sabato 22 settembre 2018

M'inchino




Profondamente felice di essere suo connazionale, dott.ssa Maria Cristina Deidda, medico operante presso nel Day Service di cure antalgiche e palliative dell'ospedale S.Giovanni di Dio di Cagliari! 
La profonda professionalità, la sua umanità le hanno permesso di lottare contro una forma acutizzata di razzismo, sorto incredibilmente in un ambiente pregno di dolore come quello in cui opera, e che spero aiutino, illuminandoli, coloro che ancora non hanno compreso quanto sia pericoloso avventurarsi in simili esternazioni, prima o poi fagocitate culturalmente per divenire normalità, trasformandoci in quello che mai nessuno dei nostri avi avrebbe immaginato.
Posto le sue dichiarazioni dott.ssa Deidda, ringraziandola veramente di cuore per come gestisce la sua indispensabile missione:

“Abbiamo aspettato per colpa di un negro”. Razzismo al san Giovanni di Dio. I parenti di un paziente si sono lamentati per l’attesa dovuta alle cure ad un senegalese. Arriva su facebook il post di scuse di Maria Cristina Deidda del Day service di cure antalgiche e palliative dello storico ospedale cittadino.

“Nel mio ambulatorio ci prendiamo cura di pazienti delicatissimi, con imponente dolore o per accompagnarli in ogni modo al loro termine ultimo”, scrive il medico, “tutto il personale lo fa con cortesia, amorevolmente e con dolcezza, come da formazione specialistica (avrei, altrimenti, fatto un altro lavoro). Ho purtroppo saputo, in ritardo, che pochi giorni or sono, mentre mi allontanavo dall’ambulatorio per accompagnare un mio paziente di origine senegalese, per una consulenza specialistica da me stessa richiesta, ben quattro persone, accompagnatori di altri miei pazienti in attesa di visita, si sono lamentati di dover attendere per “colpa di un negro”.
Premesso che: tutti i nostri pazienti, e sottolineo, indistintamente TUTTI, sono amorevolmente trattati e supportati, poiché questo comportamento nelle cure palliative è indispensabile.
-pur sentendo in tutta Italia di comportamenti intolleranti e discriminanti, mi ero illusa che nel nostro ambulatorio, proprio a causa della delicatezza delle patologie trattate, l’animo umano fosse più compassionevole verso l’altrui persona.
-io e le mie infermiere abbiamo fatto, molti anni addietro, il Giuramento di assistere chiunque ne avesse bisogno, senza discriminante di razza, sesso, religione, ideologia politica ecc.

Pertanto, chiedo SCUSA, a nome dei concittadini sconosciuti ma intolleranti nei riguardi del paziente. Mi vergogno profondamente”.
(Dott.ssa Maria Cristina Deidda - Cagliari) 

venerdì 21 settembre 2018

A volte serve...


Frequentando un ospedale ci si immerge in un'ambientazione particolare, umana, molto umana. Mentre fuori da esso infatti molte metodologie sociologiche inducono a credere in un'immortalità apparente, mi riferisco a labbra e seni gonfiati, zigomi irreali, capelli verniciati oscenamente, pensioni elargite oltre i 65 anni, lotte per olimpiadi nel 2026, programmi spaziali oltre il 2100, rateizzazioni di furti di soldi pubblici al 2094, vedi Lega, in un ospedale la vera durata dell'umanità è palesemente reale: persone ultraottantenni da operare ma, data l'età, lasciate all'abbrivio vitale, non per malasanità ma per il chiaro, lampante e incontrovertibile ciclo biologico. Tutto è apparenza attorno a noi, tutto è vanità, conferma da secoli la Bibbia. T'accorgi della volatilità della nostra esistenza quando t'immergi nel dolore, nella sofferenza. Comprendi l'esile, fragile e caduca essenza del soffio vitale, pronto a spegnersi alla prima forte e determinata spinta, naturale o indotta dalla malattia. Comprendi ed il cielo sopra di te si fa limpido, spazzando le finte, illogiche, insensate, abbacinanti, eteree, inconcludenti, atrofizzanti, puerili, rimbambenti finzioni che attanagliano questa vita, stupenda benché destinata ad esaurirsi dopo aver attraversato i vari tempi biologici.  

Xeno?



Sai che cazzo me ne frega che arrivino bastimenti carichi di riccastri che ci sparano merda tutto il giorno che ingurgitiamo a mo’ di fumento e poi vanno in giro coi pullman e ci fanno stare in coda indicendoci a mandarli a fare in culo?

Fiato alle verticali di Krug!



Due letture, due misure


Bene! Prima consiglierei di leggere questa intervista alla bella Etruriana:

Intervista alla Boschi


E poi l'articolo di Marco Travaglio:

venerdì 21/09/2018
Rivieni avanti, aretina

di Marco Travaglio

Avevamo giurato, e sperato, di non occuparci mai più di Maria Etruria Boschi, lasciando agli storici la pratica di compilarne un breve profilo nel reparto “Minori del Novecento”. “Avvocaticchia della provincia aretina, classe 1981, inopinatamente promossa da Renzi nel 2014 ministra delle Riforme e Rapporti col Parlamento, e nel 2016 dall’incolpevole Gentiloni sottosegretaria a Palazzo Chigi, è nota per due crac: quello della Banca Etruria vicepresieduta e amministrata dal padre e quello della riforma costituzionale scritta a quattro piedi con Verdini e respinta con perdite dagli italiani. Rieletta a viva forza nel 2018 a Bolzano, dove ancora non la conoscevano, e munita per precauzione di ben 5 collegi-paracadute sparsi per l’Italia, fece perdere le sue tracce durante la sua seconda e ultima legislatura, poi tornò alla materia primigenia: il nulla”. Ma dobbiamo fare un’eccezione, perché la signorina ha concesso ben 6 pagine d’intervista al Sette diretto da Severgnini, annunciata in pompa magna col titolo “La nuova vita di MEB”. Vita, naturalmente, si fa per dire.
Chi scorre le risposte, ma soprattutto le domande di Stefania Chiale, è colto da una sensazione strana e straniante: quella che l’intervistata debba placare i bollenti spiriti dell’adorante intervistatrice. Alla quarta riga, per dire, la Chiale già stigmatizza “la violenza degli attacchi personali durante la vicenda Etruria”, guardandosi bene dal rammentare di che sta parlando: cioè di una ministra che non dovrebbe occuparsi di banche, giura in Parlamento di non essersi mai occupata di banche e invece viene colta col sorcio in bocca a raccomandare – tra una mezza dozzina di banche fallite – proprio quella paterna. Il dg Bankitalia, il presidente Consob e l’ex ad Unicredit – auditi in commissione Banche – la dipingono come una specie di stalker che, appena li incontrava, prima ancora dei saluti, li implorava di salvare la banca di papi. Ora, con gran sollievo degli italiani, soprattutto degli aretini, si occupa d’altro: “L’Onorevole (maiuscolo, ndr) Boschi sta finendo l’intervento in Aula (maiuscolo, ndr) sui vaccini”. Sono soddisfazioni. Ma preferiva fare la ministra: “Politicamente si stava meglio prima, su questo non c’è dubbio!” , afferma in lieve controtendenza con l’elettorato. Però il nuovo status non è male: “Negli anni di governo non ho mai spento il cellulare” (chiamava per Etruria pure di notte). Una vita d’inferno: “Ero abituata a svegliarmi più volte di notte per non perdere telefonate o messaggi quando ho avuto anche la responsabilità della Protezione Civile”.
Oddio, questa l’avevamo proprio rimossa: la Boschi alla Protezione civile. Fortuna che Madre Natura invece lo seppe e fu così gentile da risparmiarci in quel lasso di tempo altri disastri: bastava la Boschi. Invece, “il 1° giugno, quando si è insediato il nuovo governo, ho spento il telefono per la prima volta”. Anche perché erano settimane che non chiamava nessuno. E dire che, nel 2014, un sito di squilibrati l’aveva infilata addirittura “nella lista dei 28 personaggi che stanno cambiando l’Europa”. Chissà che si erano fumati. Altra perla: “Siamo stati più noi nelle periferie del M5S”, e infatti da allora le periferie votano M5S: l’hanno riconosciuta. Il 4 marzo “la mia prima scelta era Arezzo, per potermi togliere qualche sassolino dalle scarpe. Poi abbiamo (noi maiestatico, come il Papa, ndr) pensato a una candidatura altrove, per evitare che tutta la campagna venisse focalizzata sul tema banche”. Ma soprattutto che i sassolini dalle scarpe se li levassero gli aretini e la incontrassero per la strada. “Il collegio di Bolzano non è stato casuale: avevo lavorato sulle Autonomie Speciali, conoscevo come funziona la realtà dell’Alto Adige”. Ma tu pensa. La focosa intervistatrice lacrima per “gli attacchi che ha subìto, sui social e non solo (penso al Cosciometro del Fatto Quotidiano)”: una vignetta di Natangelo, roba che neanche l’Isis. Lei la rincuora: “Non so se sono stata il capro espiatorio”, però ha patito tanti “pregiudizi”. Domanda (si fa per dire): “L’essere donna crede abbia influito?”.  “Un po’ sì, quello che ho fatto io è stato accettato con più fatica che se l’avesse fatto un uomo”. In effetti, se a occuparsi di Etruria fosse stato il ministro dell’Economia che non aveva parenti in banca anziché la ministra delle Riforme figlia del vicepresidente, sarebbe stata un’altra cosa. Sistemati i sessisti del #MebToo, la patriota auspica una bella “crisi economica” che rovesci il governo. E le minacce non sono finite:  “riprendo il mio mestiere di avvocato”.  A noi risulta che abbia bussato ai maggiori studi legali, come Alfano, ma diversamente da lui ha trovato chiuso. Quindi al momento riesce a essere una tacca sotto Alfano (categoria che si riteneva impossibile in natura).

L’ultimo scoop è della Chiale: “Fraccaro propone cose non dissimili alle sue, come l’abolizione del Cnel e la riduzione dei parlamentari. Soddisfazione o amarezza?”. Balle: la Boschi&Verdini fu bocciata perché aboliva le elezioni del Senato per infarcirlo di consiglieri regionali e sindaci. Ma tanto non se lo ricorda nessuno, tantomeno la Boschi, che la sua “riforma” non solo non l’ha scritta, ma neppure letta. E Renzi? “È il politico più coraggioso che conosco”. Figurarsi gli altri. “Un difetto? Si fida troppo degli altri”. Ecco, è troppo buono. Ma ora passiamo alle cose serie: “Il libro che sta leggendo?”. “Due in contemporanea” (è una ragazza prodigio). Uno è Non si abbandona mai la battaglia (sottotitolo: nemmeno quando si è giurato di dimettersi in caso di sconfitta). Se la memoria non ci inganna, già il 13 agosto s’era fatta un selfie su Instagram con quel testo in grembo. Non saranno troppi 40 giorni per un solo libro? O in ferie guardava le figure?

giovedì 20 settembre 2018

Evve moscio



Abbronzato dal sole di Cortina, perennemente indaffarato tra una verticale di Krug e l'altra, con una decina di migliaia di euro di pensione al mese, questo giocherellone dei sentimenti di sinistra, dopo aver snocciolato per lustri fiabe e specchietti per allodole in tuta blu, trova l'ardire di riparlare, arrivando addirittura a pontificare con "evve" moscia, di come la sinistra abbia abbandonato il proprio popolo. Sarà stato mica colpa dell'ultimo aperitivo rinforzato a cui ha partecipato?

Travaglio!


giovedì 20/09/2018
Fisco per fiasco

di Marco Travaglio

Si può chiamarla come si vuole: voluntary disclosure, concordato fiscale, emersione del sommerso, rottamazione delle cartelle, definizione agevolata, ravvedimento operoso e altri sinonimi alla vaselina, come facevano i paraculi di destra e di sinistra; oppure pace fiscale, come fanno i paraculi giallo-verdi. Ma se una legge consente a chi non ha pagato le tasse di cavarsela versandone una parte, senza multe né conseguenze penali, condono è e condono rimane. Quindi un “governo del cambiamento” che si rispetti dovrebbe partire di qui: chiamando le cose col loro nome senza prendere in giro gli italiani. La pace presuppone una guerra e noi – parlo a nome di quei pirla che pagano le tasse fino all’ultimo euro – non ne abbiamo mai vista una. O meglio, una la combattiamo da sempre: contro gli evasori, che ci costringono a pagare molto più della media europea. Purtroppo l’abbiamo sempre persa, ma siamo un po’ stufi di continuare a perdere. Cioè a pagare anche per chi non paga. Anche perché non sapremmo proprio con chi farla, la pace. E ci girano vorticosamente le palle se la pace la fa chi non paga, trattato da pacifista anziché da evasore. Ciò premesso, non è ancora chiaro quanti saranno i neo-condonati, per quali importi evasi, in cambio di quali importi e per quale durata. Noi avevamo capito che M5S e Lega fossero vincolati a un contratto di governo. E, a scanso di equivoci, siamo andati a rileggerlo. Sull’evasione dice due cose.

1) “È opportuno instaurare una ‘pace fiscale’ con i contribuenti per rimuovere lo squilibrio economico delle obbligazioni assunte e favorire l’estinzione del debito mediante un saldo e stralcio dell’importo dovuto, in tutte quelle situazioni eccezionali e involontarie di dimostrata difficoltà economica. Esclusa ogni finalità condonistica, la misura può diventare un efficace aiuto ai cittadini in difficoltà ed il primo passo verso una ‘riscossione amica’ dei contribuenti”.

2) “Anche in considerazione della drastica riduzione del carico tributario grazie alla flat tax e alle altre misure… sul piano della lotta all’evasione fiscale, l’azione è volta a inasprire l’esistente quadro sanzionatorio, amministrativo e penale, per assicurare il ‘carcere vero’ per i grandi evasori”.

Nella sua prima intervista (al Fatto) e in quella di ieri alla Verità, il premier Conte ha raccontato la favola “pace fiscale non è condono”, senza sbottonarsi sulle cifre. Poi però si è attenuto al contratto: “La pace fiscale è imprescindibile”, ma solo nell’ambito di “un progetto organico di riforma (del fisco, ndr), basato su una nuova alleanza tra cittadino e fisco”.

Insomma “l’azzeramento delle pendenze” sotto una certa soglia “è funzionale per ripartire con un nuovo rapporto con il fisco”, che prevede le manette per chi poi sgarra: “L’inasprimento delle pene è un tassello fondamentale della nostra riforma fiscale… significa che chi commette reato deve andare in carcere”. Siccome il prof. è esperto di diritto privato e civile, ma non tributario, gli ricordiamo un piccolo dettaglio: aumentare le pene è sacrosanto, perché le attuali non consentono né custodia cautelare né intercettazioni e garantiscono la prescrizione assicurata; ma per commettere reato e dunque rischiare di finire sotto processo (per poi farla franca 99 volte su 100) bisogna superare soglie di evasione talmente alte che, anche volendo, possono farcela soltanto pochissimi miliardari. Quelle soglie, introdotte dal centrosinistra, furono poi abbassate da Tremonti (incredibile a dirsi) nel 2010 e rialzate a dismisura da Renzi. Quindi, prima di inasprire le pene, bisogna abbattere quei tetti e fare come nei Paesi civili: chi non paga le tasse commette reato, a prescindere da quante ne ha evase. E bisogna farlo subito, contestualmente allo sciagurato condono. Che si spera sia quello previsto dal contratto, limitato esclusivamente alle “situazioni eccezionali e involontarie di dimostrata difficoltà economica”, cioè a chi non ha pagato fino a un certo importo le cartelle Equitalia perché non aveva soldi, mentre prima della crisi aveva sempre pagato fino all’ultimo cent. E l’importo massimo non può essere 1 milione l’anno, come vorrebbe la Lega (che parla addirittura di una riapertura della voluntary disclosure, cioè del mega-scudo per i capitali all’estero), ma poche centinaia di migliaia di euro, non di più.

Solo così il condono (a quel punto mini) potrà essere digerito dai contribuenti onesti, che sono tanti e non ne possono più di veder premiati i ladri. E solo così si ridurrà al minimo quel devastante effetto-deterrente che ogni condono produce sulla fedeltà fiscale. In questi giorni, al solo evocare la “pace fiscale”, gli studi dei commercialisti sono presi d’assalto da clienti che domandano se sia proprio il caso di pagare le imposte (e anche l’ultima rata della rottamazione delle cartelle voluta da Renzi&C.). Se nessuno, dal governo, farà chiarezza sui limiti del condono di qui all’approvazione della manovra, si rischia un crollo del gettito che finirebbe per elidere gli eventuali introiti da evasione condonata (peraltro tutti da verificare: più condoni si fanno, più gli evasori evitano di aderirvi in attesa del successivo, sempre più conveniente del precedente). E quel pericolo si può evitare in un solo modo: inserendo subito nella manovra anche la parte organica della riforma fiscale: nuovo reato di evasione e di frode senza più soglie di impunità; e raddoppio delle pene. È l’unico modo per spaventare e dissuadere chi oggi è tentato di non pagare, en attendant la pace fiscale. Conte dice che “il fisco non dev’essere visto come nemico”. Ma dovrebbe aggiungere “dai contribuenti onesti”. Per gli evasori, invece, il fisco dev’essere un nemico acerrimo. E fare la guerra, non la pace.