venerdì 21 febbraio 2020

Pare che Larry... Pare che Larry..


Una volta lasciato lo scorso 17 febbraio il pianeta, dicono che Larry si sia presentato ai “piani alti” e qualcuno gli abbia chiesto informazioni circa il suo operato quaggiù. Larry allora, aprendo una borsa, pare abbia consegnato dei suoi scritti. “Scusa Larry - gli chiese il portiere alato - questa tua poesia -si sta come d’autunno sugli alberi le foglie- a me pare di averla già sentita. Sei sicuro che sia tua?”
“Mah forse... non ricordo. Comunque vorrei gentilmente chiedere se sia vero che negli inferi regni il copyright, mio acerrimo nemico! Spero di non andarci! Ci sarà pure quella strega della Siae!”
“Larry non posso darti informazioni in materia! Vedo che hai scritto pure dei romanzi. Questo che inizia con “Quel ramo del lago di Como” mi pare di averlo già letto... boh, sarà!”
“Ho scritto questo inno all’Altissimo... “Laudato sii mì Signore...”
“Ma questo è di Francesco! Larry non esagerare! Ma l’hai copiato!” 
“In effetti... ma fa parte della mia scoperta. Insomma diciamo che laggiù miliardi di volte ogni ora si ricordano di me.. un’ultima cosa: potrei mandare un messaggio di saluto a mie lontanissime pronipoti, tipo una che è stata persino ministro in Italia, la cara Marianna Madia? Ho qui una poesia che inizia con  “Ei fu” sarebbe bello mandargliela... sarà mia? Boh...
“Non c’è più tempo Larry! Devi andare in sala Giudizio! Parla e leggi solo con parole tue, mi raccomando! Lí non si scherza! Aspetta che ti annuncio: “Sta entrando Larry Tesler, inventore tra l’altro del “Copia e Incolla” informatico, il “Ctrl-C / Ctrl-V” per intenderci...  “Ctrl-C / Ctrl-V” per intenderci... “Ctrl-C / Ctrl-V” per intenderci... azz! Te pareva....

giovedì 20 febbraio 2020

Un po’ forte ma...



Si, effettivamente il titolo di oggi è un po’ forte. Anche perché, da sempre, i comici andrebbero protetti, coccolati, salvaguardati. E costui è uno dei migliori attualmente in circolazione!


mercoledì 19 febbraio 2020

Nelle mani della pazzia



L'incredibile, lo squassante vortice che attanaglia molti neuroni, si è materializzato a Milano, in Galleria. Sapere che il cosiddetto vincitore, ma perdiamo tutti culturalmente, ogniqualvolta che alzerà le dorate saracinesche inizierà la giornata da -13.800 euro solo di affitto, senza quindi contare il personale, la luce, l'arredamento, le tasse, dona, termine che non s'aggrada ma in questo ginepraio nulla appare bello, a mio parere il degrado, lo stagno in cui siamo piombati. 
Dior è il vincitore della mega asta col Comune di Milano per accaparrarsi i 253 mq attualmente in gestione a Versace. L'ha spuntata dopo quasi una quarantina di rialzi per un modico canone annuale di oltre 5milioni di euro, che fanno appunto quasi 15mila euro al giorno. 
Mi chiedo quanto, scusate il francesismo, cazzo sia smisurato il guadagno, il lucro, per arrivare a sopportare un balzello di tali mastodontiche dimensioni e, di conseguenza, quanto siamo allocchi noi, mi ci metto anch'io pur sfanculando da sempre la fantomatica moda e i modaioli, che per cincischiare con ninnoli che pare in alcuni casi, e non so dire se Dior faccia parte della compagnia, siano confezionati da schiavi per lo schiavismo 2.0 che, grazie a fregnacce, cicalecci, latrati alla Luna, ci hanno abituato a vedere come lavoro, occupazione e poi quelle nenie sul fashion, sull'arte, ma di che arte stiam parlando?, i luccichii abbacinanti la ragione, il valore effettivo di questi specchietti per allodole, anzi allocchi, che spendono fortune per compiacersi con la novità, alla velocità della luce diveniente obsoleta, fuori moda, per un circo equestre montato ad hoc per concedere a molti la gioia, la realizzazione della prevaricazione sull'altro, pregna di verticali di Krug. 
Se parti da -13.800 euro tutti i giorni vuol dire che sei certo di essere circondato da imbecilli! 
O no?    

Eccoloqua!



Sappiate che questo circense dal ghigno alla Clint affetto da parodontite, oltre a smenare, stuzzicare, irritare, scocciare, cicalecciare, insinuare, sciare (è stato sulle montagne innevate del Pakistan invitato dal presidente non si sa per cosa, visto lo spessore pallistico, né se dietro compenso, che poi vien pure da pensare che se pagano lui per parlare allora vi è speranza per tutti, compreso Bernardo il servo di Zorro, di far cassa ragliando alla Luna) insomma: dopo aver triturato gonadi per ostacolare una legge a mio parere dignitosa nei confronti di parenti e vittime di fattacci come il disastro ferroviario di Viareggio e, casomai qualche allocco non se lo ricordasse, utile ad evitare in futuro che nuovi, dubito, milionari puttanieri sfanghino anche nove volte la giusta galera, parlo della legge frenante la prescrizione, benedetta ed adulata da “lor signori” e fondante un pilastro extra costituzionale che decreta con i fatti che ricchi e potenti in gattabuia mai andranno, dopo aver fatto tutto questo, ieri il Cicciobello adombrato e timoroso di andare a vendere pantofole porta a porta, a proposito: stasera niente Euchessina per la stipsi: l’Imbolsito andrà da Neovespa, cavolo mi son perso... ah già! Questo Pifferaio si è scagliato con gli adepti contro la proposta di utilizzare le intercettazioni anche per altri reati diversi da quello per cui le stesse erano state autorizzate, in pratica ausculti uno che pensi sia un corrotto e mentre lo intercetti scopri pure che ha legami con la mafia, cercando di superare una sentenza della Cassazione che le renderebbe non utilizzabili nel processo, tipo ad esempio quello dell’inchiesta Consip di Roma, dove sono indagati Alfredo Romeo, Carlo Russo e...e... tale Tiziano Renzi. Che al mercato mio padre comprò. Sappiatelo!

martedì 18 febbraio 2020

Con il dovuto rispetto


No, non ce l'ho fatta! Scompisciandomi allego questa foto che non vuole essere assolutamente irriverente. Il web a prenderlo per il verso giusto è fucina straordinaria. 
Mi scompiscio! Oh come mi scompiscio! 


Tutto vero



Ci ha rotto le gonadi per troppo tempo sulla prescrizione, ha ingolfato, ingarbugliato la già di per sé modesta e fradicia di inamovibilità politica nostrana. Ha tentato di emergere dal barile profondo del futuro anonimato. 
Ed infine è andato a sciare in Pakistan. Tutto vero, accertato. Guardatelo in foto. Non dico altro per non incorrere in sproloqui di bassa grana. Lascio la parola a lei...

Il mantra degli affari sulla vetta del mondo per il Paulo Coelho di Rignano sull’Arno
Sci - L’ex Rottamatore se n’è andato in Pakistan

di Daniela Ranieri

“Ci sono momenti in cui è bello riscoprirsi a riflettere, ammirando la natura incontaminata. Anche a 4.000 metri. E quassù non ci sono polemiche ma solo tanta bellezza”. Le parole, come avrete capito dalla loro sconcertante banalità, sono di Matteo Renzi, il Paulo Coelho del Valdarno.

Sembra di vederlo, seduto nella posizione del loto, mentre medita e recita mantra coi monaci del posto bevendo tè masala. Gli è che il Nostro, dopo aver posizionato i candelotti di dinamite nelle Istituzioni, è partito per le nevi del Pakistan. Sappiamo cosa state pensando: ma come, fino all’altro ieri era qua che minacciava di far cadere il governo sulla prescrizione, e adesso è già sulla vetta del mondo che si atteggia a Dalai Lama, staccato dalle cose terrene, tipo Brad Pitt dopo 7 anni in Tibet? Purtroppo il primo ministro pakistano Imran Khan ha rovinato l’eterea visione, pubblicando sui social una foto che immortala i suoi compagni di “ski-trip” (vacanza sciistica): attorno a un tavolo da giardino, in un cortile che potrebbe pure essere quello del resort “Il Coccio” dell’amico Marcucci in Garfagnana, siedono la principessa Beatrice di York (figlia di Andrea, amico di quell’Epstein arrestato per traffico di minori e suicida), l’ex premier spagnolo Aznar, il finanziere paki-americano Zia Chishti, l’ex ambasciatore pakistano negli Usa Ali Jehangari Siddiqui, un capo della Tim più altri milionari in petrodollari, e infine, spaparanzato al sole a capotavola, lui, Renzi (sul tavolo ogni ospite ha un’aranciata oppure una tazza di tè: Renzi è l’unico che ha sia l’aranciata che il tè). La Verità ha scoperto il link tra questi ricconi ed ex potenti: la Afiniti, una società di intelligenza artificiale, a cui in futuro si farà sempre più ricorso in mancanza di quella naturale. Ignoriamo le competenze di Renzi sul tema (a onor del vero, era bravo con le slide), e in quale lingua si esprima, ma è evidente che la missione ha natura spirituale quanto uno yak tibetano ha contezza di Rignano sull’Arno. Ci viene in mente ora che Renzi sottoponeva un tariffario agli imprenditori che volevano parlare con lui: 100 mila euro, cinque volte quello che prendono i cantanti neomelodici per esibirsi alle comunioni. Un affarone per il Pil del Pakistan. Dove vige la legge del karma: le conseguenze delle nostre azioni ci seguono ovunque come un’ombra, ne siamo responsabili ed eredi. (Nell’interesse preminente dello Stato, chiediamo alla Farnesina se è possibile corrompere gli sherpa locali per rapire, rifocillare e trattenere l’Illuminato a 4000 metri per un po’, o almeno fino alla fine della legislatura).




Frenetico commento


A me piace, intriga, sciocca, invaghisce, frizza, estrapola, soggiace, estasia, annichilisce, scongela. Non so a voi. Quindi se v'aggrada ecco il pensiero di Aldo Busi sulla serie di Sorrentino. Oh! E' gratis!


“The New Pope”: un’Apocalisse alla portata di tutti"

di Aldo Busi  
“Le mie prime cinque puntate con suggerimento finale”
Ho visto le prime cinque puntate di The New Pope di Sorrentino, della serie precedente non avevo guardato un fotogramma, non gli davo uno sputo, non guardo le serie, i fantasy, il calcio, i cuochi, i reality (se mi capita, preferisco farli, la gente mi chiede se “è tutto vero”, io rispondo “non saprei” per tenerezza a tanta ingenuità di ricezione del mezzo per adesione intera, a francobollo, l’unica cosa che abbia mai visto dei programmi a cui ho preso parte, pagato, è se era arrivato il bonifico); mi stuccano a morte i Segreti, i Misteri, i Familismi pomeridiani in cui gli ospiti promotori di un loro gadget… libretto, dischetto, filmetto, spettacolino… per vendere devono vendere la loro vita privata spesso inventandosene una sui due piedi; mi ripugnano i programmi che distribuiscono soldi e oroscopi; mai vista una sola puntata sul commissario Montalbano, sulle Amiche geniali (a dar credito ai trailer, di certo superiore alla sbobba cartacea cui si ispira la serie), le Gomorre (che d’istinto, spostandomelo in verità per grattarmelo, chiamo Gonorree, anche se non ne prendo una da trentacinque anni, bella forza, e non ne vado fiero); inoltre io esigo dai presentatori una pronunzia secondo lo standard ancora non pervenuto ma già codificato dal senso comune, una pronunzia senza birignao dialettale, come sento la calata napoletana, lombarda, toscana e in particolare romana cambio canale ovvero spengo (Propaganda Live su La7, mio tempo di sopportazione: tra i due e i quattro minuti, fatali comunque); ho cercato strenuamente di guardare il Festival di Sanremo ma o cantavano o arrivavano Fiorello e quell’altro presentatore, quello ufficiale, e le belle a stampino che facevano un passo avanti e pertanto gli veniva concesso di dire i nomi delle canzoni, degli autori, dei direttori d’orchestra, delle nonne e l’abbiocco è stato quasi immediato sera dopo sera (però ho saputo dalle prime pagine dei giornali, debitamente online, che alla fine due uomini hanno mimato un bacio e che c’è stato un premiato, ma non so chi dei due); sono insensibile ai troni di spade e ai maghetti – mai letta una pagina sul Potter, mai vistone un adattamento cinematografico –, credo che gli preferirei i tronisti e le ursine frittate col cuore, almeno uno spiraglio sul Paese reale te lo forniscono e talvolta più stringente (…) dei battibecchi dei talk show coi soliti quattro fritti e rifritti saltati in padella, e sono contrario a qualsiasi tipo di abbonamento televisivo extra, con tutta quella pubblicità già mi sembra un abuso intollerabile il canone Rai; in sintesi: non provando alcuna curiosità visuale a parte per i video su YouTube inerenti la fonetica dei vari tipi di Inglese e di Tedesco e un po’ di pornografia sia gay che etero per farmi passare, da secoli, ogni velleità di rimettere il naso fuori dalla porta per timore che mi possa capitare qualcosa di simile per strada (e anche per il terrore che possa riprendermi la produzione di sperma, mi mancherebbe pure quest’altra pugnalata alle spalle); insomma, non avrei il tempo per rientrare in minima parte della spesa di un abbonamento extra muros o extra moenia che sia.

Già, la chiavetta con le prime cinque puntate piratate di The New Pope – portatami a tradimento da un conoscente al quale non ho avuto la crudeltà di dire di portarsela pure via subito – è rimasta lì sul tavolo non so quanti giorni, io nemmeno so come si fa a scaricare chiavette di questo tipo, la mia conoscenza del computer è scientemente ridotta e siccome è via via sempre più ridotta rispetto alle costanti evoluzioni della tecnologia informatica, sempre maggiore diventa la mia autostima; social, poi, nemmeno a parlarne, se volessi fare un incubo davvero contemporaneo sarebbe destarmi di soprassalto per scacciare il sospetto di avere visto fare capolino nei labirinti orfici un like, un tweet o peggio ancora un follower, roba da disgraziati assoluti alienati a sé e al mondo il cui unico pregio sociale è che la propria camicia di forza se la pagano di tasca propria e se la insozzano e se la lavano a vicenda, anche se poi un pericolo lo corriamo tutti noi che di quella desolata landa dell’Azoospermia per lui e del No squirt per lei non facciamo parte, perché talvolta, per fortuna raramente, questi invasati qua dal cervello fumante di libidini represse e ipocrisie scatenate e odio (per se stessi, ovvio: e ben glista) escono di casa – e non si sa mai come va a finire se per caso li incroci sul tuo cammino.

Poi, a forza di trafficare, il 16 febbraio, sono riuscito a installare la chiavetta nel computer e, alleluia, ho visto le prime cinque puntate di The New Pope. Di fila, saranno un cinque ore con le minzioni d’obbligo: mai visto niente di più istrionico, incantatore, affascinante e scritto… da veri maestri del cinema, autoriale e sperimentale senza fartelo pesare un solo istante… dai tempi di A qualcuno piace caldo e Pulp Fiction; ho ammirato la tessitura puntigliosa, sfuggente solo in apparenza, ogni dettaglio della quale, prima buttato lì, ritorna con un suo inaspettato rilievo, e anche le storie collaterali sono intriganti, con talune comparse che si rivelano nello svolgersi degli eventi sempre più protagoniste; una Venezia fotografata come non ricordavo da anni, di sfuggita, monumentale eppure evanescente, niente di documentar-turistico, splendidi i costumi, mai un anacronismo in un siffatto e gigantesco arazzo pieno di perle forse comiche forse no (vi è citata tale Meghan, al momento, 2025, amante del candidato nuovo papa di origini anglosassoni, ennesimo colpo di genio con vigliaccata incorporata degli scaltrissimi sceneggiatori), deliziose le musiche da birichina messa rock e da urlo i testi delle canzoni (ah, che ritmico incanto ormonale quella voce, solo per caso femminile, che di sé sussurra “I am a good time girl”!), e gli attori e le attrici principali –che sono parecchi e a pari merito di bravura e parimenti cruciali per la trama – magistrali, coerenti al ruolo senza un inciampo o una distrazione fuori registro.
Dapprima ho rimpianto che la versione datami non fosse in originale ma poi ho concluso che solo la lingua italiana poteva conferire a quei dialoghi dalla cifra sadiana la leggera, ironica, drammatica con mondanità e inverosimile, retorica ampollosità che gli ingenui presuppongono nella bocca degli aristocratici (tali se anche della Finanza) e dei potenti, cardinali e papi in primis, che poi tra di loro nella vita di tutti i giorni (lo so per esperienza, papi esclusi) parlano invece con la medesima aulica finezza dell’ultima zoccola di Borsa e di sagrestia (tanto l’una è l’anticamera dell’altra).

Purtroppo, l’opera è talmente artistica che invera il dogma inconfutabile secondo cui non esiste pubblicità negativa: invece di attivare un sano e radicale anticlericalismo busiano, anche la bellezza mozzafiato, ancillare ma necessaria, degli scenari paesaggistici e degli interni contribuirà quanto la romantica, ormai fantascientifica morbosità erotica dei credenti a ingrossare le file non solo dei fedeli al botteghino di Sorrentino, nuovo Papa della cinematografia mondiale, ma all’Elemosiniere universale della Chiesa tout court (non si registra qui negli amplessi tra cottage, camerate di suore di clausura, alcove rinascimentali e glory hole fatti si suppone nella sistina, giustappunto, Cappella, alcun calo del desiderio sessuale tipico della modernità rassegnatamente distopica, tanto pristina e surreale resta la potenza simbolica d’attrazione delle umane carnine in copione, le donne sono ancora attratte dai maschi e i maschi da chiunque come ai tempi di quando Berta filava, ridicoli finché si vuole ma beati loro, del resto i film migliori sono fatti per dar da sognare a chi non può permettersi altro, sono esche per una penultima piccola morte prima di tirare gli ultimissimi).

Aspetto con allegria – e parecchia gioia della mente estetica – le altre quattro puntate e ho scritto questo articolo, immoralmente gratis, quale “grazie” dovuto a tutti quanti hanno contribuito a questa opera d’arte che riordina il caos psicotico delle umane e gementi genti che stanno sopra e che stanno sotto in una cornice di struttura ferrea eppure evanescente per i prodigi della forma e le sinapsi di sostanza che regala di attimo in attimo.

Poi, se uno particolarmente colto… cioè graziato dalla coazione a proiettare sullo schermo ciò che nell’opera non c’è… volesse vedere il sequel come un neutro documentario degno di un definitivo Museo di storia naturale, perché no?

È un’apocalisse alla portata di tutti, non è l’Apocalisse, e purtroppo nemmeno la accelera: Sorrentino, fin troppo ontologico e terzo a se stesso, dice semplicemente e poeticamente come stanno le cose e soprattutto fa il punto dell’ancestrale, sciagurata e sempiterna Propaganda Fide, solo che è punto dalla vaghezza di dirlo con una maestria, e angelica innocenza di fondo, come nessun altro sarebbe capace.

Un’ultima annotazione non secondaria alla mia gratitudine.
Di solito vedo una cosa di un’ora e mezzo e dopo dieci minuti non ricordo niente: The New Pope, anche se non è dato vedere un Compasso e una Squadra che facciano le veci delle briciole di mollica nella fiaba di Pollicino, è una festa della memoria, l’imbuto inarrestabile dell’oblio si è capovolto e a distanza di ventiquattro ore da quando ho chiuso il computer e tolto la chiavetta mi rivedo e passo in rassegna le inquadrature che voglio, come voglio e quando voglio, le scelgo addirittura.
Ricordo tutto, e lo ricorderò a lungo.
P.S. E, caro Sorrentino, a quando una serie di pari vampiresca impunibilità dei protagonisti intitolata, pur dando ogni rilievo ai rari martiri in vita e in morte, The New Judge (Trionfo della Legge uguale a Giustizia calpestata?) Un altro sottotitolo potrebbe suonare (La Neo Giudice e il Bellomo), ma le varianti si sprecano. Io stesso avrei spunti preziosi, vecchi e freschi, per la sceneggiatura, e se i capitali lo permettessero, si potrebbe dare al Pio Ermellino Assoluto l’importanza che merita partendo dal ’45 tuttora più attuale in Italia, quello del 1545 del Concilio di Trento, che poi è, più del recente dopoguerra, quello che fino a oggi garantisce la laicità dello Stato e il conseguente Stato di Diritto in Italia.
Va da sé che sarei molto, molto onorato se, mettendo i puntini sulle i che a me sfuggissero, ne accettasse la revisione il pm Nino Di Matteo (lo slogan di lancio delle dieci puntate del Foro potrebbe ricorrere a una delle tante sensate citazioni estrapolabili dalle sue dichiarazioni, ora come ora me ne viene in mente una particolarmente carina per armonia stilistica e adamantina per chiarezza, “I magistrati fanno carriera con metodi mafiosi”, ma non c’è che l’imbarazzo della scelta).