sabato 29 giugno 2019

Subtropicale


Guyana equatoriale, foresta amazzonica, via Veneto La Spezia: nessuna differenza climatica tra questi luoghi, in una giornata talmente umida da pianificare un futuro e certo pestaggio al prossimo che tra qualche mese mi dirà “brrrr che freddo!”  
Quello che m’inquieta in becere giornate come questa è la probabile, quasi certa, prossima scatarrata frutto degli sbalzi che un girovago mattutino in modalità acquisti deve subire: una differenza di 10 gradi al supermercato, davanti al bancone dei formaggi una glaciazione della “canala” con dolori tipici di una scartavetrata ad ogni passo successivo. Appena uscito, la vampata tipica di chi entra per sbaglio nel camerino di Belen intenta ad oliarsi, la dilatazione delle vene le fa apparire come elastici post Bungee Jumping di Giuliano Ferrara; la successiva entrata dal macellaio, meno 15 gradi con l’esterno, risolidifica tutto, facendoti apparire come un terminator esausto alla scena finale con tanto di occhio rosso lampeggiante come il cuore di ET, non riferito ai due bulbi oculari ma ad altro. La successiva immersione nella tropicale realtà genera disorientamenti più che ascoltare una riflessione di Orfini sulla dignità della politica prepara al padre di tutti gli shock: l’entrata in farmacia con una temperatura prossima allo zero assoluto che farebbe protestare pure un pinguino dell’isola del Guano e spingere Babbo Natale allo sciopero bianco; dopo la vasocostrizione improvvisa che ti trasforma in ornamentale fontana di sangue con getti dalle orecchie, comprendo dagli espositori con fumenti, sciroppi per la tosse, bustine scioglicatarro, iscrizioni al torneo “richiamo e sputo orbitante” che questa è pura tattica commerciale e m’avvio sconsolato all’uscita sperando almeno in un passaggio da un cammello non troppo scazzato per l’afa.
(Ps: stavo per farmi un barbecue al centro di piazza Europa vestito da cosacco ma per fortuna l’esperto del TG mi ha sconsigliato di stare al sole durante le ore diurne e di mangiare molta frutta! Grazie o illuminato!)

Daniela su Orfini & C.


sabato 29/06/2019
IL CORSIVO
Orfini & C., statisti alla marinara
CROCIERISTI - I DEM SULLA NAVE ONG DIMENTICANO I CAMPI LIBICI E LE POLITICHE DEI LORO GOVERNI

di Daniela Ranieri

Il caldo gioca brutti scherzi: da due giorni ci sembra di vedere alcuni parlamentari del Pd a bordo della Sea Watch 3. Il miraggio è allucinante: Delrio in mocassino Capalbio-moda mare senza calzini sistema un materasso di fortuna sul ponte di prua mentre Orfini aggiorna il diario di bordo su Twitter e Davide Faraone si spara una ridda di selfie- con Delrio, con Giuditta Pini, con Riccardo Magi, con la capitana Rackete - rendendoli virali con gli hashtag di tendenza.

Orfini, nella sua fantozzianamente tragica mancanza di physique du rôle (pelle bianco-latte, asciugamano sulla spalla e cuffia in testa), ha un principio di ustione sul naso ma obbedisce a un dovere più grande della legge: “26 giugno, ore 22:31: Sono arrivato a Lampedusa. Quella luce gialla che vedete in foto è la #SeaWatch”. “27 giugno, ore 16:04: Siamo su un gommone. Proviamo ad avvicinarci alla #SeaWatch”. “Ore 16:22: Siamo sulla #SeaWatch”, eccetera. Chiamatelo Ismaele. Alle 19:28 la foto di uno splendido tramonto che potrebbe essere pure di Camogli o Ibiza accompagna le lancinanti parole di condanna: “I migranti sono in condizioni di sofferenza psicologica indescrivibile. Crudeltà, non c’è altro modo per definire il comportamento del governo”.

Dev’essere sempre il caldo, perché la indubbia crudeltà del governo attuale consiste nel tenere sulle barche delle Ong persone che avrebbero potuto benissimo restarsene al fresco nei campi di prigionia libici dove il governo Gentiloni, grazie al ministro Minniti, aveva profumatamente pagato le milizie indigene per trattenerle con tutti i comfort.

I meravigliosi selfiesul mare obnubilano la memoria: nel giugno di due anni fa, era Minniti che minacciava di chiudere i porti (minaccia che Delrio si fece in quattro per smentire, attenuare, ritirare), cosa che Salvini ha potuto fare perché non ha l’organo della moralità che invece i piddini ogni tanto si scoprono sviluppatissimo. E fu Renzi - che oggi, mentre i suoi si imbarcano per l’operazione Lampedusa, posta foto delle Dolomiti dall’aereo che lo scarrozza per il mondo a impollinare gli altri Paesi del suo formidabile know how - a dire: “Si è fatto bene a bloccare gli sbarchi. C’è un limite massimo di persone che puoi accogliere. Aiutiamoli davvero a casa loro” (Festa dell’Unità, Bologna, 1/9/17) e a vergare sull’indimenticabile Avanti: “Vorrei che ci liberassimo da una sorta di senso di colpa. Noi non abbiamo il dovere morale di accogliere in Italia tutte le persone che stanno peggio. Se ciò avvenisse sarebbe un disastro etico, politico, sociale e alla fine anche economico”.

Ecco allora la delegazione marinara del Pd che solca le acque territoriali per raggiungere la nave con sopra i migranti, ai quali mancava solo questa, di disgrazia. Ma lasciando stare Orfini e Faraone, che di Renzi sono stati la proiezione ortogonale e prona, come può Delrio, persona seria, non notare lo stridore tra l’aver sostenuto acriticamente quelle politiche ieri e il portare oggi soccorso a persone che hanno subito fame e violenze nei centri di detenzione libici, prevedibile eterogenesi dei fini del memorandum d’intesa del 2017 tra Minniti e al-Sarraj? Speriamo almeno si mangi bene, a bordo: non vorremmo che i delicati stomacucci dei digiunatori a staffetta ne avessero a soffrire. Vabbè che Orfini ormai è praticamente un lupo di mare, dopo esser salito a gennaio sulla Sea Watch al largo di Siracusa, dato l’inspiegabile insuccesso della protesta del Pd intitolata “Non siamo pesci”. Stavolta non c’è con loro la Prestigiacomo, ministra di B. e mementovivente della Bossi-Fini e del decreto Maroni che creò il reato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina tuttora vigente, chissà per colpa di chi. Quale cultura di umanità e accoglienza possono vantare, oggi, i nostri statisti alla marinara? È come se Schettino facesse il testimonial della Costa Crociere.

venerdì 28 giugno 2019

A volte



Ho parlato della Capitana e subito il padrone con la faccia non propriamente intelligente di questo social, mi ha acceso la pagina di questi commercianti i quali per 20 euro vorrebbero appiopparmi una maglietta fresca fresca con l’eroe del momento pur sei trasgressiva della legalità. Mumble mumble... spulciando in questo bazar Worth Wearing si trovano gadget per ogni gusto: dai cani abbandonati, Croce Rossa, contro l’omofobia e via andare. Il sospetto, solo sospetto, che dietro queste sensibilizzazioni a gettone ci sia del lucro è un tantino gigantesco. Il zuckerberghismo impone che si spenda sempre e per ogni cosa. È più sono tragiche le vicende e più gli sghei tintinnano. A quando gadget per sostenere eremiti con la tv bloccata su canali porno o per mandare una sonda per compagnia a Insight su Marte? Dai Mark, dai Worth!

Anteposizioni



Questo cazzo di sistema da pochi fortemente voluto e forzatamente inculcato in tantissime teste acerbe e alloccanti, presenti ovunque, compreso forse la mia, girante attorno al nulla, perché è sul nulla che si basa e prospera; ha il volto di uno così, Lakshmi Mittal, il miliardone indiano dell'ArcerolMittal, la disumana abnorme multinazionale dell'acciaio a cui dell'ex Ilva di Taranto, acquistata in saldo, non solo non gli frega una beneamata minchia, tanto che è disposto anche a chiuderla in quanto nel sistema a cazzo cogitato e attualmente in auge, e che per rapidità di pensiero continuiamo a chiamare capitalismo, in realtà un'unione di forze malvagie che nella realtà si possono tranquillamente indicare come un sistema tecno-rapto-finanziario, è possibile possedere tutto, come a Monopoli, solo che in quel gioco gli altri partecipanti, se qualcuno prendesse tutte le vie più famose da Monte Napoleone in giù riempendole di alberghi, si romperebbero i coglioni abbandonandolo alla solitudine, invece nella realtà dicevamo uno come Mittal può arraffare tutta la produzione di acciaio e comprarsi la ex Ilva non tanto per farla funzionare, quanto per sottrarla a degli ipotetici avversari e, non contento, s'incazza pure se, come gli ha preannunciato questo governo, gli verrà tolta quella specie di immunità che lo tiene al riparo, assieme ai suoi adepti, da eventuali e sacrosante condanne, con relative soste in prigione senza passare dal Via. 
Quindi Mittal vorrebbe continuare ad agevolare la morte dei poveretti del quartiere tarantino Tamburi senza pagar pegno, senza dover loro nulla, se non l'occupazione, usata dallo stesso per farsi forte davanti alle richieste legittime di messa in sicurezza ambientale.

Ma in che cazzo di mondo viviamo? 

Qui è tutto stravolto: muoiono bimbi, proliferano i tumori ma in nome di quella cazzo di occupazione, in realtà schiavismo 2.0, tutto il resto risulta svilito, appassito, soffocato. 
Mittal protesta per la probabile revoca dell'immunità perché vorrebbe continuare a posticipare gli investimenti attenuanti le morti certe e certificate, contorniate da innumerevoli respiranti merda e quant'altro sbuffi da quelle cazzo di ciminiere, da quelle montagne di materiale pronto ad arricchire le già gigantesche tasche di questo magnante (non ho sbagliato: volevo sottolineare il fatto alla fin fine si magna, si magna) 
Ma in che cazzo di sistema siamo finiti, noi allocchi della generazione che si crede padrona del mondo mentre in mano ha soltanto uno smarth con cui viene controllata ed indirizzata verso un più lucroso e remunerativo shopping di merdaglia? 
Sono occorsi decenni di sceneggiate, di finta drammaturgia, di copioni usati scientemente, di rivalse, di ripicche, di sciacallaggi, di stampa amica e peripatetica, di messaggi subliminali, di concezioni e traguardi edulcorati, di fronzoli ed orpelli offerti come sostanze vitali per la massa, di mance, elargizioni, rimbotti, dichiarazioni alla "E' l'ora dei sacrifici per tutti", dei gianniagnelli trasformati in paladini, in blasoni della nuova nazione, di eroi in realtà fetecchie, di finti capitani d'industria celanti famelici denari pubblici, di prestiti mai più restituite alle scellerate banche, di signorotti sfoggianti l'osso di pollo in bocca, sfavillanti nel loro bisso ed issati mediaticamente a luminosi esempi da venerare come il ciccione in Korea, è bastato tutto questo per mortificare il Pensiero comune, le priorità sociali, il benessere, lo sviluppo di tutti i componenti questa nazione. Tutto stravolto, alienato, sconquassato. E poi ci dicono pure con non dobbiamo incazzarci, che dobbiamo permettere di vedere facce come queste che incarnano la presa per il culo continua ed estenuante di pochi, sui molti oramai rassegnati. 

Spiego


L’atto di disobbedienza civile è una forma di protesta di per sé ammirevole. Presuppone però una seria e perspicace organizzazione che continui, ampliandola, la battaglia che, in determinati momenti, può portare anche ad un moto rivoluzionario. Se delle persone, un partito, una città la perseguono, la devono applicare e necessariamente intraprendere sempre, ogniqualvolta vengano a mancare o ad alterarsi i doveri e soprattutto i diritti dei cittadini. Nella fattispecie il gesto della Capitana può essere annoverato tra queste forme di dissociazione sociale e conseguentemente diventare per alcuni ammirevole. Altra cosa è il sostegno dato a spot da parte di chi, e questa è già storia, ha pensato bene di nascondersi allorché in anni passati molti cittadini onesti furono depredati dei loro beni da ribaldi senza dignità, appioppando loro ninnoli prosciuganti conti correnti. L’appoggio a forme di disobbedienza civile quindi rischia di trasformarsi nell’ennesima farsa politica ad opera di un coacervo di idealismi impossibilitati a fondersi tra loro, vista la distanza abissale delle varie vedute sociali ivi contenute, i quali, ad intermittenza e per puro tornaconto elettorale, abusano di eventi per tentare un ritorno a galla, inconcepibile proprio per il suddetto appoggio a ticket; praticamente e per esemplificare il tutto, Orfini che con la bandierina si reca sul molo di Lampedusa per portare solidarietà alla cosiddetta Capitana, esemplifica completante quanto testé asserito.

Sarcasmo

Sia chiaro! Quei 42 poveretti vanno sbarcati. Subito!


Signori, avrei pure da segnalare un mio prozio che si diverte a passare col rosso asfaltando tutti quelli che incontra, alla sera va a cercare gli autovelox per tentare record di velocità, ed è sempre tranquillo perché tanto le multe non gli arrivano essendo evasore totale. Grazie e un saluto! Ah un’ultima cosa: ma la raccolta di fondi per quegli sfigati di Amatrice l’avete sospesa vero? Avete fatto bene, tanto chi se li caga più quei pastacottari tremolanti? Complimenti per l’iniziativa anche da parte del mio prozio!