venerdì 26 luglio 2019

Calcolosi




Sapevatelo!


venerdì 26/07/2019
Sozzani&zozzoni

di Marco Travaglio

Cari lettori, quando vedete un esponente del Pd stracciarsi le vesti per le presunte tangenti alla Lega, quella di 30mila euro di Arata&Nicastri a Siri e quella di 65 milioni di dollari dai russi a Savoini, non credetegli. É tutta commedia, sceneggiata, ammuina. L’altroieri, mentre i pidini gonfiavano le giugulari per inveire in diretta tv alla Camera e al Senato contro il vicepremier Salvini e il premier Conte che lo sbugiardava, in Giunta per le autorizzazioni a procedere i loro compagni di partito votavano lontano da occhi indiscreti a braccetto con Lega e FI per negare ai giudici di Milano il permesso di usare le intercettazioni a carico di Diego Sozzani, deputato forzista indagato per finanziamento illecito, corruzione, traffico d’influenze e turbativa d’asta. Gli unici sì ai giudici sono arrivati dai 5Stelle. É la regola aurea della Casta, anzi della Cosca: cane non morde cane, ladro non disturba ladro. Lo scandalo Sozzani, rispetto a quelli leghisti, è illuminante perchè tutto fa pensare che il deputato forzista abbia intascato soldi illeciti, mentre Siri e Savoini pare di no: penalmente fa poca differenza, essendo reato anche la tentata corruzione. Ma politicamente chi si indigna per le mazzette promesse ma non incassate dovrebbe farlo, a maggior ragione, per chi i soldi li ha presi. Invece Sozzani è stato salvato dalle intercettazioni e quasi certamente anche dal processo, visto che le conversazioni sono la prova regina dell’accusa. Motivo: “fumus persecutionis”. E allora vediamolo, questo perseguitato dai giudici (e dal trojan).

Il 6 febbraio 2018 manca un mese alle elezioni del 4 marzo. Sozzani, ex presidente della Provincia di Novara, coordinatore piemontese di FI, consigliere regionale e candidato alla Camera, ha bisogno di soldi per la campagna elettorale. I pm dell’Antimafia di Milano lo ascoltano nell’inchiesta “Mensa dei poveri” mentre batte cassa da un imprenditore che gli sgancerà 10mila euro in nero. É Daniele D’Alfonso, titolare di Ecol-Service srl, ora accusato di aver corrotto politici e amministratori, ma anche agevolato il clan ‘ndranghetista dei Molluso di Buccinasco: secondo il gip, è il tipico “rampante” la cui “avidità di soldi e di potere imprenditoriale lo spinge ad ampliare la sua rete di relazioni per svilupparsi ulteriormente”. Sozzani non sa che il galantuomo ha il trojan nel cellulare, che registra tutto quel che dice e fa. Per convincerlo dell’utilità della mazzetta-investimento, precisa all’imprenditore di avere “il seggio sicuro“, grazie al Rosatellum che consente ai capipartito di nominarsi i parlamentari che vogliono.

E si dice interessato ad approfondire i rapporti con Ecol-Service, dandogli il nome di Mauro Tolbar, collaboratore di Greenline Srl, la società di Sozzani e del fratello Stefano, che seguirà gli aspetti pratici della faccenda. Poi viene al dunque: “L’eventuale tuo aiuto quanto potrebbe essere? La cifra finale”. D’Alfonso risponde che glielo dirà di persona a Novara. Il 5 marzo, giorno dopo il voto, Tolbar chiama D’Afonso per il lieto annuncio: “Siamo dentro, Diego è passato!”. Eletto deputato. Il 9 marzo Tolbar gli illustra il percorso della mazzetta per il neoeletto. Cioè -scrive il gip- tramite l’amministratore della E.s.t.r.o. Ingegneria di Milano, “il quale invierà via mail una fattura per operazioni inesistenti a D’Alfonso – che quest’ultimo pagherà come concordato con bonifico bancario – al preciso fine di celare l’illecito finanziamento promesso al neo parlamentare”. La fattura è datata 8 marzo. Il 22 marzo D’Alfonso bonifica 12.688 euro: 10mila per Sozzani, 2.500 per il mediatore E.s.t.r.o e gli altri 188 “aggiunti per non indicare una cifra tonda e rendere credibile il pagamento per la fatturazione di un’operazione aziendale”. Il titolare di E.s.t.r.o “monetizza l’incasso e lo consegna, in contanti e in diverse tranche, a Tolbar che provvederà alla consegna al destinatario finale”: il neodeputato. Che, secondo il gip, ha promesso di “far ottenere alla società di D’Alfonso agevolazioni nell’ottenimento di appalti in provincia di Novara”.

Però sperava di raccattare ben di più, infatti il 12 aprile piagnucola al ristorante con Nino Caianiello, ras forzista a Varese e gran manovratore della nuova Tangentopoli lombarda: “Sto cercando i soldi perché è una fatica, credimi! 15 anni fa qualcuno veniva lui di sua sponte da me, a dirmi ‘se entri in quel partito, che posso fare?’. Adesso non si può più mettere le mani… mi inginocchio per chiedere tre lire! Tremila, cinquemila, diecimila, quando avevo bisogno centomila!”. Poi, quando scatta il blitz dell’Antimafia, giura di non aver mai saputo nulla della tangente e assicura: “Se scoprissi anche solo un’ombra mi dimetterei immediatamente da deputato”. Ma pm e gip escludono che chi parla con la sua voce sia un bravo imitatore che vuole incastrarlo. Anche perchè ritengono di aver trovato pure “un riscontro agli indizi del sistema illecito di incarichi pilotati a favore della società Greenline srl riconducibile al deputato, da parte delle società in-house operanti in provincia di Varese eterodirette da Caianiello”. Così chiedono alla Camera l’autorizzazione a usare le intercettazioni indirette di Sozzani e poi ad arrestarlo, come han già fatto per altri 43 indagati sfortunatamente senza scudo. Ma non hanno fatto i conti con Lega, Pd e FI, che a favore di telecamere se le danno di santa ragione, ma nel chiuso della giunta si salvano i rispettivi inquisiti. No ai giudici, anche per le conversazioni registrate prima che Sozzani agguantasse il seggio e l’immunità. Vano il sì dei 5Stelle. Che hanno mille difetti, commettono mille errori e forse si sono persino scordati perchè esistono. Poi però provvedono sempre gli altri a ricordarglielo. E a ricordarcelo.

giovedì 25 luglio 2019

E poi per fortuna c'è lei!


In questa cloaca irta e pregna di nefandezze, errori epocali, grettezze, improvvisazioni, capovolgimenti della ragione al punto che gli antichi padri riposanti all'ombra dei salici staran pensando seriamente al cambio di nazionalità, dove un ministro palesemente bugiardo, smascherato dal suo Premier in qualsiasi altro paese si sarebbe già dimesso e, fosse stato nipponico, avrebbe pure pensato al lavacro dell'harakiri, dove un bibitaro assurto a capo politico di un movimento agisce e cogita inversamente proporzionalmente alla buona politica, in questo marasma di sciatterie per fortuna ecco apparire colei che per investitura dell'Olimpo da sempre appare a moltissimi come la materializzazione dell'inettitudine: 

  

Non ci fosse occorrerebbe inventare un facsimile, un qualcosa da rimirare per conservare speranza di risollevarsi visto che il peggio, il fondo del barile è ben decifrabile guardando appunto verso l'esempio di cui sopra.
Nel pieno di questo marasma colei che aveva promesso di lasciare ogni carica ed impegno politico in caso di sconfitta referendaria, poi nettamente realizzatasi, ha trovato tempo, coraggio e ardimento per concedere un'intervista al padre di tutti i giornaloni, la sempre riverente Repubblica. 

Ci ha concesso quindi uno squarcio d'ilare rilassatezza, un coacervo di pulsioni tendenti ad assopire lo sconcerto per l'attuale realtà, un approdo significativo per continuare ad allontanarsi da quella politica da lei profumatamente prodotta e da cui ogni persona sana e saggia dovrebbe star lontano anni luce. 

Alcuni squarci di questa illuminante intervista: 

I renziani hanno paura di non essere rieletti?

«Figuriamoci. Se diciamo che bisogna andare al voto! Ricordo che noi siamo quelli che hanno vinto nei collegi uninominali».

Dai Bella Etruriana! D'accordo che siamo allocchi, ma come dimenticare che il mentore ti ha collocato sul piedistallo più alto in cinque collegi blindatissimi, escluso quello di Arezzo, tua città natale, per cause chiare, visto che se ti fossi presentata pure lì avresti raccattato si e no una dozzina di preferenze! 

 Però la tattica del popcorn voluta da Renzi all’indomani delle politiche - ovvero di stare a guardare e non avviare alcun dialogo con i grillini ha avuto come risultato il sodalizio di governo. Lei fa autocritica?

«Per cosa dovremmo fare autocritica? Per non aver votato la fiducia a ministri come Toninelli e Di Maio? Dopo un anno di governo, il M5s ha perso 6 milioni di voti, mostrando tutte le proprie contraddizioni. E questo si deve alla nostra scelta di non allearci con loro: Renzi andrebbe ringraziato, non criticato. Sono orgogliosa che il Pd abbia rinunciato a qualche ministero, ma abbiamo tenuto la barra diritta sui nostri valori, molto diversi da quelli dei 5Stelle».

Ma abbiamo tenuto la barra diritta sui nostri valori... credo che sia inutile proseguire. Grazie o Altissima! 

Su Moscopoli, Conte riferirà in Senato. Salvini no. Come si fa a convincerlo a rispettare il Parlamento?

«Salvini non ha alcun rispetto per il Parlamento ma prima di tutto per i cittadini. Continuo a pensare che andasse chiamato in aula presentando una mozione di sfiducia: così sarebbe stato costretto a venire alla Camera. E a parlare. Ho avanzato la proposta della sfiducia alla riunione di gruppo, così come molti altri. Il segretario ha fatto poi sapere di non essere d’accordo e per rispetto del suo ruolo non abbiamo presentato la mozione. Dopodiché non mi risulta che sia stato abolito il diritto a pensare, almeno dentro al Pd. Noi non siamo la Casaleggio».

Grazie, grazie per queste perle! Come dice Serenissima? Salvini sarebbe costretto a venire alla Camera e a parlare? 
Certo, è vero. Mi ricordo però quando Lei andò a parlare sulla triste vicenda etruriana dichiarando di non aver mai interferito sulla questione dall'alto della sua carica. Se mi permette, successivamente, i fatti raccontati da De Bortoli, non le hanno dato pienamente ragione. Con questo non voglio assolutamente sbugiardarla, ci mancherebbe! 

Cosa la preoccupa di più dell’ azione di questo governo?

«Difficile una graduatoria: mentono agli italiani su questioni come Ilva e Tap, gestiscono da incompetenti le scelte sull’economia, licenziano con arroganza chi non la pensa come loro e piazzano i loro amici ovunque, perfino alla presidenza della Rai. Il vero dramma però non sono i buchi che lasceranno nel Bilancio, ma le lacerazioni provocate nel tessuto sociale».

Qui siamo alla Cima Coppi! L'Ilva che durante l'Era del Ballismo continuò a spargere veleni ed in nome dell'occupazione vennero abbattuti antichi convincimenti su salute, dignità sociale e benessere collettivo. Dove vennero pure elargiti dei pass che permisero agli allora capoccioni di ammorbare l'ambiente senza incorrere nelle giuste pene. 
E il cammeo Rai, il nettare di tutta l'intervista!!!! Dice l'Illuminata che la coalizione al potere sta piazzando i loro amici ovunque, perfino alla presidenza della Rai! Standing ovation!!! Ma Signora, non si ricorda che durante il Ballismo piazzaste amici e proni ovunque, su tutte le reti, mandando a casa professionisti scomodi, Giannini, Floris? Non si ricorda l'Anzaldi che tuonava ogni qualvolta una virgola s'ergeva contro le gesta del suo Ebetino? 
Grande MEB! Insuperabile! 

E se Renzi decidesse la scissione lei cosa farebbe?

«Renzi fa opposizione in Parlamento, formazione tra i ragazzi, gira per il mondo. Mi sembra che stia pensando a tutto tranne che alla scissione.
Certo però che non appoggeremo un governo con i 5Stelle».

Fantastico pure il finale: il Giullare che fa opposizione, forma i ragazzi e gira il mondo è da libro Cuore! 
Il mistero è in quale veste chiamino un egoriferito di tale portata? Per misurare a quanti bar può arrivare il gonfiore della pienezza di sé? Per divertimento? Per constatare di persona il grado di ballismo emanato da un umano? 
Misteri. Comunque lo ribadisco: per fortuna che ogni tanto riappare la Lasciante il Potere Mancata. Tutto sembra più roseo e riparabile. 

Locale ma per tutti



Dunque la farsa sta arrivando al capolinea! Dopo decenni di manovre pro voto e contro la Ragione, con quell’enorme agglomerato di scale con i padiglioni attorno chiamato ospedale di Sarzana, ed il progetto abnorme spezzino sdoganato prima delle ultime regionali con i lavori affidati all’unico offerente Pessina, riverente verso gli amici del Bomba al punto di cuccarsi persino il cadavere de L’Unità, con la promessa sghignazzante, simile a quella proferita dal Vate dell’Era del Ballismo ai terremotati amatriciani di ricostruire il tutto in tre anni, di erigere il nuovo nosocomio cittadino in pochi anni, pensato smargiassamente di livello Dea2, comprendente cardiochirurgia ed impossibile a materializzarsi per l’esiguo bacino di utenti della nostra provincia, ma chissenefrega pensarono al tempo i soloni rossi tanto i soldi mica sono i nostri ma degli allocchi che da decenni ci stanno votando, dopo tutte queste scorribande, finiti in braccio ai proseliti del formigonismo applicato alla sanità osannante lo smantellamento del pubblico servizio per farsi cullare dal privato argutamente in arsura per accogliere i soldoni nostri sotto le vesti di pagamento di prestazioni mediche, ecco arrivare la fine dei sogni, delle speranze, il capolinea della politica locale. Unico obbiettivo raggiunto quello di abbattere il vecchio Felettino compreso l’ultimo piano pericolante ma costosissimo per il quale nessuno, dicesi nessuno, ha pagato nulla per l’acclarato brigantaggio. 
Resta l’amaro in bocca per la faraonica presa per il culo, la certezza che non si vedrà nulla di nulla negli anni a venire, con la consapevolezza di continuare allibiti ad assistere al macabro scenario del S.Andrea ed il suo Pronto Soccorso da paesello dove per farti curare devi piantare tenda ed amaca, dove manca l’urologia perché è a Sarzana e se il catetere ti funziona male dovrai solo soffrire sperando che il fato ti assista, dove per essere trasferito da un reparto all’altro occorre l’ambulanza, dove chi ci lavora è martire ed eroe. Tutto questo, accadendo nel 2019, dovrebbe far sì che un’Entità misteriosa intervenga d’autorità erigendo un enorme reparto di psichiatria per accogliere tutti coloro che in tanti lustri han confuso il tornaconto personale con la dignità sociale. Rinchiudeteli!

mercoledì 24 luglio 2019

Aria nuova!


Ma si dai! 
Leggiamocelo! Leggiamoci questo articolone al sapor di gruberismo o gianninismo del grande Claudio Tito di Repubblica! 


L’anima perduta dei 5stelle

di Claudio Tito

Esistono ancora i grillini? Esiste il Movimento 5Stelle?
Oppure è solo un simulacro? Svuotato, privato del suo nucleo originario. Senza un’anima. O meglio: senza un contenuto. In vita ma per sopravvivere. Per restare al governo ma non per governare. Il via libera alla Tav, infatti, è l’ultima spina staccata ai pentastellati. È il sipario che viene giù definitivamente.
Il legame indissolubile tra l’M5S e il fronte No-Tav espone la linea adottata dal presidente del consiglio – ammesso e non concesso che si tratti di una decisione solitaria – a un giudizio che non può limitarsi al perimetro ristretto del merito sull’opportunità o meno di costruire la linea Torino-Lione. Va esteso agli effetti sul partito di maggioranza relativa in Parlamento. In particolare al rapporto che aveva instaurato con l’opinione pubblica sulla base di promesse che si sono rivelate infondate o irrealizzabili. E al tentativo di accreditarsi nell’immaginario collettivo come forza ambientalista.
Almeno sotto il profilo estetico e comunicativo. Proprio per questo, il fallimento di questo rapporto assume, per i suoi elettori, i contorni di un tradimento. Di un inganno. Perché 16 mesi fa il Movimento 5Stelle è stato votato in virtù degli impegni assunti in campagna elettorale. Le architravi del programma grillino sono state però abbattute. L’Ilva di Taranto doveva chiudere ed è rimasta aperta. Il Tap, l’oleodotto pugliese, doveva essere bloccato e invece i lavori non si sono fermati. L’ultimo totem cui i grillini del governo nazionale si erano aggrappati era la Tav. È andato in frantumi. La resistenza, dannosa e praticata solo dalle giunte di Roma e Torino, aveva funzionato solo sul no alle Olimpiadi. Quell’embrione confuso e precario di valori è insomma venuto meno. Ma l’aspetto più deleterio è un altro: l’obiettivo è semplicemente salvare la poltrona.
«Finchè saremo al governo, la Tav non ha storia e non ha futuro», diceva Luigi Di Maio, non qualche anno fa ma solo pochi mesi fa. Per non parlare degli altri esponenti di spicco del Movimento: da Grillo a Di Battista fino a Fico.
Tutto si sta trasformando in una penosa finzione. Il capo politico pentastellato, nascondendosi dietro il premier e invocando il voto in Parlamento per dimostrare di essere ancora contro la Tav, mette in scena una farsa. I gruppi parlamentari grillini sono davvero contro la Tav? Possono far cadere l’esecutivo Conte. Il partito di maggioranza relativa, che esprime di fatto il presidente del consiglio, può imporre la solidarietà di governo al suo alleato. Perché non lo fa? Per rimanere a Palazzo Chigi. Perchè, ad esempio, non si appella con la stessa logica al voto in Parlamento sulla Legge che prevede le Autonomie regionali? Perchè la Lega non lo accetterebbe e aprirebbe la crisi. È
il disvelamento della debolezza a 5Stelle. E del resto i pentastellati si sono piegati ai diktat di Salvini in diverse occasioni e anche su temi che urtavano il cuore del Movimento. Sono alleati con Armando Siri, ora indagato ma già condannato per bancarotta fraudolenta, e accettano che partecipi a tavoli ufficiali di governo al fianco del leader leghista. Hanno negato l’autorizzazione a procedere nei confronti dello stesso Salvini. E oggi lo difenderanno anche sullo scandalo Moscopoli.
Il problema è che per chi si trova oggi al potere, tutto diventa indifferente. Senza valori, si può dire tutto e il contrario di tutto. Apparentemente, solo apparentemente, senza alcuna sanzione pubblica. Così Di Maio puo’ subire la Tav e Salvini può ripetere ossessivamente che i porti sono chiusi anche se, come ha dimostrato la vicenda Sea Watch, è solo un ritornello ingiustificato. Ma si tratta di un gioco che in democrazia non dura mai troppo a lungo. Il prodotto di tutto questo è infatti la costante incoerenza, l’inaffidabilità e la cancellazione dell’interesse collettivo.
Emerge solo quello individuale, di chi vuole tutelare il proprio seggio.
E la necessità che ha prodotto il patto di potere tra M5S e Lega evolve in una mefitica dedizione al potere. Solo al potere, senza politica.

Grazie grande illuminato per averci svelato l'arcano: che cioè a voi non importa un benamato cazzo che l'Ilva produca morte e cancro, che il buco miliardario della Tav va fatto non perché utile, solo perché enorme tortona da spartirsi. 
Eravate inorriditi che qualcuno avesse trovato forza e consenso per annichilire le gigantesche dipartite di denari pubblici in tasche dei soliti noti. Avevate terrore che potesse accadere, rosicavate che qualcuno cercasse consenso attraverso onestà e repulsione di sprechi decennali su cui mai avete fatto campagne serie (ricorda il Mose ad esempio?)
Grazie a lei veniamo a scoprire che il fulcro, la luna, il sapore di tutto è solo ed esclusivamente il cogliere in castagna questi squinternati pentastellati che non sono stati colti con le mani nella marmellata, al contrario dei vostri amici che pure sul collo hanno tracce dolciastre! 
Che abbiano sbagliato sgangheramente scelte e politica è indubbio! Ma non è il fulcro. Il fulcro è che purtroppo continuate ad agognare tempi andati, allorché si credeva alla parentela egizia di una minorenne, si faceva finta di nulla sul pagamento accertato fino al almeno il 1994 di tangenti alla mafia, di genitori intrallazzanti, di banche alla alì babà con al seguito gli immancabili ladroni, di scorrerie nei meandri della pubblica amministrazione, di prese per il culo ai poveri terremotati, Amatrice docet! 
Volete tornare a quei tempi, alla mefitico "E' l'ora dei sacrifici per tutti!" al "ce lo chiede l'Europa!" 
Senza nessuna remora, festanti per la stolta guida politica del Bibitaro, indegna per il Movimento. 
Forza, gioite, sbandierate! Sparito il movimento nessuno potrà fermare le gesta ignobili del neo uomo forte, il Cazzaro Verde! 
Forse solo allora riacquisterete il nerbo e la volontà del buon giornalista. Ma ahimè sarà troppo tardi!  

Spontaneamente



Mi nasce spontanea dal cuore, irrefrenabile, una domandina semplice semplice riguardo ad Afef, della quale naturalmente non mi frega nulla: dopo diciassette anni passati con il Tronchetto Provera della felicità, la bella ex modella ha deciso di convolare a nozze con questo signore nuovamente attempato, fisico da fiasco di vino da cantina di campagna, al secolo Alessandro Del Bono.
La domandina, pur partendo dal concetto che al cuor non si comanda, è come mai Afef s'invaghisce sempre di uomini con una caratteristica peculiare. Del Bono infatti non è un saldatore navale, né un muratore edile; è a capo di un colosso farmaceutico. 
Afef, non sarà che guardi prima il lato B (inteso come parte contenente il portafogli) dei tuoi amori? 
Oh sia chiaro: tanti, tanti auguri!

Fantastica!