mercoledì 23 settembre 2020

Come se fosse!



Tarapia tapioco! Prematurata la supercazzola o scherziamo?
– Prego?
– No, mi permetta, no io... Scusi, noi siamo in quattro, come se fosse antani anche per lei soltanto in due oppure in quattro anche scribai con cofandina, come antifurto, per esempio.

Ma sono solo voci


 Lei è Stefania Spina, professoressa all'Università di Perugia, al centro della vicenda Suarez e della comica dell'esame di italiano, passato senza conoscere la lingua. 

Molti ci vedono le mani della squadra che avrebbe voluto nel suo team l'uruguaiano, e stiamo parlando naturalmente della Juventus. Non ci sono prove al riguardo. Per ora. 

Mi è rimasto incollato al mouse anche un altro tweet della professoressa. Non so se c'entri qualcosa, ma lo posto lo stesso. Chissà... 




Pluto Molinari non demorde!

 


Benché asfaltato referendariamente, il direttore di Repubblica Molinari, fautore del nuovo corso plutocratico del giornale di proprietà della Famigliola Sabauda, continua nella sua personalissima campagna infangante il Movimento, reo a suo dire di essere populista, ovvero, cito testualmente "Qualsiasi movimento politico diretto all'esaltazione demagogica delle qualità e capacità delle classi popolari", come se il male di tutto quanto stia accadendo sul nostro suolo sia ad esso riferibile, dimenticandosi ad hoc invece che molti elettori abbiano scelto, per fortuna, il voto disgiunto che ha agevolato la vittoria della sinistra in Puglia, bloccando il Cazzaro e la sua snaturata smania di accalappiarsi il Paese intero. 

Ma il plutocrate pennivendolo non si arresta nel suo livore, nella sua azione scellerata per agevolare, almeno lui lo spera, un ritorno alla tecno-pluto-rapto-finanzicrazia che tanto bene fece anni addietro, soprattutto per l'eclatante divario sociale fondato sull'evasione autorizzata ed impunita che ha permesso a pochi di veleggiare - uso questo termine perché ho ammirato recentemente il nuovo veliero del Trochetto di tutti noi, si proprio lui che nei tempi dorati entrò in Telecom riuscendo a vendere i gioielli di famiglia, palazzi e quant'altro, alla Pirelli sempre a lui vicina, per riempire sconsideratamente il proprio forziere - alla faccia dei tanti rimasti al palo a leccarsi ferite. 

Pluto Molinari gode nel vedere il disastro elettorale dei populisti, non tanto quelli del Cazzaro, ma gli altri che non sono mai stati beccati con le mani nella marmellata e vengono oramai all'unisono decritti come incapaci, inadatti, imbelli, forse perché non sottostanno alle regole di quel mercato che nel lucro e nell'arricchimento ripone i suoi dogmi. 

E allora che continui questo linciaggio pubblico verso chi, non ci sono controprove in merito, pare essere lì a servizio della collettività. Ma soprattutto Pluto Molinari soffia sul fuoco della derisione in vista, e per mandato dei suoi padroni, dell'arrivo della Torta Europea di oltre 200 miliardi che a Plutonia vorrebbero fosse ripartita in fette disuguali, come anche l'altro Pluto, Carlo Bonomi, agogna e spasima si realizzi, tralasciando naturalmente il particolare, il pulviscolo, del capire chi sia che annualmente si dimentichi di dichiarare un centinaio di miliardi di tasse.

Ma a questi Pluto ciò non interessa. Il problema sono sempre quegli scapestrati che tentano di livellare il vergognoso divario sociale. Una sconcezza per l'establishment dorato ed inchiodato al potere.       

Travaglio


Rosicate, gente, rosicate

di Marco Travaglio

Finora non ci avevano capito niente. Ma ora, compulsati i dati elettorali, i professionisti della politica e dell’informazione han capito tutto. E l’hanno presa bene.

Italia Morta. “Il dato di Italia Viva è straordinario: Iv c’è ed è ancora più attraente nel Paese e in Parlamento”. Lo dice l’ex Innominabile, ora Invotabile, dall’alto del trionfale 4,5% scarso nella sua Toscana (inutile perché Giani ha vinto di 8 punti, però “siamo stati determinanti non numericamente, ma politicamente per l’enorme mobilitazione”: quella contro se stesso), del prorompente 3,75 della Boschi a Laterina, del sontuoso 1,6 di Scalfarotto in Puglia (lì si univano alle esequie Calenda e Bonino per far perdere meglio Emiliano, che infatti ha vinto), del 2,4 in Liguria e dello 0,6% in Veneto (settimo posto su nove, dietro la lista No Vax). Non male per quello che doveva “svuotare il Pd come Macron coi socialisti francesi”. Nel 2016 aveva promesso di lasciare la politica dopo il referendum, ma non aveva precisato quale: era questo.

Brindisi a Sambuca. Maurizio Sambuca Molinari, direttore di Repubblica ma soprattutto ideologo e trascinatore del No, è tutto contento del 70% del Sì perché “cala il vento del populismo” e si “disegna un cambiamento di umore degli italiani nei confronti dei sovranisti e dei populisti”, nonché la disfatta di Lega e M5S. Strano: solo tre giorni fa Rep definiva il referendum “Un voto sui 5Stelle”: quindi il 70% è tutto loro? A noi però affascina vieppiù la questione del “populismo”, che è come l’Araba Fenice: che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa. Al Sud vince Emiliano e stravince De Luca, molto più populisti dell’azzimato Di Maio: in che senso cala il vento? E il taglio dei parlamentari non era la quintessenza dell’“antipolitica populista”? Ora se ne dovrebbe dedurre che il 70% degl’italiani sono populisti, dunque il vento cresce. Però molti grillini con una mano (quella populista) han votato Sì e con l’altra (quella antipopulista) han votato Emiliano e Giani contro i populisti. E lo stesso han fatto la gran parte dei pidini. Quindi milioni di italiani sono contemporaneamente populisti e antipopulisti. È il famoso elettore disgiunto.

Il trionfo del No. Stefano Folli e Sebastiano Messina regalano altre soddisfazioni. Folli si consola: “Il plebiscito sognato da Di Maio non c’è stato” perché, pensate: “Cosa sarebbe successo se alcuni partiti storici, invece di affidarsi a un Sì opportunistico, avessero fatto campagna per il No? Si può immaginare che l’esito sarebbe stato diverso”. Se poi il 70% degli italiani, anziché votare Sì, avesse votato No, si può immaginare senza tema di smentita che il No avrebbe vinto col 100%.

E pazienza, è andata così. Anche Messina è tutto giulivo perché “non è il trionfo cantato da Di Maio” , anzi il 70 a 30 è un tripudio del No. Segue un acuto parallelo coi Sì negli altri referendum: purtroppo cita quelli abrogativi, mentre questo era costituzionale, il quarto dopo il Titolo V del 2001 (35% di votanti, Sì al 64%), la Devolution del 2006 (52% di votanti, Sì al 38%) e il ddl Renzi-Boschi del 2016 (65% di votanti, Sì al 40%). Dunque il taglio dei parlamentari (54% di votanti, Sì al 70%) è la riforma costituzionale più votata della storia repubblicana. Cioè il trionfo cantato da Di Maio. A proposito: neanche Zaia, col suo misero 77%, ha avuto un plebiscito: ben il 23 dei veneti gli han votato contro.

Voce del verbo violare. Anche Luciano Violante, alfiere del No, è tutto giulivo perché col Sì “ha prevalso un argomento serio e democratico, la necessità di fare altre riforme”. Ed è “merito della campagna del No”. Lui, potendo scegliere, partirebbe da un “nuovo bicameralismo”, molto simile a quello renziano bocciato dal 60% degl’italiani, quindi i sinceri democratici devono riprovarci: gli elettori vanno puniti.

I poveri, pussa via. “Nelle periferie il taglio del numero dei parlamentari diventa un mezzo plebiscito, nel sofisticato e colto (e ricco) centro storico non passa”. L’illuminata analisi la si deve al Corriere della Sera: i poveri delle periferie sono burini e ignoranti, mentre i ricchi sono colti e sofisticati. Ecco: il 70% del Sì vale meno: diciamo il 35. Ergo ha quasi perso.

I tre Feltri. Vittorio, su Libero, chiede a Mattarella di “sciogliere le Camere, non più costituzionali”: hic! Stefano, sul Domani, titola su “Il declino dei populisti. Vincono il referendum ma perdono il Paese”: vedi Sambuca. Mattia, sull’Huffington Post, vede uno straripante “popolo del No che nessuno sa rappresentare” (a parte tutti i giornali, tranne uno). E ricorda Woody Allen in Provaci ancora, Sam, che rincasa tutto pesto da una rissa e racconta: “Ho dato una lezione a dei tipi che davano noia a Julie: a uno ho dato una botta col mento sul pugno, a quell’altro una nasata sul ginocchio”.

Di Battutista. Dibba comincia a capire e critica la linea 5Stelle di correre da soli. Peccato che fosse la sua. Si sarà accorto che le alleanze servono (vedi le Comunali, molto meglio delle Regionali) e comunque, se non le fanno i vertici, le fanno gli elettori contro i vertici. Avvertire Laricchia, Lezzi&C.

Le Sordine. Più comico dell’Invotabile c’è solo Mattia Santori. Sorvola sulla tranvata referendaria e dice che il Pd ha vinto grazie a lui: “Il Pd festeggia le vittorie in Toscana e Puglia, ma lo spumante nei calici viene dalla cantina delle Sardine”. Le sardine in carpione.

Aspettative

 



Sedimentando

 



Ho lasciato sedimentare la gioia per l'avvenuto scioglimento di quell'idea malsana di coniugare i diritti dei deboli con i soprusi dei forti, bignamicamente parlando trattasi, meglio si trattò di tutto ciò che di inverecondo fu fatto durante la malsana Era del Ballismo, che seguì quella ancora più nefasta del Puttanesimo. E allora proprio per questo, avendo scritturato dei mariachi per assistere, assaporare, degustare quelle percentuali un tempo destinate ai minuscoli partitelli animalisti, devo ammettere di aver goduto oltremodo nel vivere la fine, la scomparsa di tutto quanto un tempo faceva spettacolo e che oggi, ahimè, è soltanto triste epilogo politico di un uomo che avrebbe potuto far cose egregie ma che purtroppo ha dovuto sottostare al suo ego fagocitante, al ballismo imperante che a scadenza dovette rinnovare con balle sempre più fantasmagoriche, arrivando ad essere sbeffeggiato dalla quasi totalità degli italiani, allocchi compresi.
Quante lotte, sofferenze, grida lanciai nel tentativo di risvegliare coscienze assopite attorno a questo rigonfio di sé stesso! Guardate che ci sta prendendo per il culo, sta facendo gli interessi di coloro che solo sulla carta dice di combattere per il bene comune!
Ed invece nulla, conquistò praticamente tutto il panorama politico, fu salutato con palme e ulivi, te lo ritrovavi in ogni anfratto ora serioso, ora sfacciato, poi triste, fino a travestirsi da promettente rapide soluzioni anche per eventi catastrofici (dovrebbe recarsi ad Amatrice per vedere l'effetto che fa ciarlare ad minchiam); il tutto condito da quel "signori miei" oramai irritante padiglioni e coclee.
Ma ora siamo finalmente ai saluti finali! Annasperà, racconterà le solite fregnacce tipo quella di ieri in cui ci ha informati di come Italia Vivaancoraperpoco sia stata fondamentale in Toscana anche se non numericamente, e qui il Conte Mascetti e Company hanno fatto la "ola" per salutare la regina delle Supercazzole!
Non ci mancherà per nulla, probabilmente lo rivedremo in qualche programma comico, in quello è insuperabile, oppure a raccontare progetti futuri a qualche altro Decio Cavallo, testardamente ancora in attesa di pifferai come lui.