domenica 2 giugno 2019

Grande Tomaso!


Rifondare la sinistra per riempire le urne


di Tomaso Montanari


Esattamente come nel 2014, il dato più rilevante che emerge dalle urne delle Europee viene sistematicamente rimosso dal dibattito e, ciò che è più grave, dalla coscienza politica e dal senso comune: l’astensione. Come allora per l’effimero “trionfo” di Renzi, oggi per quello di Salvini e per la presunta resurrezione del Pd, tutte le stime vanno esattamente dimezzate. E anzi: se nel 2014 l’astensione fu pari al 41,3% (circa 20,3 milioni di elettori), e fu il record negativo di sempre in Italia, oggi siamo arrivati al picco del 43,7 % (non hanno, cioè, votato, 21 milioni e mezzo di cittadini), con punte oltre il 60% in Sicilia e in Sardegna.


Tutto questo significa che sul 100% reale degli aventi diritto al voto, la Lega ha il 19% dei consensi (Renzi nel 2014 ne aveva il 23,3%), il Pd il 12, il Movimento 5 Stelle il 9: questi i numeri che si dovrebbero citare quando si parla del consenso presso “gli italiani”. Mai il primo partito d’Italia aveva avuto così “pochi” voti. Ed è qui forse la chiave per interpretare il risultato. Non per ridimensionare lo choc del successo della destra estrema razzista e venata di esplicito neofascismo di Salvini, cui si devono sommare i voti ai Fratelli, per ora separati, d’Italia: in un blocco complessivo di 10.901.397, che include cioè un italiano su 4,7.


Al contrario, per contrastarlo parlando alla stragrande maggioranza che non li vota: anzi, che non vota proprio. E cioè per provare a riavvicinare l’Italia al resto d’Europa, dove non hanno affatto vinto le destre (nonostante l’impresentabilità dell’establishment e delle politiche europeistiche popolari e socialiste), ma semmai i Verdi (con 70 seggi contro 58 all’Europarlamento).


Vista da sinistra, la domanda è: esiste una forza in grado di contrastare questa destra con una visione davvero alternativa, e con la capacità di costruire consenso, riportando al voto almeno un 10% di coloro che si sono astenuti domenica scorsa? La risposta è no: attualmente non c’è.


Ed è questa assenza, non le dimensioni dell’attuale consenso (potenzialmente volatile), la vera assicurazione sulla vita di Salvini. Né il Movimento 5 Stelle né il Partito democratico sono stati in grado di proporre una visione dell’Europa, dell’Italia o di alcunché che riuscisse a tener testa alla distopia nera di Salvini. Perché la visione di futuro che ha quest’ultimo è certo mostruosa, ma c’è: mentre dall’altra parte non si trova nulla, se non la consacrazione dell’orrendo stato delle cose (Pd), o un confuso balbettìo che dice tutto e il suo contrario (5 Stelle).


La strategia renziana del pop corn ha funzionato, ma in modo diverso dal previsto: la scelta del Pd di mandare al governo i grillini e i leghisti ha ucciso i primi (è vero), ma ha premiato Salvini, non il Pd. Un vero capolavoro. Di tutte le panzane post-elettorali quella più incomprensibile riguarda proprio la presunta “resurrezione” dei Democratici: che perdono non solo oltre 5 milioni di voti rispetto alle Europee del 2014, ma addirittura altri 116.000 rispetto al tragico 4 marzo 2018. Non c’è stato, dunque, nemmeno il “rimbalzo del gatto morto”: la metafora giusta è semmai che, arrivati al fondo, si è cominciato a scavare. Il che significa che la “calendizzazione” del simbolo e della identità del partito di Zingaretti è stata l’ennesimo suicidio annunciato.


I 5Stelle hanno pagato in un epocale bagno di sangue (oltre sei milioni di voti in 14 mesi) la loro spaventosa virata a destra: da argine si sono fatti fiume, e di fronte ai servi sciocchi di Salvini, gli elettori di destra del Movimento hanno preferito votare direttamente il padrone. E il grottesco miniplebiscito su Rousseau che dovrebbe aver rimesso in sella Di Maio è il più evidente segno di una definitiva perdita di lucidità che rischia di essere fatale non al capo politico (già, nei fatti, finito), ma al Movimento.


Della cosiddetta Sinistra, già morta il 4 marzo 2018, non mette conto parlare: ha preso meno voti delle schede nulle, e se questo ceto politico di sabotatori non si decide a trovarsi un lavoro fuori dalla politica, rimane solo da spargere il sale su macerie già da sole, comunque, infeconde.


In conclusione, credo si avvicini il momento in cui dovrà nascere a sinistra un partito radicalmente nuovo, capace non di parlare agli attuali votanti, ma di riportare alle urne un popolo che pensa e fa “politica” di sinistra ogni giorno, ma non vota più. Un partito capace di infilare una lama nella contraddizione della Lega, che prende i voti dei poveri ma sostiene per intero il dogma liberista che li terrà poveri per sempre. Un partito che riattivi un conflitto sociale ricchi-poveri, togliendo terreno a quello tra poveri bianchi e poverissimi neri costruito da Salvini.


Un partito che lotti per poche cose: ambiente, patrimoniale, diritto alla salute, al lavoro vero e all’istruzione. Un partito che (per ora) non c’è.



sabato 1 giugno 2019

Dixit


“Non ho fatto nessun capolavoro.
Non ci sono artisti tra gli attori, siamo solo commercianti, non c' è arte. 
È tutta merda.
Soldi, soldi, soldi. Se pensate che si tratti di qualcos'altro vi sbagliate.”

(Marlon Brando)

Va così!



Il problema è che ha ragione Visco: in quel puntino fotografato da Saturno, che siamo noi, l’impostazione del sistema di convivenza, pensato, sviluppato, asseverato nel corso dei secoli, stabilisce proprio e specificatamente che ognuno non possa liberamente cercare vie per poter vivere nella dignità propria della specie. È indubbio infatti che madame ragione non abbia inculcato principi validi ed oggettivi per una coabitazione paritaria del pianeta, pardon: di quel sassolino. Verrebbe da dire che a questo giro qualcosa non abbia funzionato a dovere, vuoi per la noia che si prova a pensare ontologicamente ad un’esistenza tutta sbacciucchiante, tra arpe e cori angelici, che palle verrebbe da dire anche ora, vuoi per il godimento da testosterone che molti hanno nel vedere l’estratto conto o il vicino a fauci spalancate intento a rimirar la fiammante auto nuova. 
È nella magica scala a chiocciola che chiamiamo dna che si sviluppa il motore alimentante quel piccolo puntino, la pervicace sopraffazione di pochi su molti, in ogni anfratto ansioso di differenziare per distinguere: dal colore della pelle, ottimo fattore da sempre adulato in ogni anfratto, alla mancanza di cultura, dall’abbacinare menti con oggettistica, ninnoli, abbigliamento irraggiungibili per moltitudini alla continua ideazione di regole, regolette, regolamenti, anche di conti, in grado di oliare il sistema appunto, innovandolo alle voglie ontologiche di fabbrica che credenze, fedi, alcune vaghe idee di socialismo (cit.) tentano disperatamente di ammorbidire, senza riuscirvici visto che molti custodi di verità nuotano anch’essi nel lusso destabilizzante. Ha ragione quindi Visco: far parte dell’Europa, che nella foto non si vede, è necessario e vitale. In questo sistema, a questo giro, in quel sassolino.
(e poi dite che una raviolata serale non faccia bene...)

A tirar la corda...


sabato 01/06/2019
Il Mitomane

di Marco Travaglio

Il problema non è Salvini che si crede il presidente del Consiglio. Il problema sono tutti quelli che lo credono il presidente del Consiglio e lo convincono di esserlo. La mitomania è un fenomeno piuttosto noto e ricorrente nella letteratura, soprattutto clinica: la “tendenza ad accettare come realtà, in modo più o meno volontario e cosciente, i prodotti della propria fantasia e a raccontarli come veri allo scopo di attirare su di sé l’attenzione altrui e soddisfare così la propria vanità”. I reparti psichiatrici sono pieni di degenti che si credono Napoleone, Garibaldi, Leonardo da Vinci. A prenderli per tempo, sono pure curabili. Il guaio è quando gli psichiatri, anziché curare i pazienti, assecondano le loro mitomanie. Nel caso di Salvini, questa funzione asseverativa la svolgono i giornaloni. Che, prima delle elezioni, lo descrivevano come un infaticabile stakanovista delle leggi e delle decisioni, unico padrone incontrastato del governo, anche se non ha praticamente mai messo piede al Viminale e quasi tutte le norme prodotte da maggioranza e governo sono targate 5Stelle. E ora, dopo il voto, continuano imperterriti a correr dietro a quel che dice, come se le sue parole avessero un qualsivoglia rapporto con la realtà. Sono stati loro, prim’ancora della sua macchina da like detta “Bestia” e degli elettori, a pompare questo fenomeno da baraccone tutto virtuale, questo pallone gonfiato pieno d’aria e ora anche di voti. Un caso ormai incurabile di mitomane che si crede Superpremier e Superministro e cambia dicastero a ogni ora del giorno, come il personaggio di Alberto Sordi in Troppo forte di Carlo Verdone: l’avvocato Giangiacomo Pignacorelli in Selci che, di punto in bianco, sgrana gli occhi, trilla “dadan-dadan!”, smette la toga e indossa la tutina aderente per diventare un ballerino-coreografo che danza sull’aria di Oci Ciornie, mentre le anziane sorelle ricordano “quando faceva il dentista e cavò tre denti al fruttivendolo che gli fece causa perché erano tutti sani”. Alle pareti, le foto delle sue precedenti incarnazioni accanto a Papa Giovanni e Togliatti.

Ore 8, ministro della Difesa. Salvini, in tuta mimetica, attacca la collega Trenta, dicendosi deluso di come conduce il dicastero e alludendo a un imminente rimpasto per rimediare personalmente. Dunque, “non chiedo rimpasti”.

Ore 9, ministro dei Trasporti e Infrastrutture. Salvini, in divisa da capomastro, attacca il collega Toninelli, dicendosi furioso per il blocco dei cantieri (senza mai dire quali, anche perché non ne è stato bloccato neppure uno) e lodare “la Tav” che ora sarà “finanziata per il 55% dall’Ue” (ovviamente ignara di tutto).

Insomma, “con Toninelli ci sono problemi, è evidente”. Dunque “ho piena fiducia in Toninelli”.
Ore 10, ministro del Sud. Salvini, in coppola, giacca di velluto e cartucciera, se la prende con la collega Barbara Lezzi che lui sostituirebbe volentieri perché sa cosa fare per il Sud. Ma non lo dice, sennò gli rubano l’idea. Dunque, “nessun rimpasto”.
Ore 11, ministro dell’Ambiente. Salvini, con la felpa di Greenpeace, critica il collega Sergio Costa perché non sa fare il suo mestiere, rifiutando di riempire l’Italia di inceneritori e di cantieri inquinanti. Dunque, “niente rimpasti”.
Ore 12, ministro della Chiesa. Salvini, in completo bianco, con tanto di tiara, mitria e papalina pontificia, si affaccia dalla finestra di via Bellerio per la tradizionale recita del Mattheus: bacia un rosario, la teca portatile col sangue di San Gennaro e un dente di Padre Pio. Poi polemizza con papa Francesco che non lo riceve in Vaticano. “Io, al suo posto, mi sarei già ricevuto”.
Ore 13, ministro della Giustizia. Salvini, appresa la notizia della condanna del suo viceministro Rixi a 3 anni e 5 mesi di carcere per peculato, indossa la toga di avvocato e giudice, dice che “non ci sono prove” e “accetta le dimissioni di Rixi” nelle proprie mani per il bene del governo e della Nazione tutta. Poi Rixi apprende che le dimissioni, perché siano valide, deve inviarle a Conte che deve firmare un decreto e inviarlo a Mattarella: così le gira al premier, di nascosto dal capo.
Ore 14, pausa pranzo.
Ore 15, ministro dell’Economia. Salvini, travestito da docente di Economia, annuncia che l’Italia sforerà il 3% di deficit e farà subito la Flat tax. Poi si reca in visita al ministro Tria e gli comunica che il 3% non si sfora, senza fargli il minimo accenno alla Flat tax. All’uscita, conferma che è tutto a posto per lo sforamento del 3% e la Flat tax.
Ore 16, ministro delle Finanze. Salvini, in divisa da fiscalista, annuncia un condono tributario, che però nessuno ha visto. Nemmeno lui.
Ore 17, ministro dello Sviluppo economico. Salvini, un po’ stretto nell’abitino di Di Maio, si accorda con i 5Stelle sul dl Sblocca-cantieri. Poi, all’uscita, fa presentare dai suoi un emendamento allo Sblocca-cantieri che lo bloccherebbe, trasformandolo nel Blocca-cantieri.
Ore 18, ministro dei 5Stelle. Salvini, travestito da Beppe Grillo con parrucca e barba posticcia, intima ad Alessandro Di Battista di non immischiarsi nel M5S: “Prenda il motorino e giri il mondo”.
Ore 19, ministro della Rai. Salvini si affaccia dal settimo piano di Viale Mazzini 14 e comunica urbi et orbi che “Fazio e Lerner alla Rai non sono il cambiamento”, diversamente da Teresa De Santis (in Rai dal 1979) e Gennaro Sangiuliano (dal 2003).
Ore 20, ministro della Salute. Salvini, in camice bianco da dentista, viene fermato da un passante che gli domanda: “Ma lei non è il ministro dell’Interno?”. E lui: “Certo, infatti ho appena minacciato di revocare la scorta a Saviano”. Poi cava tre denti sani al fruttivendolo sotto casa. Nessuna notizia degli psichiatri che lo hanno in cura.

venerdì 31 maggio 2019

Impegno irrinunciabile



L'evidenza dell'allocchismo


Dai vi prego! Ditemi che non sto uscendo di testa, please! V'accorgete, spero di si, di come sia aumentata spasmodicamente la voglia innata di distoglierci, di obnubilarci mente e cuore? 
Sta emergendo tanta di quella aria fritta da riempire un dirigibile! Ditemi che ve ne state accorgendo pure voi! Questo blog vive e vegeta solo per questo scopo: ogni mattina infatti, chissà a causa di che cosa, probabilmente la cena della sera precedente oppure l'ansia personale di non finire dentro la cesta dei creduloni, degli ovini al servizio del potere, ogni mattina dicevo cerco di scrollarmi di dosso e spero di farlo anche a voi, la malsana idea di uniformarmi al pensiero comune, a quello che permette a pochi di continuare a opprimere molti. 
Dai ditemi che vi siete accorti dell'innalzamento del pericolo che chiamo "allocchismo"! 
Guardate il caso della poveretta Pamela Prati, standoci naturalmente alla larga: imperversa da qualche mese, nei bar è fonte di discussione, ci sono pure commentatori che fingono d'infoiarsi, a pagamento naturalmente, su questa querelle tanto idiota che, se vi fosse un museo delle "scorregge mediatiche", sarebbe posizionata all'ingresso. 
Non addentratevi naturalmente dentro i meandri della vicenda! Sorvolate e ammirate il letame lanciato ad arte in aere solo per distogliere le menti dall'essenziale. 
Quale essenziale? Il più importante: divenire protagonisti della propria vita senza demandare ad altri il nettare sociale. Chi ci rappresenta infatti dovrebbe essere un tramite, un mezzo e non un protagonista. 
State sempre in guardia, diffidate di chiunque tenti di disorientarvi con commedie melodrammatiche "d'ursiane", la peggior specie, quella che invoglia a lacrimare per nulla. 
Diffidate gente, diffidate! 
Continuerò la lotta e il pungolamento sino a che i polpastrelli me lo consentiranno! 
Buona vita, soprattutto, sveglia! 

(ps alle votazioni del movimento ho votato no, perdendo. Luigi Di Maio a parer mio si dovrebbe dimettere da capo politico dei 5Stelle. Come Conte. Lo vorrei vedere infatti il Cazzaro senza il bastone pentastellato, a svincolarsi dall'abbraccio del Delinquente affamato!)  

Scanzissimo


A PROPOSITO DI LUIGI DI MAIO E DELLA WATERLOO 5 STELLE ALLE EUROPEE

di Andrea Scanzi

Premessa 1 (che a qualcuno non farà piacere): non sono riuscito ad appassionarmi a queste Europee, me ne fregava poco prima e meno di niente adesso. Per il referendum 2016 ci sentivo tantissimo. Per le elezioni 2018 mi sentivo carichissimo. A queste elezioni qua mi sono avvicinato come ci si avvicina a un fagiolo lesso. E mi annoiano mortalmente quelli che ne parlano come se domenica fosse accaduta una tragedia. Ma state calmi, via.
Premessa 2: non chiedetemi neanche di essere stupito. Con Luca Sommi, giocando, avevo detto Salvini 32 Zinga 24 M5S 20. Quindi ho sbagliato di molto poco. Erano i talebani 5 Stelle a vivere sulla Luna, convinti che i sondaggi li avesse fatti Soros e che tutti fossero felici di ‘sto governo senza infamia e senza lode.
Ciò detto, mi colpisce – ma non mi stupisce – questo godimento trasversale per il disastro che ha travolto Di Maio. Capisco gli orgasmi dei bimbominkia ultrarenziani, ma vedere tutta questa foia garrula in giornalisti e “intellò” fa un po’ cascare le palle (le loro; le mie stanno bene). Di Maio ha sbagliato tanto, ma spenderei tutto questo entusiasmo (e livore) quando i gasparri non faranno più parte della politica italiana. Il problema dell’Italia non è certo Di Maio, che almeno è una brava persona e tante cose buone le ha fatte. 

Con trasporto minimo ed entusiasmo nullo, nel giorno del redde rationem grillino a Roma butto giù alcune considerazioni su Di Maio e 5 Stelle. Poi però basta, altrimenti mi annoio.
- Nessuno può fare contemporaneamente il vicepremier, il ministro (due volte) e il leader di partito. Neanche Adenauer. E Di Maio non è decisamente Adenauer. Far votare la “base” su Rousseau in merito al suo “ruolo di capo politico” - Di Maio lo ha comunicato stamani - è giusto. Ed è proprio il minimo sindacale.
- Reagire alla sconfitta – come molti ultrà grillini fanno – dando la colpa all’elettorato “insensibile e ladro” è bambinesco e patetico. E vi farà perdere ancora più voti. Anche perché è lo stesso elettorato che vi aveva votato in massa a marzo 2018. Quindi la colpa, a questo giro, è solo vostra. 
- Ed è solo vostra perché avete fatto cose belle, che in pochi hanno sottolineato e che voi avete pure comunicato malissimo, ma avete fatto anche porcate vili come salvare Salvini sulla Diciotti per mero (e stolto) calcolo politico, neanche foste diventati democristiani minori. Lì avete tradito voi stessi e avete insultato chi ve lo faceva notare. Non solo avete dimostrato - in quel caso - di non capire nulla di politica (Salvini non avrebbe mai fatto cascare il governo), ma peggio ancora avete tradito voi stessi. Con l’avallo di un pavidissimo (in quel caso) Di Maio. E certe cose, poi, nell’urna le paghi.
- Avete un elettorato esigente che non vi perdona le cazzate e con voi ha dato l’ultima chance alla politica: se deludete anche voi, loro smettono di votare per sempre. Infatti il 38% di chi vi ha votato a marzo 2018 se n’è stato a casa e quasi nessuno (il 4%) ha votato Pd. Se dite di essere i migliori e poi sembrate di colpo il predellino di Salvini, la pagate cara. Non era difficile prevederlo.
- Di Maio è stato sussiegoso oltremodo fino alla “via della seta”, per poi di colpo trasformarsi in picconatore esagitato anti-Salvini dopo. Totale mancanza di misura.
- “E’ colpa dei giornalisti”. Mah. Vi odiano da sempre, ma fino a domenica quella demonizzazione (spesso a casaccio) vi ha rafforzato. Come accadeva con Berlusconi. Se ora non è successo, un motivo ci sarà. Cercate una risposta, se non volete che a votarvi la prossima volta restino giusto i babbei ultrà col poster del sanculotto Giarrusso (Mario) in camera.
- Sempre a proposito di giornalismo. Nel 2019, ancor più a ridosso del voto, Di Maio è stato ovunque in tivù. Ovunque. Anche a sportellarsi con la Chirico da Porro. Anche nel canale satellite degli studenti del Liceo Fava. Anche nel sottoscala del Poro Merda. Proprio ovunque. Tranne che da noi ad Accordi & Disaccordi, noti mangia-grillini servi di Renzi, Salvini e Berlusconi. Lo abbiamo invitato 8mila volte e alla fine – come se fosse una concessione regale - aveva promesso di essere da noi mercoledì 22 maggio (in collegamento mezz’ora). Eccezionalmente in prima serata. Il canale Nove aveva predisposto una puntata speciale ad hoc, con tutto ciò che ne consegue (anche in termini di costi). Lo avevamo anche annunciato durante la puntata di venerdì 17 con Paragone e Gomez. Poi, due giorni prima della messa in onda, Di Maio ha fatto disdire tutto tramite “chi gli cura la comunicazione”. Wow: che stile, che correttezza. Detto che sopravvivremo tutti e che i problemi sono altri, un simile atteggiamento è da peracottari miopi quando non maleducati. Così non vai lontano.
- Per ora la vostra fortuna è che perdete sempre le elezioni che contano di meno, cioè le Europee. Se però non vi rialzerete in fretta, alle Politiche andrà anche peggio (alle Amministrative e Regionali accade già).
- Di Maio non ha solo colpe, chi lo asserisce è in malafede, e resta uno dei più bravi lì dentro: ma alcune colpe le ha. Per esempio avere detto 180 volte tra giugno e dicembre 2018 che “io e Salvini ci capiamo al volo”. Come se, poi, la cosa costituisse un vanto. Ehi, bimbo: prima delle elezioni dicevi che Salvini era quello che “Vesuvio lavali col fuoco” e poi di colpo ci limoni duro? Dai, su.
- Avere criticato la Raggi (e nelle stanze neanche troppo segrete Di Maio lo ha fatto eccome) perché era stata a Casal Bruciato “nel giorno di Siri” è stato pietoso. Andava casomai applaudita, la Raggi.
- La scena sul balcone è stata dilettantismo puro. La “sacra teca” con la tessera numero 1 del reddito di cittadinanza è stata patetica. E dire (più o meno) “aboliremo la povertà” è stato da neuro. Tutte cose che, purtroppo per Di Maio e 5 Stelle, rischiano di offuscare le tante cose buone fatte.
- Parlo a titolo personale, ma questa sbroscia dei soldi restituiti dallo stipendio è una grande rottura di palle. Bella, eh. Nobile, eh. Bravi. Ma non ho mai pensato che una brava persona dovesse per forza rifuggire la ricchezza, ancor più se meritata. Quei soldi sono vostri e non frega niente a nessuno se li ridate o no. Anzi, ci fate pure la figura dei bischeri. Teneteveli: sono vostri. Meglio immaginarvi a bere Champagne nel privato che vedervi salvare Salvini al governo.
- Vale lo stesso per la ”storica” riduzione dei parlamentari. Bella, eh. Bravi, eh. Ma sticazzi? Non me ne frega nulla. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore (cit). 
- Vedere i Sibilia e le Castelli sottosegretario all’Interno e viceministro all’Economia è semplicemente osceno. Non li vorrei neanche ad amministrare un geranio depresso.
- Se in un anno e tre mesi il tuo collega di governo raddoppia i voti e tu li dimezzi, vuol dire che tu per lui sei stato linfa e lui per te è stato Demonio. Può essere ingiusto, cattivo, folle. Quel che vuoi. Ma così è. Di Maio e i 5 Stelle sono stati il perfetto maquillage per far sembrare nuovo il partito più vecchio della politica italiana. Mero dato di fatto. 
- Lunedì, in conferenza stampa, Di Maio è parso distrutto. Ci sta. Mi è parso però possibilista, o quantomeno fumoso, sul Tav. Come a dire: "Tutto pur di stare al governo". Forse ho capito male io. Forse.
- Sono tre anni che parlate di una seria organizzazione su scala locale e nazionale, ma ancora sembrate “una strana monarchia elettiva” (cit Travaglio). Datevi una svegliata. Di Maio non è il “male” del movimento, chi lo dice/pensa o è in malafede o è una serpe frustrata, ma non può fare tutto da solo. E il primo a dovergli dare una mano è Di Battista. Come lui ben sa.
- Se siete arrivati fin qui senza imprecare mi fa piacere. Se invece state per insultarmi nei commenti, evitate di farmi perdere tempo bannandovi: non ho tempo per perdere tempo e non voglio ultras tra le palle. La stupidità mi annoia. 
- Gran Finale. I 5 Stelle, oggi, sono in un cul de sac: come si muovono, si muovono male. In una tale condizione per loro disastrosa, l’unica certezza è questa: meglio far cadere il governo che vivacchiare tirando a campare. Ve lo dico da sempre, ma voi niente: a volte siete duri come le pine verdi. Ora non c’è più tempo: cercate un “pretesto” serio, tanto con la Lega non avete quasi nulla in comune e un pretesto lo trovate. Fate saltare il banco. Ritrovate voi stessi, se ancora un “voi stessi” esiste. E tornate a fare quello che sapete fare meglio: l’opposizione. Perderete poltrone. Perderete potere. Ma non perderete l’anima. Più starete dentro il Salvimaio e più lui vi spolperà. Più vi incollerete alla cadrega e più evaporerete.
Buona fortuna, anzitutto (privata) a Di Maio, che certo non è “il” problema dell’Italia (ma in tanti lo stanno trattando come se lo fosse).
Passo e chiudo. 
Amen.