sabato 9 gennaio 2021

No, non dimenticheremo mai!

 


In giornate come queste, un popolo civile si fermerebbe per meditare sul proprio passato, al fine di evitare in futuro il ripetersi di tragici errori dettati fondamentalmente da quella mortifera idea di fascismo.
Che è successo di così eclatante? C’entra Covid, il pandemico? No: è stata depositata la motivazione della sentenza sull’ecatombe fascista alla stagione di Bologna del 2 agosto 1980 che assassinò 85 persone e ne ferì oltre duecento.

La civiltà ed il rispetto per chi ha pagato con la vita questo miserabile attacco fascista alle istituzioni, consiglierebbe appunto di meditarvici sopra, con pazienza e scrupolo. Sappiamo i nomi responsabili della tragedia e li ripetiamo per tenerli a mente:

Gilberto Cavallini - Giusva Fioravanti - Francesca Mambro - Luigi Ciavardini.

Sono loro, al di là di ogni ragionevole dubbio, i responsabili materiali dell’eccidio fascista, loro tanto infimi e squallidi da risultare colpevoli nonostante i tentativi di depistaggio, di reticenza, di bugie tipiche dei fascisti.
La riflessione meditativa si dovrebbe accentrare su una frase del presidente della Corte d’Assise Michele Leoni: “una strage politica, o, più esattamente, di una strage di Stato.”

Nero su bianco: strage di Stato. Uno Stato contaminato da criminali fascisti che invece di difendere i propri figli, li assassina per scopi e mire destabilizzanti.
Benché la Procura bolognese al tempo abbia cercato di insufflare una visione minimalista - del tipo son ragazzi, sono quattro balordi e nella sentenza si legge appunto che “riconduce tutto alla dimensione autarchica di quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo (con le bombe, ma anche con il solito corteo di coperture e depistaggi)”, la motivazione della sentenza appena pubblicata sfancula, ops!, questa teoria borotalcata - spontaneismo un bel paio di ciufoli, verrebbe da dire - in virtù del concetto che il fascista Gilberto Cavallini

era tutt’altro che uno ‘spontaneista’ confinato in una cellula terroristica autonoma”. “Risulta chiaro che, con i suoi ‘collegamenti’, era pienamente consapevole dei disegni eversivi che coinvolgevano il terrorismo e le istituzioni deviate”

Si legge inoltre “Non si capisce come mai, nel variegato panorama del terrorismo di destra, Tuti, Concutelli, Delle Chiaie, Graziani, Massagrande, i vari capi di Ordine Nuovo e di Avanguardia Nazionale, Fachini, nonché Fiore e Adinolfi, fossero tutti compromessi con i Servizi e con altri poteri dello Stato, e solo i Nar (Cavallini compreso) facessero eccezione”

La sentenza non ne parla, ma al vertice del progetto destabilizzante fascista, sulla punta della piramide fascista assassina, sedeva uno dei più grandi bastardi della nostra storia, per fortuna andato negli inferi: Licio Gelli.
Le motivazioni infine distruggono le varie ipotesi sorte per depistare la giustizia, come quella palestinese: piste “tutte fungibili come pezzi di ricambio, per nulla imparentate l’una con l’altra, salvo che per un comune intento: negare la responsabilità di terroristi di destra italiana, servizi segreti italiani e istituzioni italiane, e dirottare tutto su imprecisate, fantomatiche e fantasiose organizzazioni estere”.
Meditare su quanto sopra, pensarci ogni giorno per il pericolo che tali atrocità si possano ripetere nel tempo, in special modo ove regni il babbanesimo con ampolle del dio Po annesse: nel 1980 fascisti della peggior specie, servizi segreti italiani deviati, istituzioni italiane e occulti personaggi della P2 capitanati da quel bastardo di Gelli, provocarono la morte di 85 persone, il ferimento di oltre 200, alla stazione di Bologna, al fine di destabilizzare il quadro politico per sovvertirlo.

Una terribile verità in uno stato ancor oggi scosso e probabilmente indifeso da altri ipotetici tentativi di ribaltare la democrazia. Fascismo, appunto.

Booom!

 


Lo scusi Duca Bianco, deve avere un Bugo in cervice! Approfitto per inviarle gli auguri di buon compleanno! Ci manca tanto caro Duca! 

Fantastico




Meditativo


VICHINGHI, BUGIE E VIDEOGAME
Il blob tossico del Trump attack
TRAGEDIA&FARSA. I FREAK DI CAPITOL HILL RECLAMAVANO NUOVA SOVRANITÀ TRA TUTE MIMETICHE, CORNA E CITAZIONI NAZISTE. IN UNA REALTÀ “SEPARATA” DAL VERO DA CUI SONO FUORIUSCITE LE CONTRADDIZIONI DELL’IMPERO AMERICANO

di Daniela Ranieri

La tersa e scabra profezia di Marx – la Storia si ripete sempre due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa – ha rintoccato la sua mezzanotte il 6 gennaio 2021 a Washington. A guardare le immagini dell’assalto a Capitol Hill, sede del governo degli Stati Uniti, sembrava si fossero dati convegno i detriti più eloquenti di un secolo di fantascienza, cinema (colto o B-movie), televisione, fumetto, intrattenimento e paccottiglia di Internet.

Un’esplosione semiotica, un trionfo di segni che si annichilivano nell’opposto della baldanza, in una realtà mortifera e parodica della libertà e dell’individualismo americano. Una processione di freak, che non nel corpo biologico, ma nel secondo corpo, quello “semiotico”, acquisito col latte di crescita della cultura pop americana e delle sue degenerazioni recenti, portavano addosso i segni di una volontaria cessione di sovranità personale a favore di un’immaginaria sovranità americana, bigotta e fondamentalista. Lo “sciamano” mezzo nudo con le corna vichinghe, i giovani conciati come i druidi dei videogame o in mimetica e sandali da trekking, donne e uomini “normali” in cui ogni segno dell’ordinarietà da fruitori di Tv del pomeriggio era esacerbato da un dettaglio iperrealista: la tenuta da tagliatore del prato della domenica arricchito dalla scritta “6MWE”, sigla nazista per Six Million Wasn’t Enough, sei milioni non è stato abbastanza, in riferimento all’Olocausto. Con buona pace dei trumpiani nel mondo, anche nostri, che hanno creduto all’elezione di Trump come a un trionfo dei popoli genuini contro le élite ipersofisticate.

Una simile guerriglia di segni s’era vista solo nei film ucronici hollywoodiani, che dell’America sono grottesca e dolorosa sineddoche, come si fosse aperto un varco tra realtà e finzione e ne fosse uscito un blob vischioso e inarrestabile. Non era una collettività: era una folla di individui legati da un patto tribale, sancito via social e ribadito dall’individuo totemico, Trump, capo del cosplay del complotto ai suoi danni.

Non portavano rivendicazioni politiche, ma l’affermazione ottusa di una “verità alternativa”: Trump ha vinto le elezioni. Rudolph Giuliani, ex sindaco di New York e avvocato di Trump, mentre invitava la marmaglia a tornare a casa, ribadiva il loro “essere dalla parte giusta della Storia”. “Vi voglio bene”, ha detto Trump in video, mentre nei corridoi di casa sua, cuore della democrazia, bandiere mai sfilate dal 1800 venivano portate in giro per sfregio, e individui col berretto rosso di Make America great again sedevano sulla sedia del vicepresidente coi piedi sulla scrivania, scattando selfie sotto i ritratti dei Presidenti, armati, oltre che di armi vere, di smartphone, per moltiplicare l’oltraggio via social nella replicazione stolida e amorale dell’algoritmo.

Dire “ci hanno rubato le elezioni, ma andate a casa” è stato come ridurre la manifestazione esteriore della follia lasciando inalterata la psicosi che la sottende e di cui la sua mitografia si alimenta. Il momento attuale è stato edificato in cinque anni di parossismo e post-verità. Il portavoce di Trump Sean Spicer accusò i media di aver truccato le foto della spianata del Lincoln Memorial al fine di mostrare come ci fosse meno gente che all’Inauguration Day di Obama, e la consulente Kellyanne Conway compì il capolavoro: quelle di Spicer non erano falsità, ma “alternative facts”, fatti non veri in questa dimensione ma verissimi in un’altra. Quale? Quella da cui sono usciti i protagonisti della disperata avventura a Capitol Hill. Un film di David Cronenberg del 1983, Videodrome, previde con cruda lucidità gli effetti del terrificante potere politico della “videocarne”. Allora era la Tv, con le sue propaggini VHS, a colonizzare le menti e i corpi dei telespettatori nella voluttà masochistica dell’allucinazione. Oggi è una combinazione di Tv via cavo, teorie complottiste, uso tossico dei social network, a operare la spaccatura del vero da cui sono fuoriuscite le contraddizioni dell’impero americano, che mentre “esportava la democrazia” e si immunizzava contro il nemico (l’Iraq, l’Afghanistan, il terrorismo, gli immigrati, l’Iran, la Cina, etc.), covava in seno il nemico interno. Il neoliberalismo aggressivo dell’impero nutriva, affamandoli, coloro che avrebbero oltraggiato le sue fondamenta, entrando come un coltello nel burro nel luogo di massima sicurezza. È allegorico che ciò sia accaduto pochi mesi dopo le manifestazioni di Black Lives Matter seguite all’uccisione di George Floyd da parte della polizia, che diedero occasione al dispositivo di protezione della Guardia Nazionale di dispiegarsi in tutta la sua brutalità. Oggi i video mostrano agenti armati in posa coi rivoltosi, nella selfocracy che tutto ricopre col suo manto di facezia e vanità, anche la tragedia.

Non la rivendicazione di diritti, ma la veridizione del delirio paranoide è la vera posta in gioco della violenza. Violenza non tanto fisica: alienati detentori di corpi apatici hanno forzato con indolenza le stanze del potere, soppesando i complementi d’arredo, sorridendo alle telecamere: una sedizione snervata, satolla. La violenza simbolica è un’angheria contro il principio di realtà. In questo quadro si è innestato il complottismo da Covid. L’assenza di mascherina sui volti è un distintivo più potente di qualunque orpello. Se il travestitismo grottesco è un modo per negare l’identità, perché pure questa è intesa come uno strumento del dominio, il no mask è uno sputo in faccia ai valori condivisi. Sono tutti cloni di Trump, gli effrattori, svuotati di sé, sue emanazioni.

Il movimento QAnon si fonda su un bug schizoide incistato nelle menti dei suoi adepti, vocianti nelle stanze del Congresso ridotto a sala hobby. Nel momento in cui si crede che esista un complotto planetario per diffondere un virus vero, o “narrare” un virus falso, allo scopo di controllare l’umanità mediante chip sottocutanei iniettati col vaccino in base a un progetto satanista portato avanti dalle élite politiche e finanziare (Clinton, Soros, Bill Gates) che si nutrono di sangue di bambini, si può ben assaltare la Casa Bianca e le sue adiacenze senza avere percezione della gravità irreversibile del gesto.

Questo neo-tribalismo ha rivelato l’esistenza di un mondo parallelo che d’ora in poi i governanti di tutto il mondo non possono ignorare, perché la viralità è la sua cifra. Hannah Arendt scrisse: “Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma le persone per le quali la distinzione tra realtà e finzione e tra vero e falso non esistono più”.

venerdì 8 gennaio 2021

Vergognoso cialtrone!



Levati quella mascherina insulso fellone, tronfio di nullità estrema! Levatela che non sei neppure degno di pronunciare quel nome, ebete ciarlatano! E ricorda che sei alleato con uno che pagò tangenti alla mafia! Ti allego uno stralcio della sentenza, ammesso che tu sia in grado di leggerla:

“Grazie all’opera di intermediazione svolta da Dell’Utri, veniva raggiunto un accordo che prevedeva la corresponsione, da parte di Silvio Berlusconi, di rilevanti somme di denaro in cambio della protezione a lui accordata da parte di “cosa nostra” palermitana. Tale accordo era fonte di reciproco vantaggio per le parti che ad esso avevano aderito grazie all’impegno profuso da Dell’Utri: per Silvio Berlusconi esso consisteva nella protezione complessiva sia sul versante personale personale che su quello economico; per la consorteria mafiosa si traduceva, invece, nel conseguimento di rilevanti profitti di natura patrimoniale”

Levati quella mascherina cialtrone!

Quando ci vuole...

 


La dea dei colletti inamidati



La dea dei colletti inamidati, la regina dei circoli viziosi, la compagna di viaggio di tanti, troppi, illuminati che gongolando s'ergono a vati della modernità, del frenetico mondo dove cervici fumanti spianano la strada al successo corroborante il tanto amato Pil; la padrona del tempo che scorre come fiume placido attraverso le tragedie scatenate dalla smaniosa riduzione dei costi sfanculanti sicurezza, controlli, protezioni; il tanto amato emblema per quella giustizia seriosa ma flaccida e nemica di quell’arsura di equanimità riverente gli assassinati, si proprio lei Madame Prescrizione, la quale ha compiuto anche oggi il suo capolavoro, la salvezza dei trentadue probabili colpevoli di omicidio colposo per la tragica, inaudita, vergognosa tragedia alla stazione di Viareggio, dove tanti, troppi, morirono infuocati dalla trascuratezza, dalla dabbenaggine, dalla crudeltà di scelte ed omissioni in nome del "far malloppo" ai danni dei soliti incolpevoli. Ammiriamo il capolavoro cincischiante dei famosi e riveriti "avvocatoni" impegnati da chissà quanto tempo e a prezzo di inaudita fatica a far trascorrere giorni, mesi, anni sminuzzando tesi, anteponendo ed evidenziando codicilli, cavilli, impercettibili risvolti penali per portare al trionfo dello scagionamento i propri clienti tanto amati e prodighi nell'elargir loro prebende sontuose. 

Questo paravento tanto amato dalla quasi totalità dei nostri politici, integerrimi e sempre pronti a difendere la giustizia, meglio ancor se prescritta, è un enorme masso occludente il percorso democratico che si cementa fondamentalmente sull'equità, sulla responsabilità, sull'uguaglianza difronte alla Signora con la Bilancia in mano. 

Bignamicamente: se non si riesce a fare sana giustizia, in ossequio alle vittime incolpevoli di disastri come quello viareggino, se non si riesce ad ingabbiare i bifolchi, il paese è e resterà di merda.