mercoledì 17 luglio 2019

martedì 16 luglio 2019

Cinquant'anni fa


Mi piace, mi è sempre piaciuta, m'appassiona fino allo spasimo la grande storia dell'astronomia. 
E a cinquant'anni dalla prima missione sulla Luna, m'aggroviglio di pensieri e diciamocelo: anche di dubbi.
No, non sono uscito di senno né tendo al terrapiattismo. 
M'affascina però sconquassare il passato, quel passato e cogitare sull'enorme rischio preso a quei tempi dagli Usa. Diciamo che mai come in quel benedetto 1969 una missione spaziale è stata compiuta in nome della supremazia, sfanculando le incredibili possibilità di un insuccesso che avrebbe prodotto altri tre cadaveri. Pensiamo ad esempio al fatto che sono andati sul nostro satellite con una potenza di compiuter a bordo inferiore a quella attualmente presente in un qualsiasi smartphone, equiparabile a quelle in possesso di un preistorico Commodore 64. 
Pensiamo a tantissime soluzioni che si dovevano aprire senza contemplare probabilissimi errori, frutto di inesperienza e fatalità. 
Ricapitolo: io credo fermamente che Armstrong ed Aldrin passeggiarono sulla Luna. Per una ragione semplice: i sovietici, i quali se ciò non fosse avvenuto, avrebbero inondato la sfera terrestre di notizie sputtananti il finto evento. 
E il dubbio? Il dubbio riguarda le immagini trasmesse: tanto alto era infatti l'insuccesso che per prendersi margini minimi di sicurezza, potrebbero aver scelto di girare immagini in studio, al fine di rimanere a galla in caso di debacle. Che sarebbe successo se il Lem, avvitandosi su se stesso, fosse esploso davanti a due miliardi di occhi? 
Questo è il dubbio, dettato dagli eventi, basato e sostenuto dalla presidenza di allora di quel cialtrone di Nixon, dalla volontà di risultare vincenti nella corsa spaziale apportatrice di consensi, di allori, di gigantismo mondiale. Fossero morti senza arrivare sul satellite, per la storia ci sarebbero arrivati comunque, la scusa dell’incidente al rientro li avrebbe consegnati allo stesso modo alla leggenda. Tutto si sarebbe salvato, capra, cavoli e primato.
Chissà.

Così, per foto...



lunedì 15 luglio 2019

Hanno ragione, quasi...



Si, per una volta ha ragione Fiano; ha proprio ragione a chiedere ciò che è scritto nella foto. 
Il Cazzaro Verde ha indetto una riunione, politica, con le parti sociali per illustrare la flat tax, con al suo fianco Siri. 
Fermo restando che, ormai il Gonfiato Dirigibile è un libro aperto, il motivo di questo tentativo di spaesare allocchi sostanzialmente si riconduce all'immissione di nebbia circa la triste vicenda russa, questo modo di credersi insostituibile debba necessariamente essere bloccato, sia dal M5S che da Conte. E il presidente lo ha fatto, magistralmente, accostando questa ingerenza allo sgarbo istituzionale. 
Il Cazzaro è in difficoltà e cerca altre forme di visibilità per continuare a crescere in consensi. Fino a quando troverà allocchi disponibili a dargli credito, il suo apprezzamento politico è destinato a salire. Quando arriverà a tetto, la discesa sarà non solo inevitabile ma pure repentina. 
Per quanto riguarda il PD con Fiano e la Serracchiani impegnati ad evidenziare questa acclarata stortura... guardassero a casa loro, ai tempi in cui tutto era concesso, l'Era del Ballismo per intenderci. 
Osservazioni giuste quindi, ma nessun mea culpa in grado di farle apprezzare uscendo da quei pulpiti ancora troppo ammalorati. 

domenica 14 luglio 2019

Nello stagno


Leggere una notiziola, di quelle apparentemente e filosoficamente errate, del tipo: dai non può essere, si sono sbagliati, il linotipista avrà fatto serata, non fa che accrescere una certezza insita, celata nel cuore da ormai lustri divenuti nel frattempo ere: ma in che cazzo di sistema stiamo vivendo? 
Veniamo alla notizia: Deutsche Bank, quindi non propriamente una bancarella da sagra rionale, ha elargito ai suoi dirigenti negli ultimi vent’anni per 50 miliardi di euro, grazie al famigerato investment banking, una sorta di gioco d’azzardo gigante trasformato in abilità ingegneristica finanziaria dalla cosiddetta società civile. Mentre i famelici onnivori in doppiopetto si spartivano il bottino e la grande banca teutonica degenerava in colossali truffe assimilando migliaia di miliardi di sofferenze, i ribaldi le chiamano così, ecco scattare il piano per rientrare, il solito becero menu per tutti gli allocchi respiranti e partecipi di queste vergogne universali: lacrime e sangue che prevede in tre anni il licenziamento di 18000 dipendenti. Esistesse un’entità superiore, un comando supremo, un direttorio di saggi, questi fatti avrebbero le giuste conseguenze: spoliazione dei beni, Tso obbligatorio e centro di rieducazione sociale per tutti questi parassiti, sanguisughe senza decenza che incamerano risorse destinati alla collettività, erigendosi a luminari, ad emblemi, a cammei da mostrare per trasmetterci il subliminale messaggio “studia ed osa per arrivare ad affermarti nella società” 
Fino a quando non ci capaciteremo di essere stati docilmente incastonati dentro ad un sistema inchiappettante molti per le ladrerie di pochi, tutto continuerà a girare in questa modalità: i nani serventi da una parte e i signorotti dall’altra. In mezzo barbaredursate, grandi fratelli, pianti lacrimevoli mediatici, stordenti ed appannanti ragione e dignità.

venerdì 12 luglio 2019

Tragiche stranezze



La cittadina sicula di Vittoria, nel ragusano, è stata teatro di un tragico assassinio di un bimbo e l'amputazione delle gambe ad un altro, ancora gravissimo, per mano di tale Rosario Greco, nella foto, che si è messo al volante con un tasso alcolemico di quattro volte il consentito e dopo aver assunto cocaina. 
Questo scellerato assassino con il suo Suv ha percorso le strette strade del centro di Vittoria a velocità folle, perdendo il controllo dell'auto e andando ad investire i due bambini che stavano tranquillamente guardando un cellulare, seduti sui gradini di un'abitazione. 
Il Greco, fuggito e poi consegnatosi alle forze dell'ordine è stato arrestato. 
Assieme a lui in auto altri due rampolli: Angelo Ventura e Alfredo Sortino. Tutti e tre figli della nobiltà, per così dire, di Vittoria: padroni assoluti del bene pubblico perché figli dei soliti noti: Elio Greco, padre del guidatore del Suv, nato come rapinatore di banche e cresciuto nel tempo, recentemente ha subito un sequestro da parte dello Stato di circa 35 milioni di euro. Ventura, figlio del boss Gianbattista e Sortino, con molti reati alle spalle e tutt'ora sorvegliato speciale. 
Il comune di Vittoria è stato sciolto per mafia e questi tre eroi della malavita organizzata, di sicuro agivano e sfoggiavano i blasoni del casato, mentre tutt'attorno teste e cuori piegati dalla paura s'inchinavano al loro passaggio, senza proferir nulla in merito alle loro scorribande, alle notti sfarzose pregne di alcool e droghe. 
E la foto dell'arresto dell'assassino pare confermare il clima remissivo e succube tipico delle zone impestate dai mafiosi: generalmente quando un assassino di minori esce dal commissariato viene accolto da urla e grida dei concittadini inferociti. 
Come potete notare, nessuno ha avuto il coraggio di farlo. La paura e, soprattutto, l'assenza dello Stato sono le agghiaccianti conseguenze di politiche servili e compiacenti dal dopoguerra ad oggi. 
Il bimbo morto e l'altro mutilato sono una vergogna di questa nazione, sfracellata da poteri occulti. 
Riposa in pace piccolo martire! Quaggiù ci vergogniamo tanto per quello che non sappiamo e non troviamo il coraggio di fare.    

Da Ruby a Rubli


Giullari e macchiette stanno riportando il nostro paese nel luna park delle fregnacce, nel paradiso delle balle. Ricordate la vergognosa vicenda Ruby, con la maggioranza del parlamento chinato ai sommi voleri dell'Erotomane? Tra chi votò la pittoresca vicinanza alla madre di tutte le palle c'era anche lei, la sofisticata, principesca, attualmente impegnata a crearsi ruolo e posizione per divenire la prima donna presidente della Repubblica, al secolo Maria Elisabetta Alberti Casellati (Baronessa Viendalmare), la quale ha liquidato con "pettegolezzi" la vicenda Russia, petrolio, cresta da 65 milioni pro Lega, pare, che vede impelagato uno dei più vicini, vicinissimo, uomini del Cazzaro. 
Da Ruby a Rubli con in mezzo la solita, attanagliante, commedia sfarzosa dei dinieghi, delle possibili querele, della nonchalance istituzionalizzata in simili momenti sparsa a larghe braccia al fine di miniaturizzare eventuali richieste di chiarimenti. 
Nulla è lasciato al caso anche se la vaporosità, la noncuranza iniettata nei media vorrebbe ridicolizzare chi è tentato di approfondire vicende come queste, che potrebbero scatenare l'inferno. 
Contano molto sul fattore allocchismo, sperando che il caldo e il salmastro sviino l'attenzione. 
Da Ruby a Rubli il passaggio è ridondante. Giuggiole per nani inani.