domenica 17 febbraio 2019

Il Mago


Era dai tempi eroici dell'ineguagliabile Mastro Pippo che non s'avvertiva in campo una presenza non dico uguale, ma avvicinabile all'Arte fattasi attaccante, incarnata a suo tempo nel Cigno di Utrecht, che gli spiriti malvagi ci rapirono colpendolo nella cartilagine della caviglia. Da allora infatti una pletora di affaticati numeri nove tentò di rinvangare le incommensurabili gesta del signore della coppa con le orecchie, senza riuscirvici neanche lontanamente, come l'ultimo Pandoro argentino ha purtroppo confermato. Ma ecco che dalla Polonia un vento gagliardo si è abbattuto sontuosamente in casa rossonera per rinfocolare ansie e gioie mai dimenticate, in grado di far assurgere la compagine indomita sulle alte vette della gloria, assieme alle sette, dico sette, ribadisco sette, sublimi Champions, che se fossero state vinte da quella squadra che sta tentando di tutto per riemergere dall'anonimato europeo, avrebbero indotto la loro famigerata dirigenza ad esporre targhe false sullo stadio con numeri sparati a caso, come quello degli scudetti rub.. pardon, acquisiti.
Dalla Polonia dunque è calato sul manto erboso della Scala del Calcio un ventitreenne capace di sentire, avvertire la porta in ogni centimetro dell'erba, di spalle, chiuso dentro una cassa ricolma d'acqua come Houdini, o distratto dal balletto del Crazy Horse, o rincorso da venti tori fumanti. Sempre, in ogni modo, contro ogni regola balistica, sfanculante ferree regole fisiche universali, il Pistolero Piatek vede, avverte, odora la porta, per clamorose e maestose reti, beffeggianti gravità e buchi nell'ozono. 
Sarà proprio lui, tra non molto, a portare nell'infinita e gloriosa sala dei trofei l'Ottava, prima che altri arrivino alla terza, in realtà seconda. E' una certezza che mi ha posseduto ieri sera allorché ho ammirato il Pistolero segnare un gol che avrebbe indotto Einstein a sbriciolare fogli di calcoli e formule, convincendolo a ritornare alla primaria professione di impiegato postale.

Incantevole analisi


domenica 17/02/2019
IL LIBRO
L’altra strada del fu Renzi, signore dei like e del 41%
COSÌ SI RACCONTA - PER NIENTE RANCOROSO, SEMPRE PRONTO AD AIUTARE LE OPPOSIZIONI (ANCHE QUELLE INTERNE), SERENO

di Daniela Ranieri

Abbiamo preso sul serio il nuovo libro di Matteo Renzi, Un’altra strada (Marsilio). Rispetto al precedente Avanti (il memoir romantico di un eroe sconfitto che voleva sottrarsi alla Nazione e che la Nazione ha voluto sottrarre all’eremitaggio), è un’opera di Max Weber. La cultura “umanista” dei bei tempi diventa correttamente “umanistica” e le citazioni di Borges sono di Borges e non di Google. Abbiamo verificato se, come da premessa, “questo libro non serve a rivendicare il passato né a rimpiangere il presente che avremmo potuto vivere”. Purtroppo, no: per 235 pagine Renzi rivendica i successi di un imprecisato “noi” (i fiorentini geniali); frigna sul “fuoco amico”; si prodiga in teorie orecchiate dai libri di Harari; si auto-incorona argine ai populisti; allude a complotti; si lascia andare ai tic ricorrenti (il 40,8%, ormai diventato 41); vagheggia di intestarsi un nuovo Rinascimento. Non si sa a chi parli, a quale “base”: forse, temiamo, ai renziani sparsi nel mondo. Ecco uno zibaldone di pensieri scelti.

-La narrazione di osservatori e analisti, che poco o nulla sanno di me, delle mie emozioni, dei miei sentimenti, vorrebbe confinarmi nell’angolo del rancore.-

(Ma no, ma quando mai. Noi, per dire, pensiamo che Renzi sia un leader sereno, pacificato, proiettato nel futuro e tutto fuorché rancoroso.)

 -Mi auguro che i prossimi leader del Pd riescano a fare meglio di quel 41% che, forse non a caso, è la stessa percentuale ottenuta al referendum costituzionale.-

Vedi sopra.

-La credibilità non dipende da quanti like prendi, ma dalla tua abilità nello svolgere un ruolo.-

“Ho solo lavorato su Twitter, dove ancora sono primo” (Renzi a Corriere, 14/2/2019). “Ho decuplicato i ‘mi piace’ su Facebook” (Renzi, febbraio 2017).

-Se e quando questa classe dirigente improvvisata e impreparata accetterà di andare a casa… dovremo mostrarci preparati a presentare i nostri progetti… perché davvero possano essere gettate le basi per quello che considero un potenziale secondo Rinascimento… Dobbiamo recuperare lo spirito della bottega.-

Come no: al posto di Leonardo Michelangelo Pico della Mirandola Raffaello, Boschi Lotti Bonifazi Romano e Gozi.

 

-‘Voglio i politici come me’ ha preso il posto di quel rispetto che si doveva alla classe dirigente.-

“Il Nuovo Ulivo fa sbadigliare, è ora di rottamare i nostri dirigenti. Mandiamoli tutti a casa questi leader tristi del Pd” (Renzi a Repubblica, 29/8/2010).

Eravamo contro Berlusconi, ma a favore di cosa eravamo, di preciso?

Di Berlusconi.

 

E questa sinistra mi ha fatto la guerra dopo il fantastico risultato del 41% alle europee.

“Questo rimuginare diviene, tuttavia, esemplare per ogni ulteriore lavoro mentale volto a risolvere dei problemi, e tale primo insuccesso ha un effetto paralizzante su tutti i tempi avvenire” (Sigmund Freud, Opere complete).

-La vittoria di Trump era giudicata pressoché irrealizzabile. Ciò che sembrava impossibile è diventato realtà nel difficile autunno del 2016.-

O più precisamente quando Renzi disse: “Da cittadino e da segretario del Pd, nel rispetto della grande democrazia Usa, dico che faccio il tifo per Hillary Clinton” (nel libro ribattezzata “Hilary”).

-Io non mi sarei mai permesso di portare la legge di bilancio in votazione senza averne prima concordato almeno gli aspetti salienti con la mia maggioranza.-

Renzi si permise altro: rimosse dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera tutti i 10 esponenti della minoranza Pd che proponevano emendamenti all’Italicum.

 

Il cittadino, specialmente al Sud, che anela al sussidio attenderà… di sapere per chi votare, come quando.

Originale visione del meridionale parassita e furbastro che si vende il voto per 780 euro (cosa che naturalmente non faceva per il Rei e gli 80 euro): è a questi cittadini che Renzi chiederà di tornare a votarlo?

-La sinistra tradizionale non ha mai visto il 41%, neanche in cartolina.-

Forse era tutta una strategia: portare il Pd al 18%, farsi un partito proprio, prendere il 42%. O no?

-Chi propone di annullarla (la Tav, ndr) non lo fa su base scientifica, ma ideologica: non è una commissione di esperti, ma un meetup di attivisti.-

“La Tav? Non è un’opera dannosa, ma inutile. Soldi impiegati male. Rischia di essere un investimento fuori scala e fuori tempo” (Renzi, Oltre la rottamazione, 2013).

 

Questo governo ha invece scelto i condoni… Con i condoni vincono i furbi e perdono gli onesti… Sei credibile se combatti l’evasione, non se fai condoni.

Infatti, nel 2016 il governo Renzi varò un doppio condono: rottamazione delle cartelle Equitalia e sanatoria dei capitali esteri sommersi detta voluntary disclosure.

 

Probabilmente uno degli errori più clamorosi che mi si possano imputare è proprio questo: ho sottovalutato la portata del fenomeno fake news.

Nel senso che se ne avesse compreso appieno il potenziale ne avrebbe prodotte di più.

 

A me non interessa il controllo della ditta, io preferisco cambiare l’Italia.

Posto che ha già perso entrambe, che ci vuole? Basta vincere le elezioni, avere i numeri per fare un governo e magari, perché no?, proporre un referendum costituzionale.

 

Il 41% delle europee è stato un risultato poco studiato.

In effetti ci è parso di sentir parlare di questo 41%, ma di sfuggita.

 

Salvini passa, Virgilio resta.

Frase che soppianta tutte le precedenti epocali insensate massime renziane, e è tutto dire.

 

-Foto di cibo postate a ogni piè sospinto, fette di pane e nutella, polenta e pizzoccherri della Valtellina… Hanno trasformato Salvini in un influencer… posta anche la marca dei prodotti che mangia. Salvini che diffonde le foto delle sue cene è un aspirante webstar, è una Chiara Ferragni che non ce l’ha fatta.-

“Torno a casa dopo aver registrato Porta a Porta e trovo la tavola apparecchiata così dai miei. Che bello: la vita è più grande della politica!” (Foto di crostata, Instagram di Matteo Renzi 11/1/2018). “Un caffè macchiato nel bicchiere e una cioccolata di qualità… Sotto un sole meraviglioso” (Instagram 8/11/2017). “Sorella (e mamma) preparano due torte per recuperare dopo tre giorni di duro scoutismo” (Instagram, 25/4/ 2017). 29/8/2014, cortile di palazzo Chigi: Renzi mangia un gelato dal carretto di Grom. “Matteo Renzi inaugura il nuovo punto Eataly a Firenze insieme a Farinetti” (Ansa, 17/12/2013). “Pd: pranzo al sacco per segreteria, panini da Eataly” (Ansa, 4/1/2014). “E alla fine dopo una due giorni tra parenti e amici, la famiglia si ritrova davanti alla sfida decisiva: i Renzi e la Nutella” (Foto di tre barattoli di Nutella coi nomi dei figli, Instagram 26/12/2017).

Tutto sommato, Matteo Renzi è un Matteo Salvini che non ce l’ha fatta.

sabato 16 febbraio 2019

La fortunata vicinanza


Passano i giorni tra alterne emozioni, agguati di paura associate a cascate rinfrescanti nello sguardo, nel tuo sguardo. 
Esserti vicino ora che il tempo si è ristretto è innanzitutto per me un privilegio, una fortuna, uno scrigno emotivo. 
T'ammiro come scapestratamente prima mai feci così pienamente; degusto la tua filosofia di pace, di effusione d'affetto, di sagacia. Sei l'Indomito, il Guerriero ma anche il Gandhi, lo Smorzatore di ire dettate dall'infausto momento. A volte ripercorro la nostra vita, la mia accanto a te che mi hai generato e già m'appaiono sentimenti di rabbia per come abbia scialacquato nella sbadataggine quel contatto filiale che ora avidamente ricerco nelle goccioline di rugiada create dal tuo soffrire eroicamente, senza sotterfugi di sorta; sempre fiero ed alto il tuo sguardo, attoniti i miei pensieri davanti al gagliardo che sei! 
Quando il mostro dibatte la coda lo trituri con la bellezza innata che possiedi, pregna di semplicità ferrea e granitica, sconquassante la cronologia dell'approntamento al volo verso ciò che pur essendo naturale, scritto nei cieli, sconvolge da sempre, ammutolendo sinergie in sinapsi. 
Ieri sera quando la febbre ha deciso di alzarsi hai sparso dal letto un crogiolo d'affetto, ricordando lo zio che ti fu padre e soprattutto la moglie di lui, la famosa zia che si prese cura di te, assurgendo al ruolo di mamma. La chiamavi, scusandoti con noi per questo capovolgimento di scale d'importanza, e Dio sa quanta devastazione ha provocato in me l'assistere a cotanto amore, emanato con attenzione, minuziosità, riguardo verso chi ha la fortuna, ("avuto" non lo dico né ora né mai! Per me "sei" al presente, ora e poi, senza passato!) di averti avuto genitore!
Hai ricordato pure il momento dell'addio allo zio, quelle parole soffiate sommessamente nel suo orecchio sul letto di morte "grazie per avermi cresciuto!"
E la mattina quando la burrasca è passata, eccoti nuovamente zar del mio cuore, dardi infuocati ripartenti dall'arco del tuo sorriso, della tua magnanimità infinita. 
E' un onore condividere questi momenti, pur consapevole che il treno si stia fermando; ogni sussulto, ogni intoppo, ogni lacrima vengono catalogate e riposte nel mio povero ed indegno cuore. Un archivio che custodirò gelosamente, vera ricchezza da tramandare ai posteri e che ti prometto, condividerò con chicchessia. Per il bene, la crescita ed il vanto di tutti noi.  
     

venerdì 15 febbraio 2019

Esilarante travagliata!


venerdì 15/02/2019
Matteo Pitagorico

di Marco Travaglio

Houston, abbiamo un problema: l’analisi costi-benefici sul Tav “non convince” Matteo Salvini. E questo è un bel guaio. I professori Ponti&C, incaricati di valutare se convenga o no bucare 60 km di montagna e spendere 13 miliardi sulla carta (più il 40% fisso per sprechi&tangenti) per una ferrovia aggiuntiva a quella che già porta merci e passeggeri fra Italia e Francia, si erano illusi che bastasse comparare la carissima offerta alla scarsissima domanda. Avevano anche sentito dire che, in tempi di ristrettezze e recessione, non conviene buttare 7-8 miliardi in un’opera inutile, con tutte quelle utili che i cittadini attendono da una vita. E si erano fatti l’idea che la spending review sia una cosa buona, vista anche la popolarità acquisita dal professor globetrotter Carlo Cottarelli, che stava addirittura per diventare premier senza un solo voto in Parlamento. Purtroppo non avevano calcolato che l’analisi costi-benefici sul Tav, come peraltro i testi delle canzoni di Sanremo e le sceneggiature di Montalbano, deve convincere Salvini. Che purtroppo non si è convinto. Quali punti, in particolare, il noto economista padano intenda contestare, non è dato sapere: vincendo la proverbiale ritrosia alle telecamere, s’è limitato a un laconico “più le merci e le persone viaggiano veloci, meglio è”. Nessuno l’ha informato che da decenni, fra Italia e Francia, le persone viaggiano velocissime sul Tgv, mentre che una merce arrivi un’ora prima o un’ora dopo a Lione non frega niente a nessuno.

Ma può darsi che il Capitano, oltre ai noti poteri taumaturgici, disponga anche di virtù medianiche e riesca a colloquiare con le rape, le patate, i pomodori, i ravanelli e le mozzarelle (soprattutto di bufala, suo ramo di competenza), apprendendo dalla loro viva voce che sulla tratta Torino-Lione adorano l’ebbrezza della velocità. Noi però, curiosi come siamo, ci interroghiamo su quale, fra le centinaia di calcoli del pool Ponti, non abbia convinto Salvini. Così abbiamo compulsato riga per riga, tabella per tabella, le 80 pagine del dossier e siamo giunti alla conclusione che a destare le sue perplessità sia quest’espressione matematica: “SO=SMx(1-d)x(1-t)”. Tutto il resto gli fila liscio come l’olio, ma “SO=SMx(1-d)x(1-t)” no: non riesce proprio a digerirlo. Perché i professori, forse insufflati da Toninelli, hanno inserito quei due segni meno, per giunta fra parentesi? Non potevano metterci due più, in nome dell’ottimismo della volontà? Gatta ci cova. E quella x minuscola, cosa vorrà mai sottintendere? Ponti non ce la racconta giusta.

Insospettito da quel linguaggio cifrato, il vicepremier-scienziato ha mandato in lavanderia il costume da poliziotto, indossato quello da Archimede Pitagorico e convocato d’urgenza i suoi migliori economisti e decrittatori: i revisori dei conti che certificarono il bilancio della Lega senz’accorgersi di 49 milioni spariti; i calcolatori umani che gli avevano garantito l’immediata espulsione di 600mila clandestini; il sottosegretario ai Trasporti Armando Siri, che ha patteggiato 1 anno e 8 mesi per bancarotta fraudolenta, quindi i numeri li mastica; e il viceministro dei Trasporti Edoardo Rixi, imputato per la Rimborsopoli ligure con richiesta di condanna a 3 anni e 4 mesi per peculato e falso ideologico per essersi fatto rimborsare dalla Regione 19.855 euro di spese private, un altro che col pallottoliere ci sa fare. Tutto inutile: “SO=SMx(1-d)x(1-t)” non ha convinto neanche quelli. Poi in soccorso è giunto, inaspettato, il prof. ing. Pierluigi Coppola, quello che è sempre stato pro Tav e dunque, a differenza degli anti, è imparziale. Ignoto al grande pubblico fino a martedì, da quando ha deciso di non firmare la relazione di Ponti+4 è una star mondiale, portata in trionfo da giornaloni e giornalini.
È lui l’Eroe che “ribalta completamente i risultati dell’indagine di Ponti” e convincerà il Parlamento “che quella di Ponti non è un’analisi oggettiva” (Repubblica). È lui l’intrepido “commissario dissidente” (Sole 24 Ore) o “prof dissidente” (Corriere della Sera), insomma il Solženicyn del buco. È lui l’impavido autore del “contro-dossier che elenca sette criticità ‘per ordine di rilevanza’” nel rapporto Ponti+4 (La Stampa) e illustra al mondo gli effetti balsamici del buco nelle Alpi. Basterà forarla un altro po’, e la montagna stillerà latte e miele: “Per Coppola i benefici supererebbero di 300 milioni i costi” (Sole 24 Ore). Anzi no, di più: “Il saldo è positivo di almeno 400 milioni” (Corriere), “Nel contro-dossier vantaggi per 400 milioni” che “potrebbero diventare 500” (La Stampa). Ma che dico, signore mie, mi voglio rovinare: “Tav, il controparere di Coppola: ‘Positiva fino a 2,4 miliardi’” (Repubblica). Gonfi d’invidia per la roba buona che si fumano questi controanalisti, capaci di passare da 300 a 400 a 500 milioni a 2,4 miliardi senza fare un plissé, andiamo a controllare cos’ha scritto Coppola nel “contro-dossier” di ben sei pagine. E scopriamo che non c’è un solo numero, una sola cifra, una sola tabella. E i 300 milioni del Sole? E i 400 che potrebbero diventare 500 di Stampa e Corriere? E i 2.400 di Repubblica? Mai citata una sola di queste cifre. C’è di tutto, perfino l’allergia del prof. ing. al calcolo delle accise (come se un governo non dovesse sapere quante tasse perderebbe lo Stato col Tav: 1,6 miliardi), ma nemmeno l’ombra di un dato. “Coppola – ammette La Stampa, prima di sparare cifre a casaccio – non ha messo numeri o predisposto tabelle”. Ah ecco. Dev’essere per questo che Salvini, fra l’analisi di 80 pagine dei cinque prof con tutti i dati e quella di 6 pagine del singolo prof senza un dato, ha scelto la seconda: i numeri gli danno l’abbiocco e si ripropongono. Come la peperonata.

giovedì 14 febbraio 2019

Fraintendimento


Molto meglio il fratello del candidato in pectore alla segreteria del Partito Disastrato! Se per lui contare era l’avanspettacolo che i soloni europei gustavano allorché arrivava la nostra delegazione, Zingaretti dovrebbe riflettere sulle ilarità, lo scompiscio che si creava nel palazzone, allorché ad esempio il Delinquente Naturale e la sua pletora giungevano con innaturale fretta, dettata dalle cene eleganti che l’attendevano sul far della sera, con smargiassate degne dei cinepanettoni, promesse alla Luna infarcite da barzellette da bar portuali, come non ricordare quella della mela al sapore di culo? E poi il Giullare Egoriferito che per un gruzzolo da spargere a mo’ di mancetta nelle tasche dei votanti, aprì porti e fazende agli innumerevoli sbarchi di poveri profughi, manlevando gli altri paesi da fastidiosi affari, il tutto condito da faraoniche promesse, vulgo Fregnacce, marchio di fabbrica di quella comica Era del Ballismo. Il fratello del Commissario Montalbano ha frullato la verità, arte nobile del suo partito, facendo finta di non vedere l’irritazione sgorgante da Burocraty City molto alterata con l’attuale governo solo per un motivo chiaro e lampante: gli stiamo rompendo i coglioni, mettendo i bastoni tra le ruote ai loro affaracci, alla nomenclatura infarcita di Gin Tonic, Moscovici (prima scialacquatore di bilanci ed ora integerrimo guardiano economico) e la maschera clownesca Guy, consapevoli come sono di avere i giorni contati e, di conseguenza, gustiamo del loro dimenarsi come anguille di Comacchio appena pescate. L’anonimato infatti, piatto forte del partito di Zingaretti, è proprio lì, a due passi!

Sfangature



mercoledì 13 febbraio 2019

Ottimo articolo


mercoledì 13/02/2019
CORO BIPARTISAN
La furia dei pasdaran, uniti nel fanatismo
BORDATE - DA CHIAMPARINO A DELRIO, A FOIETTA E B. TUTTI CONTRO IL DOSSIER E PONTI & C: “SONO CAZZATE”. MA I DATI NON INTERESSANO

di Giorgio Meletti @giorgiomeletti

Sedicenti competenti - Il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino è un sostenitore del Tav - Ansa
È come sottoporre un trattato del professor Burioni ai No-vax. Manco lo guardano: “Tutte puttanate”. Logica stringente: essendo il luminare favorevole ai vaccini, se dimostra che i vaccini servono ci sta imbrogliando. Il caso del Tav è ancor più agghiacciante. Il terrapiattista che rischia di far morire di morbillo il figlio per dimostrare che Burioni è un coglione, è un caso statisticamente inevitabile .

Ma sul Tav si manifesta il fanatismo di un’intera classe dirigente. I sedicenti competenti hanno intonato un coro da osteria contro l’economista Marco Ponti e gli altri autori dell’analisi costi-benefici, accusandoli di essere prevenuti. Il maestro del coro è il commissario di governo per Tav, Paolo Foietta, sedicente servitore dello Stato che ieri lo ha sobriamente servito dichiarando che “lo studio da farsa corre il rischio di trasformarsi in truffa”. Il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, altro uomo delle istituzioni definisce Ponti e gli altri “cinque capricciosi esperti No-Tav”, neanche avessero detto che Toninelli è nipote di Mubarak.

In nome dell’ambiente e della razionalità economica, i neofanatici vogliono rapinare i contribuenti per togliere i camion dall’autostrada meno trafficata d’Italia (e non, per esempio dall’A22 del Brennero, che è dieci volte più trafficata, ma lì i pedaggi li incassa anche la provincia di Reggio Emilia, cioè il collegio elettorale di Graziano Delrio). Da decenni molti autorevoli economisti spiegano con calma, come se parlassero a persone normali, che è un’idiozia. Per esempio Roberto Perotti, bocconiano, commissario alla spending review scelto da Matteo Renzi, lo ha detto già dieci anni fa: “Deturpare una vallata per ridurre le emissioni dell’1% al costo di 16 miliardi è un buon investimento per le imprese appaltatrici, ma non per il Paese”. Ponti dice le stesse cose da ancora prima, perché sono evidenti. Ma i nostri terrapiattisti, imitando i sottosegretari grillini che amano spernacchiare, ringhiano: “Questo lo dice lei”. Allora Ponti glielo spiega in 80 paginette in cui una delle frasi più tirate via è “P=V*Dj– Dj/Vf * V2 (1)”. È qui che i terrapiattisti ferroviari si incazzano e gli danno del falsario.

SERGIO CHIAMPARINO

Affidare lo studio a Marco Ponti è stato un po’ come affidare a Dracula la guardiania della banca del sangue
È proprio Delrio, ex ministro delle Infrastrutture che pure l’analisi costi-benefici l’aveva promessa senza mai farla, a dare il la: “Uno studio cieco e inaffidabile”. Il prossimo segretario Pd Nicola Zingaretti, gli fa eco: “Lo studio è manipolato da interessi politici”. Zingaretti deve sapere qualcosa, forse gliel’ha detto il fratello Montalbano. Par di vederlo Ponti, a 78 anni, che va da Toninelli e gli dice: “Dimmi Danilo, quale numero vuoi che ti manipoli? Vediamo: SO = SM × (1 – d) × (1 – t), che ne dici? Tolgo un meno e aggiungo un più? No, dai, Chiamparino se ne accorge”. E infatti il governatore del Piemonte, obiettivo come sempre, ha scoperto il gioco: “Affidare lo studio a Ponti è stato un po’ come affidare a Dracula la guardiania della banca del sangue”.

Poi c’è B., che ha il cemento al secondo posto tra i profumi preferiti: “Uno studio costruito apposta per dare ragione ai 5 stelle, ma è pieno di sciocchezze”. Paolo Zangrillo, fratello del suo medico messo in Parlamento, misura le parole: “Una pagliacciata”. Giorgia Meloni, fresca vincitrice delle regionali abruzzesi con i voti di Salvini, si adegua: “Una buffonata”.

Poi c’è la tragedia dei posti di lavoro. I trucchi di Ponti “ne faranno perdere 50 mila”, tuona il presidente della Confindustria Vincenzo Boccia. “Cinquanta mila, sì sì”, ripete la leader della Cisl Annamaria Furlan. In realtà i posti di lavoro dei cantieri Tav saranno 450 in media per dieci anni: una media impresa che si aggiungerà alle 4 mila già esistenti. E questo dato non se l’è inventato il No-Tav Ponti. È sul sito dell’Osservatorio di Foietta. La distanza da 450 a 50 mila misura la disperazione di chi riponeva nel grande affare speranze di vario tipo.