Figliuolo tende a sottolineare un altro aspetto: ‘L’importante non sono io, ma lo Stato. Vedrete, vincerà l’Italia’”. Non il Madagascar, come diceva sempre quell’altro. Altro pilastro: “Puntiamo a chiudere la campagna entro l’estate, se faremo prima saremo stati più bravi”. Se faranno dopo, un po’ meno. Questo sì che si chiama programmare. “La chiave è: comando accentrato, esecuzione decentrata”. A meno che non riesca a fare 100 milioni di punture tutte da solo. Ma attenzione: “Johnson&Johnson ci consegnerà 25 milioni di dosi e, poiché se ne fa una soltanto, è come se ne arrivassero 50 milioni” (una delle tre lauree dev’essere in matematica). Non so voi, ma io mi sento già molto meglio. Con un fastidioso effetto collaterale, però: un’inspiegabile nostalgia per Giulio Gallera.
sabato 13 marzo 2021
venerdì 12 marzo 2021
Il Dibba è sempre il Dibba!
di Alessandro Di Battista
A quanto pare si va verso una nuova stretta, inclusa la chiusura delle scuole i cui effetti – sociali e psicologici - saranno visibili per anni. Non credo che al governo vi siano masochisti per carità. Evidentemente i “migliori” sono preoccupati come noi comuni mortali dell'avanzata delle varianti. Però c'è un però. I “migliori” al governo hanno, oggettivamente, il culo al caldo. Ergo muovano le natiche (in molti casi flaccide e compromesse) ed eroghino sostegni economici alle categorie più colpite (quasi tutte eccetto la loro), ai genitori con figli piccoli dei quali si ignora il disagio infinito dal punto di vista organizzativo, sociale e, ripeto, psicologico, perché chiudere bambini e ragazzi in casa è una contraddizione biologica (necessaria ma sempre contraddizione è), ai piccoli imprenditori, a chi lavora nel settore sportivo, alla classe media in sostanza, perché si sta dissanguando.
E aggiungo una cosa, da un anno la classe politica (nessuno escluso) chiede sacrifici ai cittadini magnificando i tanti esempi virtuosi e colpevolizzando chi non si comporta adeguatamente. Ebbene date l'esempio anche voi. Ad oggi ciascun parlamentare (oltre agli stipendi favolosi che ottiene ogni mese) ha maturato 31.500 euro di assegno di fine mandato. Il TFR degli onorevoli. 31.500 euro X 945 parlamentari (membri del governo inclusi) fa circa 30 milioni di euro. Non si fanno miracoli con 30 milioni di euro ma si dà l'esempio. Gianroberto Casaleggio insisteva sempre sull'importanza di dare l'esempio. E allora date l'esempio e non solo giudizi, perché chi giudica lo fa dall'alto di una tranquillità economica che oggi hanno davvero in pochi nel nostro Paese.
Non si tratta né di demagogia né di populismo ma di rispetto. E a proposito di rispetto. Dal 20 gennaio scorso sono a disposizione 32 miliardi di euro per i ristori, sono passati 51 giorni e neppure è stato approvato il decreto. Francamente e lo dico in modo "moderato ed evoluto", avete rotto i coglioni!
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