venerdì 29 maggio 2020

Dialoghi



Paroline


Frugali, riaperture, movida, distanziamenti, positivi, tamponi, lockdown. 
Alcune parole entrate prepotentemente nel nostro vocabolario, già scarno ed ora pure tecnico-trainer. Alzi la mano chi non si è fatto un'idea sul pandemico, sul diluvio di commenti di virologi cultori della visibilità, altro virus da combattere sotto certi aspetti, chi ritiene errati certi comportamenti, chi vorrebbe che la si suonasse mazurca, chi tanghista. 
Effluvi di parole, concetti estrapolati, ragionamenti soffusi. Si nasconde quella labile verità occlusa da sintassi azzardate. Certo, è scomodo dirlo, ammetterlo: siamo stati in balia dell'occulto, abbiamo operato con le stesse modalità di centinaia di anni fa. Non siamo, meglio sono, riusciti ad applicare la tecnica, il progresso all'aspetto più naturale del nostro status di respiranti a tempo, la salute. Dovremmo ammetterlo all'unisono: Covid ha spodestato le nostre certezze, l'agiatezza, la convinzione di essere in vetta. Tutto ciò irrita oltremodo le nostre coscienze incuneando la vaga idea di non essere assolutamente ciò che ritenevamo oramai un diritto acquisito. Pare infatti che molti, non tutti ancora, gracili in mente e corpo, siano a tempo su questo strano pianeta, che le settimane internazionali di moda non abbiano in nessun caso prolungato la temporalità mediante l'accorciamento spasmodico del divenire, sinonimo d'importanza e successo. 
E' bastato l'invisibile a far soccombere percezioni sfasate della presunta onnipotenza collettiva. 
Fetecchie fummo, fetecchie saremo.  

giovedì 28 maggio 2020

Insoddisfaction


La sorella di Platinette dalla Perpetua storce il naso su quanto l’Europa potrebbe concederci. La Perpetua insinua e ammorba paventando riforme imposte dall’alto, come se non avessimo bisogno di rifondare la sanità, il sistema fiscale che perde un centinaio di miliardi all’anno. Yoghi-Toti, l’unico convinto di aver reso free la Liguria dal Covid, sproloquia in investimenti, magari cementiferi, lamentando ritardi, soldi che non si vedono, insomma: il rosicamento destrorso omette di evidenziare il successo del Premier, impensabile fino a pochi giorni fa. E questo conferma il loro soffrire, la speranza che le cose vadano male, per poter riemergere dall’annichilimento generato dal buon operare della maggioranza. Se non fosse per la distruzione definitiva certa, quanto ci piacerebbe vedere il Cazzaro e Sora Cicoria dialogare politicamente con Bruxelles! Un must della comicità universale!

Una mortificante ma signora Inchiesta


Quella di oggi su Repubblica è una signora inchiesta, trattante un tema che dovrebbe far vergognare tutti coloro che possiedono un minimo di dignità e s'inerpicano su una via in qualche modo retta. 
La Strage Silenziosa s'intitola e tratta tematiche riguardanti il mondo degli anziani. 
Chiarisco subito il mio punto di vista, non per apparire migliore di qualcuno, ci mancherebbe! Premettendo che non ho figli, ho recentemente esaudito il desiderio di mio padre, scomparso a marzo: mi chiese infatti di non essere mandato, finché fosse restato lucido, dentro ad una casa di riposo. Non ho fatto fatica, in merito, ad esaudire le sue volontà, chiare e limpide. Ripeto, assolutamente non dico queste cose per vantarmene, solo per chiarire la mia posizione in materia. Ritengo infatti il mondo delle cosiddette Rsa un luogo a perdere, un'anticipo della certa fine naturale, comprendendo sia chiaro le necessità di famiglie dove entrambi i genitori lavorino e la presenza, meravigliosa, dei figli da crescere.
Altresì evidenzio, perché mi sono documentato al riguardo, la fretta di molti, la voracità dei soliti noti, ad immagazzinare archivi storici inauditi, la loro tenerezza, il loro ricordo, la saggezza, la gioia nel vedere la discendenza formarsi, dentro a quei coacervi di spegnimento psicologico che fruttano ai soliti noti, ricchezze inaudite. 
La penso così e lo scrivo per rispetto a voi che leggete, rispettando ogni diversa visione del mondo degli anziani. 

Detto questo la soluzione migliore sarebbe quella di postare l'intera inchiesta ma preferisco commentarne i momenti più intensi.

  “L’assurdità è che invece di proteggere i nostri anziani, li abbiamo tenuti chiusi in una scatola con dentro il virus. L’inefficienza e l’irresponsabilità di queste decisioni hanno portato alla morte di mia madre e di molti nostri cari, che erano i più deboli. Li dovevamo difendere e mi sento responsabile anche io”.

Lucio Viola racconta l’incubo vissuto da una moltitudine di italiani che hanno perso genitori e nonni: si sono spenti nel silenzio, isolati da tutti, sepolti nella solitudine prima ancora di morire. Il nostro Paese li ha semplicemente dimenticati. “Tutti questi luoghi completamente abbandonati e deserti. I figli fuggivano lasciando i cadaveri dei genitori”, scriveva Paolo Diacono quindici secoli fa, raccontando la peste che ha decimato l’impero bizantino. E anche noi siamo precipitati in quell’orrore. Un baratro così profondo da spingere a distogliere lo sguardo. “Io non ho più potuto parlare con mia mamma. Al telefono faceva fatica anche a riconoscerci, ci riusciva solo di persona: appena ci vedeva era contentissima e ci veniva incontro con la carrozzella. Perché mia mamma di testa non c’era più, ma poteva vivere ancora”, ricorda Carlo Butera: “L’ho incontrata per l’ultima volta il 27 febbraio, poi il 6 aprile ti vedi arrivare una bara e non sai neanche chi c’è dentro”.
Il nostro Paese li ha semplicemente dimenticati. Mai frase fece più male di questa. Dimenticare un patrimonio quali sono gli anziani è sinonimo di imbarbarimento, di inefficacia dei sentimenti per cui, in feste come il 2 giugno, andiamo fieri solamente e purtroppo a parole. 

Padri e madri, nonne e nonni spariti, come fossero desaparecidos inghiottiti dal terrore. In tutte le regioni, ma particolarmente in Lombardia: la terra della sanità modello e del welfare più efficiente, incapace di tutelare i suoi vecchi dall’epidemia. “Il Covid ha messo tragicamente in luce le mostruose lacerazioni e le disuguaglianze intollerabili di una società che, già prima di questa pandemia, tendeva a trattare le persone ritenute anziane come, direbbe papa Francesco, “scarti””, sentenzia il filosofo Salvatore Veca: “La ghettizzazione della terza età come forma di esilio delle persone dalla comunità è un problema che condividiamo con tutto l’Occidente. Ma quello che è accaduto, in particolare nelle Rsa, è stato un rito sociale di decimazione”.

Una strage nell’oblio che ha falciato più di ventimila esseri umani. Tre mesi fa ci sarebbe sembrato uno scenario incredibile. Invece è avvenuto. E continua ad avvenire: la furia del massacro è rallentata solo a metà maggio, ma non si è fermata. Nelle case di cura e negli ospizi la Fase Uno non è ancora finita. Anzi l’emergenza diventa sempre più dura: il personale è dimezzato, le casse sono vuote, gli ospiti rimangono tagliati fuori dal mondo.

Per questo è necessario capire. Iniziare a ricostruire le dinamiche del massacro. Chiedere se l’eccidio poteva essere evitato e come. Rendersi conto di chi ha peccato; per parole, opere e soprattutto omissioni. Le indagini della magistratura accerteranno le responsabilità penali, ma è facile prevedere processi lunghissimi e esiti incerti. Ci sono però capitoli di questo dramma che si possono già scrivere. Raccontano del sacrificio di medici ed infermieri; di comunità che si sono mobilitate e di sindaci che si sono battuti; di manager che hanno affrontato a testa alta l’epidemia. Ma anche di amministratori pubblici e privati che hanno nascosto la verità, di dirigenti che hanno imposto divieti criminogeni; di giunte regionali che hanno fatto scelte drammaticamente scellerate; di una classe politica che non ha mosso un dito per tutelare i cittadini più fragili di tutti. Quando si parla di assistenza alla terza età, si usa sempre l’immagine di Enea che trasporta sulle spalle il padre Anchise durante l’incendio di Troia. In Italia, davanti alla crisi del millennio, è come se Enea avesse abbandonato Anchise e fosse fuggito a gambe levate.
Ci sono tanti spunti per meditare. Fermiamoci qui.

(1-Continua)
 










 

Sarà ma non ci credo


Nel delicato momento pandemico, emerge il grido di dolore di una delle più belle città del mondo, la culla della cultura umana, Firenze. Resto però perplesso sulla modalità della nuova rinascita, ossia diononvoglia che qualcuno mediti di ritornare al pre-Covid, con quel soffocamento da patatine fritte, da sudore, da grida sguaiate infangante il sacro ruolo del cardine toscano per eccellenza. La ripartenza non dovrebbe far scopa con i grandi numeri, con le affollate adunate di consumatori onnivori, senza che qualcuno s'inerpichi sul sano e gibboso sentiero del rispetto dei luoghi tanto caro agli avi. Già, onorare il luogo in devozione ed ammirazione comporta una serie di codicilli dal silenzio alla compostezza che non si confanno assolutamente con la concezione attuale di turismo, ovvero la mercificazione di ogni anfratto per incamerare euroni sfanculando terre dorate come Firenze, che solo all'idea che attorno al 1500 ospitò contemporaneamente Leonardo, Raffaello e Michelangelo, dovrebbe insinuare nelle teste cosiddette pensanti una nuova e sorgiva vaga idea organizzativa per migliorare l'attuale sconsiderata idea di far cassa. 
Quando si passeggia per Firenze si calpesta la storia, si tocca realmente la differenza tra l'uomo e le altre specie. Non dovrebbero essere castagne, Big da trangugiare, latrati, rutti e sfiatate d'ascella ad oscurarne la grandezza. Compreso Nardella.  

Mumble Mumble!


I tanti professionisti della nuova mafia

di Roberto Saviano


Come fa la criminalità organizzata a trovare i propri clienti? Come sa chi cercare e dove trovarli?". Questa è la domanda che Fabio Fazio mi ha posto domenica 24 maggio in diretta su Raidue a Che tempo che fa . Fazio mi aveva invitato perché raccontassi in televisione ciò che avevo scritto su questo giornale, perché spiegassi come, nei momenti di crisi, le organizzazioni criminali riescano a prendere possesso delle attività economiche in difficoltà. Lo spettro dell’usura aleggia sull’Italia in tempo di pandemia, come accadde dopo la crisi economica del 2008. Abbiamo oggi gli anticorpi necessari per riconoscere queste dinamiche? Forse no.
Nel rispondere a Fazio ho fatto riferimento a quanto emerge dagli atti giudiziari e da studi condotti in questo ambito dall’istituto di ricerca Eurispes, da Unioncamere (l’Unione italiana delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura) e dalla Consulta nazionale antiusura (http://www.consultantiusura.it/usura. html). Quando un’azienda comincia ad andare in crisi, le organizzazioni criminali avvicinano alcuni professionisti permeabili — come può essere un commercialista che è persona di cui spesso l’imprenditore si fida — e avvertono che esiste una possibilità per non soccombere alla mancanza di liquidità. Ecco svelato il meccanismo. Aggiungo che, se invece ci si è rivolti a professionisti seri, le strade che verranno indicate sono altre e sono legali. È evidente che non parlavo di un’intera categoria, ma solo di alcune persone che la disonorano con il loro comportamento. Non ho generalizzato né criminalizzato un ordine professionale, ma raccontato una dinamica e l’ho raccontata perché la studio da anni.
Ho visto fioccare ridicole richieste di scuse che avrei dovuto dare, ma per cosa? Per aver detto il vero? I politici che hanno diffuso agenzie cariche di indignazione non hanno nemmeno ascoltato ciò che ho detto, ma hanno colto l’ennesima occasione per prendersi un po’ di visibilità, non riuscendo a farlo per meriti propri, lo fanno creando polemiche strumentali su di me che però mostrano la loro totale inadeguatezza e l’incapacità di comprendere sul serio il dramma che molti imprenditori stanno vivendo e hanno vissuto.
E allora mi domando: ma davvero non sapevate ciò che ho raccontato domenica sera a Che tempo che fa ? Davvero non sapevate che le organizzazioni criminali usano professionisti per entrare nel tessuto economico legale? Io credevo fosse assodato, credevo conosceste queste dinamiche. Fingete di non sapere o davvero — cosa imperdonabile — non sapete che ormai da decenni la pratica mafiosa, e più in generale il prestito a usura alle aziende avviene con la mediazione di professionisti, commercialisti, avvocati, bancari?
Guardate ad esempio le grandi inchieste sull’espansione al Nord delle mafie. Secondo voi come hanno agito? Chi usavano per avvicinare gli imprenditori che stavano fallendo? Si tratta di meccanismi rodati: il clan identifica figure professionali vicine agli imprenditori e fa la sua proposta, che molto spesso viene accettata. Ma allora anche gli imprenditori sono mafiosi? No, sono disperati e questa vostra levata di scudi, signori politici senza competenze, è vergognosa perché non tiene conto della disperazione di chi accetta il cappio illudendosi di poter salvare i sacrifici di una vita, decine di dipendenti che si troverebbero senza lavoro, senza guadagno e con famiglie a carico.
Come faccio a saperlo? Basta leggere le inchieste e gli studi di settore. Non conoscevate l’Operazione "Serpe" coordinata dalla Dda di Venezia (2011)? No? E allora ve ne parlo io.
"Aspide srl" è una società con sede a Selvazzano (Padova), apparentemente si occupa di recupero crediti, ma in realtà pratica l’usura. I tassi di interesse oscillano tra il 110 e il 120% annui, ma possono arrivare anche al 180%. Il gruppo criminale (di stampo mafioso, come accertato dai giudici di Cassazione) è guidato da Mario Crisci, da tutti soprannominato "O’ dottore". Secondo il Tribunale, a fare da intermediari tra Mario Crisci e i potenziali clienti della Aspide erano dei professionisti vicini agli imprenditori. Tra questi Ivano Corradin (di Marostica, presidente dell’associazione dei tributaristi del Vicentino), che reperiva i clienti per conto della Aspide, condannato a 3 anni e 10 mesi. La sentenza dei giudici di Cassazione scrive su di lui: "Il suo ruolo svolto nell’Aspide era necessariamente consapevole delle attività esercitate dalla società e delle modalità mafiose utilizzate".
E ancora: davvero non avete mai studiato il Rapporto Eurispes del 2016? Ve lo segnalo io, cito testualmente: "Occorre però osservare come i soggetti più esposti cadano oggi nelle mani di un numero sempre maggiore di nuovi sfruttatori, non solo criminali e mafiosi ma anche ‘insospettabili’: negozianti, commercialisti, avvocati, dipendenti pubblici, che sfruttano la crisi economica e l’indebitamento di famiglie, commercianti ed imprenditori per arricchirsi, forti delle crescenti difficoltà di accesso al credito bancario. Ed è nata una nuova figura: quella dell’usuraio della stanza accanto".
Perché non vi siete scandalizzati quando emergevano queste analisi?
A questo punto, immagino, non sappiate nemmeno ciò che, nel 2014, l’Unioncamere ha scritto in uno studio sull’usura condotto con la Fondazione nazionale antiusura Interesse Uomo. Vi riporto anche questo: "Sempre più spesso fatti di cronaca ci raccontano di associazioni che talvolta si servono di professionisti o, più in generale, cercano collegamenti con persone operanti nel settore del credito legale. Si tratta di insospettabili, rispettati nell’ambiente sociale in cui agiscono. Sono imprenditori, commercialisti, avvocati, notai, bancari, finanche funzionari ministeriali e statali".
Ma forse non dovrei parlarne, per non offendere le persone oneste… Così come non avrei dovuto parlare, nel 2010, su Raitre a Vieni via con me dei vertici collusi con la ’ndrangheta dell’Asl di Pavia per non offendere i medici o i dirigenti sanitari? O non avrei dovuto parlare — per non offendere gli avvocati come categoria — dell’avvocato Michele Santonastaso, condannato in via definitiva per falsa testimonianza aggravata perché aveva condotto l’interrogatorio di un imprenditore caseario del casertano, Mandara, spingendolo a confessare il falso per far risultare il boss Augusto La Torre in un altro luogo nel giorno in cui aveva preso parte al duplice omicidio di due ragazzi, Luciano Roselli e Salvatore Riccardi, scomparsi il 27 marzo del 1990? Dovevo evitare di dire che l’avvocato Santonastaso aveva creato un falso alibi a un boss pluriassassino per non offendere gli avvocati?
Ma la polemica ora è finita, ne sono consapevole. Queste cose durano poco perché poco devono durare, ormai voi la politica la intendete così: fate rumore per mostrarvi difensori di chi, in realtà, non state difendendo. Non state difendendo i commercialisti, al contrario, state invitando all’omertà. Si difendono i commercialisti isolando chi fa pratiche illegali, non offrendo un ombrello protettivo anche a chi calpesta le regole che la maggioranza rispetta.
Queste dinamiche dovreste raccontarle voi, ma ve ne guardate bene perché i voti, come il denaro, non hanno odore. E in ultimo, ma davvero i vertici degli ordini dei commercialisti non hanno mai studiato le analisi della Consulta nazionale antiusura (organizzazione non lucrativa di utilità sociale)? Leggete cosa ha scritto: "Per troppo tempo l’usura non è stata percepita come un pericolo sociale: basti pensare che, fino al 1992, in caso di flagranza, non era obbligatorio l’arresto. Questo atteggiamento risale al tempo in cui l’usura era esercitata dal ‘cravattaro’ di quartiere, che svolgeva la propria attività in un ambito ristretto. Negli ultimi anni, però, a questa tradizionale attività si è affiancata quella di organizzazioni che, agendo attraverso cosiddetti insospettabili (commercianti, commercialisti, professionisti) concedono prestiti sia ai singoli e alle famiglie, sia a tante piccole e piccolissime aziende in difficoltà finanziarie". Denunciare una dinamica non significa disonorare una categoria, ma difendere le vittime, dar loro la forza di ribellarsi, metterle in guardia. Ed è necessario per tutelare proprio le categorie professionali nelle loro componenti oneste, che sono maggioritarie.
A chi si è indignato tra politici e vertici di categoria dico: o non sapevate nulla di tutto questo, e sarebbe grave, o state mentendo e questa vostra attitudine sfiora la complicità. Ecco la linea disegnata a terra, da un lato gli inconsapevoli, dall’altro i complici: guardatela bene, pensateci e, senza fretta, scegliete da che parte stare.

mercoledì 27 maggio 2020

Casualità


Dalla Perpetua c’è Luca Cordero, grandissimo imprenditore, che sta criticando aspramente il governo... mentre ascolto mi è capitata una notiziola riguardante Alitalia...

“Tra le contestazioni che la procura di Civitavecchia rivolge a tre ex amministratori delegati (Silvano Cassano, Luca Cordero di Montezemolo e Marc Cramer Ball) e al Cfo Duncan Naysmith, ci sono quasi 600mila euro di Alitalia che sarebbero stati utilizzati per catering e cene di gala. I quattro avrebbero “distratto e dissipato” risorse della società per complessivi 597.609 euro: 133.571 “per spese di catering verso la società ‘Relais Le Jardin’” in occasione delle riunioni del Cda, 5.961 per “cene di gala in favore dalla società ‘Casina Valadier’” e 485.077 per organizzare 4 eventi aziendali che, seppur pagati inizialmente da Ethiad, sono poi stati indebitamente addebitati a Alitalia ‘Sai’”.

E intanto lui parla! Dalla Perpetua! Mavaffanculo!