Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
venerdì 31 agosto 2018
Sar...à cosi?
Uno dei dilemmi più occulti, per ovvie ragioni economiche, riguarda i cellulari: sono dannosi o no?
Chi si schiera a favore della nocività a volte viene svergognato, equiparato a coloro che credono alle scie chimiche.
Però l'Organizzazione mondiale della Sanità ha inserito le radiazioni dei cellulari tra i "cancerogeni possibili."
A tal proposito esiste pure un'unità di misura: il Sar che misura la quantità di radiofrequenze assorbite dall'essere umano non solo quando lo usa, ma anche quando lo tiene in tasca o a ricaricare, magari vicino a dove dorme.
Questa è la classifica degli smartphone con il più alto valore di Sar
giovedì 30 agosto 2018
Una caritatevole pensione
Ma ammiratelo questo vescovo Patrick McGrath della diocesi di San Jose in California! Giunto al termine della sua missione, irta, caritatevole, pregna di stenti, e lo potete notare dal viso lontano anni luce dal paffutello che si era speso per combattere l'angustiante mancanza di alloggi nella sua terra, con gente poveretta costretta a dormire in auto!
La sua povera diocesi inizialmente, pensando alla sua pensione, gli ha comprato una bicocca, evangelicamente in sintonia con la sua canuta persona, 306 metri quadri, che volete che siano, con tanto di camera da letto hollywoodiana e bagno in marmo degno di una spa, alla modica cifra di 2,3 milioni di dollari!
Che volete che siano per cotanto simbolo della carità evangelica, dello spendersi per le anime, con tanta fatica profusa negli anni, e si vede dal visto, a cercar pecorelle smarrite!
Per fortuna McGrath ha annusato piamente l'aria merdona che si stava elevando, a mo' d'incenso, attorno a lui e ha fatto marcia indietro, preferendo andare a vivere in una casa per preti anziani.
Quando si dice la forza spirituale di una comunità!
Mangi qualcosa eccellenza, che la vediamo molto deperita!
Prosit!
Occasione persa
Luigi Di Maio, incontrando l'illiberale Presidente d'Egitto Al-Sisi, ha perso un'occasione storica, lui che è figlio della terra dell'insuperabile maestro Totò.
Nel momento in cui Al-Sisi ha pronunciato la frase "Regeni è uno di noi!", si sarebbe dovuto alzare e fare una mastodontica, epica, indimenticabile Pernacchiona nei confronti di chi, pare, si sospetta essere stato il mandante dell'assassinio del nostro connazionale.
Peccato Luigi! Saresti passato alla Storia!
Un filo invisibile e becero
C'è qualcosa che unisce momenti drammatici da Amatrice, distrutta dal terremoto di due anni fa, all'alluvionata Livorno: le intercettazioni telefoniche riportanti il giubilo di chi, chiamato impunemente imprenditore, esultava per il disastro ambientale con frasi raggelanti del tipo "brinderemo all'alluvione!", simile all'esultanza da stadio di altri mononeuronici i quali, il giorno dopo il terribile terremoto nell'Italia centrale, ridacchiavano già sognando grandi guadagni sulle spalle di vittime e superstiti a cui il cataclisma portò via tutto, compresa la dignità.
A Livorno, a seguito di un'inchiesta accesa dal sindaco pentastellato, al vertice della piramide c'era Riccardo Stefanini, ex coordinatore della Protezione Civile locale, già arrestato lo scorso maggio per peculato (utilizzo improprio dell'auto di servizio e dei buoni benzina) e c'è pure la ditta Tecnospurghi con il suo titolare Emanuele Fiaschi ai domiciliari. Stefanini è accusato di aver pilotato le gare, facendo rimanere la Tecnospurghi unica impresa in gare poi vinte, durante l'emergenza livornese, gonfiandone i costi, approvando attività mai svolte e, comprando sacchi di sale da disgelo da 20 Kg a 15 euro, Iva esclusa, quando nella vicinissima Pisa confezioni da 25 Kg costavano 3,5 euro.
Un filo macabro lega queste due tragedie, pullulanti di gentaglia senza cuore, frutto di questa società avariata, insensibile, viscida, senza sentimenti, ammaliata esclusivamente dal male odierno più temibile, il lucro.
Nessuna pietà per questi avvoltoi senza scrupoli, con la speranza, oramai fievole, che la nostra nazione di possa impegnare in una seria manutenzione di menti e cuori, attraverso un lungo percorso culturale purtroppo mai iniziato, al fine di rimodulare scale di valori da troppo tempo sfasate, privilegianti denaro alla comunità, al sociale, nel rispetto di vittime e innumerevoli disagiati.
Commento ai commenti
Ieri mi sono imposto, quasi scocciato, di leggere l'articolo su Repubblica di "Uolter" Veltroni imperniato sulla crisi, meglio dire scomparsa, della sinistra in Italia. Tutto sommato un bel articolo anche se il metodo, la medicina proposta da Uolter non la condivido pienamente. Scalfari stamani su Repubblica incensa l'articolo sperticandosi come solo lui sa fare e proponendo nomi su cui ripartire: Gentiloni, Minniti, Zanda, lo stesso Veltroni e naturalmente il Presidente Mattarella. Scalfari quindi propone il vecchio per cercare di portare novità all'interno dell'esangue sinistra. A mio parere un coacervo d'inutilità, una ripartenza senza movimento, un'iniezione palliativa senza futuro.
Interviene pure l'Eterno Scocciato Cacciari che, pungolando Uolter nel ricordargli gli errori che anche lui fece al tempo del segretariato del partito, propone un partito federale, transnazionale con il leader dal basso. Cacciari analizza pure i macroscopici errori fatti al tempo della nascita del PD:
Interviene pure l'Eterno Scocciato Cacciari che, pungolando Uolter nel ricordargli gli errori che anche lui fece al tempo del segretariato del partito, propone un partito federale, transnazionale con il leader dal basso. Cacciari analizza pure i macroscopici errori fatti al tempo della nascita del PD:
«La sinistra italiana ed europea li ha compiuti già dagli anni Settanta e Ottanta. Da un lato, ci furono grandi trasformazioni sociali, cambiamenti nel lavoro che fecero smottare la base della sinistra, senza che i suoi leader ne prevedessero le conseguenze.
Dall’altro, la questione istituzionale: in quegli anni la sinistra non affrontò le riforme, chiudendosi nel conservatorismo e rifiutando chi, come i sindaci del Nord, chiedeva una svolta in senso federale. Un atteggiamento che accomuna Veltroni a D’Alema e Prodi».
Dall’altro, la questione istituzionale: in quegli anni la sinistra non affrontò le riforme, chiudendosi nel conservatorismo e rifiutando chi, come i sindaci del Nord, chiedeva una svolta in senso federale. Un atteggiamento che accomuna Veltroni a D’Alema e Prodi».
E questi sono i rimedi proposti sempre da Cacciari:
«Ricostruendo dalle fondamenta un partito con un radicamento territoriale, con gruppi dirigenti che emergano dal basso, dalle località. Che valorizzi chi nel suo ufficio, ospedale, giornale, scuola, sindacato rappresenta quel luogo. Il contrario di quanto ha fatto il Pd, che scelse le cooptazioni. Ci vuole discontinuità netta: un partito non liquido ma di massa».
E dirò pure la mia: per far rinascere la sinistra in Italia occorre che avvenga solo un fatto: anteporre i diritti degli esseri umani ai profitti, abbattendo senza remore l'alterazione democratica trentennale che chiamo tecno-rapto-finanziocrazia.
E propongo pure un nome su cui ripartire: Tomaso Montanari.
E propongo pure un nome su cui ripartire: Tomaso Montanari.
Ottimo Bergonzoni
giovedì 30/08/2018
Siamo Annegati nel mare delle giustificazioni
di Alessandro Bergonzoni
Sequestro un uomo. Il libro non l’ha scritto Primo Levi. Ma un governo. E ce ne sono quasi 100 copie, viventi. Proviamo a leggere. Parla di una nave venuta da lontano col suo carico di anime a migliaia di chilometri dalla propria terra affamata, guerreggiata, violentata e a pochissimi metri dalla nostra terra in pace (?). Mancava un ponte che non si voleva far scendere, una semplice passerella, ci sono voluti dieci giorni per fare due metri. Siamo ai limiti della lentezza, ai limiti, già oltrepassati, di una nuova follia a quanto pare non gratuita, ai limiti della legge, che alterna l’obbligo della giustizia a una sua libera interpretazione, a seconda dei fini di partito.
E siamo al punto: al crollo, dei ponti che uniscono innocenti e colpevoli, prede e predatori, venduti e compratori, peccanti e impeccabili, poveri meno poveri e ricchi o più ricchi, sani e ammalati, italiani e resto del mondo; ponti che sono caduti questa volta non a causa degli archi di tempo, tiranti e campate, più struzzo che calce, ma per idee, quelle sì campate in aria, idee di forza maggiore, minore e di potere che conferma che non c’è grazia, non c’è bene, non c’è intelligenza, non c’è visione, non c’è unione né pietà.
Ai funerali della pietà, non c’è n’è. Essa stessa è terminata in quei pochi metri. L’amore è stato bandito, anche lo Stato sembra diventato bandito; come in un rapimento ha accettato di trattare sul rilascio dei sequestrati: “E va bene facciamo una concessione per le donne e i bambini”.
Si può infrangere la legge delle vite in tanti modi, anche divertendosi a fare le navi in bottiglia e a chiuderle imbottigliando chi c’è dentro. E questo è il primo, il secondo e forse non ultimo atto di forza, della vecchia commedia che vede la continua mancanza di “pontefici” in noi (pontis facere dal latino), che possano non far cadere nel vuoto, anche di potere, persone innocenti sì portatori di violenza, ma subita!
E chi ha da ridire sull’innocenza o colpevolezza degli uomini lo faccia sempre dichiarando che colpevole lo si è in primis, di abuso di dolore, di indifferenza molesta, di ignoranza, di pena inflitta senza alcun motivo, di assenza di responsabilità. Sembrava che non ci fosse nessun “pontefice” in noi o fra di noi che collegasse quella scaletta, dei valori politici e sociali, a questo benedetto maledetto molo, per far scendere chi poi dovrebbe risalire, per fare andare a terra chi a terra era e sarà comunque ancora, purtroppo.
Una pazzia che racconta il cambio di dimensione che stiamo vivendo, anzi morendo. Che travalica le posizioni politiche e non c’entra solo con le diverse strategie sulla transumanza globale, col mercato, le infrastrutture, gli investimenti: c’entra con il ministero della Sanità, ma delle coscienze.
La mancanza di vergogna accompagna gesti moribondi, la mancanza di una benché minima consapevolezza del male che prende vita, e poi la sfregia. L’assenza di colpa che accompagna il dolore procurato è la prova della distanza che dobbiamo scoprire e non coprire.
Poi è arrivata anche e quasi sola una parte della chiesa, che ha deciso di cambiare la dimensione politica e partitica in accoglienza, presa in carico. Ha deciso di fare ponte. Ma insisto: chi è pontefice? Chi non lega, non getta la passerella, chi vuole far crollare?
Il tempo, questo tempo, è finito, l’uomo, questo uomo, non ha più senso, al massimo solo sensi. Non basta più, non serve più se non cambiamo il “pontificare”, il sobbarcarci.
Quali altri segni ancora dobbiamo aspettare dalla natura o dagli uomini, per renderci conto che il cambio o lo subiamo o lo diventiamo? A quante e quali esequie dobbiamo presenziare, quanti articoli ancora dobbiamo leggere in cronaca, quanti insulti e vendette dobbiamo ascoltare sui media che altro non fanno che informarci sulla nostra empietà? Dobbiamo annegare nella nostra saliva a forza di trovare un mare di assurde giustificazioni? L’apocalittico è pessimismo?
E se fosse invece quella forza profetica e di rinascita che ci manca proprio per non di-sperare più soltanto, ma per rivelarci altre verità?
Travagliato finale?
giovedì 30/08/2018
Tempo scaduto?
di Marco Travaglio
Quando partì il “governo del cambiamento”, scrivemmo che era legittimo, visto che univa i due vincitori (parziali) dalle elezioni e rappresentava – diversamente dai quattro precedenti – la maggioranza degli italiani. Oltretutto era l’unico governo possibile, dopo il (sacrosanto) rifiuto dei 5Stelle di allearsi con B. e il (demenziale) diniego del Pd, cioè di Renzi, di rinnovarsi profondamente e di dialogare con loro su pochi punti per un’intesa a tempo (la soluzione più auspicabile dopo il 4 marzo). L’unica alternativa erano elezioni subito, dall’esito scontato e terrificante: vittoria del centrodestra a trazione leghista e governo Salvini con B. riabilitato e dunque ministro, magari della Giustizia. Poi però aggiungemmo che quel “governo Frankenstein” avrebbe avuto un senso soltanto se avesse cambiato profondamente le cose, almeno su alcuni annosi problemi italiani: mancanza di lavoro, precariato, povertà, corruzione, evasione fiscale, conflitti d’interessi ecc. Sulla carta, che a governare fossero le uniche due grandi forze politiche che negli ultimi 7 anni erano rimaste fuori poteva essere un vantaggio, anche se la Lega è il partito più antico (più ancora di Forza Italia), ben incistato nel sistema di potere che ha retto l’Italia nella Seconda Repubblica. E che proprio di lì – nonostante il maquillage di Salvini – sarebbero sorti i maggiori ostacoli al cambiamento. La riuscita e la durata del Salvimaio, che unisce due forze popolari, ma con idee e basi sociali diverse se non opposte, dipendevano dalla fedeltà al contratto. Ma soprattutto dalla capacità di Salvini di uscire dalla sua campagna elettorale permanente. E di mettersi a fare le cose, profittando delle mani libere dell’alleato non (o non ancora) lobbyzzato.
In questi tre mesi, quella condizione non si è verificata. Salvini non ha alcuna intenzione di risolvere i problemi, ma solo di usarli. È sempre in giro a farsi propaganda. In questo somiglia spaventosamente a B. e Renzi: l’amministrazione, primo dovere di un ministro-vicepremier, forse lo annoia, forse non gl’interessa proprio. Vinta un’elezione, già pensa a come stravincere quella successiva. Fermarsi a lavorare sui dossier è un’inutile perdita di tempo che lo distoglie dal perenne giro d’Italia per conquistare altri voti a suon di sparate. E anche di errori grossolani. Come l’assurdo braccio di ferro sulla Diciotti, che alla fine l’ha visto cedere dopo aver inflitto a quei 167 disperati un inutile surplus di sofferenze; ma, quando finalmente avrebbe dovuto spiegare la retromarcia ai suoi fan, è arrivata provvidenziale l’arma di distrazione di massa.
Cioè l’incriminazione giudiziaria, ottimo pretesto per parlar d’altro. O come la tragicomica alleanza col fascista ungherese Viktor Orbán, un Salvini senza porti e senza mare: lui i migranti non li vuole a casa sua, li preferisce a casa nostra. Se la nuova Europa passa da quell’asse, peggio per noi, ma anche per Salvini. Altro che “prima gli italiani”: semmai, prima gli ungheresi e i loro compari di Visegrad. I 15mila milanesi in piazza a Milano a fine agosto, al seguito di una sinistra che pareva morta, dovrebbero suggerirgli qualche pensiero. Anche molti elettori di centrodestra non vogliono aver nulla a che fare con quel truce e trucido figuro e mai hanno sognato – se non come incubo – un’alleanza con certa gentaglia. Intanto Conte e Moavero tessono pazientemente, fra mille difficoltà, la tela diplomatica e ottengono ogni tanto qualche piccolo risultato per risalire la china degli accordi-capestro firmati dagli scriteriati predecessori, sui migranti e non solo. E la linea dura sull’immigrazione, pur fra mille contraddizioni e forzature, ha portato a un nuovo crollo delle partenze dei barconi e dunque delle morti in mare, anche se le condizioni dei campi-lager in Libia restano agghiaccianti.
Ma le cose buone fatte da un governo che è anche il suo e dalla maggioranza che è anche la sua (taglio dei vitalizi alla Camera, dl Dignità, un Dg indipendente alla Rai, revisione delle concessioni di beni pubblici a partire da quella regalata ad Autostrade&Benetton) sembrano non interessare Salvini. Che anzi le vive come un fastidio e un inciampo alla sua scorribanda demagogica e solitaria di Cazzaro Verde solo contro tutti. A questo punto è evidente che la maionese è impazzita. I 5Stelle non possono passare il loro tempo a fermare la mano dell’alleato e a prenderne le distanze. Né lasciarsi logorare da un partner che non ha alcuna intenzione di governare e ogni giorno, cinicamente, li sputtana. La catastrofe di Genova, poi, ha dimostrato che le lobby – orfane dei vecchi sponsor e complici – puntano tutto sulla Lega per salvare i loro privilegi: infatti i governatori nordisti Fontana, Zaia, Fedriga e Toti han subito fatto cambiare idea a Salvini sulla ri-nazionalizzazione di Autostrade: preferiscono tenersi buono il mondo confindustriale, che li usa come ultimo baluardo per le sue greppie. Prima o poi, anzi più prima che poi, se nulla cambia, Di Maio & C. dovranno porsi seriamente il problema del che fare: cioè se e quando staccare la spina. Anche perché presto o tardi, più presto che tardi, prima delle Europee 2019 o subito dopo, lo farà Salvini.
Ps. Di questo e di tanti altri temi parleremo alla festa del Fatto, che inizia stasera alla Versiliana: è un appuntamento (ormai il decimo) che ci dà la carica per iniziare bene ogni nuova stagione del nostro giornale e per captare le voci e gli umori della comunità dei nostri lettori. In attesa di cominciare, ringrazio tutti gli ospiti che hanno accolto l’invito. Iniziando da Carlo Verdone, che sarà con noi stasera, e da Max Gazzè, che ha aggiunto la tappa di domani del suo Alchemaya Tour a Marina di Pietrasanta apposta per noi. Buona festa a tutti.
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