Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
sabato 22 settembre 2018
Templi del Lucro
In uno dei luoghi più consoni a questa forma adulterata di capitalismo, le farmacie, è in atto una nuova e becera moda: porgi la ricetta, ti prendono le scatole indi ti pongono la domanda: "vuole il sacchettino?"
Visto che quattro scatole di medicinali da portare in mano potrebbero costituire un ottimo "fil rouge" tipico di Giochi senza Frontiere, sorge spontanea una domanda, che ho testé rivolto all'esercente: "perché me lo chiede?"
"Ah sa, con i margini oramai ridotti che abbiamo sulle medicine, dobbiamo farli pagare!"; cinque centesimi per la precisione. La guardo attonito, miro la sua abbronzatura spettacolare, frutto di lunghe navigate con la classica barchetta del farmacista, comprendo quanto sia oramai degenerato questo sistema ove, in barba a tutte le filosofie, il lucro è adulato oramai ovunque, a cominciare da luoghi come questo in cui, a parte coloro che vi entrano per acquistare le varie "acquefresche" per ringiovanire, far ricrescere i capelli, spazzolare le rughe, trangugiare infusi per allocchi, molti ansiosamente sono alla ricerca di un qualcosa in grado di lenire dolori o sentenze solo rimandate.
Aveva ragione Fidel: una sanità gratuita, comprensiva di medicinali, è uno dei segnali da cui si deduce la crescita culturale di un popolo.
(il sacchettino non l'ho comprato e, tra gli applausi, mi sono incamminato verso casa in modalità consumato circense. Tiè!)
Travaglio
sabato 22/09/2018
Forchettoni senzatetto
di Marco Travaglio
Mi scuso in anticipo con il bel Beppe Severgnini se oggi mi occupo di Roberto Formigoni: non vorrei pensasse che ne sono “ossessionato”, come a suo dire lo sarei della Boschi (cioè: lui le dedica un soffietto di sei pagine sul Sette, e l’ossessionato sarei io). Ma è più forte di me: ho letto le due interviste dell’ex sgovernatore ciellino di Lombardia al Corriere e a Libero, e non riesco a tener ferme le mani. L’antefatto è noto: condannato in primo grado a 6 anni per associazione per delinquere, corruzione e finanziamento illecito, Forchettoni s’è visto confermare la condanna e aumentare la pena in appello a 7 anni e 6 mesi, con interdizione perpetua e sequestro confermato di una refurtiva pari a 6,6 milioni. E questo malgrado alcuni reati si fossero prescritti: a fare la differenza è stata la revoca delle attenuanti concesse dal Tribunale. Lui continua a dirsi innocente, com’è suo diritto. Anzi lo sarebbe se in appello non avesse chiesto di patteggiare 2 o 3 anni (i giudici ovviamente gli hanno riso in faccia per l’irrisorietà della pena): conoscete qualche innocente che chiede per sé 2 anni di galera? Naturalmente gl’intervistatori questo non glielo chiedono, sennò l’intervista finirebbe lì, prim’ancora di cominciare. E sarebbe un peccato, perché l’ex Celeste ormai tendente al marroncino è una miniera di baggianate.
Le sue risposte sarebbero perfette se, dopo tanti anni di calvario giudiziario, l’avessero assolto. Invece l’hanno condannato due volte. Allacciate le cinture, si parte. “Mi è andata bene che in Italia la legge non prevede la fucilazione, altrimenti sarei già davanti a un plotone di esecuzione”. Già, solo che i fucilatori morirebbero tutti prima di sparare: dal ridere. “Sono un caprio (testuale, ndr) espiatorio”. E vabbè, sarà la sindrome del Titanic. “Mi colpiscono perché ho aperto ai privati il sistema sanitario lombardo… Mi si accusa di aver favorito la Maugeri e il San Raffaele con delibere di giunta e con una legge. Ma sono atti collegiali che hanno coinvolto tutti gli altri membri della giunta, 17 persone, neanche tirati in ballo. Resta un solo colpevole: Formigoni. È assurdo”. Qui urgono un paio di precisazioni. 1) Forchettoni non è stato condannato per aver fatto una legge sulla sanità (detta spiritosamente “No profit”), che regalava montagne di “rimborsi” pubblici a varie cliniche private (circa 200 milioni alla Fondazione Maugeri e al San Raffaele). Ma perché riceveva soldi privati sotto forma di finanziamenti occulti, favori, benefit, regali, vacanze e cene gratis, yacht e ville da Pierangelo Daccò, dominus della Maugeri, cioè uno dei beneficiari.
Uno può fare tutte le leggi che vuole, ma gratis: se si fa pagare, è corruzione. Infatti assessori e consiglieri che votarono le leggi senza nulla in cambio sono intonsi. Ma – protesta lui – erano atti “legittimi” secondo tutte le autorità. E infatti esiste anche la corruzione per un atto d’ufficio: assegnare un appalto è legittimo, ma se il funzionario o il politico si fa pagare, è un corrotto. 2) Non è vero che abbiano condannato solo Roby: per tenergli compagnia, hanno avuto condanne o patteggiamenti anche Daccò, l’imprenditore Claudio Farina, l’ex assessore Simone e la sua signora. Ora il patteggiatore mancato non nega di aver avuto favori e soldi dal beneficiario delle sue leggi, che se lo portava in ferie ai Caraibi e lo manteneva come un nababbo (forse aveva equivocato sul voto di povertà). Ma dice che è stata tutta sfiga: “Io ho avuto la fortuna o la sfortuna (testuale, ndr) di avere un amico ricco. È un peccato avere un amico facoltoso?”. No, ma se fai una legge che lo favorisce, non devi farti offrire neppure un caffè. Figurarsi vacanze, yacht e ville. “D’altra parte anch’io ho invitato a cena Daccò decine di volte”. Ah beh allora, pari e patta. O quasi. “Se hai un amico facoltoso che per il compleanno ti regala un orologio tu rispondi con una cravatta. Così funziona tra amici”. Soprattutto se la differenza fra la cravatta e l’orologio ammonta a 200 milioni e li mette la Regione, cioè noi.
Alla luce di cotante risposte, dite la verità: che domanda gli fareste? A me, oltre a un prurito alle mani e a una risata omerica, sorgono spontanei un paio di quesiti: “Scusi, Celeste, ma lei ci è o ci fa?”, “Ma ci ha presi tutti per fessi?”. Invece agli intervistatori di Corriere e Libero spunta una lacrima sul viso per la vita di stenti di Forchettoni, affamato da sentenze e sequestri: “Come vive oggi Formigoni?”, “E come fa a tirare avanti?”. Il noto senzatetto, visibilmente denutrito, esala: “Vivo in una casa con altre persone (sempre in cambio di cravatte, ndr), per fortuna, quindi non ho sofferto la fame. Ho fatto le vacanze da un amico (tanto per cambiare, ndr). Avevo da parte 2.000 euro per un viaggio. Li ho messi via… Sui miei due conti correnti hanno trovato 18 euro in tutto”. Qui la tentazione sarebbe di metter mano al portafogli e avviare una colletta, se non fosse per la risposta più strepitosa del nostro eroe: quando il Corriere gli fa notare le balle raccontate sui regali di Daccò (“restituivo tutto”, anzi “fra amici non si usa”), lui obietta: “Le dichiarazioni che fanno testo sono quelle rese in tribunale”. Cioè: quando parla ai giornali e in tv, cioè a cittadini, elettori e giornalisti, lui non “fa testo”. Mente per principio. E se ne vanta. Quindi non “fa testo” neppure in questi due colloqui con Libero e il Corriere. Scemo chi legge. E pure chi intervista. Sono soddisfazioni.
Ps. Per carità di patria, pur essendo curiosi, rinunciamo ad approfondire la tipologia delle cravatte che Roby regalava a Pier in cambio dei Rolex o dei Patek Philippe. Ci limitiamo a sperare che non riciclasse le sue. Che, vedi ampia documentazione fotografica, giustificano largamente la celebre battuta di Woody Allen: “È la tua nuova cravatta o ti sei vomitato sulla camicia?”.
Mercì
D'accordissimo con il sottosegretario al digitale del governo francese, Mounir Mahjoubi, che non è anziano, tutt'altro visto che ha 34 anni.
Pur essendo immerso per l'incarico nella tecnologia, esorta a staccarsi dai social, ad alzare la testa.
Personalmente mi sto applicando in merito, anche se devo ammettere la grossa ed estenuante difficoltà: non riesco infatti nei momenti di pausa, o quando aspetto qualcuno, o se sono in treno a non prendere in mano lo smart per inebriarmi nell'eccitante palpazione del suo schermo.
I momenti infatti in cui non riesco a staccarmici, ad alzare lo sguardo, sono proprio quelli d'apparente ozio. Con cosa sostituire la navigata? Ci sono varie possibilità, dal parlare con qualcuno sino ad arrivare ad un preciso e professionale scaccolamento. La spinta decisiva però la troverò nel provare ad inquadrarmi dall'esterno, a vedermi intento ed attento nella classica posizione composta da sguardo rapito verso il sacro ninnolo, un braccio piegato e sorreggente la magica scatola e il dito dell'altra mano toccante al meglio il vetro sublime. Sono certo di apparire agli occhi della mia immaginazione come un povero imbelle senza arte né parte.
Grazie Mounir!
M'inchino
Profondamente felice di essere suo connazionale, dott.ssa Maria Cristina Deidda, medico operante presso nel Day Service di cure antalgiche e palliative dell'ospedale S.Giovanni di Dio di Cagliari!
La profonda professionalità, la sua umanità le hanno permesso di lottare contro una forma acutizzata di razzismo, sorto incredibilmente in un ambiente pregno di dolore come quello in cui opera, e che spero aiutino, illuminandoli, coloro che ancora non hanno compreso quanto sia pericoloso avventurarsi in simili esternazioni, prima o poi fagocitate culturalmente per divenire normalità, trasformandoci in quello che mai nessuno dei nostri avi avrebbe immaginato.
Posto le sue dichiarazioni dott.ssa Deidda, ringraziandola veramente di cuore per come gestisce la sua indispensabile missione:
Posto le sue dichiarazioni dott.ssa Deidda, ringraziandola veramente di cuore per come gestisce la sua indispensabile missione:
“Abbiamo aspettato per colpa di un negro”. Razzismo al san Giovanni di Dio. I parenti di un paziente si sono lamentati per l’attesa dovuta alle cure ad un senegalese. Arriva su facebook il post di scuse di Maria Cristina Deidda del Day service di cure antalgiche e palliative dello storico ospedale cittadino.
“Nel mio ambulatorio ci prendiamo cura di pazienti delicatissimi, con imponente dolore o per accompagnarli in ogni modo al loro termine ultimo”, scrive il medico, “tutto il personale lo fa con cortesia, amorevolmente e con dolcezza, come da formazione specialistica (avrei, altrimenti, fatto un altro lavoro). Ho purtroppo saputo, in ritardo, che pochi giorni or sono, mentre mi allontanavo dall’ambulatorio per accompagnare un mio paziente di origine senegalese, per una consulenza specialistica da me stessa richiesta, ben quattro persone, accompagnatori di altri miei pazienti in attesa di visita, si sono lamentati di dover attendere per “colpa di un negro”.
Premesso che: tutti i nostri pazienti, e sottolineo, indistintamente TUTTI, sono amorevolmente trattati e supportati, poiché questo comportamento nelle cure palliative è indispensabile.
-pur sentendo in tutta Italia di comportamenti intolleranti e discriminanti, mi ero illusa che nel nostro ambulatorio, proprio a causa della delicatezza delle patologie trattate, l’animo umano fosse più compassionevole verso l’altrui persona.
-io e le mie infermiere abbiamo fatto, molti anni addietro, il Giuramento di assistere chiunque ne avesse bisogno, senza discriminante di razza, sesso, religione, ideologia politica ecc.
Pertanto, chiedo SCUSA, a nome dei concittadini sconosciuti ma intolleranti nei riguardi del paziente. Mi vergogno profondamente”.
(Dott.ssa Maria Cristina Deidda - Cagliari)
venerdì 21 settembre 2018
A volte serve...
Frequentando un ospedale ci si immerge in un'ambientazione particolare, umana, molto umana. Mentre fuori da esso infatti molte metodologie sociologiche inducono a credere in un'immortalità apparente, mi riferisco a labbra e seni gonfiati, zigomi irreali, capelli verniciati oscenamente, pensioni elargite oltre i 65 anni, lotte per olimpiadi nel 2026, programmi spaziali oltre il 2100, rateizzazioni di furti di soldi pubblici al 2094, vedi Lega, in un ospedale la vera durata dell'umanità è palesemente reale: persone ultraottantenni da operare ma, data l'età, lasciate all'abbrivio vitale, non per malasanità ma per il chiaro, lampante e incontrovertibile ciclo biologico. Tutto è apparenza attorno a noi, tutto è vanità, conferma da secoli la Bibbia. T'accorgi della volatilità della nostra esistenza quando t'immergi nel dolore, nella sofferenza. Comprendi l'esile, fragile e caduca essenza del soffio vitale, pronto a spegnersi alla prima forte e determinata spinta, naturale o indotta dalla malattia. Comprendi ed il cielo sopra di te si fa limpido, spazzando le finte, illogiche, insensate, abbacinanti, eteree, inconcludenti, atrofizzanti, puerili, rimbambenti finzioni che attanagliano questa vita, stupenda benché destinata ad esaurirsi dopo aver attraversato i vari tempi biologici.
Xeno?
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