giovedì 25 febbraio 2021

Fbadataggine

 


Serie Estika

 


Travaglio!!

  I 4 dell’Ave Mario

di Marco Travaglio
Sei giorni fa titolavamo: “Perché è caduto Conte?”. Ora, alla luce delle prime scelte di Draghi, possiamo cancellare il punto interrogativo. Conte non è caduto per la blocca-prescrizione (confermata dal governo Draghi). Non per i Dpcm (li fa anche Draghi). Non per le chiusure anti-Covid (elogiate, ribadite e inasprite da Draghi). Non per i vertici serali (li fa pure Draghi, ieri per la mega-rissa sui sottosegretari). Non per ministri e collaboratori incapaci (quasi tutti confermati da Draghi, con l’aggiunta di Brunetta, Gelmini, Carfagna, Garavaglia, Stefani&C. per aumentare il tasso di competenza). Non per il Mes (non lo prende neanche Draghi). Non per il Reddito di cittadinanza (non lo cancella neanche Draghi). Non per il ponte sullo Stretto (non ne parla neppure Draghi). Non per Arcuri (finora se lo tiene anche Draghi). Non perché accentrava la governance del Recovery in soli tre ministeri (Draghi l’accentra in uno: il Mef del fido Franco). E qui finiscono i pretesti ripetuti per due mesi dall’Innominabile e dai suoi pappagalli per giustificare la crisi: erano tutte balle.
Le vere ragioni del ribaltone sono altre: mettere le mani dei soliti noti sui miliardi del Recovery e dirottarli verso Confindustria&C. Per chi nutrisse ancora dubbi, basta leggere i nomi dei ministri Franco, Cingolani, Colao, Giorgetti e (a pag. 2-3) dei sottostanti boiardi e retrostanti lobbisti, su su fino al neoconsigliere economico Francesco Giavazzi: un turboliberista che predica da sempre contro l’impresa pubblica e a favore di quella privata (ma con soldi pubblici) e che neppure i giornaloni riusciranno a spacciare per “liberalsocialista”, “keynesiano” e “allievo di Caffè” (che non smette più di rivoltarsi nella tomba, tanto nessuno sa dove sia). Mentre i partiti giocano agli adulti nel cortile dell’asilo coi loro ministri e sottosegretari superflui, Draghi e i Quattro dell’Ave Mario si occupano delle cose serie. Cioè della scelta meno tecnica e più politica del mondo: a chi destinare i miliardi del Recovery. Ricordate il mantra del Piano “scritto coi piedi” da Conte e Gualtieri e “migliorato” in extremis dal provvidenziale intervento renziano? Ora Repubblica titola: “Pulizia sul Recovery Plan. Il governo taglia subito 14 miliardi di progetti… senza copertura finanziaria. Sfoltite le iniziative in eccesso previste dal Conte2, si torna a quota 209,5 miliardi”. Già: ma le “iniziative in eccesso” sono quelle chieste dal Rignanese nel celebre Piano Ciao e aggiunte da Gualtieri per tacitarlo. Quindi era meglio il Piano Conte prima della cura Iv: quello “scritto coi piedi”, senza i famosi “miglioramenti” renziani che ora Draghi deve “ripulire”. Ma questo i repubblichini si scordano di scriverlo. Vergogniamoci per loro.

L'Amaca

 


Essere popolari e non saperlo
di Michele Serra
Sono abbastanza vecchio da ricordare le polemiche quando Natta, segretario del Pci dopo Berlinguer, andò a farsi intervistare da Raffaella Carrà.
Cominciava a profilarsi già allora, nei fatidici Ottanta del secolo scorso, quello che è uno dei grandi drammi della sinistra contemporanea: la comunicazione.
A quel vecchio episodio ho ripensato leggendo del tweet di Zingaretti in favore di Barbara D’Urso, che "ha portato la voce della politica vicino alle persone". Detto che Carrà sta a D’Urso come Borges sta a Pupo (parentesi: Carrà, nel suo salottino con vaso di fagioli, intervistò anche Borges, anche se nessuno se ne ricorda), ritrovo nel tweet di Zingaretti lo stesso impaccio, la stessa impotenza che cominciava a profilarsi già allora.
Cresciuta nel mito della complessità e della cultura — mito che, a conti fatti, ha una sua irriducibile dignità — la sinistra si sentì esclusa dai meccanismi semplificati eppure seduttivi della televisione e del marketing: gli stessi meccanismi che portarono al potere Berlusconi. Annaspando, cercò e non trovò in quella lingua altrui, in quei luoghi non suoi, la convinzione di essere "popolare", che in altri tempi e in altri luoghi non ebbe mai bisogno di vidimazione. Sapeva di esserlo, anzi lo era, e tanto le bastava.
Anche Zingaretti è popolare, e lo è oggettivamente. Ha una caterva di voti.
Potrebbe fare senza D’Urso, che con tutto il rispetto incarna il livello più basso non solo della comunicazione politica, ma della comunicazione tout court . Perché non lo fa?
Perché ha perduto, come la sinistra quasi al completo, la coscienza dei propri mezzi.
Altro che "puzza sotto il naso". È complesso di inferiorità in piena regola.

mercoledì 24 febbraio 2021

Ma pensa che figura!


Quanto son contento di non far parte di questa accozzaglia! Comincio a sbellicarmi solo al pensiero che i rimasugli di quello che una volta era un movimento ha permesso la nomina a sottosegretario all’editoria Giuseppe Moles, che non conosco ma è di... Forza Italia, ovvero la sede distaccata dell’azienda del Boss-Nano, che da sempre vuol tutelare i propri interessi alla faccia dei nostri! Un forzista all’editoria è come se avessero messo un cugino avvinazzato di Al Capone a controllare il rispetto del divieto di alcolici durante il proibizionismo! Beppe, Beppe ma ti sei bevuto completamente il cervello? Ma il top è la Borgonzoni alla Cultura!!! La Borgonzoni alla Cultura!!! La Pucciarelli e Mulè alla Difesa!!! Cari poltronisti pentastellati, datemi retta: fate finta di niente e venite via, in silenzio senza farvene accorgere. Tornate a casa prima che sia troppo tardi! Fareste più bella figura!

Che dispiacere!



Piango e non riesco a trattenermi, no, non ce la faccio proprio! Lei, la regina della bellezza, della cultura, lontana anni luce dal trash, dalla flatulenza mediatica, dai programmi spazzatura, scansante i luoghi comuni, il confabulare ad minchiam, i ragli di Sgarbi, le tette, i culi! No, non ci lasciare regina mediatica! 



In ricordo

 

Già! Gli piaceva far del bene, viveva per far del bene, era inglobato in quella categorizzazione confacente con l'essere fuori di testa, sintesi del giudizio che "gli altri" molte volte enunciano a delle verticali di Krug, inamidati anche nella coscienza. Luca viveva per far del bene, vedeva un mondo distorto rispetto ai canoni che mestamente ci siamo lasciati inculcare "dagli altri" che sono anch'io, adiposamente stravaccato sul divano ad aspettar gli eventi. Ricordo molti anni fa una telefonata ricevuta in un'associazione di cui facevo parte e che era, ed è, annoverata nella categoria di quelli che fanno del bene: "buongiorno avrei dei materassi da togliere da casa del nonno defunto. Potete passare a prenderli?" 
"Signora, non possiamo perché noi non ci occupiamo di raccolta di cose" 
"ma voi non siete quelli che fanno del bene?" - come se appunto esistesse una specializzazione, un patentino, un'esclusiva da sfruttare.
Luca viveva con la sua famiglia proiettato in quell'ottica strana, lontano dai clamori mediatici, dall'ovattato mondo della diplomazia, con tutti quei "peroniani" nastro azzurro e le loro conchiglie rovesciate erette in petto per lo sfavillante status di ambasciatore, flebile confine allargato della nazione di appartenenza ingolfato di codicilli e modi di dire, che a Luca non s'addicevano attratto dal nettare esistenziale sfangante e irridente mode, usi e consumi flebili come il loro ricordo.
Luca rischiava, come tanti, sottobosco, incuneandosi in quel malefico ingranaggio pregno di rivalse, ripicche, armi e tanti denari, sfruttante terre ricchissime ad uso e consumo di pochi e inducenti popolazioni a non aver da che vivere perché glielo chiedono le Borse e gli speculanti.
Luca amava donarsi, già c'è quel versetto anomalo, troppe volte messo sotto il tappeto pure dai paonazzi di bisso trasudanti, si dai quel versetto per certi versi tragico, inconcepibile botulinicamente parlando; ma si dai! quello che sentenzia un'assurdità abnorme, ridanciana, ma che dice quello! Aspetta, ah si: "Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà." Ti rendi conto? Eppure c'è chi ci crede, chi se ne confà vita e ci avvolge pure quella dei suoi cari! Luca viveva in sintonia con ciò che sembra d'altro mondo. Luca vivrà sempre in molti cuori, soffusamente, faro allontanante tanti dagli scogli semi emergenti dai marosi che ben conosciamo. La sua vita è stata breve, un piccolo bicchiere certo, colmo però all'inverosimile.