lunedì 18 maggio 2020

Il Gianninismo all'acqua di rose


Leggete questo editoriale: 


Certa politica, in Italia, non perde mai i vecchi vizi. Il gruppo Fca, satellite della galassia Exor cui appartiene anche questo giornale, concorda con Banca Intesa e Sace un prestito da 6,3 miliardi, coperto da garanzia statale secondo le nuove norme previste dal decreto Cura Italia. Si scatena una polemica, a sinistra ma non solo a sinistra, contro quei gruppi industrial-finanziari che «chiedono aiuti all' Italia» ma poi «mantengono la sede fiscale all' estero».
Non entriamo nel merito di queste critiche (anche se andrebbe studiata meglio un' operazione finanziaria che porta benefici non a una singola azienda, ma all' intera filiera dell' automotive italiano).Il tema delle holding tricolore con sede legale e/o fiscale a Londra e/o ad Amsterdam esiste (anche se ha ragione il premier Conte a dire che un prestito garantito «non è un privilegio concesso a qualcuno», mentre la questione vera semmai è che gli Stati membri dovrebbero impegnarsi ad abolire il dumping fiscale nella Ue, e al tempo stesso l' Italia dovrebbe impegnarsi a rendere più attrattivi gli investimenti nel suo territorio nazionale). Ma il problema è un altro. Di tutto questo si può e si deve discutere, e ogni posizione è legittima. Quello che non è legittimo è invece il "teorema" illustrato ieri sul Fatto Quotidiano dal vicesegretario del Pd. Dice Andrea Orlando: «Noi spendiamo 80 miliardi di euro per la pandemia e nelle prossime settimane vedrete gruppi editoriali e centri di potere che tenteranno di buttare giù il governo Noi alziamo la posta, loro alzano la pressione. Anche gli editori, diciamo non puri, sono interessati a gestire o almeno a sfruttare questo momento straordinario. Qualcuno potrebbe promuovere stravolgimenti della maggioranza». Dunque, ecco servita un' altra teoria del complotto. Secondo il vicesegretario del Pd i giornali del gruppo Exor sarebbero i bracci armati di un contro-potere che vuole «buttare giù il governo» e promuovere «stravolgimenti della maggioranza». Un' idea tanto rozza dei rapporti tra economia, politica e informazione non esisteva neanche negli Anni 50, quando a Torino la Fiat e il Pci costruivano la trama delle relazioni industriali del Paese. Ma a parte questo la visione di Orlando, oltre alla sua intelligenza, offende la libertà e la dignità di centinaia di giornalisti che ogni giorno fanno il proprio dovere senza prendere ordini dall' Editore che gli paga lo stipendio. Orlando dà per scontato ciò che scontato non è: e cioè che «gli editori diciamo non puri» vogliano abbattere Conte, e che chiunque lavori nei loro giornali partecipi fattivamente a questa «operazione politica». Vorremmo rassicurare il vicesegretario del Pd. Non solo, nessuno ci ha mai "ordinato" alcunché. Ma c' è di più. Per quello che ci riguarda, solo una settimana fa, scrivevamo testualmente: «Bisogna prenderne atto, qui ed ora non si vede un' alternativa a questo governo, che vive nella sua precarietà e sopravvive per la sua necessità. E chi in questo momento invoca o ipotizza scenari fantapolitici (governissimi, larghe intese, stampelle azzurre e quant' altro) non aiuta il Paese». Dov' è la "congiura", secondo l' onorevole Orlando? Spiace dirlo, ma è questo fetido venticello della calunnia sparata a caso e un tanto al chilo che finisce per avvelenare tutti i pozzi. Se bevessimo anche noi quell' acqua tossica, cosa dovremmo pensare dei giornali che in questa fase, in modo più che legittimo, sostengono le ragioni del governo in carica? Cosa dovremmo pensare del Manifesto che, per difendere Conte, lancia appelli al fior fiore degli intellettuali italiani? Da chi prenderebbero "ordini", quei nostri eccellenti e stimatissimi colleghi? La verità è che il buon giornalismo sta al mondo per illuminare le zone d' ombra, per pungolare i poteri, a volte anche per criticare e per proporre soluzioni diverse rispetto a quelle che vengono adottate. E l' unico "padrone" al quale risponde la libera informazione è il suo lettore, che ogni giorno sceglie consapevolmente il suo giornale, il suo sito Web, il suo blog. Chiunque contesti questo diritto di informare e di essere informati, provando a far tacere le voci dissonanti in base al principio che tanto lo fanno «per conto di chi gli paga lo stipendio», contribuisce a rendere sempre più scadente e deprimente il discorso pubblico del nostro Paese. Non ci meravigliamo poi se gli odiatori professionali, gli squadristi digitali e i leoni da tastiera, in quella tavola calda per antropofagi che è ormai diventata la Rete, banchettano su Liliana Segre o su Silvia Romano. In fondo, anche le semplificazioni di Orlando nascono dallo stesso "agente patogeno": la strumentalizzazione sistematica, i soliti sospetti, l' eterno "cui prodest". Un virus pericoloso, che indebolisce la democrazia.
Lo ha scritto oggi sulla Stampa di cui è neo direttore Massimo Giannini. Una difesa a spada tratta del suo datore di lavoro. Un paragonare la giusta dichiarazione in merito di Andrea Orlando agli odiatori da tastiera, gli squadristi digitali! 
E' un gran brutto momento questo e il ritorno del "Gianninismo" ne è la prova concreta. 
D'accordo non ci sono prove, è tutto un teorema, una supposizione. Parlano però i fatti, come questa difesa a spada tratta di colui che al tempo di Repubblica, libera, emergeva per critiche e contrapposizioni ai cosiddetti "poteri forti" leggasi, famiglia principesca sabauda, datore di lavoro del neo direttore.  

Ma sempre in tema da registrare uno spassoso colloquio via twitter tra il Bullo e Calenda. 

Matteo Renzi su Twitter:

Bene FiatChrysler che chiede un prestito alle banche da 6 miliardi per tenere aperte le fabbriche in Italia.
Sbagliato evocare "poteri forti" e "interessi dei padroni" .
E' un prestito che serve a investire in Italia: che male c'è?
Mi sarei preoccupato se non lo avesse fatto.


La replica di Calenda:


Te lo spiego in parole semplici 

1) FCA non ha mai rispettato il piano degli investimenti previsto per l’Italia; 

2) avrebbe la liquidità per sostenere il gruppo ma la tiene nella capogruppo per distribuire un maxi dividendo pre fusione PSA: 

3) quel maxi dividendo non verrà tassato.

4) nessuna casa automobilistica UE tranne Nissan/Renault ha sede fuori dal proprio paese 

5) il programma Sace ha rilasciato 6 garanzie per 40 milioni. Ci sono migliaia di imprese con sede in Italia che aspettano 

6) non serve a finanziare i fornitori ma a pagargli il dovuto.

7) siete talmente appecoronati ai grandi gruppi che non riuscite neanche a fare un negoziato come Dio comanda, 

8) Repubblica che fino a ieri sosteneva la linea Landini vs Fiat (sbagliata) da quando è stata comprata da Elkann dipinge FCA come una onlus.


Che dire se non bravo Calenda?!!


E poi dicono che sono barze!



Onnivoro, inquietante, dicotomico, aberrante, il "potere forte" si materializza nella vicenda Repubblica. Lo sapete già: la Famigliola Sabauda si è pappata Repubblica, la Stampa, era già sua, il Secolo XIX e altre testate, cannibalizzando il comune senso del pudore e della libertà di pensiero. 
L'ex direttore Verdelli è stato spazzato via dal giovane Elkann in quattro e quattro'otto, per la prima volta infatti gli diedero otto ore per liberare l'ufficio; al suo posto Molinari, vassallo del Mekkanico, il quale si è preso pure il lusso di sfornare l'editoriale nella domenica santificata e riservata da sempre al fondatore Scalfari. 
Succede che FCA abbia chiesto un prestito da 6 miliardi e passa con la garanzia dello stato, pur pagando le tasse all'estero perché più convenienti. 
Il Comitato di Redazione avrebbe voluto pubblicare un articolo contro questa scelta dei regnanti sabaudi, ma il vassallo Molinari glielo ha impedito.
Apriti cielo e chiuditi libertà! 
Oggi ci sarà la riunione a cui probabilmente presenzierà pure il direttore stesso. 
Sullo sfondo il tristissimo presagio di una stortura massima al diritto fondante il giornalismo, calpestato in ogni dove da pennivendoli peripatetici. 
Gran brutta vicenda questa. Da combattere in ogni dove per difendere le libertà di pensiero che spariglia ed argina i proni e i devoti ai forti. 
Gardner ha già fatto le valige, altri lo seguiranno. Nel mio piccolo ho annullato l'abbonamento. 
Tristezza e repulsione verso questi mocciosi che si credono graniticamente potenti, portatori di verità inattaccabile, ribaldeggiando su concetti oramai troppo desueti: rispetto delle regole, abbattimento dei privilegi, riduzioni delle becere distanze sociali soffocanti molti, per il trastullarsi di pochi.  
  

Ripartenza


Non si attenua il rancorismo nei confronti di questa maggioranza: sfogliando giornaloni di parte, sentendo interventi di pioppi incolti, guardando commenti di ogni genere su inefficienza, ritardi, mix di sconsideratezze, odi regionali, comunali, circoscrizionali, chi la voleva bionda, chi bruna, no era meglio rossa, io avrei fatto così, non si doveva fare in questo modo, il stiamo fallendo omnidirezionale, i piagnistei comuni, le favole di empi seriali evasori i quali, pur non avendo mai partecipato alle spese comuni stanno vergognosamente invocando aiuti, magari pure a fondo perduto, le favole di "va bene madama la marchesa", le critiche forsennate loro rivolte con accuse che vanno dall'esagerata distanza da rispettare, al fatto che sia impossibile prendere il sole o ristorarsi, come se i fautori delle norme godano ad imporre protocolli infausti ed antipatici, riducenti consensi; e poi i soloni sparsi ovunque più di Covid, la loro smania per emergere, le dirette instagram di chicchessia paragonabili al braccio alzato nei marosi alla motovedetta soccorritrice, l'esigenza delle apericena, momenti focali della movida sostituenti in certi casi se stessi e l'ascolto silenzioso necessario alla vera ripartenza, le disboscate pilifere paragonabili allo scempio amazzonico dell'Imbelle Piromane Brasilero che inizieranno oggi stesso nei centri estetici, lo shopping 2.0 di cui troppi hanno sentito la luttuosa mancanza, a guardar bene invece, mio modesto parere, è stato positivo disertare la scellerata ricerca dell'inutile per focalizzarmi sul necessario, non presente nella cianfrusaglia accalappiata in tempi andati solo per soddisfare la parte "sciaqualosa" di me, il parrucchiere, tempio dello svacco, la mancanza della sfogliatura dei tipici giornaletti, ora vietati, riverenti ai padroni del vapore sempiterni e la loro normalità fotografata per assimilarne la nocività, le chiacchiere con lo sforbiciatore tendenti all'unica tematica sulla natura benigna in certune esemplari, il ristorante che riaprendo perderà l'unico fattore, parlo sempre per me, fondamentale, quello del relax tra amici, il giro quotidiano nelle vie del centro, ora sottostante al rompicoglionismo del "togli la mascherina, rimetti la mascherina" per certi versi insopportabile, il rombo degli idioti ritornati a sgommare con le fiammanti novità il più delle volte prese a leasing con rate pagate a no' di cerbottana, il divario di casta che sicuramente riverrà marcato da coloro che ne fanno, inconsapevolmente, ragione di vita, il mare e i suoi metri quadri dogmatici che mi agevoleranno la voglia innata di spaparanzarmi a cavallo del Pinguino davanti alla tv, le visite agli amici recalcitranti e speranzosi di continuare al vederci su Skype, le nuove fobie post-pandemiche, ne ho accumulate tante tra cui rimarco il togliermi le scarpe appena entrato in casa, cosa buona, e il successivo lavaggio con antibatterico spry delle suole il cui liquido grondante hanno creato nel pavimento del ripostiglio una melassa difficilmente estirpabile a rischio frattura clavicola con relativo carpiato, oppure l'uso indiscriminato di prodotti che un giorno scoprirò essere più tossici di Covid, propagati a piene mani in ogni dove, la devozione alla dea Amuchina, la passione per l'alcol, quello rosa scuro sinonimo di opposizione al virus, l'incapacità di parlar d'altro, concedendomi alla diffusa, epidemica, chiacchierata epidemica globale con i 59.999.999 colleghi virologi, il sobbalzo interiore nell'udire il rumore sinistro e folle dello starnuto, la smania del controllo della temperatura, il rito del lavaggio maniacale di ogni cosa, gonadi compresa, più volte al giorno. 
Insomma, si riparte, si riapre. Alla maniacale ritualità, confermante il non aver arretrato in nulla, migliorandosi.          

Disappunto




domenica 17 maggio 2020

Dal passato



Dialoghi



Ttttravaglio!!!


Bertolaso astronauta

di Marco Travaglio | 17 MAGGIO 2020

I barbieri riaprono domani, ma Guido Bertolaso ha riaperto ieri. Con un’intervista al Foglio. Così si è riformato il duo fra lui, noto nell’ambiente cabarettistico come Bertolesso, e il suo ultimo capocomico, Attilio Fontana in arte Umarell, che purtroppo non aveva mai chiuso. Resta invece in lockdown la lingua del terzo caratterista del trio: il popolare Giulio Gallera, noto anche come Compro-una-Consonante, silenziato ormai da un mese da chi gli vuol bene per risparmiargli guai peggiori. Ma andiamo con ordine. Triste, solitario y finàl, Bertolesso si è concesso al ragionieri Cerasa in un imperdibile colloquio su “La protezione che manca all’Italia”: quella civile, che non s’è ancora riavuta dopo il suo passaggio. Dice dunque il salvatore della patria, richiamato d’urgenza due mesi orsono dal Sudafrica (con gran sollievo delle popolazioni indigene) per fare il “consulente personale del governatore della Lombardia”, che se ce la faremo dovremo “ringraziare un po’ meno il popolo e un po’ meno chi lo rappresenta”. Resta da capire chi dovremo ringraziare un po’ di più, ma la risposta è implicita: Lui.
Le apparenze non ingannino: è vero che, appena arrivato per creare nuovi posti letto, ne occupò subito uno perché incontrava questo e quello senza distanziamento né mascherina, stringeva mani senza mettere i guanti e si avvicinava pericolosamente a chi gli parlava per via di un calo d’udito, ragion per cui si contagiò e spedì in quarantena plotoni di collaboratori in Lombardia e pure nelle Marche. Però, anche se nessuno se n’è accorto, ne ha fatte di cose. “Ho costruito un’astronave”, cioè il leggendario ospedale Covid alla Fiera di Milano, ma poi “se gli astronauti chiamati a pilotarla non sono stati capaci, credo che la colpa sia di chi li ha scelti”. Cioè di chi ha scelto lui: l’Umarell. Il fatto che l’“astronave” sia costata 50 milioni e sia arrivata a ospitare 14 malati nelle ore di punta e 4 negli ultimi giorni, roba da 3,5-12,5 milioni per letto, e sia diventata lo zimbello della comunità scientifica mondiale, non lo tange. Lui l’astronave l’ha fatta, tant’è che è richiestissimo dalla Nasa. Ma non solo: “Nei giorni in cui ho collaborato con la Regione Lombardia un piano lo avevo proposto”. Ecco, pure il piano. E che diceva? “Fare tamponi a tappeto e screening sierologici a 4 milioni di persone entro la prima settimana di maggio”, insomma “le tre t (tamponi, tracciamento, terapia)”, che però si scontrarono con le “tre d” di Fontana “distanza, dispositivi, digitalizzazione”, peraltro mai viste). Ma, osserva amaro il nostro eroe, “ancora non ho capito perché non mi è stato permesso di farlo”.
E domandarlo all’Umarell e all’Avanzo di Gallera pareva brutto. Vabbè, dài, è andata così. Spiace per gli incolpevoli sudafricani, che ora se lo riciucciano. Invece Fontana resta. E, se non fosse per il record mondiale di morti (15.450 grazie alla sua “sanità modello”), sarebbe uno spasso. L’altroieri, stufo del doppio gioco dei sedicenti governatori del Nord, pompieri al chiuso e incendiari all’aperto, Conte li ha responsabilizzati sulle nuove riaperture. Ed è accaduto ciò che accadde nella striscia di Gaza quando Israele la lasciò ai palestinesi, che iniziarono a scannarsi fra loro. Il vertice dei 20 presidenti era meglio del circo Togni: Fontana, tremante all’idea di metter la faccia su misure restrittive e impopolari, tentava di ripassare il cerino al governo (“Deve darci linee guida uguali per tutti”) e Zaia lo zittiva (“Non se ne parla neanche”).
A quel punto, siccome è più facile assumere un Bertolaso che una responsabilità, ha sganciato un’arma di distrazione di massa. E, non potendo invadere le Falkland, ha iniziato a strillare al terrorismo per una scritta e un falcemartello contro di lui su un muro di Milano. “Virus comunista”, ha titolato il fu Giornale, intervistando il povero Umarell che sbraitava lì e su La Stampa: “C’è un piano politico contro di me”, “un clima antilombardo”, “critiche non sul merito ma perché io sono della Lega” e “questo clima si riversa contro la Lombardia”, noto paradiso terrestre: “la sanità in Lombardia ha funzionato bene e si è dimostrata efficiente”, grazie anche al Bertolaso Hospital (“un’opera di programmazione, fatta anche nelle Marche, in Emilia, a Berlino”: infatti sta per chiudere). Insomma, “io credo che i numeri si debbano anche interpretare. Se guardiamo il tasso di infezione, scopriamo che da noi è fra i migliori in Italia” (nessuno si infetta come in Lombardia: sono soddisfazioni). Ergo “siamo riusciti a contenere il virus”, che peraltro “si è diffuso perché c’è una grande densità, mobilità”: invece le altre regioni sono desertiche e i pochissimi aborigeni non hanno ancora inventato la ruota. Sallusti e altre pregiate firme del Giornale elencano i mandanti del vile attacco terroristico a mezzo spray: la Sciarelli, Currò del M5S, Gad Lerner e il sottoscritto, rei di aver criticato il miracolo sanitario lombardo. Mancano, alla lista dei mandanti delle Vernici Rosse, gli Ordini dei medici di tutta la Lombardia, autori di un referto definitivo sui disastri sanitari regionali. I famosi Camici Rossi che Fontana&Gallera accusarono di “fare politica al servizio del Pd”. Appena riaprono pure i cabaret, questi ci ammazzano dal ridere.